In pillole, la vita di Frank S. Meyer
Da agente sovietico a conservatore cattolico
di Marco Respinti
Il Domenicale. Settimanale di cultura, anno II, n. 47, 22 novembre 2003
Nato il 9 maggio 1909 a Newark nel New Jersey, studiò alla Princeton University e si diplomò conseguendo i titoli di Bachelor of Arts e di Master of Arts al Balliol College dell’Università di Oxford. Poi proseguì gli studi alla London School of Economics e all’Università di Chicago.
Per dieci anni fu membro del Partito Comunista degli Stati Uniti, una formazione piccola ma risoluta e ben pagata dalla casa madre sovietica. Verso la fine della Seconda guerra mondiale, Meyer ruppe con i compagni di partito e con l’ideologia marxista-leninista, venendo a capo di una profonda crisi culturale e spirituale che lo aveva progressivamente alienato dall’ideologia. Addestratore di agenti di collegamento, conosceva bene il sottobosco del comunismo statunitense e per questo il suo distacco da esso nel 1945 non fu del tutto indolore. Ma indolore non lo fu soprattutto perché i suoi ex compagni non erano disposti a perderlo senza colpo ferire.
Per mesi, assieme alla moglie, prese a dormire di giorno e a vegliare di notte accanto a una carabina con il colpo sempre in canna, scrutando dalle imposte di una casa sperduta nella campagna dello Stato di New York fuggendo da occhi indiscreti. Poi venne accolto dal nascente movimento conservatore e soprattutto da National Review, il periodico fondato da William F. Buckley jr. per raccogliere e per strutturare il movimento stesso.
Di National Review divenne quindi una firma prestigiosa e imprescindibile. Dalle sue pagine curò la rubrica Principles and Heresies, in cui ogni questione, anche quelle di politica più spiccia, assumeva toni profondi e risvolti metapolitici. Consigliere editoriale del trimestrale di cultura Modern Age fondato da Russell Kirk (che, critico del “fusionismo” meyeriano, diede vita a un periodico di fatto culturalmente “fusionista”) pubblicò alcuni libri.
Nel 1961 uscì il primo, The Moulding of Communists, e l’anno successivo In Defense of Freedom: A Conservative Credo, la sua opera più nota. Fu la sua opera teoretica di maggior spessore e quella contenente i canoni della prospettiva “fusionista” per la quale Meyer è poi passato alla storia. Nel 1964 curò un volume a più mani di altrettanto grande importanza, What Is Conservatism? In esso i maggiori esponenti del conservatorismo USA si confrontavano sul senso di quella espressione culturale, evidenziando differenze profonde, ma di fatto e di principio fornendo al “fusionismo” ulteriori preziosi materiali da costruzione.
Nello stesso anno, Meyer divenne condirettore dell'American Conservative Unione, fondata da M. Stanton Evans, una delle prime organizzazioni conservatrici USA, che indicherà la strada ad altre e a volte maggiori istituzioni. Consigliere nel 1965 di The Philadelphia Society (negli anni divenuta l’organizzazione-cappello del variegato mondo delle fondazioni conservatrici), nel 1968 fu uno dei principali sponsor della candidatura presidenziale del Repubblicano Richard M. Nixon.
Nello stesso 1968 pubblicò quindi il libro The Conservative Mainstream, raffinamento e rafforzamento dell’idea “fusionista”. Dopo l’apertura di Nixon alla Cina, però, Meyer iniziò una vigorosa campagna critica contro il presidente Repubblicano.
Il 1° aprile 1972 si spense a Woodstock, nello Stato di New York. Ateo prima, agnostico poi, quindi cristiano per scelta culturale, sul letto di morte si convertì al cattolicesimo.
1 - continua





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