Gli iperliberisti tornano alla carica contro la manovra

Il sottosegretario Guido Crosetto si schiera alla testa della pattuglia liberal e punta verso lo Stato minimo


di Matteo Mascia


Con il passare delle ore si allarga la cerchia dei detrattori della manovra economica licenziata dall'Esecutivo. Proprio tra i corridoi di Palazzo Chigi cresce lo scontento per una correzione di bilancio che obbligherà diversi Ministeri a rivedere i propri piani di spesa.
Ancora una volta, il portavoce dello scontento è stato il sottosegretario alla Difesa Guido Crosetto. Nella mattinata di ieri, intervenendo ad una trasmissione televisiva, il politico cuneese ha suggerito quella che sarebbe la sua ricetta per raggiungere una piena competitività del Paese. “Non c'è scritto da nessuna parte che lo Stato debba controllare l'Eni, le Poste, la Rai o altre società partecipate – ha esordito l'ex sindaco di Marene – Per garantire la concorrenza e lo sviluppo Tremonti potrebbe fare una cosa semplicissima. Vendere le partecipazioni e ricavarne così un po' di soldi per il bilancio pubblico”. Ingredienti iperliberisti che, allo stato attuale, avrebbero effetti nefasti sul sistema economico italiano. Nonostante Crosetto abbia rivestito per anni il ruolo di responsabile per le attività produttive ed il credito di Forza Italia dimostra di non avere grande dimestichezza con certe categorie. Il Sottosegretario ci dovrebbe spiegare quale sarebbe il vantaggio nel dismettere il pacchetto azionario di Eni controllato dal Tesoro. Forse non sa che il titolo del “cane a sei zampe” ha avuto un ottimo rendimento a Piazza Affari? Guardando alla sua biografia crediamo che sappia molto bene quale sia la posta in gioco. Per questo motivo, è consapevole che una completa deregulation incontrerebbe i favori della finanza internazionale. Una cricca di speculatori che ha già iniziato a volteggiare come un avvoltoio sui gioielli controllati dallo Stato. La vulgata liberista continua a ripetere come una litania che queste società sarebbero in grado di produrre solo debiti.
Da dove nasce allora tutto questo interesse delle grandi holding internazionali? I contabili di Wall Street e della City hanno forse iniziato ad impostare a casaccio studi di funzione e relativi grafici? È chiaro che così non può essere. Le dichiarazioni a mezzo stampa di qualche componente del Governo o degli onnipresenti think tank celano interessi che finiscono per collidere con quello nazionale. D'altronde Crosetto lo aveva già confessato dopo aver definito qualche giorno fa “non brasato ma bollito” Giulio Tremonti. L'esponente del Pdl aveva specificato che il suo suggeritore non era Silvio Berlusconi. Non era stato il Cavaliere quindi a consigliare al Sottosegretario di invitare Tremonti a farsi vedere da un bravo psichiatra. Sullo sfondo potrebbe esserci un normale scontro tra le correnti interne al partito, ma l'importanza degli argomenti sul tavolo porta a ritenere che si siano messe in moto dinamiche sovranazionali. Un pericoloso monopoly che rischia di trascinare gli italiani in un tunnel molto simile a quello in cui sono stati catapultati i greci. Crosetto può ancora correggere il tiro. (...)
Per iniziare a cantare fuori dal banalissimo coro dei liberalizzatori il Sottosegretario venuto da Cuneo potrebbe iniziare a tutelare il demanio militare. Un patrimonio immobiliare vastissimo sul quale hanno già messo gli occhi le grandi società immobiliari. Una gestione oculata permetterebbe di evitare che caserme e altre strutture siano lasciate al proprio destino in attesa di essere svendute al miglior offerente. Per scontentare chi ha già iniziato a sfregarsi le mani gli edifici potrebbero essere assegnati a Regioni ed Enti locali. Non lo vieta nessuno. Anche una massaia – con tutto il rispetto che si deve a chi amministra l'economia domestica – arriva a comprendere che una buona gestione non può partire dalla dismissione di un patrimonio costruito dopo decenni di lavoro. Mettersi di traverso è una scelta difficile. In molti preferiscono ruggire contro la legge delega che potrebbe prevedere un aumento della tassazione sulle rendite. Una levata di scudi che farà piacere ai bankster desiderosi di continuare a speculare senza pagare dazio.
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