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Discussione: Il fantastico mondo impossibile di Escher

  1. #21
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    Predefinito Re: Rif: Il fantastico mondo impossibile di Escher

    Cara Silvia questo geniale personaggio pone un problema serio anzi serissimo: dove è l'inizio e la fine delle cose, nonché della vita, breve e fuggitiva, dell'uomo. Quanti pensieri e quante possibili soluzioni ci apre questo genio! Qui riesco a trovare una possibile soluzione al problema eterno dell'esistenza e dello stesso esistere. Spunti continui che queste discussioni ci aprono costantemente ad una messa in gioco delle nostre misere certezze. La vita è complessa, difficile anche per integrarci con i demoni della nostra egocentrica mente (che mente, ovvero non la racconta giusta) stimolata da mille storie , inutili e dannose e da innumerevoli artifici mossi dal bieco utilitarismo.

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  2. #22
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    Predefinito Re: Il fantastico mondo impossibile di Escher

    A Palazzo Magnani di Reggio Emilia, dallo scorso ottobre fino al 23 marzo 2014, è possibile visitare la mostra "L'enigma Escher. Paradossi scientifici tra arte e geometria". La mostra è concepita come uno strumento che consente di entrare "dentro" la creatività dell'artista, grazie all'aiuto di suggestive installazioni che immergono il visitatore nel fantastico mondo di Escher.




    L'ENIGMA ESCHER. PARADOSSI GRAFICI TRA ARTE E GEOMETRIA

    19 ottobre 2013 – 23 marzo 2014


    L'esposizione promossa e organizzata dalla Fondazione Palazzo Magnani di Reggio Emilia è curata da un Comitato scientifico d'eccezione coordinato da Piergiorgio Odifreddi – logico matematico di fama internazionale - e composto da Marco Bussagli – saggista, storico dell'arte, docente di prima fascia presso l'Accademia di Belle Arti di Roma -, da Federico Giudiceandrea – collezionista e studioso di Escher – e da Luigi Grasselli – professore ordinario di Geometria, pro-rettore dell'Università di Modena e Reggio Emilia.

    La mostra presenta la produzione dell'incisore e grafico olandese, dai suoi esordi alla maturità, raccogliendo ben 130 opere provenienti da prestigiosi musei, biblioteche e istituzioni nazionali – tra i quali la Galleria d'Arte Moderna di Roma, la Fondazione Wolfsoniana di Genova ecc. – oltre che da importanti collezioni private. A Palazzo Magnani saranno riunite xilografie e mezzetinte che tendono a presentare le costruzioni di mondi impossibili, le esplorazioni dell'infinito, le tassellature del piano e dello spazio, i motivi a geometrie interconnesse che cambiano gradualmente in forme via via differenti.

    "…con le mie stampe, cerco di testimoniare che viviamo in un mondo bello e ordinato e non in un caos senza forma, come sembra talvolta. I miei soggetti sono spesso anche giocosi: non posso esimermi dallo scherzare con le nostre inconfutabili certezze. Per esempio, è assai piacevole mescolare sapientemente la bidimensionalità con la tridimensionalità, la superficie piana con lo spazio, e divertirsi con la gravità… E' piacevole osservare che parecchie persone sembrano gradire questo tipo di giocosità, senza paura di cambiare opinione su realtà solide come rocce."



    Scarabei, 1935 - xilografia


    Ed ecco quindi le prime ricerche testimoniate da opere come Ex libris (1922), Scarabei (1935); le grafiche suggestionate dai paesaggi italiani Tropea, Santa Severina (1931) dove Escher struttura lo spazio; Metamorfosi II (1940) una delle più lunghe xilografie a quattro colori mai realizzate per narrare una storia per immagini, in cui una scena conduce a quella successiva attraverso una sottile e graduale mutazione delle forme; le figure impossibili di Su e giù (1947) e di Belvedere (1958); le straordinarie tensioni dinamiche tra figura e sfondo nei fogli come Pesce (1963).

    Accanto alle sue celebri incisioni – in mostra capolavori assoluti come Tre sfere I (1945), Mani che disegnano (1948), Relatività (1953), Convesso e concavo (1955), Nastro di Möbius II (1963) – saranno presentati anche numerosi disegni, documenti, filmati e interviste all'artista che mirano a sottolineare il ruolo di primo piano che egli ha svolto nel panorama storico artistico sia del suo tempo che successivo.

    Una sezione di mostra è dedicata al confronto della produzione di Escher con opere di altri importanti autori – ispiratori, coevi e prosecutori – per comprendere come le scelte di Escher siano in consonanza con una visione artistica che attraversa i secoli, con una consapevolezza maggiore o minore che, talora, risponde ad esigenze diverse, ma che parte dal Medioevo, interseca Dürer, gli spazi dilatati di Piranesi, passa attraverso le linee armoniose del Liberty (Secessione Viennese, Koloman Moser) e si appunta sulle avanguardie del Cubismo, del Futurismo e del Surrealismo (Dalì, Balla).



    Tre sfere I, 1945 - xilografia


    Se la grandezza di un artista si misura anche dalla capacità d'influire su altri artisti, come pure sulla società circostante, Escher è stato artista sommo. La sua arte è uscita dal torchio del suo studio per trasformarsi in scatole da regalo, in francobolli, in biglietti d'auguri; è entrata nel mondo dei fumetti ed è finita sulle copertine dei long-playing, come si chiamavano a quell'epoca i 33 giri incisi dai grandi della musica pop. Non basta, però. La grande arte di Escher ha influito più o meno direttamente su altre figure di rilievo dell'arte del Novecento, come Victor Vasarely, il principale esponente dell'Optical Art, Lucio Saffaro ecc. Ha contratto un debito di creatività con Maurits Escher perfino un pittore americano come il dirompente Keith Haring. La sezione illustra con dovizia di materiali e una ventina di opere questi aspetti dell'arte di Escher per restituire al visitatore la giusta dimensione culturale ricoperta dell'artista olandese.

    La mostra è inoltre concepita come uno strumento e una "macchina didattica" che consente di entrare "dentro" la creatività di questo singolarissimo artista. Suggestive installazioni immergeranno dunque il visitatore nel magico modo di Escher. E' evidente, e molto indagato, il rapporto che Escher ebbe con "il mondo dei numeri" – intendendo per tale quello della geometria (euclidea e non) e della matematica. Non meno intrigante è la sua ricerca su spazio reale e spazio virtuale, ovvero sul come "ingannare la prospettiva". Infine, ma non ultima, la conoscenza che Escher dimostra delle leggi della percezione visiva messe in luce dalle ricerche della Gestalt.

    Tutte possibili chiavi di lettura, certo non le uniche, per comprendere l'universo creativo di un artista complesso che, partendo da quelle premesse, attinse a piene mani a vari linguaggi artistici, mirabilmente fusi insieme in un nuovo ed originalissimo percorso che ancora ci emoziona e che costituisce un unicum nel panorama della Storia dell'Arte di tutti i tempi.



  3. #23
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    Predefinito Re: Il fantastico mondo impossibile di Escher

    M. C. Escher: arte del puzze o puzzle dell'arte?

    L'opera grafica di Escher è interessante non solo dal punto di vista, ma anche da quello matematico, in quanto spazia con felici intuizioni dalla geometria alla logica

    di Piergiorgio Odifreddi



    ("Le Scienze" n. 340, dicembre 1996)

    http://download.kataweb.it/mediaweb/...1996_340_1.pdf
    "Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)

  4. #24
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    Predefinito Re: Il fantastico mondo impossibile di Escher

    Genesi di una metamorfosi



    Metamorphosis II, xilografia (1939-1940)


    Escher considerava la divisione regolare del piano soltanto uno strumento, un mezzo e mai creò una composizione autonoma che avesse come tema principale la divisione stessa. Nell'occuparsi di due temi strettamente imparentati fra loro, quello delle metamorfosi e quello dei cicli, Escher utilizzò nel modo più chiaro la divisione regolare del piano. Nel caso delle metamorfosi vediamo forme astratte, indeterminate, trasformarsi in forme concrete, precisamente determinate e, successivamente, di nuovo, ritrasformarsi.Cosi, a poco a poco, un uccello può diventare un pesce, o una lucertola una cella di favo. Benché le metamorfosi considerate nell'accezione sopra indicata compaiano anche in stampe cicliche, l'accento, nel caso delle metamorfosi, è sulla continuità e sul ritorno al punto di partenza.

    Metamorphosis II è la più grande composizione che Escher abbia mai creato: è alta venti centimetri e lunga quattro metri. Nel 1967 vi aggiunse tre metri quando l'opera, ingrandita sei volte, venne impiegata come arredo parietale di un ufficio postale a L'Aja.

    Bruno Ernst, Lo specchio magico di M. C. Escher - Taschen, pag. 41



  5. #25
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    Predefinito Re: Il fantastico mondo impossibile di Escher

    Vale certamente la pena fare un salto alla mostra in corso a Reggio Emilia, le opere sono tantissime e accostate a tutte le fonti di ispirazione di Escher, da Durer a Piranesi, a Luca Pacioli fino ai futuristi e Vasarely.
    Qualche bel audiovisivo e un catalogo ricchissimo di immagini e articoli che approfondiscono il rapporto con la matematica e la topologia.
    Nove euro spesi bene.


    Ultima modifica di trash; 09-01-14 alle 18:11
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  6. #26
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    Predefinito Re: Il fantastico mondo impossibile di Escher

    LA GALLERIA DI STAMPE, IL DIPINTO CHE SOLO UN COMPUTER RIUSCÌ A TERMINARE


    Maurits Cornelis Escher fu un genio con pochi eguali nella storia dell’arte moderna, per diverse ragioni. Annoverabile tra uno dei grandi ispiratori dei rompicapo visivi e degli effetti ottici contemporanei, la sua è un’arte che colpisce in maniera immediata anche lo spettatore carente di alcuna preparazione artistica o conoscenza pregressa. In questo senso è pop art anche più di Andy Wahrol e Roy Lichtenstein, in quanto apprezzabile senza la necessità di studiarne le intenzioni o le filosofie. Nel caso di Escher, la filosofia coincide col risultato visivo: rappresentare l’infinito, lo scherzo ottico, la metamorfosi, la combinazione degli opposti, l’impossibile, attraverso l’uso di costruzioni essenziali, per le quali non servono quasi mai i colori.

    Le sue opere più celebri sono anche quelle in cui l’effetto visivo e concettuale dietro all’intuizione appare chiaro e diretto: Relatività, Mano con Sfera Riflettente, Incontro, Cascata, quadri che avvolgono lo spettatore perché rappresentano prospettive, coincidenze o concetti impossibili, disegnati tramite trucchi al limite dell’incredibile. C’è un quadro, però, che sebbene abbia un impatto immediato minore rispetto ad altre sue opere, sottende una complessità e un’ambizione molto più grande e include dei concetti matematici avanzati, di cui persino Escher stesso non aveva conoscenza completa al momento della realizzazione. È la Galleria di Stampe, del 1956.



    M. C. Escher, Galleria di Stampe, 1956



    L’idea dietro a questo dipinto è di rappresentare la proiezione infinita dell’immagine. Il protagonista è il ragazzo sulla sinistra, che osserva una raffigurazione in una galleria d’arte. La scena marittima che osserva contiene a sua volta l’ambientazione in cui lui e la galleria stessa esistono. A rendere il concetto ancora più complesso, Escher ha applicato una trasformazione geometrica che contorce il quadro facendolo esplodere nella parte destra, in modo da tornare in continuità con la galleria in cui è presente il protagonista. Il giovane osserva la scena che contiene il giovane stesso. Al centro di questa trasformazione impossibile, Escher ha lasciato uno spazio bianco con la propria firma. Secondo la leggenda, non era stato di fatto in grado di completare quello spazio, e non era nemmeno sicuro che fosse possibile.

    Il mito storico vuole che Escher non fosse particolarmente brillante, né nelle discipline artistiche (diceva spesso di "non saper disegnare granché") né in quelle scientifiche e matematiche. Eppure l’attività artistica intrapresa dopo la scuola lo mise sempre più a contatto coi matematici contemporanei, e mentre era in vita scopriva spesso di star usando principi geometrici che lui non conosceva nemmeno. Si racconta che il quadro qui sopra gli diede diversi mal di testa. Una volta finito, il dibattito passò a quelli che sembravano essere i veri destinatari di questa rappresentazione: i matematici.

    Il più completo degli studi a posteriori sulla Galleria di Stampe di Escher fu pubblicato nel 2003 da due matematici dell’Università di Leida, in Olanda: 12 pagine di analisi, scomposizioni, griglie e formule matematiche, che analizzano in dettaglio il processo che diede vita all’opera e la struttura geometrica che ci sta dietro. Una volta precisata la matematica delle leggi che governano quell’opera, il passo successivo è stato il colpo di scena: grazie a un software sviluppato da uno degli studenti dell’Università, la scienza è finalmente riuscita a riempire lo spazio bianco. Con una ripetizione ricorsiva della stessa immagine, contorta su sé stessa e contenente se stessa, all’infinito. Il cosiddetto “effetto Droste”, in cui un’immagine contiene al suo interno una copia infinita di sé stessa. Esattamente come l’avrebbe voluta Escher.

    Anni dopo, il Parco della Scienza di Granada pubblicò questo video su Youtube, che riuscì a spiegare la geometria impossibile di Escher anche ai non-scienziati. Una ricostruzione tutt’ora proiettata all’Escher Museum de L’Aia, che dà sempre una sensazione di capogiro ogni volta che lo si vede. E che ti fa fare diverse domande su quanto il genio sia in grado di arrivare là dove i suoi stessi limiti gli impediscono di comprendere.



 

 
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