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  1. #1
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    Predefinito Al Politecnico i prof dichiarano la guerra alle lezioni in inglese

    Al Politecnico i prof dichiarano
    la guerra alle lezioni in inglese


    Ricorso al Tar contro i bienni in lingua straniera. I docenti: “E’ incostituzionale e minaccia
    la libertà di insegnamento e discrimina gli studenti”. Il rettore: “Scelte coerenti con le norme”


    di LUCA DE VITO

    I professori del Politecnico vanno alla guerra dell’inglese. Un centinaio di docenti dell’ateneo hanno presentato in questi giorni un ricorso al Tar della Lombardia contro la decisione approvata dal senato accademico di trasformare tutti i corsi del biennio magistrale in lingua straniera dal 2014. Un gesto di sfida aperto - dopo la lettera di protesta con 300 firme inviata in rettorato - che crea così una profonda spaccatura tra le cattedre di piazza Leonardo da Vinci: da una parte chi sostiene l’iniziativa voluta dal rettore Giovanni Azzone, dall’altra chi vede dietro all’inglese a tutti i costi un pericolo.

    Il ricorso con relativa richiesta di annullamento della mozione, seguito dall’avvocato Maria Agostina Cabiddu essa stessa docente del Politecnico, è un vero e proprio campo minato per il provvedimento, perché pone l’accento su diverse questioni. La prima riguarda la presunta incostituzionalità della scelta: questa infatti violerebbe la centralità della lingua italiana, tutelata dalla Costituzione. Secondo i ricorrenti, poi, la delibera sarebbe anche una minaccia per la libertà di insegnamento, perché imponendo la lingua straniera escluderebbe l’italiano, diminuendo l’offerta formativa anziché ampliarla.

    Infine, sempre secondo i professori che hanno firmato il ricorso, non sarebbe buona cosa neppure per gli allievi che vedrebbero leso il loro diritto allo studio (difeso dall’articolo 33 della Costituzione) e che sarebbero a rischio discriminazione:

    «il provvedimento - si legge nel ricorso - creerà a molti cittadini difficoltà, se non insormontabili ostacoli, nell’accesso al sapere, limitando la libertà di scelta per chi vuole studiare nella propria lingua madre nel proprio Paese e introducendo una frattura linguistica fra élites e comuni cittadini che non abbiano potuto acquisire, per ragioni economiche e/o sociali, una conoscenza della lingua inglese adeguata alla frequenza di un corso universitario». Senza contare poi un regio decreto del 1933 (ancora in vigore) che impone l’italiano come lingua ufficiale per l’insegnamento in tutte le università della penisola.

    Ma aldilà delle leggi e dei cavilli, la vicenda - che ha richiamato l’intervento di moltissimi intellettuali e su cui l’accademia della Crusca sta realizzando un volume - riguarda la qualità dell’insegnamento. «Il rischio - sostiene Emilio Matricciani, docente di Ingegneria elettronica del Politecnico - è quello di andare verso un’'anglificazione' anziché verso un’auspicabile internazionalizzazione. Si tratta di due cose ben diverse. E poi mi sembra evidente che ci sia un abuso di potere: non puoi obbligare qualcuno a usare una lingua che non sia la sua».

    Dal canto suo il rettore Azzone è sereno e sicuro che la decisione non verrà bocciata: «Attendiamo con serenità il giudizio e siamo fiduciosi: nelle settimane scorse il sottosegretario all’istruzione Ugolini, rispondendo a un’interrogazione parlamentare, ha confermato il fatto che le scelte del Politecnico sono coerenti con la normativa». Nel merito della questione, poi, la sua posizione non cambia: «l’abbiamo ribadito più volte: l’inglese non è un fine, per noi è utile avere delle classi internazionali. Ma questo richiede l’uso della lingua straniera».

    http://milano.repubblica.it/cronaca/...lese-40107535/
    Io non mi sento italiano,
    ma per fortuna o purtroppo lo sono.

  2. #2
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    Predefinito Re: Al Politecnico i prof dichiarano la guerra alle lezioni in inglese

    Ridicoli.
    Io non mi sento italiano,
    ma per fortuna o purtroppo lo sono.

  3. #3
    Super Troll
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    Predefinito Re: Al Politecnico i prof dichiarano la guerra alle lezioni in inglese

    Citazione Originariamente Scritto da Venom Visualizza Messaggio
    Ridicoli.
    Niente affatto era ora che ci fosse almeno una reazione

  4. #4
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    Predefinito Re: Al Politecnico i prof dichiarano la guerra alle lezioni in inglese

    Dopo la nazione unica e la moneta unica ecco la lingua unica. Poi arriverà il pensiero unico.
    Tu ne cede malis, sed contra audentior ito, quam tua te Fortuna sinet.


  5. #5
    Super Troll
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    Predefinito Re: Al Politecnico i prof dichiarano la guerra alle lezioni in inglese

    Condivido pienamente l'opinione espressa da Mgris sul Corriere della sera che invito a leggere

    http://www.corriere.it/cultura/12_lu...37bd7a67.shtml
    L’uso delle lingue straniere va promosso ma senza rinunciare alla nostra identità

    Alberto Sordi redivivo smette di fare l'attore e diventa rettore universitario, sottosegretario o ministro dell'Istruzione o qualcosa del genere, sempre comunque nell'ambito dell'insegnamento superiore e della cultura. Del suo glorioso passato di attore conserva soltanto una parte, quella memorabile del romano de Roma che, nel film di Steno Un americano a Roma , cerca - ma invano - di sostituire spaghetti e vini dei Castelli con hamburger e Coca-Cola.
    L'idea di fare, nell'università italiana, dell'inglese la lingua unica e obbligatoria dell'insegnamento è una gag come quella scenetta di Sordi e ignora il monito della canzone di Carosone «Ma si nato in Italy».
    È uno dei tanti episodi che dimostrano la tendenza odierna - vittoriosa in quasi tutti i campi - a stravolgere involontariamente problemi reali nella loro parodia. Che la conoscenza - una vera, reale conoscenza - della lingua inglese sia indispensabile per dedicarsi a qualsiasi tipo di studi e anche a quasi ogni lavoro è una realtà indiscutibile, chiara a tutti e non solo a quel nostro ex presidente del Consiglio che esortava a coltivare le tre I, Inglese Impresa Internet, dimenticandone peraltro una quarta, Italia. La scarsa conoscenza delle lingue straniere, soprattutto, ma non solo, della lingua parlata, è un antico e ancora non superato deficit della cultura italiana (molti anni fa Wolf Giusti mi raccontava come Benedetto Croce, che non aveva difficoltà a leggere e a tradurre Hegel o Goethe, se la cavasse piuttosto male se doveva ordinarsi un caffè). Questo grave deficit va assolutamente sanato ed è paradossale che misure ministeriali abbiano agito in senso contrario, come quando, durante il precedente governo italiano, furono aboliti i lettori di lingua straniera, indispensabili e insostituibili, per gli studenti, nell'apprendimento delle rispettive lingue.
    Una lezione di Information Technology in università (Corbis)Una lezione di Information Technology in università (Corbis)
    È dunque necessario che scuole e università creino strutture atte a insegnare realmente le lingue straniere e in particolare ovviamente l'inglese, investendo in tale iniziativa buona parte delle loro energie e dei loro fondi, anziché considerare l'insegnamento e la conoscenza delle lingue straniere, com'è accaduto quasi sempre nelle facoltà umanistiche, materia di terza classe. È necessario richiedere, per il conseguimento di qualsiasi titolo e per il raggiungimento di qualsiasi traguardo scolastico o accademico, una reale conoscenza della lingua inglese.
    Tutto ciò non implica affatto la necessità e l'opportunità di tenere le lezioni e i seminari - a parte i casi particolari di convegni e dibattiti con studiosi stranieri - in inglese anziché in italiano. Imporre l'uso dell'inglese nelle lezioni e nei corsi universitari indebolisce questi ultimi, perché in ogni campo - non solo in quello letterario - la lingua madre implica una creatività, una ricchezza di pensiero e di espressione, fondamentali in ogni percorso intellettuale e, prima ancora, nella vita stessa
    . Di questo passo, secondo la logica aberrante di tale bella pensata, si potrebbe abolire la letteratura italiana e imporre a tutti gli scrittori italiani di scrivere le loro poesie e i loro romanzi in inglese. L'insegnamento - tanto più quanto è più importante e significativo - s'inserisce nel tutto della vita, individuale e sociale. L'uso obbligatorio dell'inglese potrebbe dunque, secondo quella logica peregrina, venire esteso a tutte le espressioni fondamentali dell'esistenza, ai dibattiti parlamentari e ai comizi politici come alle effusioni verbali dell'intimità amorosa, che diventerebbe tanto più degna ed eroticamente stuzzicante se esternata nella lingua dei (momentanei) padroni del mondo. Fare l'amore in inglese, credetemi, è tutt'altra cosa; me l'ha detto un mio conoscente che lavora al consorzio agrario e che ha fatto uno stage in America.
    La proposta di rendere obbligatorio l'insegnamento universitario in inglese rivela una mentalità servile, un complesso di servi che considerano degno di stima solo lo stile dei padroni, simile a quella smania di «sbiancamento» (blanchissement) che grandi scrittori neri quali Glissant e Fanon hanno denunciato in molti discendenti di schiavi nei loro Paesi, le Antille francesi. Tale complesso contraddice lo spirito più profondo della cultura inglese, l'amore di libertà e di originalità, e dimentica che, come scriveva sul «Corriere» Saverio Vertone, in Inghilterra vivono gli inglesi, non gli anglofili.
    Si deve certo imparare l'inglese, questa lingua straordinaria che, come è stato detto, è divenuta pure la «lingua dei senza patria», dei tanti esuli che gli sradicamenti della Storia hanno sparso nel mondo. Ma il suo primato non dovrebbe indurre a una succube soggezione. Non vorremmo che domani, ove fossero eventualmente mutati i rapporti di forza nel mondo, i docenti di Cantù o di Caserta fossero obbligati a tenere lezione in cinese, altra grande lingua di straordinaria ricchezza e poesia.
    Claudio Magris
    Ultima modifica di C@scista; 01-08-12 alle 13:17

  6. #6
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    Predefinito Re: Al Politecnico i prof dichiarano la guerra alle lezioni in inglese

    Certo che vedere una reazione del genere contro il cambiamento in un ambiente dove dovrebbe esserci fermento culturale, spinta al rinnovamento e multiculturalismo fa cadere le palle... oltretutto l'inglese è la lingua in cui avviene la stragrande maggioranza delle pubblicazioni scientifiche... a parte che proprio per questo i docenti universitari dovrebbero già avere un livello elevato di inglese se non ce l'hanno (e la cosa mi sembrerebbe grave) che muovano il culo e lo imparino.

    E gli studenti non sono più nella scuola dell'obbligo, quindi chi non ha un livello di inglese sufficiente dovrà migliorarlo per conto proprio, l'inglese nel mondo di oggi è un bagaglio INDISPENSABILE per qualsiasi universitario, della stessa importanza delle materie curriculari. Gli si fa anzi un grande favore, visto che poi, usciti dall'università, sono le aziende a far selezione scartando chi non ha un livello accettabile di inglese. Meglio per loro affrontare la questione prima di prendersi sonore pacche sui denti.

  7. #7
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    Predefinito Re: Al Politecnico i prof dichiarano la guerra alle lezioni in inglese

    Adottiamo interlingua, e non la incomprensibile pronuncia anglo-sassone-britannico-franco-normanna.

    grazie OCCIDENTE, grazie anglo-americani, grazie Israele, grazie ucraini.



    la libertà avanza ...........

  8. #8
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    Predefinito Re: Al Politecnico i prof dichiarano la guerra alle lezioni in inglese

    Citazione Originariamente Scritto da redmind Visualizza Messaggio
    Certo che vedere una reazione del genere contro il cambiamento in un ambiente dove dovrebbe esserci fermento culturale, spinta al rinnovamento e multiculturalismo fa cadere le palle... oltretutto l'inglese è la lingua in cui avviene la stragrande maggioranza delle pubblicazioni scientifiche... a parte che proprio per questo i docenti universitari dovrebbero già avere un livello elevato di inglese se non ce l'hanno (e la cosa mi sembrerebbe grave) che muovano il culo e lo imparino.

    E gli studenti non sono più nella scuola dell'obbligo, quindi chi non ha un livello di inglese sufficiente dovrà migliorarlo per conto proprio, l'inglese nel mondo di oggi è un bagaglio INDISPENSABILE per qualsiasi universitario, della stessa importanza delle materie curriculari. Gli si fa anzi un grande favore, visto che poi, usciti dall'università, sono le aziende a far selezione scartando chi non ha un livello accettabile di inglese. Meglio per loro affrontare la questione prima di prendersi sonore pacche sui denti.
    Stiamo parlando dei corsi di laurea in Ingegneria tenuti solo in lingua inglese non di tenere un corso di laurea internazionale in lingua inglese (cosa che avrebbe un suo senso): che senso ha un operazione del genere?
    Ultima modifica di C@scista; 01-08-12 alle 13:28

  9. #9
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    Predefinito Re: Al Politecnico i prof dichiarano la guerra alle lezioni in inglese

    Citazione Originariamente Scritto da Venom Visualizza Messaggio
    Ridicoli.
    Ti sbagli invece è giusto, l'inglese non lo impari certo in questo modo ma lavorando sul campo dove si parla fluentemente.

    Cerchiamo di non esagerare, non è che le cose vanno dette per forza in inglese per essere giuste, eh.

  10. #10
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    Predefinito Re: Al Politecnico i prof dichiarano la guerra alle lezioni in inglese

    Citazione Originariamente Scritto da C@scista Visualizza Messaggio
    Condivido pienamente l'opinione espressa da Mgris sul Corriere della sera che invito a leggere

    L’università in inglese pericolo per l’italiano - Corriere.it
    Le università sono il luogo di scambio e trasmissione della conoscenza per eccellenza. E la lingua veicolare della scienza oggigiorno è l'inglese. Per le nostre università, molto deficitarie in quanto a relazioni internazionali ed ancor più deficitarie in quanto ad attrattiva nei confronti degli studenti stranieri, un'iniziativa del genere può essere solo un bene.

    Succede già in moltissimi altri paesi (Olanda, svezia, finlandia) senza tanto scandalo. Con questa mentalità provinciale non si va distante

 

 
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