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    Predefinito Intervista al liturgista che ha curato la Messa papale a San Marino





    Il giovane liturgista che ha curato le celebrazioni durante la visita papale dei giorni scorsi a San Marino [nella foto: la Messa di domenica con l'allestimento 'benedettiano' dell'altare] ha accettato di buon grado di rispondere ad alcune domande che gli abbiamo porto, incuriositi come siamo di approfondire il "dietro le quinte" di una grande Messa papale e, più ancora, di interrogarlo circa alcuni elementi che ha sapientemente inserito nel rito. A cominciare dalla "catechesi liturgica" circa le modalità di ricevere la Comunione e, fatto ancor più importante, evitare di accostarsi ad Essa senza essere in stato di grazia. Il nostro eroe si chiama don Marco [il primo in piedi a sinistra nella foto]. Ma passiamo all'intervista.

    Enrico


    - Don Marco, vuole avere l'amabilità di condividere con i lettori di Messainlatino le sue osservazioni generali sulla celebrazione eucaristica di domenica scorsa? Il Papa ha apprezzato?

    È stata una splendida ed indimenticabile giornata! Come Delegato per la Liturgia della Visita del Santo Padre, mi è stato permesso di compiere, in sintonia con le indicazioni ricevute dalla Diocesi, alcune scelte ben precise che, sebbene potrebbero apparire piccole agli occhi dei molti, in realtà avevano un unico scopo: favorire l'educazione alla fede del popolo di Dio che si sarebbe radunato intorno al successore di Pietro in una situazione (uno Stadio di calcio) certamente non ottimale.
    Dai commenti ricevuti dalle persone che tra ieri e oggi ho incontrato, penso che tale obiettivo sia stato centrato. Al di là della realizzazione più o meno perfetta di tali scelte.
    Ma, valga per tutti, il commento sincero e spontaneo del Papa che, alla fine della Celebrazione, ha detto a mons. Negri: "Eccellenza, grazie per questa bella celebrazione e per la musica che avete scelto: mi sembrava di essere a casa!".
    La parte musicale è stata seguita (ed in parte eseguita) da un caro confratello, che ha sapientemente amalgamato le migliori tradizioni del canto liturgico della Chiesa: il gregoriano (le antifone del Missale Romanum), i corali (come per esempio il "Te lodiamo Trinità", traduzione da un canto tedesco caro al Papa) e la musica strumentale (una Messa di Mozart).
    Per quanto riguarda, invece, le scelte fatte per la Santa Messa, ci siamo avvalsi di ottimi giovani, provenienti sia dal Seminario di Bologna, ma anche tra ragazzi che normalmente servono Messa, compresa la forma straordinaria: questo ci ha permesso di essere certi dei movimenti e tranquilli per ciò che riguarda la gestualità che alcuni potranno paragonare ad un semplice orpello, ma che riteniamo essere altrettanto importante a tutto il resto. E così, vedere tutti i ministranti fare l'inchino, insieme al Papa e ai Vescovi concelebranti, quando veniva nominato il nome di Gesù Cristo è stato davvero commovente. Anche perché, al di là che un ragazzo possa comprendere determinati gesti, il fatto stesso di compierli lo aiuta a capire.
    Non essendo tutti seminaristi, avevo dato anche indicazioni precise sul modo di vestire: una persona mi ha ringraziato per aver visto "tanti preti vestiti da prete".


    - Nei limiti imposti dal pur elastico Novus ordo Missae, vi sono state ulteriori scelte liturgiche da lei operate che hanno infuso forti elementi di continuità tradizionale nel rito, in piena adesione peraltro al disegno liturgico restauratore di Papa Benedetto che, evidentemente proprio per questo, si è sentito "come a casa".

    Altre scelte? Abbiamo deciso che si recitasse il Canone Romano (in latino, come chiede la Santa Sede) perché, oltre a ritenerlo un segno di omaggio al Santo Padre, è certamente ricco da un punto di vista teologico. Le critiche non sono mancate: "ma non si comprende, è troppo difficile per la gente normale". La risposta, certo un po’ sbrigativa, che abbiamo dato è stata: "Bene, in questo modo staranno più attenti!". E devo dire che in quello stadio, durante la Preghiera eucaristica, si sono sentite solo le parole dei Concelebranti e il rintocco della campana!
    Ancora, abbiamo voluto che l'altare realizzato per l'occasione potesse risaltare come luogo: lo si è fatto in due modi. Anzitutto utilizzando un paliotto molto antico e di valore, ma soprattutto ponendovi sopra sette candelieri molto pregiati con il Crocifisso al centro. Devo dire, forse con una punta di superbia, che abbiamo anche qui centrato l'obiettivo, visto che in tanti mi hanno fermato dicendomi che il loro sguardo era attratto da quella bellezza, fisso in quel punto. E stiamo parlando, lo ripeto, di uno stadio, non di una Basilica romana!


    - E' vero che si tratta della diocesi di mons. Negri ma... non le hanno rimproverato queste scelte?

    A ben vedere, non penso che la mia commissione abbia fatto scelte “eccezionali”: io personalmente cerco solo di capire le indicazioni che i nostri Pastori, a cominciare dal Santo Padre, stanno prendendo e hanno preso. Purtroppo, fuori dal coro unanime e positivo, alcuni sacerdoti ci hanno rimproverato di "bardare l'altare in quel modo”. Ad uno di loro ho risposto: "Posso comprendere che lei non gradisca (la contro proposta era mettere due candelieri piccolini da un lato e dei fiori dall'altro), ma penso che, come me, dovrebbe almeno avere l’umiltà di farsi due domande: perché l’indicazione è quella di fare in questo modo? E la seconda: essendo sacerdoti, perché ci è così difficile capire queste scelte?".
    E qui veniamo alla questione della comunione.
    In particolare ha suscitato perplessità ad alcuni il fatto che, nelle monizioni preparate, si fosse inserita la seguente frase: "La Comunione, secondo le disposizioni universali vigenti, sarà distribuita solo ed esclusivamente sulla lingua...". Un sacerdote mi ha rimproverato dicendo che non potevamo dire una cosa del genere dal momento che in Italia si può ricevere la Comunione sulle mani.
    Ho fatto notare, però, che la dicitura era corretta. Infatti, secondo le "disposizioni universali vigenti" la Santa Comunione può essere distribuita solo sulla lingua. Diversa è la situazione in Italia (e in altri paesi) in cui, attraverso un indulto della Santa Sede e su richiesta delle Conferenze Episcopali, si permette anche di riceverla sulle mani. Inoltre, ed è questo il caso, la scelta della Diocesi era ben ponderata a causa della straordinarietà della situazione…


    - In effetti è la prima volta, a nostra conoscenza, in cui si dà un chiaro messaggio ai fedeli e li si invita a ricevere la comunione sulla lingua (e se possibile in ginocchio), dando pure una succinta catechesi eucaristica e ricordando l'obbligatorietà della previa confessione. Questo il testo diffuso dagli altoparlanti prima della Messa (insieme alle monizioni ad evitare applausi, striscioni e gesti scomposti durante la Messa): "I fedeli che, essendosi confessati, si trovano attualmente in stato di Grazia e che dunque, soli, possono ricevere il Corpo Santissimo del Signore, si avvicineranno al ministro loro più vicino. La Comunione, secondo le disposizioni universali vigenti, sarà distribuita solo ed esclusivamente sulla lingua, al fine di evitare profanazioni ma soprattutto per educarci ad avere una sempre maggiore e più alta considerazione del Santo Mistero che è la Presenza Reale di Nostro Signore Gesù Cristo. Non sarà pertanto consentito a nessuno di ricevere la Comunione sulle proprie mani. Dopo aver fatto la debita riverenza, adoreremo l’Ostia che viene successivamente appoggiata sulla lingua. Per chi non fosse impedito per motivi di spazio o di salute, la Comunione può essere ricevuta anche stando in ginocchio". Ci spieghi un po'.

    Il motivo di questa scelta e il conseguente divieto di dare la Comunione sulla mano è scaturito da due riflessioni: la prima e contingente è stata quella di evitare che succedesse, come tante altre volte, di ritrovare su qualche "asta online" le Ostie consacrate da un Papa; ma soprattutto desideravamo con questo gesto che si potesse aiutare il popolo a comprendere la sublimità di tale Mistero e dunque ad averne un maggiore rispetto. Da un sacerdote mi è stato detto che "le mani non sono certo meno degne della lingua". Questo è pur vero, ma è certamente più difficile che le Ostie cadano, soprattutto in una situazione particolare come la Messa in uno Stadio!
    Il popolo ha capito, ha apprezzato e in tanti sono venuti a ringraziare, anche tra chi non mi sarei mai aspettato! Mirabile dictu!


    - Ma non c'è stata solo la Messa di domenica, durante il viaggio del Papa...

    A Pennabilli, pochi forse l'han visto in diretta, c'è stata almeno una particolarità degna di nota.
    Preparando il libretto dell'incontro abbiamo cercato di scegliere i canti in modo da prendere in considerazione le proposte che la Commissione di Pastorale Giovanile aveva fatto. Così accanto a Jesus Christ di Frisina abbiamo inserito un canto di ascolto che potesse far rimanere a bocca aperta i giovani: "Gloria a Dios" della Missa Criolla. Comprendo che è stata una scelta azzardata anche in un contesto para-liturgico, ma alla fine il Santo Padre era così commosso da aver addirittura battuto le mani per la bellezza del canto. Infine un canto ciellino alla Vergine: "Ave Maria, Splendore del Mattino".
    Come nell'ottimo pranzo fatto alla Casa San Giuseppe (l'albergo che ci ospitava e dove il Papa ha poi riposato), vi è stato un dulcis in fundo. Si è trattato di un canto che, a detta di un altissimo prelato presente sul Sagrato della Cattedrale, mentre lo cantava con tutto il fiato possibile, "non si sentiva da tantissimi anni".
    Il canto è stato nientepopodimeno che "Bianco Padre"!
    Avrebbero potuto cambiare tutto, ma io personalmente desideravo che potesse essere cantato dal vivo: è stato straordinario vedere cinquemila giovani (secondo i quotidiani) cantare alla presenza del Papa questo canto a lui dedicato. E penso che, per l’educazione del nostro popolo, sia stato fondamentale per poter comprendere tutto l’amore che noi dobbiamo avere per il “dolce Cristo in terra”.


    - Il Papa ha apprezzato?

    Il Papa era entusiata: quando è stato il momento dei saluti mi ha ringraziato molto per il lavoro fatto, dicendo che tutta la giornata era stata caratterizzata dalla bellezza (o Bellezza?) che sola ha permesso di vivere con preghiera e devozione questa visita che, pur per la particolarità dell'ospite, è pur sempre una visita pastorale!
    Io posso solo augurarmi che questa visita a San Marino-Montefeltro possa essere di esempio (certo non è l’unico e forse nemmeno il migliore, anche se mi auguro che lo "spirito" sia stato quello giusto) e dunque permetta di fare un passo in più verso quella sana visione teologico-liturgica alla quale il Papa sta cercando di educare la Chiesa di Cristo.
    Perché è solo in questo modo che il circolo ermeneutico tra la lex credendi e la lex orandi si può realizzare senza intoppi!


    MiL - Messainlatino.it: Il liturgista della diocesi di San Marino ci spiega la Messa papale
    Ultima modifica di Imperium; 25-06-11 alle 14:01
    Se vuoi farti buono, pratica queste tre cose e tutto andrà bene: allegria, studio, pietà. (San Giovanni Bosco)

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    Predefinito Rif: Intervista al liturgista che ha curato la Messa papale a San Marino

    Mi hanno riferito persone presenti a San Marino che il Sommo Pontefice aveva espressamente proibito di comunicarsi prendendo l'ostia con le mani, ma i sacerdoti presenti hanno permesso tale pratica, nonostante si fosse in presenza del Romano Pontefice e nonostante il suo comando.

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    Predefinito Rif: Intervista al liturgista che ha curato la Messa papale a San Marino

    Purtroppo non è una novità. Tutti disobbediscono al Papa. Dai cardinali che dovrebbero collaborare fedelmente al suo fianco, a centinaia di vescovi che se ne strafregano delle disposizioni papali e agiscono nelle diocesi come dittatori, fino all'ultimo dei preti.

    Guarda a questo proposito un fatto denunciato da monsignor Fellay e ripreso da Vatican Insider de La Stampa:

    25/6/2011

    Se il Papa è tradito dai suoi...

    Nella sua omelia pronunciata il 17 giugno a Winona negli Stati Uniti mons. Fellay ha parlato dei rapporti fra Roma e la Comunità di San Pio X, omelia riportata dal sito "Inter multiplices Una vox". Fra i vari temi trattati, portiamo all'attenzione un episodio che se vero getta una luce sgradevole sui rapporti fra il Papa e quelli che sono i suoi collaboratori più diretti. Ecco il testo:
    "Vi sono così tanti esempi che illustrano il fatto che quando il Papa vuol fare del bene è frenato, impedito. Un esempio di prima mano tra i tanti. Un Padre Abate, Superiore dell’unica abbazia trappista in Germania, ha chiesto al Papa l’autorizzazione, non solo di ritornare alla Messa tridentina, ma di poter riprendere la Regola e le Costituzioni anteriori al Vaticano II. Il Papa ha dato l’autorizzazione ed ha esentato questa abbazia dalla giurisdizione della Congregazione dei Benedettini, che segue le regole moderne, così da permettergli di seguire l’uso antico di prima del Vaticano II. Il Papa ha quindi posto questa abbazia direttamene sotto la sua autorità. Sei mesi più tardi, l’Abate chiama uno dei suoi amici a Roma per chiedergli: «Com’è finita? Io non ho nessuna novità!» E il suo amico gli risponde: «Scrivi di nuovo al Papa, ma manda a me la lettera, che la farò avere personalmente al Papa. Fatto questo, l’amico porta la lettera al Papa e gli chiede com’era finita con questa abbazia. Molto sorpreso, il Santo Padre risponde: «Ma ho già accordato questo permesso, sei mesi fa!» Venne condotta un’inchiesta e si scoprì che qualcuno – noi sappiamo esattamene chi – aveva riposto la lettera del Sommo Pontefice in un cassetto della Segreteria di Stato. Questa volta l’amico dell’Abate – che mi ha raccontato direttamente questa storia, e quindi non si tratta di un «si dice» - ha chiesto al Santo Padre: «Scrivete “concesso” sulla lettera ed io mi incarico di portarla personalmente alla nuova abbazia». In tal modo, per poter portare la novità della decisione del Papa hanno aggirato la Segreteria di Stato. E questo è solo un esempio".

    Se il Papa è tradito dai suoi... - LASTAMPA.it
    Ultima modifica di Imperium; 25-06-11 alle 14:39
    Se vuoi farti buono, pratica queste tre cose e tutto andrà bene: allegria, studio, pietà. (San Giovanni Bosco)

  4. #4
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    Predefinito Rif: Intervista al liturgista che ha curato la Messa papale a San Marino

    Quest'ultimo fatto (ormai vecchio di quasi 2 anni) denunciato da monsignor Fellay è particolarmente grave ed è in linea con le voci di chi dice che nella Segreteria di Stato ci siano diversi personaggi che remano contro quello che fa Benedetto XVI.
    Ultima modifica di Imperium; 25-06-11 alle 14:45
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  5. #5
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    Predefinito Rif: Intervista al liturgista che ha curato la Messa papale a San Marino

    Citazione Originariamente Scritto da Imperium Visualizza Messaggio
    Quest'ultimo fatto (ormai vecchio di quasi 2 anni) denunciato da monsignor Fellay è particolarmente grave ed è in linea con le voci di chi dice che nella Segreteria di Stato ci siano diversi personaggi che remano contro quello che fa Benedetto XVI.
    Questo è il testo completo del discorso tenuto da Monsignor Fellay giorni fa:

    Certo, miei carissimi Fratelli, voi volete avere anche alcuni commenti sulla situazione attuale della Fraternità. A che punto siamo? Che succede?

    Mi piacerebbe dire che tutto è luminoso o completamente oscuro, ma purtroppo, come il tempo di oggi, tutto è nuvoloso e soleggiato al tempo stesso!
    Fino ad un certo punto, da almeno due anni, noi ci troviamo costantemente di fronte a delle contraddizioni.
    Due anni fa, nel 2009, io chiesi udienza al Segretario di Stato, il cardinale Bertone, a causa di questo problema: ci troviamo di fronte a delle contraddizioni. Non esagero: proprio contraddizioni.
    Che significa? Significa che da parte di Roma riceviamo dei messaggi contraddittori, uno dice così, l’altro dice cosà, e non si tratta solo di divergenze, ma proprio di contraddizioni.

    Riflettendovi, ci chiediamo: perché è così, a cosa è dovuto?
    Secondo noi, a Roma, come in tutta la Chiesa, vi sono diverse correnti, che per semplicità possiamo chiamare la corrente progressista e la corrente conservatrice. Certi ecclesiastici ci sono vicini e amerebbero vederci portati avanti, altri ci odiano, sì è la sola parola esatta per definire la loro condotta nei nostri confronti. Essi ci odiano, e sono a Roma. Qualche volta i messaggi vengono da questi, tal’altra dagli altri.

    Vorrei farvi un esempio. L’anno scorso, a settembre, un sacerdote si era appena unito a noi. Appartenendo ad un ordine religioso, egli ricevette una lettera dal suo Superiore Provinciale in cui gli diceva che non era più membro del suo ordine e che era scomunicato. A questa lettera era allegata una lettera di conferma della Congregazione per i religiosi, contenente la frase seguente: «Il Padre X non è più membro del vostro ordine, egli è scomunicato per aver abbandonato la fede unendosi formalmente allo scisma di Mons. Lefebvre».
    La lettera portava la data di settembre scorso. Sono allora andato a Roma e ho chiesto al Segretario della Commissione Ecclesia Dei cosa fosse successo. Egli non mi fece neanche finire di leggere la lettera: «Lo so – mi rispose – e noi – la Congregazione per la Fede – abbiamo detto alla Congregazione per i religiosi che non avevano il diritto di affermare quello. Essi non sono competenti e devono rivedere il loro giudizio». Poi continuò: «Ecco cosa deve fare con quella lettera» [Mons. Fellay fa il gesto di gettarla], è questo il gesto che ha fatto. In altre parole, prenda la lettera e la butti nel cestino della carta straccia!
    Dunque un’autorità a Roma mi dice di gettare una decisione di un’altra autorità romana. Non è una contraddizione?
    E il Segretario della Commissione Ecclesia Dei prosegue dicendo: «Lei deve dire ai suoi sacerdoti e ai suoi fedeli che tutto ciò che viene da Roma non viene dal Papa!» Ed io gli ho risposto: «È impossibile, come vuole che i fedeli, i sacerdoti possano pensare una cosa così? Ciò che viene da Roma viene dal Papa! Perché altrimenti si dirà con facilità: ciò che mi piace viene dal Papa e ciò che mi dispiace non viene dal Papa!»

    Con questo, miei carissimi Fratelli, dovete capire che a Roma vi è un grave problema.
    Se un’autorità ci dice: «Attenzione! Tutto ciò che viene da Roma non viene dal Papa», da dove proviene allora? E com’è possibile? Roma, i servizi del Vaticano normalmente devono essere come la mano del Papa. Questo significa che il Papa non ne ha più il controllo. Ecco il senso di questa frase.
    Quando parlo di contraddizioni, significa che certuni, a Roma, sono pronti a considerarci come fuori dalla Chiesa, scomunicati, come se avessimo perso la fede, eretici… E poi ve ne sono altri che ci riconoscono veramente come cattolici.
    Mons. de Galarreta e i nostri sacerdoti, quando vanno a Roma per i colloqui dottrinali, dicono la Messa in San Pietro! Come si possono tenere queste due posizioni nello stesso tempo? Voi vedete quanto sia profonda la contraddizione. E da questo potete comprendere quanto noi rimaniamo all’erta. Noi non andiamo a gettarci in questa tormenta, mentre tutto sommato possiamo salutare il sole quando si presenta e proteggerci dalle nubi quando ci minacciano.

    Che ci guadagna la Santa Sede? Vi sono così tanti esempi che illustrano il fatto che quando il Papa vuol fare del bene è frenato, impedito.
    Un esempio di prima mano tra i tanti.
    Un Padre Abate, Superiore dell’unica abbazia trappista in Germania, ha chiesto al Papa l’autorizzazione, non solo di ritornare alla Messa tridentina, ma di poter riprendere la Regola e le Costituzioni anteriori al Vaticano II. Il Papa ha dato l’autorizzazione ed ha esentato questa abbazia dalla giurisdizione della Congregazione dei Benedettini, che segue le regole moderne, così da permettergli di seguire l’uso antico di prima del Vaticano II. Il Papa ha quindi posto questa abbazia direttamene sotto la sua autorità.
    Sei mesi più tardi, l’Abate chiama uno dei suoi amici a Roma per chiedergli: «Com’è finita? Io non ho nessuna novità!» E il suo amico gli risponde: «Scrivi di nuovo al Papa, ma manda a me la lettera, che la farò avere personalmente al Papa. Fatto questo, l’amico porta la lettera al Papa e gli chiede com’era finita con questa abbazia. Molto sorpreso, il Santo Padre risponde: «Ma ho già accordato questo permesso, sei mesi fa!» Venne condotta un’inchiesta e si scoprì che qualcuno – noi sappiamo esattamene chi – aveva riposto la lettera del Sommo Pontefice in un cassetto della Segreteria di Stato. Questa volta l’amico dell’Abate – che mi ha raccontato direttamente questa storia, e quindi non si tratta di un «si dice» - ha chiesto al Santo Padre: «Scrivete “concesso” sulla lettera ed io mi incarico di portarla personalmente alla nuova abbazia». In tal modo, per poter portare la novità della decisione del Papa hanno aggirato la Segreteria di Stato.
    E questo è solo un esempio.

    Per mostrarvi fino a che punto lo stesso Sommo Pontefice è limitato nella sua azione, guardiamo all’ultimo documento a proposito della Messa tridentina. Anche qui abbiamo un bell’esempio delle forze contraddittorie che si muovono a Roma. Da un lato è del tutto evidente che in questo testo è presente la volontà di estendete dappertutto la messa tradizionale, di rendere possibile a tutte le anime l’accesso, non solo alla Messa antica, ma alla maniera in cui venivano amministrati prima i Sacramenti: tutti i libri liturgici sono messi a disposizione di tutti. Ma dall’altro lato e contemporaneamente vi sono delle restrizioni sorprendenti. La prima, parecchio stupefacente, è che i seminaristi diocesani non possono approfittare del rito antico, possono essere ordinati secondo l’antico rito solo quelli che dipendono dalla Commissione Ecclesia Dei.
    Perché allora si dice che il Pontificale che contiene l’antico rito per le ordinazioni è reso liberamente disponibile a tutti?
    Ma vi è ancora di peggio. Da un lato si constata questa volontà di mettete a disposizione di tutte anime, nel mondo intero, la Messa antica, poi si scopre l’articolo 19, che dichiara che coloro che vogliono beneficiarne non devono appartenere né perfino devono solamente aiutare i gruppi che sono contrari alla Messa nuova. Ma il 95% di coloro che vogliono la Messa antica sono contrari a quella nuova! Perché vogliamo la Messa antica? Se fossimo soddisfatti della nuova, non penseremmo neanche all’antica! Anche quelli che sono contro la validità o la legittimità della nuova Messa sono privati della Messa antica: per loro niente! Niente!
    Ma questo non è più un atto di riconciliazione, è un atto di guerra!

    Io penso che sono proprio le contraddizioni all’interno stesso del Vaticano che spiegano come divergenze così possano trovarsi in uno stesso testo: ogni parte cerca di ottenere qualcosa. E così noi siamo in mezzo a questo disordine.

    Ed ecco che si ascolta ogni sorta di voce, assolutamente tutto quello che è possibile ed anche impossibile ascoltare!
    Vi prego, miei carissimi Fratelli, non correte dietro a queste voci. Quando sapremo qualcosa ve la diremo. Non abbiamo mai nascosto niente e non abbiamo alcun motivo per nascondere ciò che succede. Se dunque non vi diciamo niente è perché non è successo niente di nuovo.
    Certuni dicono che sta per giungere qualcosa. No, non è vero!
    La verità è che io sono stato invitato a Roma dal cardinale Levada e questo avverrà a metà settembre. È tutto quello che so. La cosa riguarda i colloqui che abbiamo avuto con Roma e dopo i quali, come è stato detto, «i documenti di sintesi verranno rimessi alle più alte autorità». Sono queste le parole esatte, ed è questa la sola cosa che io conosco del futuro, tutto il resto non è che invenzione. Allora, vi prego, non correte dietro a queste voci.

    Tutto ciò dimostra che la battaglia continua.
    Ora, vi sono due pericoli oggi. Uno consiste nel dire che tutto è a posto, tutto è finito, la battaglia è terminata: si tratta di un’immensa illusione. Io posso garantirvi, miei carissimi Fratelli, che se un giorno Roma regolarizzerà infine la nostra posizione canonica, la battaglia comincerà, non sarà la fine di essa! Ma ancora non siamo a questo! Quanto tempo dovremo attendere ancora? Non lo so, non ne ho alcuna idea! Quindi continuiamo a dire che vi è una crisi nella Chiesa. Talvolta è proprio noioso, perché a Roma essi danno l’impressione che tutto vada bene, ma il giorno dopo parliamo con loro… Ed ecco le parole che sentiamo dalla bocca del Segretario della Congregazione per la Fede: «Sapete, ci sono i preti, i vescovi, le Università cattoliche che sono piene di eresie!» Ecco cosa ci ha detto, a giugno del 2009, il Segretario della Congregazione della Fede!
    Essi sanno dunque che la situazione della Chiesa è drammatica. Se arrivano a dire che è pieno di eresie dappertutto, questo significherà bene qualcosa!
    Ma allo stesso tempo essi si comportano come se fosse tutto a posto. È deludente, è preoccupante, lo ammetto, ma è questa la situazione.

    Non lasciatevi quindi prendere da tutte queste illusioni, ma non permettete neanche che vi assalga lo scoraggiamento.
    Questa battaglia è lunga, è vero, ma noi non possiamo cambiarla.
    Il diavolo resta il diavolo e noi non andiamo a fare la pace col diavolo.
    Questo durerà tutto il tempo che Dio lo permetterà, ma noi abbiamo tutto ciò che ci serve per questa battaglia, noi abbiamo la grazia, il sostegno di Dio.
    Noi dobbiamo solo continuare questa battaglia, senza scoraggiamento, con serenità. È davvero evidente che noi siamo benedetti da Dio. Eredi dello spirito cristiano, la Messa tradizionale che noi celebriamo nutre questo spirito che è in noi, la spirito di Cristo, quello dei discepoli di Cristo, che ci insegna che dobbiamo rimanere lontani dal mondo, utilizzare moderatamente i beni terreni che non sono quello che vi è di più importante. Il più importante è Dio, il Cielo, è il nostro destino eterno.

    Miei carissimi Fratelli, se vi ho chiamati a questa Crociata del Rosario è proprio per aiutarvi a rimanere fuori da queste trappole, da queste illusioni e da questo scoraggiamento. In questa preghiera, con questa catena di rose che ci unisce alla Santissima Vergine Maria noi siamo certi di essere sotto la sua protezione e di combattere quaggiù la buona battaglia. Ella ci guiderà, siatene certi. La Buona Madre non abbandona i suoi figli, ma siate generosi, molto generosi in queste preghiere.
    Noi non ci aspettiamo dei buoni frutti per la Chiesa ottenuti con dei semplici accomodamenti umani, noi speriamo di ottenerli con i mezzi soprannaturali e proprio la preghiera è il mezzo più potente che possediamo.
    Vi invito dunque a recitare il Rosario, a recitarlo bene, non è importante la quantità, ma la qualità: il modo di pregare. Perché la Santissima Vergine ha consegnato il Rosario a San Domenico? Qual era il suo scopo? Era quello di unire i fedeli a Dio nella contemplazione, tramite la meditazione dei diversi avvenimenti della vita di Nostro Signore e della Santissima Vergine Maria. Questo è lo scopo del Rosario. Non si tratta solo di recitare quindici dozzine o molti rosari, questa è solo la melodia, la musica di fondo che ci aiuta nella meditazione dei misteri che ci uniscono a Nostro Signore Gesù Cristo e alla Santissima Vergine Maria. Dunque preghiamo bene! Il Rosario ben meditato – possiamo starne certi – è un mezzo potentissimo.
    Suor Lucia di Fatima ha osato dire che la Santissima Vergine Maria ha dato un’efficacia speciale a questa preghiera, così che il Rosario diventasse la soluzione per tutti i problemi, per tutte le difficoltà.

    Proseguendo questa cerimonia, miei carissimi Fratelli, rimettiamoci sotto la protezione della Santissima Vergine Maria, sotto la protezione dello Spirito Santo, chiedendogli di infiammare questo mondo, di depositare il fuoco della carità sempre più nel cuore di questi nuovi sacerdoti e diaconi. Che essi comunichino a loro volta questo fuoco al mondo, il fuoco invincibile della carità, l’amore di Dio e del prossimo per amore di Dio.

    Così sia.

    Parte dell'omelia di Mons. Fellay del 17 giugno 2011 a Winona, USA

 

 

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