Intolleranza al contrario: Milano vieta le chiese e s'inchina alle moschee - Interni - ilGiornale.it del 27-06-2011
Intolleranza al contrario: Milano vieta le chiese e s'inchina alle moschee
Pisapia e il cardinal Tettamanzi vogliono edificare il luogo di culto islamico più grande d’Europa. Ma nessuno si scandalizza per la Chiesa copta, costretta in uno seminterrato e contestata dai vigili
Aiuto! Salviamo i cristiani in Ita*lia! In Italia? Sì in Italia! Proprio nella nostra terra cristianissima, culla del cattolicesimo, sede del*la Chiesa il cui Papa è il vicario di Gesù Cristo e successore di San Pietro, i cristiani sono discrimina*ti e subiscono vessazioni da parte delle autorità pubbliche che tutta*via sono del tutto accomodanti e remissive nei confronti degli isla*mici.
Chissà perché quando in Italia si parla di libertà religiosa, auto*maticamente tutti si preoccupa*no soltanto dei musulmani, qua*si fosse un riflesso condizionato, un atteggiamento pressoché na*turale come il rapporto tra l'istin*to della fame e la garanzia del ci*bo. A partire dal luogo comune sulle tre grandi religioni monotei*ste, rivelate, abramitiche e del Li*bro che adorerebbero lo stesso Dio e amerebbero in ugual modo il prossimo, frutto del relativismo religioso purtroppo diffuso all'in*terno stesso della Chiesa, gli ita*liani e più in generale gli europei pervengono alla conclusione che ebraismo, cristianesimo e islam sono sostanzialmente pari e che, di conseguenza, così come ci sono delle sinagoghe e delle chiese ci devono essere delle moschee, così come ci sono delle scuole ebraiche e cristiane ci devono essere delle scuole coraniche, così come se ci sono enti assistenziali e finanziari ebraici e cristiani lo stesso deve valere anche per gli islamici, finendo per riconoscere, così come già succede in Gran Bretagna, i tribunali islamici che emettono sentenze sulla base della sharia, la legge coranica, anche se sono assolutamente in contrasto con i diritti fondamentali della persona e se violano le stesse leggi dello Stato che dovrebbero valere indistintamente per tutti coloro che vi risiedono. Per tutti, tranne che per gli islamici!
Ebbene succede in Italia che la quasi totalità delle moschee sorge in locali acquistati o affittati per finalità diverse da quelle del culto religioso; poi vengono registrate come associazioni culturali islamiche non solo per aggirare i vincoli legali e burocratici ma anche per poter beneficiare sia dei fondi locali, statali ed europei destinati alla promozione della cultura sia per poter percepire la quota del 5 per mille dalle detrazioni volontarie dei redditi. Le nostre autorità a tutti i livelli ne sono consapevoli, eppure tutte queste associazioni islamiche, circa 900, svolgono attività cultuale, accolgono i fedeli che lì vanno principalmente per pregare, confermando di essere essenzialmente delle moschee. Le nostre autorità lo sanno, tacciono sulla violazione delle nostre leggi e sul comportamento arbitrario rispetto alle norme urbanistiche, e in più consentono ai gestori delle moschee di allungare la mano nelle nostre tasche acquisendo importanti risorse finanziarie per promuovere la loro strategia finalizzata a sottometterci all'islam.
Senonché questo buonismo nei confronti degli islamici viene del tutto archiviato quando si ha a che fare con i cristiani. Magari non quelli che fanno riferimento alla Chiesa cattolica che ha le spalle robuste, ma i cristiani che appartengono a comunità minoritarie e meno protette.
È quanto sta accadendo proprio in questi giorni a Milano dove le autorità comunali si apprestano a chiudere la Chiesa Copta Evangelica di Milano, che si è recentemente trasferitain un seminterrato di circa 300 metri quadrati in via Mondovì 4/ 6, a seguito di un esposto presentato dall'inquilina che abita al piano superiore, che è decisamente contraria alla presenza del luogo di culto cristiano. Il pastore Nabil Youssef, che presiede questa comunità evangelica copta a cui aderiscono circa 4mila fedeli residenti a Milano e originari dell'Egitto, in parte diventati cittadini italiani, svolgeva dal 2009 la propria missione cristiana in una sede in via Melchiorre Cesarotti n. 8 senza alcun problema. Il cambiamento della sede si è reso necessario per la crescita della comunità religiosa e l'esigenza di avere uno spazio maggiore.
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