Il compagno Benito Mussolini
Discorso del Compagno Benito Mussolini Post #1 di 2
"Partito Socialista Italiano
XIII Congresso Nazionale - Reggio Emilia, 8 luglio 1912
Intervento di Benito Mussolini
Presidente GREGORIO AGNINI: - Ha facoltà di parlare il compagno Mussolini.
MUSSOLINI (Applausi): - Permettetemi di cominciare con una dichiarazione personale. Si è detto da molti giornali e molti compagni forse lo hanno creduto, che io avrei presentato e sostenuto una specie di pregiudiziale. Questa non è mai stata nelle mie intenzioni e c’è qualcuno qui che può rendermene fede. La mia discussione sulla relazione del Gruppo Parlamentare e sull’operato di taluni membri del gruppo stesso doveva farsi e la faccio al terzo comma dell’ordine del giorno senza inversioni o anticipazioni.
Io mi sono qualche volta domandato – così per curiosità intellettuale – le ragioni dello scarso successo della propaganda astensionistica in Italia. L’Italia è, certo, la nazione in cui il cretinismo parlamentare – quella tal malattia così acutamente diagnosticata da Marx – ha raggiunto le forme più gravi e mortificanti. Si vede che siamo un popolo “politico” da tanto tempo che per quante disillusioni si provino, torniamo sempre ai vecchi peccati.
Il parlamentarismo italiano è già esaurito. Ne volete la prova? Il suffragio quasi universale largito da Giovanni Giolitti è un abile tentativo fatto allo scopo di dare ancora un qualsiasi contenuto, un altro periodo di “funzionalità” al parlamentarismo.
Il parlamentarismo non è necessario assolutamente al socialismo in quanto che si può concepire e si è concepito un socialismo anti-parlamentare o a-parlamentare, ma è necessario invece alla borghesia per giustificare e perpetuare il suo dominio politico. Tutte le nazioni moderne a regime più o meno democratico-rappresentativo ci offrono lo spettacolo di una borghesia travagliata e stimolata dal bisogno di rinnovare i suoi istituti politici per evitare od allontanare la precoce imminente vecchiaia che li logora. Il Parlamento Francese vota la rappresentanza proporzionale perché il suffragio universale ha già esaurito la sua funzione trasformatrice; la Camera italiana vota il suffragio giolittiano per vivificare l’istituto parlamentare – anello di congiunzione fra governo e popolo.
La decadenza innegabile del parlamentarismo italiano ci spiega perché tutte le frazioni parlamentari – dalle scarlatte alle nere – abbiano votato compatte per l’allargamento del voto. È il sacco d’ossigeno che prolunga la vita all’agonizzante. Per queste ragioni io ho un concetto assolutamente negativo del valore del suffragio universale, mentre per i riformisti il suffragio universale ha un valore positivo. L’uso del suffragio universale deve dimostrare al proletariato che neanche quella è l’arma che gli basta per conquistare la sua emancipazione integrale.
La borghesia come deve compiere il suo ciclo economico, così deve percorrere intera la sua parabola politica – realizzare cioè tutti i desideri delle democrazie – fino al giorno in cui scomparendo la possibilità di ulteriori trasformazioni dei suoi istituti politici, un altro problema, il problema fondamentale, quello della “giustizia nel campo economico” dovrà essere risolto e la soluzione non potrà essere che socialistica: il passaggio alle collettività operaie dei mezzi di produzione e di scambio.
L’utilità del suffragio universale è, dunque – dal punto di vista socialistico – negativa: da una parte esso affretta l’evoluzione democratica dei regimi politici borghesi, dall’altra esso dimostra al proletariato la necessità di non rinunciare ad altri metodi più efficaci di lotta. (Commenti).
UNA VOCE: - È grossa.
MUSSOLINI: - No è marxista.




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