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Risultati da 1 a 7 di 7
  1. #1
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    Predefinito Apparire non è governare

    Noioso il Piemonte: meglio la tv


    In consiglio regionale è un super assenteista, in compenso non manca mai a un talk show. Così, a un anno dalla sua elezione a governatore, Roberto Cota inizia a stare sulle scatole anche alla sua maggioranza

    Intanto non c'è mai. L'opposizione gli ha fatto le pulci, pubblicando a mo' di partita doppia le presenze di Roberto Cota alle sedute del Consiglio regionale e in televisione: non s'è perso un talk show, Vespa, Floris, Gruber, mattine 1 e 5, Telecamere notturne e Vite in diretta, sui destini del governo e l'emendamento "grappino" al codice della strada, il processo breve e il posticipo d'inizio anno scolastico, le riforme costituzionali e il futuro di Lega e Pdl. Sempre e solo temi politici nazionali, come fosse ancora il capogruppo della Lega Nord a Montecitorio e non il presidente della Regione Piemonte; eccezion fatta giusto se poliziotti e no Tav si prendono a bastonate in val di Susa. Sconsolanti, in parallelo, i numeri sulle sue presenze in Consiglio: dall'insediamento un anno e due mesi fa a fine aprile di quest'anno, appena 16 su 106, quando la sua predecessora Mercedes Bresso, Pd, stava lì tre volte su quattro, e prima di lei Enzo Ghigo, Forza Italia, una su due.

    Ora, le sedute saranno pure una noia mortale, "ma purtroppo per lui il ruolo di presidente è essenzialmente amministrativo, lo si valuta sulle leggi che promuove in Consiglio e sulle 300 delibere che mediamente una giunta approva ogni settimana", lo sfiletta Angelo Burzi, ex assessore con Ghigo e ora consigliere che ha riunito sette suoi colleghi Pdl per dar vita alla componente "Progett'azione, Popolari europei" (così, con l'apostrofo in mezzo come s'usava negli anni Settanta): per rifondare il partito o, non bastasse, inventare un nuovo soggetto politico del centrodestra. Chiesto un rimpasto in giunta, Burzi s'aspettava che Cota un'offerta ai progett'azionisti la facesse: invano.

    Fosse in subbuglio solo l'alleato Pdl, magari riuscirebbe a tenerlo ai margini: finora gli è riuscito benissimo, anche grazie al fatto che Silvio Berlusconi se lo coccola il giovane Cota, lo riceve spesso ad Arcore, nell'ultima intervista a "Repubblica" cita lui e Marco Reguzzoni come i due promettenti pupilli della Lega. Ma ora è anche dai suoi stessi compagni di partito che Cota deve guardarsi. A Novara, quando si è trattato di scegliere il candidato sindaco alle amministrative 2011, si è scontrato con quel Massimo Giordano che dopo la vittoria alle regionali 2010 aveva lasciato la poltrona di primo cittadino per diventare assessore all'Industria, attività produttive, innovazione, università e uomo forte della giunta regionale. I due hanno poi fatto patta su un nome, che ha però rovinosamente perso la roccaforte del Carroccio, città natale, residenza e bacino elettorale di Cota e di molti dei promossi a ruoli chiave sotto la sua gestione.

    Altri dispiaceri, dolorosi per uno come lui, che da bravo leghista venera il territorio e non si perde una festa padana in qualsivoglia città, paese o frazione del Piemonte, gli stanno arrivando da Acqui Terme nell'alessandrino piuttosto che da Borgosesia nel vercellese o Carmagnola nel basso torinese. Succede che il piano di tagli alla Sanità, buco nero di tutte le Regioni d'Italia e bubbone delle giunte di ogni colore eccetto forse Emilia e Toscana dove il sistema l'hanno riorganizzato per tempo, sta scontentando tutti e provocando sommosse di cittadini e sindaci, leghisti compresi: vuoi perché i tagli non piacciono a nessuno anche se necessari, vuoi ancor più, vedremo, per il modo in cui la giunta Cota li sta facendo. Tutto ciò in una sanità piemontese messa sulla graticola dall'inchiesta che a maggio ha portato in galera sette persone dell'entourage dell'assessora regionale Caterina Ferrero, Pdl, e lei stessa agli arresti domiciliari.

    Ma com'è arrivato il bellicoso (almeno in tv) governatore piemontese a mangiarsi in poco più di un anno di governo una bella fetta del credito che, dopo un lustro di gestione Bresso nient'affatto entusiasmante, gli avevano concesso i ceti produttivi, le associazioni imprenditoriali, la Fiat e per un po' anche l'allora sindaco di Torino Sergio Chiamparino?

    L'ingresso nel palazzo della Regione in piazza Castello, ricordano i protagonisti, fu quello di un baldo condottiero dalle fresche truppe bardate di verde che, un po' stupito lui stesso, espugna e occupa manu militari una vecchia fortezza. Dal piano del comando, il secondo, quello della presidenza, caccia il vicepresidente Roberto Rosso, che (fatto un rapido giro in Fli e subito tornato a casa) ora racconta: "Noi del Pdl in giunta ci eravamo dimessi da consiglieri, i leghisti no: così dipendevamo totalmente dalle scelte di Cota. Ho lasciato dopo due mesi e mezzo, tenendomi il mio seggio alla Camera". In quell'ufficio va il novarese Giordano con delega all'Industria e quant'altro, in quelli accanto l'altro novarese Beppe Cortese capo della segreteria di Cota, e le assessore Giovanna Quaglia al Bilancio ed Elena Maccanti (per ora) agli Enti locali. Le pretoriane, le chiamano a palazzo con una lieve vena di timore nella voce; le "cheerladies", "brave ragazze, per carità, tutte e due ex addette stampa nella Lega, ma ti aspetti facciano la ola ogni volta che Cota parla", le sberleffa Bruno Babando nel suo perfido e informatissimo lospiffero.com (non lo si chiami il Dagospia torinese, "noi le notizie e i retroscena ce li cerchiamo da soli, mica li prendiamo da altri"). Occupato il fortino, però, "non sanno bene come muoversi", fotografa Babando; "non conoscono la macchina amministrativa, cacciano i migliori, si tengono stretti assumendolo come consulente proprio l'uomo che sotto la Bresso accusavano di aver aperto voragini nel bilancio. E alla piattaforma unica per gli acquisti di tutto l'Ente Regione nominano, su indicazione Pdl, Piero Gambarino". Alter-ego dell'assessora alla Sanità Ferrero, Gambarino, detto "mister 15 per cento" scrive il gip, verrà prima intercettato e poi arrestato per una sfilza di appalti manovrati, il principale per 64 milioni di euro di pannoloni per incontinenti.

    Noioso il Piemonte: meglio la tv - l’Espresso

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  2. #2
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    Predefinito Rif: Apparire non è governare


  3. #3
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  4. #4
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    Predefinito Rif: Apparire non è governare

    Governare?
    Ora vado a vedere sul dizionario cosa si dice in merito
    a termini come connivènza e collusione.:

  5. #5
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    Predefinito Rif: Apparire non è governare

    "Dagli evasori agli immigrati
    Così si perdono sei "manovre",
    di Gilberto Oneto, Libero, pag.4,
    domenica 17 luglio.
    Ultima modifica di Rotgaudo; 18-07-11 alle 22:47

  6. #6
    Morte al pensiero servile
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    L'occasione fa l'uomo italiano.

  7. #7
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    Predefinito Rif: Apparire non è governare

    per quanto riguarda il piemonte avevo saputo un fatto piuttosto singolare, denunciato tra l'altro da un gruppo non allineato del PdL che si contrappone a torino ai capataz locali: con l'avvento di kota SONO STATI CONFERMATI TUTTI I CONSULENTI ASSUNTI SOTTO IL REGIME DI SINISTRA!
    cosa di per se gravissima e assolutamente incomprensibile, visto che è gente che si occupa di progetti su fondi europei e gestisce spesso questioni strategiche, anche al fine del consenso, e che è allineata alla sinistra e alla fin fine se non remerà contro di sicuro al prossimo giro rivoterà i propri padrini!
    ovviamente i consiglieri eletti leghisti si sono però premurati di trovare un posto per i propri figli/nipoti/familiari stretti, tutti imbucati senza il benchè minimo merito.
    un ulteriore segno del menefreghismo, del pressapochismo di una sottoclasse (poco)dirigente, quella leghista, che si occupa, con uno stile che non ha nulla da invidiare la familismo meridionale, prima dei propri piccoli interessi e poi, se capita, del bene della Comunità!

    inoltre, i tirapiedi piemontesi di bozzi causano guai pure in Val D'aosta:

    Ferrero rinnega Togni, scontro interno alla Lega in Valle - AostaSera.it

 

 

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