Manovra, Tremonti taglia costi politica:
vitalizi, auto blu e voli di Stato
Tutti i compensi pubblici non potranno superare quelli medi europei. Vetture non oltre i 1600 cc. Election day obbligatorio
Manovra, Tremonti taglia costi politica: vitalizi, auto blu e voli di Stato*-*Il Messaggero
ROMA - Subito i tagli ai costi della politica per 3-4 miliardi. Poi una stretta ai trasferimenti agli enti locali e alla spesa per la sanità. Il menu della manovra, che il ministro Giulio Tremonti illustrerà giovedì al consiglio dei ministri, sta prendendo forma. E il piatto forte, anche in considerazione delle pressanti richieste che provengono dai cittadini, sarà proprio la sforbiciata ai privilegi del Palazzo. Invocata, promessa ma mai attuata la tagliola dovrebbe scattare a fine mese, insieme, naturalmente alla manovra da 43 miliardi per mettere in sicurezza i conti pubblici. E dare così un segnale concreto al Paese
La «rivoluzione» Tremonti è contenuta in sette articoli di fuoco. Nel tentativo, per ora mai riuscito, di riportare la politica a quella dimensione di sobrietà alla quale non si stanca di appellarsi il capo dello Stato Giorgio Napolitano.
Dalle prossime elezioni - si legge nel documento messo a punto dal ministro e in possesso del Messaggero - o dalle prossime nomine, tutti i compensi pubblici (compresi quindi quelli dei deputati e delle cariche elettive locali, regionali, provinciali e comunali), non potranno superare quelli medi europei. Insomma, dovrà partire una «equiparazione remunerativa tra l’Italia e l’Europa». I tagli, o meglio, il rapporto di corrispondenza all’interno dell’area euro verrà definito da una commissione presieduta dal presidente dell’Istat integrata da esperti. Si prevedono decurtazioni fino al 30% ed oltre. E, ovviamente, una opposizione strisciante da qui al giorno del varo.
L’articolo 2 mette nel mirino le auto blu. Basta quindi con le costose Bmw e Audi. Le vetture di servizio non potranno superare i 1.600 di cilindrata. Eccezione per Capo dello Stato e presidenti di Camera e Senato. Le auto in uso - si legge ancora - possono essere utilizzate solo fino a dismissione e non potranno essere sostituite.
Fortissime limitazioni anche ai voli di Stato (solo per Capo dello Stato, presidente del Consiglio e presidenti di Camera e Senato). Rare le eccezioni che dovranno essere autorizzate e rese pubbliche, salvo i casi di segreto per ragioni di Stato.
Niente più vitalizi e benefits per deputati e senatori (tripli rispetto alla media europea). Nessun titolare di incarico pubblico, ad esclusione del presidente della Repubblica, potrà quindi utilizzare al termine dell’incarico auto di servizio, locali, telefoni, segreterie. Ed è qui che il ministero non si fa tante illusioni nel poter vincere la partita, che vale centinaia di milioni.
Tagli, ma non è quantificato il valore, anche alle dotazioni di Camera, Senato, presidenza del Consiglio, Autorità di controllo, oltre che ai partiti politici e agli organi costituzionali. Si tratta anche qui di milioni di euro.
Incertezza anche sulla sforbiciata prevista dall’articolo 6, ai partiti politici. «A partire dalla prossima legislatura il finanziamento sarà ridotto del....». I puntini sospensivi lasciano aperto l’interrogativo sulla riduzione effettiva. L’anno scorso la proposta di sforbiciare del 50% i rimborsi elettorali fu ridimensionata al 10% e poi rimase nel limbo.
L’ultimo articolo riguarda l’election day: obbligatorio dal 2012 quando le consultazioni elettorali e referendarie dovrebbero, il condizionale è d’obbligo, essere accorpate in un unico fine settimana. Il pacchetto complessivo, tra resistenze e modifiche, alla fine potrebbe far risparmiare fino a 5 miliardi a seconda delle varie opzioni scelte e della incisività delle decisioni finali. O almeno questo si augurano i tecnici del Tesoro e lo stesso ministro. In attesa del consueto assalto alla diligenza.
Estratto da Repubblica:
E Giulio adesso minaccia le dimissioni "Non accetto di fare la fine della Grecia" - Repubblica.it
Tremonti non si è fatto molti amici neppure in Parlamento, dove il progetto di tagliare i costi della politica ha fatto andare sulle barricate mezza maggioranza. "Quello che tagliò meglio di tutti i costi della politica - ricorda il ministro Gianfranco Rotondi - fu il cavaliere Benito Mussolini. E anche allora i giornali applaudirono. Questo non significa che fosse una cosa giusto. Oltretutto è come se il Cda di un'azienda pensasse di andare avanti insultando e prendendo a schiaffi gli azionisti: i parlamentari alla fine si arrabbiano e ti mandano a casa, tanto dal primo maggio non si può più minacciare elezioni anticipate. E io a casa non ci voglio andare".
Quando c'è da difendere i privilegi... sono sempre compatti.




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