Risultati da 1 a 10 di 10
  1. #1
    Aghori
    Data Registrazione
    31 Mar 2009
    Messaggi
    9,732
     Likes dati
    2,070
     Like avuti
    870
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito L'uomo e il suo divenire secondo il Vedanta

    Ho iniziato a leggere questo libro di Guénon, ma dopo qualche capitolo ho cominciato a chiedermi: che senso ha leggere di cose che non posso sperimentare? Che senso ha sapere cosa sono Purusha e Prakriti quando tutto si ferma ad un sapere teorico, non diversamente da qualunque altro pensiero filosofico? Quindi, per il momento, l'ho abbandonato... Cosa ne pensate?
    Gli Arya seggono ancora al picco dell'avvoltoio.

  2. #2
    Sospeso/a
    Data Registrazione
    30 Mar 2009
    Località
    Usa
    Messaggi
    5,835
     Likes dati
    2,590
     Like avuti
    2,516
    Mentioned
    14 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: L'uomo e il suo divenire secondo il Vedanta

    Quel libro mi ha cambiato la vita, può sembrare strano ma è proprio così.

    Scoraggiarsi nel leggerlo è normale, dopo un po' la testa ti va in palla: unversali, generale ed individuale... e poi ancora i tattva i tanmatra e gli Jnanendrya ...

    Vorresti immergerti nel tutto che descrive ma ti senti inadeguato e sai che ci sono poche speranze di realizzare "fattivamente" quanto leggi.

    Non ha importanza, quel che non sai è che quando hai finito di leggerlo hai comunque cambiato mentalità e questo è importante. Se poi questo è solo un nuovo sapere filosofico o altro lo scoprirai nel tempo.

    La fortuna è sempre dietro l'angolo non è detto che prima o poi non sia possibile agguantarla.

  3. #3
    .
    Data Registrazione
    13 Apr 2009
    Messaggi
    7,906
     Likes dati
    1,095
     Like avuti
    1,011
    Mentioned
    37 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: L'uomo e il suo divenire secondo il Vedanta

    Citazione Originariamente Scritto da Aristocle Visualizza Messaggio
    Ho iniziato a leggere questo libro di Guénon, ma dopo qualche capitolo ho cominciato a chiedermi: che senso ha leggere di cose che non posso sperimentare? Che senso ha sapere cosa sono Purusha e Prakriti quando tutto si ferma ad un sapere teorico, non diversamente da qualunque altro pensiero filosofico? Quindi, per il momento, l'ho abbandonato... Cosa ne pensate?
    E' mia opinione che sia bene avere una formazione teorica il quanto più completa possibile prima di passare alla "pratica"... Ovviamente conoscenza intellettuale e comprensione esperienziale non sono la stessa cosa... E tra la prima e la seconda non credo ci debba essere per forza un rapporto di necessità... In un certo senso il sapere teorico è utile... Ma non può portare ad alcun progresso nell'essenza. Viceversa, quanto più si progredisce nell'essenza tanto più anche la comprensione della "teoria" sarà sempre più chiara...
    Segni particolari: "macchina da espansione razziale euro-siberiana" (Giò91)

  4. #4
    Forumista senior
    Data Registrazione
    07 Mar 2010
    Messaggi
    2,502
     Likes dati
    1
     Like avuti
    95
    Mentioned
    8 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: L'uomo e il suo divenire secondo il Vedanta

    Dopo che hai letto e meditato su quel libro quantunque non iniziato, hai almeno un approccio con il mondo delle idee.
    Un approccio sicuro e rigoroso che, PER L'UOMO OCCIDENTALE, credo sia uno dei modi migliori per avere una capacità critica e una buona regola d'azione.
    Ognuno avrà poi la sua strada.

    Personalmente non sarei riuscito a comprendere il cattolicesimo e l'ortodossia senza questo libro , come il valore di alcune "eresie" o la loro nefasta esistenza , a Dio piacendo.

    Quel che credo ti può aiutare è: TU SOLO.
    Non ha senso l'individualismo nelle società tradizionali; con Dio non hanno senso gli altri.
    Ciò è normale d'altronde e non è egoismo anche se lo è.


    Devi affrontare questa lettura.E' un ordine. E' UN ORDINEEEEEE!!


    La questione ESSERE viene se deve venire.
    Quanti illusi credono di aver raggiunto un grado iniziatico al di là dall'individualità ed incappano invece in deviazioni?
    Cosa importa.
    Se sei composto da elementi da Kali Yuga ricordati che sei difettoso.
    Facendo schifo , ti piace lo schifo.A me piace ad esempio.
    Perché sarei qui?
    RICONOSCERE E' UN PRIMO PASSO.
    Perchè un numero imprecisato di noi è qui perché ne uscirà.

    Il fatto che esca un giorno implica che VENNE SAPENDO DI USCIRE.
    IL PADRONE E' UNO.
    Cristo disse: " Io sono la porta".
    Tutti devono entrare perché tutti devono uscire.
    Ciò è logico dacché ogni cosa torna alla sua origine.
    Ma Entra sempre uno e esce sempre uno.

    Nella tua vita entri od esci? Guardiamoci. Tutto vale e quindi apllicando tale regola alla nosta natura dimostriamo di esser capaci e qualificati.
    Applicare.
    Ogni cosa parte da dov'è per arrivare dove non è.
    E' QUESTO IL TRUCCO e la fonte di ogni letizia.
    Dove stai?
    PARTI SE VUOI.
    Se no, sti cazzi qual è il poblema?

    SINGALO!!!!!

    A questo serve questo libro...forse

    p.s. d'altronde le misinterpretazioni di Guénon sono possibili proprio quando non si leggono i suoi testi illustrativi più importanti , come questo e gli stati molteplici dell'essere con il simbolismo della croce
    Ultima modifica di ...II...; 18-04-10 alle 22:52

  5. #5
    Figlio di Kālī
    Data Registrazione
    12 Oct 2009
    Località
    जय श्री मां महा कì
    Messaggi
    1,194
     Likes dati
    253
     Like avuti
    391
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: L'uomo e il suo divenire secondo il Vedanta

    Segnalo agli utenti che il libro in questione è interamente disponibile (formato pdf) assieme ad altri testi del Guénon che potete trovare al seguente indirizzo:

    in quiete - Il Sito di Gianfranco Bertagni - René Guénon

    Saluti
    iaociao:
    ...

    Chi coltiva un pensiero raccoglie un'azione, chi coltiva un'azione raccoglie un'abitudine, chi coltiva un'abitudine raccoglie un carattere, chi coltiva un carattere raccoglie un destino.

  6. #6
    Sospeso/a
    Data Registrazione
    30 Mar 2009
    Località
    Usa
    Messaggi
    5,835
     Likes dati
    2,590
     Like avuti
    2,516
    Mentioned
    14 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: L'uomo e il suo divenire secondo il Vedanta

    Il Vedānta E La Tradizione Occidentale

    Conferenza originalmente una tenuta davanti al Radcliffe College chapter of the Phi Beta Kappa Society, il testo nella sua forma attuale fu pubblicato sul “The American Scholar”, VIII (1939).–ED.

    " questi sono i pensieri di tutti gli uomini in tutte le età e terre, non sono miei originali "
    Walt Whitman

    I
    Ci sono stati maestri come Orfeo, Hermes, Buddha, Lao-tzu e Cristo, sulla cui vicenda umana, così co-me ci viene tramandata, sono stati posti dei dubbi, altri invece la cui vita non è adombrata dal loro stesso mito. Śaňkara, come Plotino, San Agostino o Mastro Eckhart, fu certamente un uomo tra gli uomini, benché si conoscano con certezza poche cose della sua vita. Era bramino per nascita, dell’India del sud, visse nella prima metà del secolo nono d. C., e fondò un ordine monastico che ancora sopravvive. Divenne veramente un sannyāsin o "uomo povero", all'età di otto anni, come discepolo di un certo Govinda e dello stesso mae-stro di Govinda, ā, autore di un trattato sulle Upaniśad in quale si espone la dottrina essenziale della non dualità dell'Essere divino. Śaňkara viaggiò fino a Benares e lì scrisse il famoso commento sul Bra-hma Sùtra all’età di dodici anni; i commenti sulle Upaniśads e sulla Bhagavad Gītā furono scritti più tardi. La maggior parte della vita, il gran saggio, la passò errando per l'India, insegnando e prendendo parte a dibat-titi religiosi. Si ritiene che morisse tra i trenta ed i quaranta anni di età. Viaggi e dispute come le sue sono state sempre istituzioni caratteristicamente Indiane; ai suoi tempi, come ora, il sanscrito era la lingua franca degli uomini istruiti, giustamente come per secoli il latino fu la lingua franca dei paesi Occidentali, ed il di-battito pubblico libero era tanto generalmente riconosciuto che si erigevano sale per l'impiego di maestri e conferenzieri peripatétici in quasi tutte le corti.
    La metafisica tradizionale a cui è vincolato il nome di Śaňkara è conosciuta bene come Vedānta, un termine che appare nelle Upaniśad e che significa il "fine" dei Veda,
    → «fine» significa contemporaneamente sia "l’ultima parte" che " il significato cui si tende"; o come Ātmavidyā, dottrina della conoscenza del vero "sé " o "essenza spirituale"; o come Advaita, "Non duale", un termine che, benché neghi la dualità, non fa affermazione alcuna sulla natura dell'unità e che non deve essere inteso come se implicasse qualcosa di simile al nostro monismo o panteismo.
    In questa metafisica si insegna Conoscenza o Gnosi, o jňāna. Śaňkara non fu in nessun senso il fondatore, scopritore, o promulgatore di una religione o filosofia nuova; la sua grande opera come espositore fu for-mata dalla dimostrazione dell'unità e consistenza della dottrina vedica e da una spiegazione delle sue con-traddizioni apparenti in una correlazione di differenti formulazioni dei punti di vista impliciti in esse. Per l’esattezza, ed esattamente come nella scolastica europeo, distinse tra i due avvicinamenti complementari a Dio, che sono quelli della teologia affermativa e negativa. Nella via dell'affermazione, o di quello cono-scenza relativa, si predicano le qualità nell'Identità Suprema a causa di eccellenza, mentre nella via della negazione tutte le qualità sono astratte.
    Il famoso "No, no" delle Upaniśad che forma la base del metodo di Śaňkara, ed è lo stesso di quello del Buddha, dipende di un riconoscimento della verità - espressa da Dante tra molti altri - che ci sono cose che sono oltre la portata del pensiero discorsivo e che non possono essere capite tranne se non negandole.
    Lo stile di Śaňkara è di gran originalità e forza, così come di gran sottigliezza. Citerò del suo commento sulla Bhagavad Gītā un passaggio che ha il vantaggio addizionale di introdurci immediatamente al problema cen-trale del Vedānta — quello della discriminazione di ciò che realmente esiste, cioè non solamente"me stes-so". secondo il nostro modo di pensare,
    -"Come è che", dice Śaňkara, ci sono maestri che simili a uomini ordinari sostengono che "io sono tizio" e che "Questo è mio"? Ascolta: la causa della loro supposta erudizione consiste nel pensare al proprio corpo come a "sé stessi". -
    Nel Commento sul Brahma Sūtra enuncia con solo quattro parole sanscrite quello che permea la metafisica Indù dal principio alla fine: la dottrina che consiste nello Spirito immanente dentro il corpo come il solo co-noscitore, agente, e trasmigrante.
    La letteratura metafisica che è soggetto delle esposizioni di Śaňkara consiste essenzialmente nei Quattro Veda insieme ai Brāhmaňa ed alle Upaniśad, considerate tutti come sviluppi eterni del Veda, databili relati-vamente alla loro prima recensione, prima del secolo V A.C., insieme alla Bhagavad Gītā ed al Brahma Sūtra, databili prima dell’inizio dell'era cristiana. Di questi libri, i Veda sono liturgici, i Brāhmaňa spiegano il rituale, e le Upaniśad sono dedicate alla dottrina di Brahma o Theologia Mystica, la quale si dà per supposta nella liturgia e nel rituale. Il Brahma Sūtra è un compendio molto condensato della dottrina delle Upaniśad, la Bhagavad Gītā è un'esposizione adattata alla comprensione di quelli la cui occupazione primaria è piuttosto in relazione con la vita attiva che con la vita contemplativa.
    Per molte ragioni che tenterò spiegare, è molto più difficile esporre il Vedānta che non esporre il punto di vista di un "pensatore" moderno, o di un pensatore come Platone o Aristotele. Le lingue vernacolari mo-derne o il linguaggio filosofico o psicologico non ci forniscono un vocabolario adeguato, neanche le attuali educazione e cultura moderna ci forniscono le basi ideologiche che sarebbero essenziali per una comunica-zione migliore. Per parlare di metafisica bisogna fare uso di un linguaggio puramente simbolico, astratto e tecnico, come se si stesse parlando in termini matematici; ricordiamoci che Emile Mâle parla del simboli-smo cristiano come di un "calcolo." C'è però un grande vantaggio: il tema esposto ed i simboli usati non sono più indù che greci o islamici o egiziani o cristiani.
    La metafisica, in generale, ricorre a simboli visuali, (croci e cerchi, per esempio) ma soprattutto al simboli-smo della luce e del sole - che, come dice Dante, "nessun altro oggetto dei sensi nel mondo intero è più de-gno di essere fatto simbolo di Dio." Ma usa anche termini tecnici come essenza e sostanza, potenzialità ed atto, espirazione e inspirazione, somiglianza esemplare, atemporalità1, forma ed incidente. La metempsicosi deve essere distinta della trasmigrazione ed entrambe della "reincarnazione." Dovremo distinguere l'anima dallo spirito.
    Prima di sapere quando sia appropriato, se lo è qualche volta, tradurre una data parola sanscrita con la no-stra parola "anima" (anima, psiche) dobbiamo conoscere i molti modi in cui la parola "anima" è stata usata nella tradizione europea; che tipo di anime possono essere "salvate"; che tipo di anima Cristo ci chiede di "odiare" se siamo suoi discepoli; a quale tipo di anima si riferisce Mastro Eckhart quando dice che l'anima deve "arrendersi ala morte." Dobbiamo sapere quello che intende per "anima" Filone; e chiederci come possiamo concepire gli animali "senza anima", quando la stessa parola "animale" significa letteralmente "a-nimato" o "dotato di anima." Dobbiamo distinguere essenza da esistenza. O coniare una parola come "ora-sempre" per esprimere i significati pieni ed originali di parole come "improvvisamente", "immediatamente" e "istantaneamente."
    La letteratura sacra dell’India è accessibile alla maggior parte di noi solo in traduzioni fatte per eruditi e-sperti più in linguistica che in metafisica; ed è stata esposta e spiegata—o come piuttosto direi, spiegata dal di fuori - principalmente da eruditi che partivano da presupposti naturalisti e antropologici, le cui capacità intellettuali dipendevano totalmente dalla loro stessa capacità di osservazione da non poter più distinguere la realtà dell'apparenza, il Sole Supremo della metafisica dal sole fisico della loro esperienza.
    importa quanto sia grande il potere del Signore dell’atemporalità (il Sole) quando vi è di alimenti ulteriormente è la persona ", come in versi 1 e 5, ha detto di" trascende il spazio di dieci dita "e" supera a Terra”,dove, come al solito, "Terra", l'intera "terreno" di esistenza. Aitareya Aranyaka II.3.3, dove Purusha trascende l'universo intero, in precedenza, dipende ovviamente dai testi precedenti, e non c'è nulla in esposizioni delle Upanishad, anche se più dettagliata si può dire che a questo importo. Metafisica 844: Maha Purusha, "la suprema identità"
    A parte questi, la letteratura indù è stata studiata e spiegata da propagandisti cristiani il cui interesse prin-cipale era dimostrare la falsità ed assurdità delle dottrine implicite, o da teosofisti da cui le dottrine sono state caricaturate, magari con le migliori intenzioni ma con risultati ancor peggiori.
    D'altra parte, oggigiorno, una persona di cultura media, è completamente fuori da ogni contatto con quel modo del pensiero europeo e con quegli aspetti intellettuali della dottrina cristiana che più si avvicinano a quelli della tradizione Vedica. Una conoscenza del cristianesimo moderno sarà di scarsa utilità perchè la sentimentalità fondamentale dei nostri tempi ha ridotto quello che una volta era una dottrina intellettuale ad una mera moralità che appena può essere distinta da un umanesimo pragmatico. Di un europeo difficil-mente si può dire che sia adeguatamente preparato per lo studio del Vedānta a meno che non abbia acqui-sito qualche conoscenza e comprensione come minimo di Platone, Filone, Hermes, Plotino, i Vangeli, spe-cialmente quello di San Giovanni, San Dionisio e finalmente di Mastro Eckhart che, con la possibile eccezio-ne di Dante, può essere considerato, da un punto di vista indù, come il più grande di tutti gli europei.
    Il Vedānta non è una "filosofia" nel senso corrente della parola, bensì solamente nel senso che ha la parola nella frase "Filosofia Perenne", e solamente se abbiamo nella mente la "filosofia" ermetica o quella "Sag-gezza" con cui Boezio fu consolato. Le filosofie moderne sono sistemi chiusi che usano il metodo della dia-lettica, e che danno per stabilito che gli opposti sono mutuamente esclusivi. Nella filosofia moderna le cose sono così o non sono così; nella filosofia eterna questo dipende dal nostro punto di vista. La metafisica non è un sistema, bensì una dottrina consistente; non è assolutamente interessata all'esperienza condizionata e quantitativa, bensì alla possibilità universale. Quindi considera possibilità che non possono essere possibili-tà di manifestazione o possibilità formali, come insiemi di possibilità che possono realizzarsi in un dato mondo. La realtà ultima della metafisica è una Identità Suprema in cui l'opposizione di tutti i contrari, com-presa quella dell'essere e del non-essere, è risolta; i suoi "mondi" e "Dei" sono livelli di riferimento ed entità simboliche che non sono luoghi o individui (financo supremi) bensì stati dell'essere realizzabili dentro di se.
    I filosofi hanno teorie personali sulla natura del mondo; la "disciplina filosofica" è primariamente uno studio della storia di queste opinioni e delle loro connessioni storiche. La nostra cultura incoraggia il filosofo in fio-re ad avere sue proprie opinioni, con l'aspettativa che possano rappresentare un miglioramento di teorie precedenti. Non consideriamo, come fa la Filosofia Perenne, la possibilità di conoscere d'un colpo la Verità Unica; ed ancora meno erigiamo davanti a noi, come la nostra meta, diventare questa verità.
    La "filosofia" metafisica si chiama "perenne" a causa della sua eternità, universalità ed immutabilità; è la "Saggezza increata, la stessa che fu sempre e che sempre sarà" di San Agostino; la religione che - come lui asserisce - venne a chiamarsi "cristianesimo" solamente dopo la venuta di Cristo. Quello che fu rivelato in principio contiene implicitamente tutta la verità; e mentre la tradizione si trasmette senza deviazioni, in al-tre parole, mentre la catena di maestri e discepoli rimane senza rotture, né l'inconsistenza né l'errore sono possibili. D'altra parte, la comprensione della dottrina deve rinnovarsi perpetuamente; questo non è una questione di parole. Che la dottrina non abbia nessuna storia non esclude in alcun modo la possibilità, o meglio la necessità, di un perpetuo chiarimento delle sue formule, di un adattamento dei riti praticati origi-nariamente, e di un'applicazione dei suoi principi alle arti e le scienze. Quanto più l'umanità declina dalla sua primordiale auto-sufficienza, tanto più sorge la necessità di un tale impegno. È possibile fare una storia di queste esplicitazioni ed adattamenti. Si stabilisce così una distinzione tra quello che fu "ascoltato" nel principio e quello che è stato "ricordato."
    Una deviazione o eresia è possibile solo quando l'insegnamento essenziale è stato incompreso o pervertito in qualche aspetto. Dire, per esempio, che "io sono panteista" è semplicemente confessare che "io non so-no un metafisico", allo stesso modo che dire che "due due sono cinque" sarebbe confessare che "io non so-no un matematico". Dentro la tradizione non possono esserci teorie o dogmi contraddittori o mutualmente esclusivi. Per esempio, quelli che sono chiamati i "sei sistemi della filosofia indù", una frase nella quale so-lamente le parole "sei" e "indiana" sono giustificate, perché non si tratta di teorie mutualmente contraddit-torie ed esclusive. Dire che si tratta di "sistemi" può essere più o meno ortodosso per la matematica, la chimica o la botanica, le quali, benché discipline scientifiche più o meno separate tra loro, non sono altro che rami di una "scienza" unica. In India si usa il termine "rami" per indicare quelli che l'indologo fraintende come "sette" o “sistemi chiusi”. Si deve precisamente al fatto che non ci sono "sette" nel campo dell'orto-dossia braminica, un'intolleranza in senso europeo è stata virtualmente sconosciuta nel storia indiana — e per la stessa ragione, è altrettanto facile per me pensare ai termini della filosofia ermetica e nei termini del Vedanta. Sono "rami" poiché niente può essere conosciuto eccetto nel modo del conoscitore; tanto più
    fermamente capiamo che tutte le strade conducono all'unico Sole, è altrettanto evidente che ogni uomo deve scegliere quella strada che comincia in quel punto in cui si trova nel momento di partire. Per le stesse ragioni, l’induismo non è mai stato una fede missionaria. Può essere vero che la tradizione metafisica si sia conservata meglio e più completamente in India che in Europa. Se è così, ciò significa solo che il cristiano può imparare del Vedānta come comprendere meglio la sua propria "via."
    Il filosofo spera di provare i suoi punti. Per il metafisico è sufficiente mostrare che una dottrina che si sup-pone falsa implica una contraddizione dei principi primi. Per esempio, un filosofo che argomenta per l'im-mortalità dell'anima si sforza di scoprire le prove della sopravvivenza della personalità; per il metafisico è sufficiente ricordare che "il primo principio deve essere lo stesso che il fine ultimo" — da cui consegue che un'anima, essendo stata come creata nel tempo, non può altro che avere la sua fine nel tempo. Il metafisi-co non può essere convinto da nessuna ipotetica "prova della sopravvivenza della personalità", in maggiore misura di quello che potrebbe essere convinto un fisico da una probabile prova della possibilità di una mac-china dal moto perpetuo. Inoltre, la metafisica tratta nella sua maggiore parte con materie che non posso-no essere provate pubblicamente, ma solamente possono essere dimostrate, cioè, diventare intelligibili per analogia e che, benché verificate nell'esperienza personale, possono solo essere espresse in termini di sim-bolo o come miti. Allo stesso tempo, la fede diventa relativamente facile proprio per la logica infallibile dei testi stessi — che sono la sua bellezza ed il suo potere attraente. Ricordiamo la definizione cristiana della fede: l'assenso ad una proposta "credibile." Uno deve credere per comprendere, e comprendere per crede-re. Tuttavia, questi non sono atti successivi, bensì atti simultanei della mente. In altre parole, non ci può essere conoscenza di un qualcosa a cui la volontà nega il suo consenso, o amore per qualcosa che non è sta-to conosciuto.
    La metafisica si distingue ancor di più dalla filosofia che ha un proposito puramente pratico. Non è una ri-cerca della verità per la verità, come le arti a lei vincolate non sono una ricerca dell'arte per l'arte, o come la condotta a lei vincolata non è una ricerca della moralità per la moralità. Ha certamente uno sviluppo, ma il cercatore conosce già, nella misura in cui questo può esprimersi in parole cos’è quello che cerca; la ricerca è finita solamente quando egli stesso è divenuto l'oggetto della sua ricerca. Né la conoscenza verbale, né un assenso puramente formale, né una condotta impeccabile hanno più valore di una disposizione, indispen-sabile - sono solo mezzi verso un fine.
    Presi nella loro materialità, in quanto "letteratura", i testi ed i simboli sono inevitabilmente incompresi da quelli che non sono loro stessi coinvolti in questa ricerca. Senza eccezione, i termini e simboli metafisici so-no i termini tecnici della caccia. Non sono mai ornamenti letterari, e Malinowski l'ha detto tanto bene in un'altra occasione, "Il linguaggio tecnico, nel campo della ricerca pratica, acquisisce il suo significato sola-mente attraverso la partecipazione personale in quel tipo di ricerca." È per questo che, come l'indiani so-stengono, i testi del vedanta sono stati compresi solamente in modo verbale e grammaticale, ma non real-mente, da quegli eruditi europei i cui metodi di studio sono confessatamente oggettivi e senza un coinvol-gimento interiore di ricerca. Il Vedānta può essere conosciuto solo nella misura in cui è stato vissuto. Quin-di, l'indiano non può fidarsi di un maestro la cui dottrina non si riflette direttamente nel suo essere stesso. C'è qui qualcosa di molto lontano del moderno concetto europeo di erudizione.
    Dobbiamo aggiungere, all'attenzione di quelli che hanno nozioni romantiche sul "oriente misterioso" che il Vedānta non ha niente a che vedere con la magia o con l'esercizio di poteri nascosti. È certo che l'efficacia del procedimento magico e l'effettività dei poteri nascosti in India si danno per scontati. Ma la magia è con-siderata come una scienza applicata di tipo infimo; e benché nel corso della pratica contemplativa si acqui-siscono incidentalmente poteri nascosti, tali come quello dell'operazione "a distanza", il suo uso - a meno di circostanze eccezionali - è considerato come una pericolosa deviazione dalla via.
    Il Vedānta non è un tipo di psicologia né lo Yoga è una felice terapia se non molto accidentalmente. La salu-te fisica e morale sono prerequisiti per il progresso spirituale. L'analisi psicologica si impiega solamente per rompere la nostra viziata fede nell'unità ed immaterialità della "anima", e aspirando a distinguere meglio lo spirito di quello che non è lo spirito ma solamente una manifestazione psicofisica temporale di una tra le più limitate delle sue modalità. Chiunque insista, come Jung, nell’interpretare le essenze della metafisica indiana o cinese con la psicologia sta solamente distorcendo il significato dei testi. La psicologia moderna, da un punto di vista indù, ha quasi gli stessi valori che si attribuiscono allo spiritismo e alla magia e ad altre "superstizioni." In ultimo è importante specificare che la metafisica, il Vedanta , non è una forma di mistici-smo, eccetto nel senso in cui, con Dionisio possiamo parlare di una teologia mistica. Quello che si intende
    ordinariamente per "misticismo" implica una ricettività passiva – “dobbiamo concedere che le cose accada-no nella psiche" è il modo di Jung per definire il misticismo, e con questa affermazione egli stesso si pro-clama un "mistico". Ma la metafisica ripudia la psiche interamente. Le parole di Cristo, che "Nessun uomo può essere il mio discepolo se non odia la sua stessa anima", sono state dette un ed in più di un’occasione da tutti i guru indiani; e ben lungi dall’implicare passività, la pratica contemplativa implica un'attività che si confronta comunemente all'ardore di un fuoco ad una temperatura tanto alta da non mostrare né tremolio né fumo. Il pellegrino è definito un "affannato", ed il ritornello caratteristico della canzone del pellegrino è "proseguire, andare avanti." La "Via" del vedantista è soprattutto un'attività.

  7. #7
    Sospeso/a
    Data Registrazione
    30 Mar 2009
    Località
    Usa
    Messaggi
    5,835
     Likes dati
    2,590
     Like avuti
    2,516
    Mentioned
    14 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: L'uomo e il suo divenire secondo il Vedanta

    ho dimenticato di mettere l'autore, A. K. Coomaraswamy

  8. #8
    .... .....
    Data Registrazione
    30 Mar 2009
    Località
    Nel tempo...
    Messaggi
    29,039
     Likes dati
    21
     Like avuti
    2,042
    Mentioned
    67 Post(s)
    Tagged
    2 Thread(s)

    Predefinito Rif: L'uomo e il suo divenire secondo il Vedanta

    Ottimo libro..
    Naturalmente ognuno capisce ciò che può..ma anche poco..è già abbastanza..vista la barbarie intellettuale in cui ci troviamo..
    Bisogna dare all'uomo non ciò che desidera..ma ciò di cui ha bisogno...
    (la via diretta non è la più breve)

  9. #9
    A - democratia
    Data Registrazione
    13 Jan 2010
    Località
    ...and the sky was all violet...
    Messaggi
    6,388
     Likes dati
    2,854
     Like avuti
    976
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: L'uomo e il suo divenire secondo il Vedanta

    Citazione Originariamente Scritto da Malaparte Visualizza Messaggio
    Ho iniziato a leggere questo libro di Guénon, ma dopo qualche capitolo ho cominciato a chiedermi: che senso ha leggere di cose che non posso sperimentare? Che senso ha sapere cosa sono Purusha e Prakriti quando tutto si ferma ad un sapere teorico, non diversamente da qualunque altro pensiero filosofico? Quindi, per il momento, l'ho abbandonato... Cosa ne pensate?


    Baghavad Gita - Capitolo IV
    VERSO 28

    dravya-yajns tapo-yajna
    yoga-yajnas tathapare
    svadhyaya-jnana-yajnas ca
    yatayah samsita-vratah



    dravya-yajnah: sacrificando i propri possessi; tapah-yajnah: sacrificio in austerità; yoga-yajnah: sacrificio dal misticismo in otto fasi; tatha: così; apare: altri; svadhyaya: sacrificio nello studio dei Veda; jnana-yajnah: sacrificio nell'avanzamento della conoscenza spirituale; ca: anche; yatayah: persone illuminate; samsitas-vratah: seguendo rigidi voti.



    TRADUZIONE

    Seguendo rigidi voti, alcuni sono illuminati dal sacrificio dei beni materiali e altri dal compimento di severe austerità, altri ancora dalla pratica dello yoga mistico in otto fasi, oppure dallo studio dei Veda al fine di acquisire la conoscenza trascendentale.


    Gioia e dolore hanno il confine incerto...

  10. #10
    A - democratia
    Data Registrazione
    13 Jan 2010
    Località
    ...and the sky was all violet...
    Messaggi
    6,388
     Likes dati
    2,854
     Like avuti
    976
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: L'uomo e il suo divenire secondo il Vedanta

    ...poi invece ci sono letture che implicano necessariamente una loro sperimentazione per poter avere effetto o per poterne scoprire l'effetto...

    ...la sola lettura puo' limitarsi ad implicare solo l'incameramento di una informazione (cosa peraltro sempre positiva!)...senza disvelare nessuna coscienza.

    Ad esempio:




    Gioia e dolore hanno il confine incerto...

 

 

Discussioni Simili

  1. Secondo voi chi è veramente l'Uomo?
    Di Voltaire nel forum Esoterismo e Tradizione
    Risposte: 2
    Ultimo Messaggio: 28-01-09, 22:31
  2. Secondo voi chi è veramente l'Uomo?
    Di Voltaire nel forum La Filosofia e il Pensiero Occidentale
    Risposte: 32
    Ultimo Messaggio: 27-01-09, 00:44
  3. recensioni: L' Uomo e il suo divenire secondo il Vedanta
    Di stuart mill nel forum Filosofie e Religioni d'Oriente
    Risposte: 6
    Ultimo Messaggio: 29-11-06, 17:42
  4. Potrebbe divenire necessario un secondo lavoro...
    Di Cirno nel forum Imperial Regio Apostolico Magnifico Senato
    Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 16-09-03, 13:23
  5. Potrebbe divenire necessario un secondo lavoro...
    Di Cirno nel forum Centrodestra Italiano
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 15-09-03, 19:07

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito