Nell'inchiesta "Cheque to Cheque" i dinari libici, la Lega, i nazionalisti sloveni e Zhirinovskji

Lo strano triangolo che unisce il Colonnello al Senatur

Certo che lo scintillante entusiasmo con cui il Pdl e la Lega Nord hanno ac-colto la visita in Italia del Colonnello Gheddafi lascia perplessi. E' chiaro che per chi ha costruito il consenso sulla paura dell'arrivo delle orde dei barconi dei "clandestini", criminalizzando l'im-migrazione dei rifugiati, il Colonnello, dai cui territori partivano le spedizioni dei trafficanti di vite umane, è un allea-to prezioso. Soprattutto nella vergo-gnosa pratica dei respingimenti che ha scandalizzato il mondo intero. Se infat-ti la Libia non ha mai sottoscritto la convenzione di Ginevra, l'Italia, che avrebbe invece l'obbligo di applicarla, è un Paese dalla memoria corta che non nota o ricorda che la luna di miele tra il governo di centrodestra e il leader libi-co potrebbe avere radici assai più anti-che e inquietanti della indecente parata cui si assiste in questi giorni. Ciò nono-stante a nessuno sfugge che i famosi barconi degli "invasori" partono dalla Libia, sbarcano o tentano lo sbarco in Italia, con una frequenza che talvolta appare funzionale alla costruzione di un consenso politico fondato sulle peg-giori reazioni di tipo xenofobo, fino al punto da giustificare, con gli sbarchi, l'istituzione delle famigerate ronde. Se-condo importanti risultanze istruttorie dell'inchiesta "Cheque to Cheque", del-la Procura di Torre Annunziata, risalen-te alla fine degli anni '90, è esistito in-fatti un percorso da brivido che, passan-do dalla Libia alla Russia, e dalla Russia alla Slovenia, finiva proprio dalle parti di casa nostra in modo funzionale alla creazione di premesse che oggi sembra-no alla base di fenomeni politici deva-stanti. Ecco come.
Il nazionalista russo
Secondo quanto ricostruito dai carabi-nieri il sostenitore di un progetto mi-rante alla frantumazione del vecchio continente in miriadi di piccoli staterel-li locali, nati da spinte nazionaliste o da spinte autonomistiche, sarebbe stato tra gli altri il leader nazionalista russo Vla-dimir Zhirinovslcji.
Perché ricordiamo oggi questo passag-gio relativo ad una vecchia inchiesta che perdipiù non ha avuto seguiti pena-li? Perché dall'inchiesta campana era emerso che numerosi testimoni prove-nienti dalla ex Iugoslavia hanno rilascia-
to testimonianze che garantiscono «in maniera indiscutibile l'autenticità del giro d'affari tra un certo Nicholas Oman (nazionalista sloveno nda) e Zhi-rinovskji».
«Si aggiunga a ciò che Zhirinovslcji aveva avuto cura di farsi seguire, negli in-contri con Nicholas Oman, da una de-legazione del suo partito ed in partico-lare da un rappresentante della Duma membro di quella commissione geopo-litica - scrivono ancora i carabinieri - i cui documenti riservati hanno confer-mato l'esistenza, nei programmi di Zhi-rinovslcji, di un progetto». (l'aie? Qiel-lo di «favorire ovunque movimenti na-zionalisti e autonomisti, indipendente-mente dal loro orientamento ufficiale filo o anti-russo, in modo da accelerare processi disgregativi die,in qualche mo-do, avrebbero favorito poi nuove for-me di aggregazione».
Il progetto Eurotopia
Per capire da dove sia arrivata questa aspirazione bisogna andare con la me-moria al 1989, all'indomani della cadu-ta del Muro di Berlino, quando il Club 1001 - il "comitato centrale" dell'oligar-chia mondiale presieduto da Filippo d'Edimburgo - affidò a uno dei suoi membri, il magnate olandese Alfred H. Heineken (si, proprio quello della bir-ra), uno "studio di fattibilità" del pro-getto smembramento degli Stati na-zionali europei.
Nel progetto, noto come "Eurotopia", frutto di anni intensi di studio e di di-cussioni con lo storico e agente del Sis (servizio segreto) britannico Cyril Nor-thcote Parkinson, oggi scomparso, Hei-neken suddivideva l'Europa in 75 mini-Stati, in base a criteri demografici. Se-condo lo studio di Heineken, l'Italia andava divisa in 8 staterelli.
In questa topografia non esistono più Paesi come Francia, Germania, Italia. Li sostituiscono territori con un minimo di 5 e un massimo di 10 milioni di abi-tanti: «Ma il fatto è che la gente si vuo-le identificare di piu' con il proprio Pae-se e i governi si devono avvicinare alle esigenze della società reale. E com'è possibile farlo in Stati di 500 60 milio-ni di abitanti? Guardate cosa sta succe-dendo in Jugoslavia', sottolineava il magnate della birra nel 1992. E infatti il suo progetto prevede cose che puntual-mente avverranno: la Slovenia scompa-rirebbe, assorbita nel Noricum ex au-
striaco (qualcosa che assomiglia al pro-getto ancora in discussione nel 2008 di "Euroregione" tra Carinzia, Friuli Vene-zia Giulia e Slovenia), l'Albania guada-gnerebbe il Kossovo (processo in fase avanzata di realizzazione), Croazia, Ser-bia, Macedonia e Bosnia Erzegovina di-venterebbero nazioni indipendenti (progetto puntualmente realizzato). In-somma in Eurotopia il Nord Italia avrebbe dovuto far parte della galassia degli staterelli dell'Europa Centrale e il Sud Italia essere risucchiato nel terzo mondo.
Il nazionalista sloveno e la P2
Ora il fatto è che l'indipendentista sloveno Oman, legato a Zhirinovslcji, in
Italia non è uno sconosciuto: secondo la questura di Arezzo, in relazione ad accertamenti svolti dalla Digos di quella città alle «ore 10,24 del 13 settembre 1989 Oman Nicolas accompagnato da Ciocca Giovan Battista faceva visita a Geli Licio in Villa Vanda. Alle ore 18,30 del 18 settembre 1989 le stesse persone entrano in Villa Wanda e alle ore 12,00 del 14 maggio 1990 le stesse persone entrano in Villa Wanda». Insomma Oman è stato un frequentatore della villa del capo della Loggia P2 Licio Geli a Castiglion Fibocchi.
Oggi nessuno lo ricorda più ma nel 1991 proprio Gelli, assieme ad altri massoni, alla cupola di Cosa nostra ed a un gruppetto di neofascisti prove-nienti da Ordine Nuovo, come Stefano Delle Ghiaie, avevano sponsorizzato e dato vita al movimento politico delle Leghe meridionali, un dato emerso nel-l'inchiesta "Sistemi Criminali " di Paler-mo. E' curioso, ma in quello stesso pe-riodo quegli "ex" neofascisti si sono equamente distribuiti tanto nella Lega Nord e Liga Veneta quanto nelle leghe del Sud, in qualche caso partecipamdo a entrambe.
Il Colonnello
E Gheddafi? «Il Colonnello Gheddafi risulta, a sua volta, essere stato tra i prin-cipali spOnsorizzatori e promotori del-le campagne e dell'ascesa politica dello stesso Vladimir Zhirinovskji» hanno scritto i carabinieri di "Cheque to Che-que".
Insomma, all'indomani della grande svolta del 1994 i carabinieri e la Procu-ra di Torre Annunziata avevano messo nero su bianco il sospetto che un enor-me transito di valuta libica trafficata il-legalmente per sostenere attività desta-bilizzanti su larga scala in Europa fosse stato reso possibile, come del resto è in-dicato da molti elementi emersi nel cor-so delle indagini, solo con il consenso dello stesso governo libico. Un transito reso sospetto dal fatto che «alcuna con-tropartita in tali transizioni si sia deter-minata a favore dello stesso Governo li-bico». In altre parole, il Colonnello Gheddafi avrebbe concesso, di fatto gratuitamente, sostegno a «gruppi a ca-rattere secessionista e indipendentista che operano nel nostro Paese». Si tratta di notizie davvero curiose che consen-tono di svolgere una interessante analo-ga politica: sia il denaro libico la cui presenza è stata riscontrata in seguito al-l'inchiesta palermitana denominata "Fax money" (una indagine condotta nel 1997 dalla compagnia "San Loren-zo" dei carabinieri di Palermo che ha consentito l'individuazione di un im-portante centro di riciclaggio all'inter-no del più importante centro affari del-la capitale siciliana, il così detto centro Gamma), sia le forti somme erogate dal Colonnello Gheddafi per «favorire l'ascesa di Vladimir Zhirinovskji, han-no avuto chiaramente una finalità de-stabilizzatrice, almeno a quanto è stato sinora riscontrato dall'attività investiga-tiva di queste e altre autorità di Polizia Giudiziaria».
Il fatto che oggi rende interessanti que-ste notizie è che secondo i carabinieri «Zhirinovslcji ha acquisito enormi som-me grazie all'intermediazione di Nicho-las Oman (il nazionalista sloveno) e quest'ultimo gli ha consentito di com-mercializzare i suoi beni anche in Croa-zia e in Serbia e cioè in gran parte dei paesi della ex Iugoslavia in guerra tra lo-ro; di quell'arsenale Russo che Zhiri-novskji, come molti altri leader politi-co-criminali, sta svendendo nel resto del mondo l'organizzazione di Oman ha consentito la diffusione capillare».

Asca S.p.A.