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    Predefinito I Fratelli Monsignori Scotton: i martelli contro Il Modernismo

    Video sui fratelli Scotton, collaboratori di mons. Benigni:


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    Predefinito Riferimento: I Fratelli Monsignori Scotton: i martelli contro Il Modernismo

    Centro studi Giuseppe Federici - Per una nuova insorgenza
    Comunicato n. 28/08 del 12 marzo 2008, San Gregorio Magno

    Movimento cattolico - Omaggio a mons. Gottardo Scotton

    Il 9 marzo 1916 moriva monsignor Gottardo Scotton, una delle figure più combattive dell’intransigenza cattolica. Insieme ai fratelli mons. Jacopo Scotton e mons. Andrea Scotton trascorse l’intera vita sacerdotale al servizio della Santa Sede: nelle file dell’Opera dei Congressi, dalle colonne della rivista “La Riscossa” e di altre pubblicazioni, dai pulpiti di mezza Italia, dove era invitato per le sue qualità di oratore. Fu per due volte arrestato dal governo unitario per la sua militanza cattolica.
    Dopo la morte di san Pio X (che sempre incoraggiò l’azione dei fratelli Scotton), come tanti altri protagonisti dell’azione antimodernista cadde in disgrazia agli occhi di alcuni prelati, tra cui mons. Ridolfi, il vescovo di Vicenza che invece aveva elogiato il modernista Fogazzaro. Mons. Gottardo Scotton, che aveva visto morire Jacopo nel 1909 e Andrea nel 1915, terminò i suoi giorni malato, povero e tormentato da mons. Ridolfi.
    Avremmo potuto ricordarlo pubblicando uno dei suoi innumerevoli articoli, scritti con ardore e ironia, a difesa della Chiesa contro massoni o modernisti. Abbiamo invece scelto l’ultima lettera che scrisse, indirizzata al cardinale Gaetano De Lai, uno dei pochi rimasti fedeli alla linea di san Pio X. E’ un testo molto semplice, in cui mons. Gottardo, costretto a trattare di questioni materiali, non nasconde al card. De Lai la profonda amarezza per la situazione in cui si trova e che lo accompagnerà, otto giorni dopo, alla morte.
    Il testo è tratto dall’opera di Giovanni Azzolin: Gli Scotton. Prediche, battaglie, imboscate (Vicenza 1998, pag.383-384).

    Appendice. Documenti
    3. L’ultima lettera scritta da Gottardo Scotton. E’ diretta al cardinale Gaetano De Lai e porta la data del 1 marzo 1916: otto giorni prima di morire.

    Eccellentissimo Principe,
    Le scrivo ancora di letto, di dove non so quando potrò levarmi, visto che la mia artrite invecchiando peggiora.
    Da Mons. Tedeschini non ho ancora ricevuto la notizia; ma sento il dovere di affrettare a V. Eminenza i miei ringraziamenti per tutto ciò che può aver fatto a mio riguardo.
    A dire il vero, io mi aspettavo qualcosa di meglio dalla generosità del S. Padre, specialmente avuto riguardo che io potrò aver ben poco dalla elemosina della S. Messa. Per legato testamentario io debbo applicarla per un anno intero in suffragio dell’anima del defunto fratello; ma anche dopo, quante volte potrò celebrare? Appena ritornato dal funerale di suor Paola fui assalito per molti giorni da una febbre a 39 gradi, e guarito da questa fui assalito dalla vecchia artrite, mia indivisibile compagna, che si associerà meco fino alla tomba.
    Sento che la vita mi sfugge: ma sia fatta la volontà del Signore! Quello che le raccomando in visceribus Christi è di far procedere sollecitamente la causa presentata a codesta Concistoriale.
    Io mi trovo battuto tra l’incudine e il martello, perché i nipoti se la prendono meco, credendo che io voglia menare il cane per l’aia, assicurando vicinissima una soluzione, che non arriva mai. Un nipote, specialmente, non quello che fu a Roma, è deciso, se non sarà fatta giustizia dalla S. Sede, di sporgere formalmente causa contro Mons. Rodolfi di premeditato omicidio. Egli ha un avvocato che lo assicura della vittoria ed ha a testimoni il medico, la infermiera e lo stesso Vicario parrocchiale, il quale scrisse anche a me, che la lettura dell’ultima lettera fu la causa del subito peggioramento o della morte. E Mons. Vescovo era stato avvisato da me, che a giudizio del medico ogni emozione potrebbe essere fatale. E Mons. Vescovo obbligò in coscienza il Vicario parrocchiale di deludere ogni vigilanza e di leggergliela.
    (Mons. Gottardo Scotton allude alla lettera scritta da mons. Ridolfi a mons. Andrea Scotton, che morì poco dopo di crepacuore per le accuse mosse contro di lui dal vescovo di Vicenza, ndr)
    La lettera riguardava un trafiletto copiato dall’Unità Cattolica, nel quale narrando il concorso aperto dal Governo per una cattedra di Storia delle Religioni, L’Unità Cattolica e quindi la Riscossa chiamava mons. Umberto Fracassini ex prete modernista.
    Pare che il Fracassini sia ricorso a mons. Rodolfi lamentandosi del titolo ricevuto. Mons. Rodolfi impose al fratello di rettificare l’errore e di riparare l’ingiuria (si vede che il Fracassini fu sempre puro come la colomba di Noè!) nel primo numero della Riscossa in termini espliciti che non diano luogo ad equivoci e senza nessun commento circa la persona del suddetto Monsignore. Minacciò, come al solito, colle frasi più aspre il suo diritto, riconosciuto con lettera dalla Segreteria di Stato, il suo diritto di sospendere immediatamente la Riscossa, gli fece la solita ammonizione di rivedere gli scritti del giornale, essendo l’unico responsabile (nello stato di infermità in cui si trovava!) e gli ingiunse la multa di cinquanta lire da versarsi entro il termine di tre giorni (le sottolineature sono nel testo).
    Questa lettera consegnata dal Vicario parrocchiale al cav. Navarotto per comporre la ritrattazione, non si sa come, è passata nelle mani del nipote (Le ultime cinque righe sono sottolineate in blu, probabilmente da De Lai, ndr).
    Mons. Vescovo scherza col fuoco e non pensa di potersi bruciare le mani. Ora vuole togliere alla sorella Rita la Suora della Sacra Famiglia che è il suo braccio destro, dicendo che terminata la Riscossa non c’è più ragione che rimanga, quasiché non sia un’opera buona il custodire sei o sette Figlie di Maria addette al lavoro. Forse le Suore si trovano meglio a dirigere i magazzini sociali cattolici, ove si vendono anche il vino e i liquori.
    Ecco come stanno le cose e V. Em. può immaginare il mio stato d’animo. Forse il Signore apparecchia alla mia vecchiaia altre tribolazioni in isconto dei miei peccati, e si faccia sempre la sua santissima volontà. Perdoni questo sfogo del cuore.
    Quanto al concorso arcipretale di Breganze si parla sempre di Mons. Veggian, dello Stocchiero e di Prosdocimi. Povera Breganze!
    Baciando la Sacra Porpora e rinnovando i miei ringraziamenti, ho l’onore di segnarmi di V. Eminenza

    Padova, ai Filippini
    1 marzo 1916

    Dev.mo, Obbl.mo Servo
    D. Gottardo Scotton, Cam. Segr. di S. Santità

    ____________________________

    [email protected]
    http://www.centrostudifederici.org/
    Archivio dei comunicati:
    http://www.centrostudifederici.org/stampa/stampa.htm

  3. #3
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    Predefinito Riferimento: I Fratelli Monsignori Scotton: i martelli contro Il Modernismo

    Centro Studi Federici

    La scheda di oggi (cfr. comunicati nn. 26 e 27 del 2007) riguarda i tre fratelli Scotton, stretti collaboratori di monsignor Umberto Benigni, che li chiamava amichevolmente “il trio della Riscossa”.Jacopo, Andrea e Gottardo ScottonTutti e tre sacerdoti, polemisti, che dalla residenza di Breganze (Vicenza) condussero per oltre un trentennio polemiche clamorose in difesa dei diritti della S. Sede contro gli errori del tempo.Jacopo, nato a Bassano il 3 settembre 1834 e morto a Venezia il 17 gennaio 1909. Ordinato sacerdote nel 1857, predicatore celebre, lasciò il pulpito, quando con gli altri fratelli passò al giornalismo (1890).Andrea, nato a Bassano il 2 marzo 1838 e morto a Breganze il 27 novembre 1915. Sacerdote nel 1860, nel 1863 prese a insegnare religione nel ginnasio di Vicenza. In seguito si diede anch’egli alla predicazione. Nel 1881 fu eletto arciprete di Breganze. Ha una quarantina di pubblicazioni, fra le quali 4 libri di Apologetica.
    Gottardo, nato a Bassano il 23 giugno 1845 e morto a Padova il 9 marzo 1916. Ordinato sacerdote nel 1869, fu anch’egli oratore applaudito. Fra le sue pubblicazioni, notevole una Vita di Gesù Cristo. Nel 1890 i tre fratelli presero a redigere il settimanale La Riscossa per la Chiesa e per la patria, che iniziò le sue pubblicazioni il 17 agosto 1890 e cessò l’8 gennaio 1916. Il pensiero dei fratellli Scotton è raccolto ed esposto nell’operetta: Il sincero Cristiano e i suo doveri verso Gesù Cristo, la Chiesa e lo Stato, operetta dei fratelli sacerdoti Jacopo, Andrea e Gottardo Scotton. (Dall’Enciclopedia Cattolica, Città del Vaticano 1953, t. XI, v. Scotton)
    Necrologi Sulla rivista integrista L’Unità Cattolica, don Alessandro Cavallanti pubblicò due necrologi: il 30/11/1915 per mons. Andrea Scotton e il 12/3/1916 per mons. Gottardo Scotton. Opere principali Oltre a Il sincero Cristiano e i suoi doveri verso Gesù Cristo, la Chiesa e lo Stato segnalato dall’Enciclopedia Cattolica: - Andrea Scotton, Corso completo di Catechismo, (S.A.T. Editrice, Vicenza, più volte ristampato): Il simbolo apostolico (1949); I Sacramenti (1950); I comandamenti (1950); L’orazione e la giustizia cristiana (1952).
    - Gottardo Scotton, Il Vangelo studiato minutamente dal parroco e spiegato al popolo in un corso completo di omelie per tutte le domeniche e feste dell’anno, Bassano 1886, Premiato Stabil. Tipogr. Sante Pozzato, voll. 9. Inoltre sono stati dati alle stampe innumerevoli opuscoli a firma dei fratelli Scotton, relativi ad articoli estratti da La Riscossa, omelie, discorsi, ecc. Sulla figura dei tre ecclesiastici: G. Menara, I fratelli Scotton (mons. Jacopo, Andrea e Gottardo). Memorie biografiche, Tip. S. Maria Novella, Firenze 1925. L’Opera dei Congressi I fratelli Scotton si impegnarono notevolmente per l’organizzazione dell’Opera dei Congressi, principalmente nelle diocesi venete. Mons. Gottardo Scotton ebbe un ruolo importante per il sviluppo dell’Opera anche nelle diocesi meridionali. In seguito a questo incarico fu nominato canonico onorario della cattedrale di Cosenza. A riguardo segnaliamo un estratto de L’Opera Pastorale e Sociale di Augusto Bertazzo, di Antonio Propato.
    (…) Il presidente dell’Opera dei congressi Paganuzzi inviò numerose lettere ai vescovi siciliani e incaricò mons. Gottardo Scotton di andare in Sicilia per promuovere la diffusione dell’Opera e dei comitati parrocchiali. Lo Scotton conseguì qualche risultato positivo, pur incontrando varie difficoltà nella freddezza dei parroci che avevano rapporti clientelari con i municipi. A Noto e ad Agrigento trovò un ambiente più favorevole all’Opera perché vi operavano i fratelli Blandini. Durante questa visita lo Scotton si convinse che la regione poteva progredire dal punto di vista religioso solo se cambiava la mentalità dei vescovi, che avevano un atteggiamento di diffidenza verso la chiesa perché temevano il pericolo della ribellione. (…) Nel 1891 il vescovo di Cosenza era l’unico vescovo del Mezzogiorno, come riferì mons. Gottardo Scotton dopo una visita nell’Italia meridionale, che aveva costituito un comitato diocesano dell’Opera. (…)
    http://www.consiglio.basilicata.it/p..._pastorale.pdf

    1877: il Bollettino Salesiano elogia l’opera dei fratelli Scotton
    Per la gran festa del giubileo episcopale del nostro Santo Padre gli illustri fratelli lacopo, Andrea e Gottardo Scotton da Bassano hanno riunito in un volume una serie di bellissime conferenze, nelle quali colla ben nota loro valentia discorrono dei doveri del cristiano verso G. C. la Chiesa e lo Stato. Essi provano come G. C. sia vero Dio e vero uomo, ed abbia egli fondato la Chiesa. Questa poi ci viene presentata come maestra di verità, ministra di grazie e regina. Da ultimo si viene a discorrere dell’obbedienza dovuta allo Stato, e si stabiliscono le relazioni scambievoli fra la Chiesa e lo Stato, e il campo in cui si aggira l’azione dell’una e dell’altra podestà. Questo libro può riguardarsi come una breve ma trionfante dimostrazione della Chiesa cattolica contro tutte le sétte dissidenti. Mirabile e stupendo si é il ragionamento con cui dimostra sino ad ineluttabile evidenza l’obbligo che ha ciascun fedele di sottomettersi ed obbedire alla Chiesa ed al Papa. L’opera è popolare e pienamente alla portata di tutte le civili persone dell’uno e dell’altro sesso. Chiunque in fatto di religione desideri ili conoscere la verità per abbracciarla e seguirla, ne resterà senza dubbio molto soddisfatto e contento. I cattolici ferventi godranno al vedere una così bella e trionfante dimostrazione della loro religione. Le anime alquanto vacillanti saranno molto soddisfatte di vedervi sciolte dalle radici e come a-colpo d’occhio le più gravi difficoltà, e di sentirsi profondamente confermare nella loro fede. I protestanti e in genere tutti i separati dalla cattolica unità conosceranno quanto sia vero che negare l’infallibilità del Papa sia lo stesso che negare la più universale e costante tradizione della Chiesa, e disconoscere il Santo Vangelo. Finalmente gli stessi increduli razionalisti, se fossero di buon conto, rimarrebbero dalla forza delle ragioni non meno soavemente che efficacemente convinti e necessitati ad ammettere la verità della religione cattolica. Ecco un libro di piccola mole, ma di grande efficacia per rimettere sulla buona strada molti infelici traviati; Chiunque ha un tiglio , un parente , un amico, cui desiderava vedere meglio assicurato nel sentimento religioso, non tralasci di approfittarsi di tal mezzo. Questo libro è uno dei più belli e utili regali da farsi ai giovani civilmente educati e da rendersi famigliare in tutti i collegi con grande vantaggio della gioventù studiosa. L’opera é di un volume in ottavo grande con circa quattrocento pagine a caratteri chiari e nitidi. Si spedisce franco da ogni spesa per tutta l’Italia al prezzo di lire cinque, e si fanno notevoli sconti ai librai ed a quanti ne prendano in buon numero. Per ogni commissione indirizzarsi al reverendissimo Don Enrico Vasco, via s. Lazzaro, 23, Torino. Noi lo raccomandiamo caldamente ai nostri buoni lettori, affinché lo comprino, lo leggano, lo imprestino, lo regalino, e facciano così un gran bene a sé ed agli altri. (Dal Bollettino salesiano mensile, Anno I, n. 2, ottobre 1877,
    http://www.sdb.org/bs/1877/187710.htm )

    L’omaggio di Breganze ai fratelli Scotton
    … La fine dell’800 fu caratterizzata dalla presenza delle forti personalità dei tre fratelli sacerdoti Scotton: Jacopo, Gottardo e l’arciprete Andrea. Difensori strenui del potere temporale del Papa, entrarono in conflitto con il ceto proprietario liberale che governava il paese e che appoggiava apertamente il nuovo Regno d’Italia con Roma capitale. Gli Scotton presero abilmente la parte dei miseri contadini, organizzandoli economicamente e facendone fedelissimi parrocchiani ed elettori oltreché, nei ceti medi, militanti ed amministratori comunali clericali. Si costruì qui un “modello” che, assieme a quello prodotto da Mons. Arena a Sadrigo, fu esemplare dell’azione prodotta dall’enciclica Rerum Novarum. Se, a metà dell’800, l’analfabetismo superava il 50% nella riviera di Marostica, dopo l’unificazione si ebbe un notevole impulso per la pubblica istruzione. Già nel 1879 le scuole locali erano tra le migliori e nel 1882, con la costruzione del nuovo edificio delle elementari, si attuò la prima opera pubblica significativa. In questi anni di forte crisi agraria, rilevante era l’emigrazione, contro la quale operarono fortemente gli Scotton (mentre era assente una qualsiasi azione amministrativa).
    http://www.comune.breganze.vi.it/a_1408_IT_3187_1.html

    Istituto professionale dedicato a mons. Andrea Scotton nel 1987
    L’istituto Professionale Andrea Scotton di Breganze nasce come sede coordinata dell’Istituto Fedele Lampertico di Vicenza, prima scuola professionale della provincia, il 1° ottobre 1960 con l’attivazione della qualifica di Congegnatore meccanico. L’istituto Andrea Scotton ottiene ufficialmente l’autonomia nell’anno scolastico 1987/88 con Decreto del Presidente della Repubblica n° 467 del 14 ottobre 1987. A quella data funzionano ventidue classi per un complessivo di 467 studenti divisi nei corsi Sarta per donna e Figurinista con qualifica triennale; Disegnatrice stilista di moda (corso post qualifica); Congegnatore meccanico e Meccanico tornitore con qualifica triennale.
    In data 11 settembre 1987, la Giunta Comunale di Breganze approva l’intitolazione della nuova scuola, su proposta del Collegio dei Docenti. La scelta cade su Andrea Scotton (Bassano 3/9/1838 – Breganze 27/11/1915), sacerdote, arci-prete di Breganze dal 1881, uomo politico e scrittore, figura di particolare rilevanza nella storia breganzese. Con i fratelli Jacopo e Gottardo, anch’essi sacerdoti, fondò e diresse il settimanale La riscossa per la Chiesa e per la Patria che venne pubblicato in modo irregolare dal 1860 al 1916. I fratelli Scotton ebbero notevole influenza nel mondo rurale veneto e vicentino.
    http://www.ipsiascotton.it/

    Settembristi
    I cattolici liberali apostrofavano gli intransigenti con il termine di settembristi, accusandoli di essersi fossilizzati al 20 settembre 1870. A loro volta gli intransigenti chiamavano brecciaioli tutti coloro che esaltavano o giustificavano l’usurpazione di Roma seguita alla Breccia di Porta Pia. In occasione della morte di Vittorio Emanuele II, sovrano brecciaiolo, il quotidiano intransigente di Genova Il Cittadino (fondato nel 1873), al quale collaboravano i fratelli Scotton, scelse un titolo decisamente settembrista: “Il re è morto. Il Papa sta bene”.

    Intitolazioni
    Nella casa madre dell’Istituto Mater Boni Consilii a Verrua Savoia (TO) la sala conferenze è dedicata ai fratelli Jacopo, Andrea e Gottardo Scotton.

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    Predefinito Riferimento: I Fratelli Monsignori Scotton: i martelli contro Il Modernismo

    Centro Studi Federici

    In una scheda precedente (comunitato n. 32/07) avevamo parlato dei fratelli Scotton. Oggi presentiamo un estratto di un libro di mons. Gottardo Scotton: Il pellegrino cattolico a Roma (Bassano, Premiato Stabil. Tipogr. Sante Pozzato, 1895). Mons. Gottardo Scotton traccia una rapida storia della Chiesa che esalta la Roma cristiana dei Papi: il testo si situa nella linea della monumentale opera di mons. Umberto Benigni, Storia sociale della Chiesa (Vallardi, Milano 1906, 5 volumi in 7 tomi).Nella conclusione mons Scotton denuncia la cosiddetta Terza Roma, frutto della Massoneria, esaltata invece da tutti i regimi italiani che si sono succeduti dopo il 20 settembre 1870 (monarchia e repubblica, fascismo e antifascismo). I seguaci di Romolo Murri, di Luigi Sturzo e di Alcide De Gasperi andranno ad ingrossare le fila degli affossatori della Roma cattolica e papalina.


    VI.Avvicinavasi la pienezza dei tempi; e Roma, nell’atto stesso, che diventava la padrona del mondo, andava trasformandosi di republica in impero. Tutto tendeva a formare del mondo una grande unità. Giulio Cesare, prima triumviro con Pompeo e con Grasso, poi dittatore per dieci anni, si fece confermare la dittatura a vita. Lo uccise Bruto, e si costituì il secondo triumvirato di Ottaviano, di Antonio e di Lepido (ann. 43). Ma durò poco; e l’impero, diviso fra Ottaviano ed Antonio, finì col cadere del tutto tra le mani di Ottaviano (ann. 31), che ne diventò l’Imperatore col nome di Cesare Augusto. All’universalità dell’impero rimaneva da conquistare il settentrione. Ma Giulio Cesare aveva già domato le Gallie; ed Ottaviano domò la Pannonia, la Mesia, la Rezia, la Vindelicia ed il Norico. Non vi erano altri nemici da vincere. Sotto lo scettro di Augusto raccoglievansi tutte le provincie del mondo allora conosciuto. I popoli, dopo tanti secoli di guerra, avevano pace, com’era stato vaticinato dai profeti: e fu in mezzo a questo universale silenzio, che nel 25 decembre, in Betlemme, da Maria sempre Vergine, nacque Gesù Cristo vero Dio e vero Uomo, Redentore degli uomini. Roma non lo sapeva, quantunque una visione avuta da Augusto fosse spiegata dalla Sibilla nel senso di una Vergine madre del Salvatore, e una fontana d’olio fosse sorta prodigiosamente in mezzo a Roma per annunciare il Cristo, ossia l’Unto dal Signore: ma il nome adorabile di Gesù, accoppiato ai nomi di Maria e di S. Giuseppe, faceva nei registri del censo, il suo ingresso nella città dei Cesari, da Dio preordinata ad essere la sede perpetua del suo Vicario.

    VII. Cesare Augusto ebbe a suoi primi successori dei mostri; e basti accennare Caligola e Nerone. Ma la religione del Nazareno, perseguitata a sangue, prima nella Giudea e poi in tutte le provincie dell’impero, era entrata perfino nella reggia dei Cesari, e col principe degli Apostoli aveva stabilito definitivamente la sua sede a Roma. Nerone ne inferocì; gettò Pietro e Paolo nel carcere Mamertino, e li dannò a morte. Ma sulla tomba di S. Pietro si innalzò la Basilica Vaticana, il maggior tempio del mondo. Anche i Cesari servivano, senza volerlo, ai disegni di Dio. Vespasiano e Tito adempirono fino all’ultimo iota il vaticinio di Gesù Cristo quando distrussero Gerusalemme senza lasciarvi pietra sopra pietra. Traiano riconobbe la innocenza dei seguaci del Nazareno, ma non cessò per questo di lasciarli perseguitare. Aureliano allargò di nuovo le mura di Roma comprendendo nella sua cerchia il Pincio ed il Gianicolo. Diocleziano affrettò coll’ultima persecuzione il trionfo del Cristianesimo, moltiplicando il numero dei martiri a popolando di santissimi anacoreti le solitudini dell’Egitto. Ma non vi è prudenza, non vi è sapienza, non vi è consiglio contro Dio; e colla conversione di Costantino si mutò la faccia della terra. Il Cristianesimo ebbe pace e libertà: sul Labaro venne inalberata la croce quale apparve sfolgorante di luce all’imperatore; ed il papa S. Silvestro, uscito dalle catacombe, si trovò per la necessità delle cose incamminato alla sovranità. Non vi ha porpora reale o imperiale, che non si ecclissi di fronte alla bianca tunica dei Vicario di Gesù Cristo; e l’imperatore Costantino, fattosi cristiano, trasportò la sua sede a Bisanzio, chiamata dal suo nome Costantinopoli. Il primo re, che dopo Costantino, innalzò il suo trono a Roma fu Vittorio Emanuele di Savoia. Vi si era provato Giuliano l’Apostata, ridivenuto pagano (ann. 362); ma le sue ultime parole Galileo, hai vinto furono tutto insieme una disperata bestemmia ed una involontaria professione di fede.

    VIII. Dopo la morte di Costantino, l’impero ora unito ed ora diviso in orientale ed occidentale, andò via via decadendo, finchè fu scisso in brani. Se lo partirono i barbari, i quali, rigeneratisi nelle acque del santo Battesimo, costituirono sulle rovine dell’impero d’occidente (ann. 476) i nuovi regni dell’Europa cristiana. Guai se in quel periodo di sconquassamenti politici e sociali non avessero alla salvezza di Roma invigilato i Sommi Pontefici, veri Re di Roma mal loro grado e assai prima delle donazioni di Pipino e di Carlomagno! Alarico, re dei Visigoti, abbandonò Roma al ferro ed al fuoco (ann. 410), ma risparmiò le Chiese, e non torse un capello ai fedeli, che vi si erano ricoverati. Attila, flagello di Dio, non sognava che sangue e macelli: ma mosse ad incontrarlo sul Mincio, ne’ suoi paludamenti pontificali, il papa S. Leone, e lo indusse a ritornarsene in Pannonia (ann. 452). Quattordici giorni durò il saccheggio di Genserico, re dei Vandali (ann. 455); ma per le istanze dello stesso papa S. Leone vennero risparmiati i templi di Dio, ed i cittadini ebbero salva la vita. Totila voleva saccheggiare Roma, ma ne smise il reo disegno alle preghiere del diacono Pelagio, che faceva le veci del Papa assente: voleva almeno sfogare la sua vendetta contro il senato, ma alle nuove preghiere di Pelagio anche i senatori furono perdonati (ann. 546). Quante volte abbia il Papa S. Gregorio salvata Roma dall’estrema rovina, sarebbe difficile il dirlo (ann. 590-604). La salvò dai greci, la salvò dai longobardi, e la salvò, egli solo contro tanti nemici tante volte quanti furono non già gli anni, ma i giorni del suo glorioso pontificato. Il re Liutprando campeggiava tra il monte Mario ed il Tevere, risoluto di fare man bassa di Roma; ma dopo un abboccamento col papa Gregorio egli entrò a Roma come pellegrino, non come nemico, e depose sulla tomba di S. Pietro il manto, le insegne reali e la spada (ann. 729). Da altri assedi e da altre stragi preservarono Roma il papa S. Gregorio (ann. 731-741), il papa S. Zaccaria (ann. 741-752) e il papa Stefano II (ann. 752-757). Con S. Zaccaria e con Stefano II incomincia la lunga serie dei Papa-Re non solo di fatto ma eziandio di diritto.

    IX.
    Contro le piraterie dei Saraceni, che spingendosi su per il Tevere erano persino giunti a depredare la Basilica di S. Paolo e di S. Pietro, fu il papa S. Leone IV, che ristorò le mura della città, fortificò l’imboccatura del Tevere, ed innalzò, chiamandola dal suo nome, la Città Leonina (ann. 848). E continuarono l’opera sua il papa Giovanni X che li snidò da Garigliano (ann. 915), il papa Benedetto VIII che li vinse in Toscana (ann. 1017), il papa S. Leone IX che li sbaragliò nelle Calabrie (ann. 1050), e dopo loro i grandi Papi delle Crociate. Ecco i veri salvatori di Roma, dell’Italia e della libertà dei popoli.

    X.
    Intanto altre e più terribili tempeste scatenavansi dal settentrione: perchè i Cesari d’Occidente, tramutatisi di protettori in despoti, volevano Roma tedesca e schiava. Ma i Papi la vollero libera, i Papi la vollero italiana; e Roma lo fu. Non valsero assedi incendi apostasie tradimenti saccheggi esili prigioni patiboli roghi. Di fronte ad Arrigo IV si rizzò formidabile S. Gregorio VII (ann. 1073-1088); di fronte al Barbarossa Alessandro III (ann. 1159-1186); di fronte a Federigo II Gregorio IX (ann. 1227-1241) ed Innocenzo IV (ann. 1243-1250). La lotta fu lunga ed accanita; ma è uno dei più gloriosi periodi della nostra storia, come quello che abbraccia le leghe lombarde ed i comuni italiani. Arrigo IV scoronato dal figlio morì in mezzo alla universale riprovazione, e non ebbe pace neppure entro alla tomba, perchè le sue ossa vennero disotterrate e sparse al vento. Il Barbarossa morì, bagnandosi in un ruscello. Fegerico II morì, poco più che cinquantenne, di crepacuore e di vergogna. Corradino ultimo rampollo della casa imperiale degli Svevi, espiò del proprio sangue, sopra un patibolo, i delitti de’ suoi padri. Esempio spaventoso di ciò che fa la scomunica!

    XI.
    Il secolo XIV è tristamente celebre nella storia di Roma, per la lunga assenza dei Papi, e per lo squallore che ne seguì. I Papi, tramutatisi con Clemente V in Avignone (ann. 1305) vi tennero la loro residenza per ispazio di circa settanta anni: ed i contemporanei, con analogia biblica, la chiamarono la Cattività Babilonica. Iddio lo permise a’ suoi altissimi fini; e volle tra le altre cose far conoscere al mondo, che cosa avverrebbe di Roma, se le mancasse il Papa che ne è l’anima e la vita. Durante l’assenza dei Papi l’Italia diventò una sterminata ladronaia, e Roma si ridusse a un deserto. La sua popolazione andò via via scemando fino a non annoverarvisi che sedici o diciasette mila abitanti. Basti il dire che nella gran piazza del Popolo, trasformatasi in malsana palude, andavasi alla caccia di uccelli selvatici, che il Foro si chiamava Campo Vaccino e Monte Caprino il Campidoglio, perchè resi pascoli delle vacche e delle capre. Fu specialmente in quest’epoca che vennero distrutti i grandi monumenti di Roma antica per usare i materiali alla fabbrica dei castelli e dei palazzi dei signorotti. Roma fu quella che fu, ed e quella che è in ordine al Papa. Sta qui tutta la ragione del suo essere; ed è questa la chiave della sua storia. Fra tutte le metropoli degli antichi imperi sopravvisse essa sola; e sopravvisse, nè perirà mai, porchè destinata ad essere immutabilmente la Sede del Vicario di Gesù Cristo.

    XII.
    La Cattività Babilonica durata circa settanta anni, si trasse dietro lo scisma di occidente, che ne durò altri quaranta (ann. 1429); e la povera Roma, divisa poco dopo da un secondo scisma per la elezione dell’antipapa Amedeo VIII duca di Savoia, minacciata dalle armi di Carlo VIII re di Francia, corsa da faziosi e da assassini, non cominciò a riaversi che sotto il pontificato di Giulio II. Questi restaurò lo stato romano, smunto e tiranneggiato dai signorotti; rivendicò le terre papali usurpate alla Chiesa dalla repubblica di San Marco: ai grido fuori il barbaro sbrattò l’Italia dagli stranieri, e circondatosi dei più gran geni dell’epoca, Bramante, Michelangelo, Rafaele, iniziò quel secolo che pe’ prodigi dell’arte fu chiamato il Secolo d’oro, ovvero dal nome del suo successore, il secolo di Leone X.

    XIII.
    Nella guerra tra Carlo V e Francesco I irrupero contro Roma de’ nuovi vandali, peggiori forse degli antichi, perchè non più pagani ma apostati. Oltre a nove mesi durarono i saccheggi ed i massacri, dal 5 maggio del 1527 al 17 febbraio 1528; e la liberò, dal luogo del suo esiglio, a peso d’oro, Clemente VII. Le inimicizie dei principi della cristianità davano baldanza ai turchi, che minacciavano di riversarsi, fiumana devastatrice, su tutta l’Europa. Ma vegliava in S. Pio V l’angelo del Signore; e Roma, l’Italia, l’Europa dovettero un’altra volta la loro salvezza al Papa. S. Pio V raccolse in un fascio le forze cristiane; e la vittoria di Lepanto (7 ottobre 1571) fiaccò per sempre le corna della mezzaluna. Sotto Gregorio XIII Roma accolse tra le sue mura i maggiori astronomi del mondo per la riforma del calendario; e sotto Sisto V ebbe nuovi ponti nuovi acquedotti nuovi obelischi (ann. 1582-1590). Dalla fine del secolo XVI fino alla une del XVIII lo stato romano ebbe un lungo periodo di pace.

    XIV.
    Ma un nuovo nemico, invano smascherato e fulminato dalla S. Sede, cresceva di soppiatto tra i popoli, alle corti, all’ombra dei troni: la massoneria. Il suo scopo ultimo è quello di distruggere tutto l’ordine soprannaturale, per contrapporre al culto del vero Dio il culto di Satana. Il furore de’ suoi odi è rivolto specialmente contro la santa Chiesa Cattolica ed il suo Capo visibile, il Sommo Pontefice; ma essa ravvolge nel suo odio principi re imperatori e tutti i rappresentanti della politica e della civile autorità. Sono sue figliazioni il socialismo il nichilismo l’anarchia; e la maschera, sotto la quale camuffasi, è la libertà la civiltà il progresso la luce. La nefandezza de’ suoi fini era nota a pochi; ma le rivelazioni di alcuni neo-convertiti ne manifestarono al mondo gli infernali misteri. È alla massoneria, che debbonsi attribuire tutte le rivoluzioni, che dalla fine del passato secolo misero sottosopra tutta quanta la terra. La prima, che ne subì le terribili scosse, fu la Francia, la seconda l’Italia. Fu vittima gloriosa della massoneria Pio VI, lo fu Pio VII, lo fu Pio IX, lo è Leone XIII.
    A Pio VI i ladroni della repubblica francese rubarono tutto, perfino l’anello che aveva in dito; e trattolo prigioniero a Valenza credettero nella loro stoltezza di avere sepolto in lui l’ultimo Papa. Pio VII, spogliato della sua temporale sovranità, fu prigioniero a Fontainebleau ed a Savona. Pio IX fu esule a Gaeta, e morì prigioniero in Vaticano. Leone XIII dal giorno della sua assunzione al supremo pontificato non mise piede fuori della sua residenza Alla cattività di Pio VI Roma perdette infiniti tesori in denaro ed in capi d’arte. Alla cattività di Pio VII Roma, da capo del mondo, discese alle condizioni di seconda città dell’impero, e fu novellamente spogliata delle sue ricchezze.
    A che miserando stato siasi ridotta Roma dopo la breccia di Porta Pia, il pellegrino devoto non ha che da aprire gli occhi e guardare. Le sorti di Roma, per soprannaturale disegno di Dio, sono subordinate alle sorti del Papato. Lo dice la storia di ventisette secoli; ed ora lo si tocca con mano. L’avvenire e nelle mani di Dio, e Dio lo volgerà certissimamente alla glorificazione della sua Chiesa e del suo Vicario. Abbandoniamoci tra le braccia amorose della sua provvidenza e pregando e lavorando per quanto ci è possibile, lasciamo che i suoi consigli si compino.

    (…) E qui chiudiamo la nostra rapida peregrinazione. Della prima Roma non rimarrebbe una pietra, se i Papi non ne avessero salvati dai barbari e custoditi religiosamente gli avanzi. Della seconda Roma, ossia della Roma Papale, i monumenti sono tanti e così vivi, così gloriosi, che forza umana non può nè potrà mai snaturarli. Della terza Roma non vediamo finora, che una sola cosa, la libidine della distruzione. Ma contro tutto e contro tutti, Roma sta e starà ai fini altissimi, ai quali fino dalle prime sue origini fu preordinata da Dio. E quando quegli uomini che il mondo chiama col nome di grandi, non saranno che languide memorie di tempi antichi; quando le rivoluzioni, le battaglie, le guerre, le dinastie, i regni, gli imperi, le repubbliche diventeranno nulla più che un tema da svolgersi sulle panche di scuola; a Roma vivrà sempre, Vicario di Gesù Cristo, Maestro, Dottore e Padre di tutti i popoli della terra, un Vegliardo vestito di bianco, il Papa.

  5. #5
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    Predefinito Rif: I Fratelli Monsignori Scotton: i martelli contro Il Modernismo

    A loro è dedicato il mese di gennaio del calendario di Sodalitium 2010.

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Luca Visualizza Messaggio
    A loro è dedicato il mese di gennaio del calendario di Sodalitium 2010.

    Il calendario di Sodalitium è stupendo anche quest'anno. Complimenti a don Ricossa e all'Istituto
    IO REGNERO' malgrado satana e i suoi satelliti

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  7. #7
    Veritas liberabit vos
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    Question Rif: I Fratelli Monsignori Scotton: i martelli contro Il Modernismo

    Citazione Originariamente Scritto da Guelfo Nero Visualizza Messaggio
    Video sui fratelli Scotton, collaboratori di mons. Benigni:


    Ottimo video, Guelfo. Perché non farli anche sugli altri eroi dell'antimodernismo?
    Ultima modifica di Luca; 03-04-14 alle 13:44
    IO REGNERO' malgrado satana e i suoi satelliti

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  8. #8
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    Predefinito Re: I Fratelli Monsignori Scotton: i martelli contro Il Modernismo

    Pescara, 21.06.2013: presentazione libro di Mons. Gottardo Scotton


    Venerdì 21 giugno 2013 alle ore 18 alla Libreria Libernauta, in via Teramo 27, a Pescara: presentazione dello scritto di Mons. Gottardo Scotton: “STORIA DI ROMA. Dalle origini all’unità d’Italia.” (Ed. Amicizia Cristiana).
    Si tratta della ristampa dell’introduzione dell’opera “Il pellegrino cattolico a Roma”. Interverranno Marco Solfanelli e don Ugo Carandino.
    Link

    Mons. Gottardo Scotton (1845-1916), originario di Bassano, insieme ai fratelli Mons. Jacopo e Mons. Andrea Scotton si distinse come giornalista, scrittore e oratore. Per oltre un trentennio condusse aspre battaglie in difesa della S. Sede contro la Massoneria, i modernisti e i murriani, in particolare dalle colonne “La Riscossa per la Chiesa e per la patria”, il settimanale fondato dagli Scotton e in più occasioni lodato da san Pio X e dal card. De Lai. Mons. Gottardo Scotton si prodigò inoltre per l’Opera dei Congressi, che coordinava tutte le associazioni cattoliche, e ricevette dal presidente Paganuzzi l’incarico di promuoverne la struttura nelle diocesi del Meridione. Tra le sue opere principali figurano Il Vangelo studiato minutamente dal parroco e spiegato al popolo (opera in nove volumi) e Il pellegrino cattolico a Roma (1895), guida della città composta in preparazione al Giubileo del 1900
    Ultima modifica di Luca; 19-06-13 alle 14:14

  9. #9
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    Predefinito Re: I Fratelli Monsignori Scotton: i martelli contro Il Modernismo

    Buona lettura!

 

 

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