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    Talking La decima mas al servizio degli ebrei

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    FASCISTI PARADOSSALI AL SERVIZIO DI ISRAELE

    La storia del secondo dopoguerra è feconda di incredibili paradossi. Oggi col senno del poi, è facile scorgere il contrasto insito tra Israele e fascismo; non fu così allora per molti fascisti nel turbinio di rancori, stragi e persecuzioni che flagellarono l’Italia dalla cosiddetta “liberazione” in poi. In quelle che furono spudoratamente chiamate ”le radiose giornate”, scorsero fiumi di sangue; i combattenti della Rsi, che dopo il tradimento dei tedeschi di Wolff, furono costretti ad arrendersi, una volta disarmati e incapaci di difendersi, furono vigliaccamente massacrati, spesso ferocemente assieme ai familiari, nella maniera più spietata, mentre le truppe “alleate”, che avevano ormai occupato l’Italia intera, lasciavano fare alle bande di “giustizieri” rossi il “lavoro sporco” di liberare i nuovi padroni atlantici dagli oppositori più ideologizzati e recalcitranti all’oppressione in corso.

    In questo clima persecutorio e terroristico, mentre ignobili Corti d’Assise Straordinarie stravolgevano il diritto irrogando un’alluvione di pene capitali, ergastoli e altre gravissime pene, chi riuscì a scampare alla mattanza migrò a sud. Roma pullulava di sbandati, molti fascisti, condannati in contumacia a morte o ad altre gravissime pene, costretti alla latitanza, si rifugiarono, quando possibile in casa di parenti, di camerati o simpatizzanti, o più spesso, in qualche convento ospitale, anche per sfuggire alle bande semiclandestine di assassini rossi organizzati che terrorizzavano il centro-nord. Roma e Napoli ne accolsero molti, altri furono aiutati ad emigrare dal Movimento Italiano Femminile Fede e Famiglia (MIF).

    Ma purtroppo parecchi cascarono nella rete della Legione Straniera, che negli anni 1945-46 aveva predisposto, proprio a Roma una sede di reclutamento, avendone valutato sciacallescamente l’opportunità. Mario Tedeschi [1] ha affermato che mediamente partivano cento italiani arruolati alla settimana, fino a tutto il 1946, per una maledetta ferma di cinque anni nelle colonie francesi.

    Qualche altro, però, fu arruolato perfino dal nascente stato di Israele; si tratta della storia paradossale di ex combattenti della Rsi che crederono di continuare a contrastare spasmodicamente ancora un volta la Gran Bretagna, la quale deteneva il mandato sulla Palestina e si era impegnata a contenere l’immigrazione degli ebrei. Non era facile capire, allora, che l’artificioso patriottismo su basi bibliche degli ebrei comportava, invece in effetti, una cinica manovra del Sionismo internazionale per costituire un caposaldo avanzato in Medio Oriente. Non s’indovinavano i retroscena; chi amava ancora la propria Patria era spinto istintivamente a simpatizzare per chi mostrava un “patriottismo” tanto acceso.

    C’era bisogno di audaci comandanti sulle piccole navi che violavano il blocco inglese per fare sbarcare clandestinamente tanti nuovi coloni nella pretestuosamente rievocata “Terra Promessa”, e c’era bisogno anche di istruttori per i reparti di assalto di terra e della nascente marina israeliana. Fu mobilitato il “Mossad” il servizio segreto israeliano.

    Nell’aprile del 1948, a Trento, Alcide De Gasperi aveva ricevuto riservatamente Ada Sereni, agente di punta del Mossad, la quale gli aveva chiesto di chiudere un occhio sul traffico d’armi dall’Italia verso la Palestina ebraica e sull’attività di contrasto che il Mossad aveva in corso contro l’analogo traffico verso i Paesi arabi. Appena qualche giorno dopo, il 10 aprile, venne affondata la nave italiana di piccolo tonnellaggio “Lino”, salpata da Fiume e diretta ufficialmente a Molfetta, per proseguire verso destinazione rimasta ignota. Uno dei tanti misteriosi episodi delle operazioni clandestine del Mossad in Italia e dintorni. Ci fu anche uno spettacolare attentato dinamitardo all’ambasciata britannica a Roma; l’esplosivo era stato fornito paradossalmente proprio dai fascisti clandestini dei Far, i Fasci di Azione Rivoluzionaria, in odio agli inglesi.

    Gli americani, dirigevano il concerto. Avevano già da tempo cominciato l’opera di disfacimento dell’impero inglese [2].

    A Israele conviene «dare un aiuto discreto» chiariva nel maggio 1948, uno scambio epistolare tra l’ambasciata italiana a Parigi e gli Affari politici del ministero degli Esteri. L’Italia non vorrebbe inimicarsi gli arabi, ma non può trascurare le imposizioni dei sionisti, i veri signori della Terra, come ben capiscono gli impotenti vassalli in Italia.

    Il Mossad si muove con prudenza, ma non troppa, sostenuto com’è dalle autorità italiane. Con le quali esistono rapporti informali a vari livelli, attraverso Jehuda Arazi e Ada Sereni, del Mossad, e Raffaele Cantoni, presidente delle Comunità ebraiche italiane: come sempre, ancora oggi tracotantemente, uno stato nello stato.

    «L’Italia non deve scoprirsi con gli arabi, ma assumere anche un atteggiamento “non contrastante […] con le aspirazioni dei sionisti”», come spiegherà ad agosto l’ampolloso ministro degli Esteri Carlo Sforza all’inflessibile - coi deboli - Randolfo Pacciardi, ringhioso ministro della Difesa [3], che poteva contare, però, sulle decise simpatie sioniste del capo di Stato maggiore della Marina Franco Maugeri, spudoratamente vantantesi vassallo degli americani.

    La Marina israeliana aveva necessità di costituire reparti d’élite, un nucleo di mezzi d’assalto, per tentare di ridurre il gap smisurato con la Marina egiziana. Il Comandante Agostino Calosi, capo del SIS il “Servizio Informazioni e Sicurezza” della Marina italiana non poteva mandare personale in servizio nella Marina. Doveva pescare perciò tra gli ex combattenti. della Decima Mas della Rsi. Con essi Calosi, già durante il conflitto - non meravigli troppo - anche allora capo del SIS del “Regno del Sud”, aveva tenuto rapporti clandestini attraverso numerosi emissari che avevano passato le linee per prendere contatti con J.V. Borghese. In concomitanza agenti speciali della Rsi, in azione al Sud, avevano preso contatto con il Capo del SIS a Roma (testimonianza dell’agente speciale Bartolo Gallitto, del Battaglione “Vega” della Decima). Il 26 aprile 1945 il Comandante Agostino Calosi aveva spedito due ufficiali, validi agenti del SIS, a salvare Junio Valerio Borghese a Milano. Non meravigli troppo quindi il fatto che i rapporti di Calosi con la Decima erano sul piano della cordialità più amichevole.

    Nino Buttazzoni, capitano del Genio Navale, Comandante del Battaglione Nuotatori Paracadutisti (NP) della Decima, fu probabilmente uno dei primi ad essere contattato; l’ufficiale, reduce dalla Rsi, in latitanza a Roma, dopo essere evaso rocambolescamente il 2 settembre 1945 dal campo di concentramento “alleato” per prigionieri di guerra di Falconara Marittima, ricorda nelle sue memorie: «Gli anni dell’immediato dopoguerra sono pieni d’iniziative anche ‘non ortodosse’. Fra l’altro, vengo invitato a prendere contatto con il centro di coordinamento dei servizi israeliani a Roma. È diretto dalla signora Sereni, con la quale ho un lungo colloquio. È alla ricerca di una persona esperta che assuma l’incarico di organizzare e addestrare alle armi e alla guerriglia i numerosi ebrei provenienti dalle regioni orientali dell’Europa e decisi a raggiungere i territori del Medio oriente per creare una loro nazione. L’incarico mi attira, anche perché significa misurarsi ancora con gli inglesi, decisi a opporsi allo sbarco degli ebrei in Palestina» [4].

    Tuttavia Buttazzoni non partì, era impegnato a Roma nella costituzione di un reparto d’élite dell’Esercito Clandestino Anticomunista, braccio armato dei Far. Suggerì però di «avvicinare vari ufficiali degli NP, sia del Nord, sia del Sud». Alcuni accettarono, tra essi il capitano Geo Calderoni e il sottotenente di vascello Nicola Conte, che avrebbe istruito gli assaltatori subacquei israeliani, mentre come istruttore dei mezzi d’assalto di superficie partì un eroico sottufficiale, il capo di terza classe Fiorenzo Capriotti (uno degli audaci violatori della base navale inglese a Suda, nell’isola di Creta, medaglia d’argento al valor militare, partecipe anche alla tentata violazione della base navale di Malta, ex prigioniero dignitosamente non cooperatore per cinque anni. Aveva aderito pure al MSI, amico e ammiratore di Michelini, aveva fatto parte del Comitato Centrale). Ci ha lasciato un’esaltata e un po’ partigiana memoria delle sue avventure (poco obiettiva nei confronti dei palestinesi) nel suo libro: Diario di un fascista alla corte di Gerusalemme 1948-2002. In questa romanzesca vicenda, però, veramente hanno agito il Mossad, l’Haganah, l’Irgun, De Gasperi, Sforza, Pacciardi, Maugeri e il Comandante Calosi, capo del SIS. Tra tante intricate vicende Capriotti non accenna per nulla alla - pure già feroce - pulizia etnica subita dal popolo palestinese [5]. È la storia paradossale di un ‘fascista sui generis’ che diventa un protagonista dei primi passi dello Stato d’Israele, offrendo così al Sionismo imperante la sua spada e il suo petto, già copertisi di gloria nelle battaglie contro gli inglesi. E “s’innamora”, pure, di quegli “ebrei combattenti, disposti a morire per la Patria”.

    Sotto un nome di battaglia, forse un po’ troppo ironico, “mister Katz”, profugo rumeno diretto in Palestina, protetto dal Mossad, Capriotti va a Milano, dove Ephraim Ilin, uomo d’affari di origine russa, aveva comprato dalla “Cabi Cattaneo di Guido Cattaneo” sei MTM (Motoscafi Turismo Modificati) velocissimi e manovrieri motoscafi d’assalto con due potenti motori marini “alfaromeo”, e un silurotto: efficienti residuati di guerra della Decima Flottiglia Mas. Capriotti li controlla e collauda all’Idroscalo. Poi accuratamente vengono imballati e spediti in Israele.

    Lui sbarca ad Haifa in giugno con passaporto falso, fornito dal Mossad: «Neppure mia moglie sapeva dov’ero. Le feci credere di aver accettato un lavoro a Limassol, nell’isola di Cipro».

    A Jaffa si costituisce rapidamente, ma accuratamente e in segretezza il primo gruppo mezzi d’assalto della nascente marina. Soldati in parte ignari del mare affluiscono dai kibbutz. I comandanti, però, erano “carismatici, trascinatori”, scrive Capriotti, entusiasta.

    Durante l’estate l’addestramento si svolge nel lago di Tiberiade. Poi il ritorno a Jaffa, con i MTM ben mimetizzati in una disciplinata colonna autocarrata.

    La prima azione di guerra è programmata per il 22 ottobre 1948. Obiettivo l’ammiraglia egiziana “El Emir Farouk”, un minaccioso incrociatore alla fonda nel porto di Gaza. Capriotti è impaziente, incapace di starsene inattivo, vorrebbe addirittura partecipare all’azione, ma è italiano. Se fosse catturato ne nascerebbe un incidente diplomatico. E poi, tutto sommato, questi egiziani non sono mica inglesi, lasciamoli agli ebrei!

    Quattro barchini MTM, onusti di beneaugurante gloria della Decima, sono issati nella notte sulle navi appoggio per l’avvicinamento al bersaglio.

    Gli equipaggi tornano alle 2 del mattino, trionfanti, stravolti dall’orgoglio. Missione compiuta.

    Fiorenzo Capriotti rientrò in Italia il 27 ottobre e andò disciplinatamente a rapporto, come se nulla fosse, dal Comandante Agostino Calosi al SIS, nel palazzo del ministero della Marina. Calosi era più che soddisfatto: «…gli americani ci tenevano tanto!».

    L’attivissimo sottufficiale di Suda, riciclato in Israele, tornerà nella sua seconda patria nel 1952, dopo aver curato per altri quattro anni, da Lugano, la spedizione di preziosi componenti di sistemi d’arma.

    Il 22 ottobre 1992, nell’anniversario della mitizzata azione di Gaza, l’ex violatore di basi navali inglesi è ad Atlit. L’ammiraglio Ami Ayalon, comandante in capo della Marina Israeliana, gli consegna solennemente una pergamena: “Fiorenzo Capriotti, che combattè nella gloriosa Unità d’avanguardia ‘la Decima Flottiglia MAS’ della Marina Italiana nella seconda guerra mondiale; che ci fu di grande aiuto per fondare e addestrare l’unità di Commando della nostra marina, durante la Guerra d’Indipendenza, identificandosi completamente, con devozione e spirito di sacrificio a suo rischio e pericolo. In cambio di questo contributo alla rinascita dello Stato d’Israele gli porgiamo come omaggio il titolo: Comandante ad honorem della Tredicesima Flottiglia”.

    Nonostante i massacri dei palestinesi e l’asfissiante puzzo sionista di petrolio, il buon Capriotti non è stato il solo italiano ad “innamorarsi” ciecamente, perdutamente, di Israele e del Sionismo; tanti altri entusiasti, assatanati filoisraeliani non hanno ricevuto come lui spocchiose pergamene o vuoti diplomi altisonanti; in compenso, però, a parte la “Chippa” ne hanno tratto enormi, molto concreti vantaggi.

    A nostre spese.

    ***

    note:

    [1] M. Tedeschi, Fascisti dopo Mussolini, L’Arnia, Roma, 1950, p. 90.
    [2] Le minute degli incontri di gabinetto, tenutisi a partire dal 1939 fra il Dipartimento di Stato degli Usa e il Council on Foreign Relations (CFR), espongono in dettaglio il ruolo degli Usa come successori dei britannici nella leadership mondiale ...“l'impero britannico, quale è esistito in passato, non tornerà ... e gli Stati Uniti dovranno prendere il suo posto”...
    [3] Ilaria Tremolada, All’ombra degli arabi. Le relazioni italo-israeliane 1948-1956. Dalla fondazione dello Stato Ebraico alla crisi di Suez, M&B Publishing, Milano, 2003, p. 72.
    [4] Nino Buttazzoni, Solo per la bandiera. I nuotatori paracadutisti della marina, Mursia, Milano, 2002, p. 125.
    [5] Chi vuole documentarsi su sessant’anni di pulizia etnica legga il rigoroso e ben informato libro di Antonella Ricciardi, Palestina, una terra troppo promessa, Controcorrente, Napoli, 2008.

    Fascisti paradossali al servizio di Israele
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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  2. #2
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    La decima fu la peggiore armata della RSI
    ,ottima per quanto riguarda efficienza e
    strategia militare,pessima per il resto(è
    risaputo che nel dopoguerra molti della
    decima furono arruolati dalla CIA).
    Del resto il capo della decima era
    un noto massone atlantista.

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da Nazionalistaeuropeo Visualizza Messaggio
    La decima fu la peggiore armata della RSI
    ,ottima per quanto riguarda efficienza e
    strategia militare,pessima per il resto(è
    risaputo che nel dopoguerra molti della
    decima furono arruolati dalla CIA).
    Del resto il capo della decima era
    un noto massone atlantista.
    Il Borghese, colui che preparò il golpe nel settanta assieme agli amici della CIA?
    "Non posso lasciarti né obliarti: / il mondo perderebbe i colori / ammutolirebbero per sempre nel buio della notte / le canzoni pazze, le favole pazze". (V. Solov'ev)

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Dr. Caligari Visualizza Messaggio
    Il Borghese, colui che preparò il golpe nel settanta assieme agli amici della CIA?
    Si lui,il "principe sionista" che possiamo considerare un
    padre degno del neofascismo atlantico di servizio.

  5. #5
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    Onore sempiterno alla Decima Flottiglia MAS!

    Onore al comandante e Principe J.V.Borghese!

    DECIMA MARINAI!

    DECIMA COMANDANTE!

  6. #6
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    vergognatevi

    qua dentro nessuno vale nemmeno un'unghia di Valerio Borghese.

    Prima prendete un fucile in mano e combattete per una guerra già persa e poi potrete avere il diritto di dire qualcosa sulla Decima MAS.

  7. #7
    Mistica Fascista
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    Citazione Originariamente Scritto da Nazionalistaeuropeo Visualizza Messaggio
    Del resto il capo della decima era
    un noto massone atlantista.
    Stronzata!
    Studia anzichè dire ste cazzate.

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Giò91 Visualizza Messaggio
    Stronzata!
    Studia anzichè dire ste cazzate.
    No verità comprovata dai fatti,Borghese
    era massone e lavorò per la CIA.
    Conosci il suo rapporto con Angleton?
    Sai anche come considerava il duce?
    http://www.marilenagrill.org/Raccolta_Articoli/I Funerali della verit�.htm
    Appunti sulla nascita del neofascismo

    Di Borghese puoi lodare le doti militari,puoi lodare la sua fedeltà(fino al 45..)alla causa dell'asse,ma ti piaccia o meno poi passò dalla parte
    del nemico solo per soddisfare il suo anticomunismo destroide e patriottardo.
    Borghese non era un fascista.

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Giò91 Visualizza Messaggio
    vergognatevi

    qua dentro nessuno vale nemmeno un'unghia di Valerio Borghese.

    Prima prendete un fucile in mano e combattete per una guerra già persa e poi potrete avere il diritto di dire qualcosa sulla Decima MAS.
    La Decima era una delle migliori armate della RSI,
    qui non si sta sputando sulla Decima pre-45(ci mancherebbe)
    ,ma si sta dicendo la verità su fatti storici accertati.
    Devi capire che il fascismo combatte due nemici,su due
    fronti,da una parte la bestia rossa incarnata nell URSS,dall'
    altra la reazione capitalista incarnata negli USA.
    NON SI POTEVA PERTANTO passare in un campo,per
    combattere l'altro,erano nemici entrambi.
    Alcuni uomini della decima(Borghese in primis)
    nell'immediato dopoguerra passarono nelle fila
    nemiche ossia con gli USA e addirittura coi sionisti(!!!)
    primi responsabili della guerra e della disfatta(o pensi
    che la guerra l'abbia voluta l'asse?).
    Quindi va detta la verità,i veri fascisti erano Mussolini,
    Pavolini,Starace non certo quelli che nel dopoguerra
    servirono lo stato antifascista(non vale la scusante
    anticomunista).

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da Der Wehrwolf Visualizza Messaggio
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    FASCISTI PARADOSSALI AL SERVIZIO DI ISRAELE


    Fascisti paradossali al servizio di Israele
    Ovvio. Romanofili, quindi antigermqnici.

    Alla faccia di Hitler.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

 

 
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