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Risultati da 1 a 8 di 8
  1. #1
    Super Troll
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    Arrow Il Cattolicesimo e gli animali

    Dal punto di vista storico a noi sembra che la posizione più corretta sia
    quella sostenuta dal già menzionato William E.H. Lecky, il quale osserva
    che “anche se i cosiddetti diritti degli animali non hanno avuto alcuno
    spazio nell'etica della Chiesa, un sentimento di simpatia con la creazione
    irrazionale è stato in qualche misura inculcato indirettamente attraverso
    i fatti dell'agiografia"
    . A questo proposito Lecky ricorda che ci sono
    centinaia, forse migliaia, di leggende di santi che sono buoni e simpatetici
    con gli animali. Talvolta esse possono apparire puerili, e Lecky si scusa
    di ricordame alcune in un opera che pretende di essere “grave”, osservan-
    do tuttavia che “per molti secoli esse sono state universalmente accettate
    dall'umanità. e sono state così radicate con le tradizioni e le istituzioni
    educative da detenninare immediatamente e riflettere i sentimenti pro-
    fondi del cuore. La loro tendenza a creare un certo sentimento di simpatia
    verso gli animali è manifesto, e questo è probabilmente il massimo che
    la Chiesa Cattolica ha fatto in questa direzione...
    Nel complesso, co-
    munque. il cattolicesimo ha fatto molto poco per inculcare l'umanità
    verso gli animali. ll mondo animale, essendo del tutto estraneo allo
    schema di redenzione, era considerato essere al di là dell'ambito del
    dovere, e l'idea di avere un qualche tipo di obbligo verso di loro non è mai
    stata inculcata - non è mai stata, credo, neanche ammessa dai teologi
    cattolici”(1). E' curioso osservare - continua Lecky - che chi ha cercato di
    sostenere la gentilezza verso gli animali ha cercato di associare gli
    animali con qualcosa di “speciticamente cristiano <così che> le
    leggende che ho citato li glorificavano come compagni dei santi Ma la
    loro influenza non è mai stata molto ampia" (2)
    Dal punto di vista storico. quindi, pur non dimenticando o sottovalu-
    tando gli sforzi compiuti attraverso l'agiografia, si deve riconoscere che
    “l'idea di inculcare l'umanità verso gli animali in modo ampio è soprat-
    tutto il portato di un'epoca recente e secolare”
    (3). A risultati simili giunge
    anche Westemtarck, il quale - dopo aver ricordato la significativa
    osservazione di Sir Arthur Helps ( 1883) che su circa 1320 prediche da lui
    ascoltate nel corso della sua vita, “nessuna ha mai fatto la benché minima
    allusione alla condotta degli uomini verso gli animali"
    (4) - conclude os-
    servando che “l'indifferenza verso la sofferenza animale è stata una
    caratteristica dell`opinione pubblica nell`Europa cristiana fino ai tempi
    modemi"
    (5)
    Affrontando la questione storica. un problema interessante che si
    presenta è quello di sapere se la proposta dei diritti degli animali si sia
    sviluppata contro il cristianesimo ed in particolare contro il cattolicesi-
    mo, oppure no. ln proposito c'è una interessante controversia, perché
    alcuni accusano la cristianità di non aver colto l'importanza dello status
    morale degli animali, abbassandoli al rango delle "cose". D'altro canto
    non manca chi, come il teologo Andrew Linzey, protesta "contro l`idea
    che la cristianità abbia sempre e in modo uniforme giustificato l”abuso di
    animali"
    "(6). osservando da una parte che in proposito ci sono prove
    ambigue alcune delle quali giustificano l'uso dell'animale e altre il suo
    rispetto: e dall'altra che "l'ateismo è storicamente tanto colpevole quanto
    il cristianesimo nel perpetrare lo specismo"(7). Quest'ultima osservazione
    sembra davvero poco plausibile dal momento che non si giustifica
    l`"errore" degli uni (ammesso che di questo si tratti) dicendo che anche
    gli altri sbagliano. Inoltre si può dubitare che tale osservazione sia vera,
    ma questo ci porterebbe ad esaminare un problema che qui non ci
    riguarda.
    Più importante, invece. è l'altra osservazione di Linzey circa la
    presenza nella tradizione cristiana di un`"ambiguità" per quanto concer-
    ne gli animali. Infatti. questo è vero. ma seguendo Lecky - abbiamo
    chiarito in che cosa essa consiste: il cristianesimo (ed il cattolicesimo in
    particolare) difende la dolcezza verso gli animali come tratto del carattere
    e sul piano agiogralico, ma non come dovere morale verso gli animali.
    In
    questo senso non sembra fondato quanto afferma Linzey, secondo cui il
    problema in proposito “non è che la tradizione cristiana abbia affrontato
    la questione concemente gli animali e dato ad essa risposte insoddisfacenti,
    ma è che la questione non è mai stata realmente posta. Non abbiamo libri
    dedicati ad una analisi del significato teologico degli animali.
    Non
    abbiamo elaborato con chiarezza prospettive sistematiche sugli animali.
    Questi sono segni di un problema.

    (1). W.E.H. Lecky. History of European Morals from Augustus to Charlemagne.
    p. 183-84. sottolineatura aggiunta. Mons. Ermenegildo Fusaro sembra confermare,
    almeno indirettamente, quest'idea quando osserva nel suo MERAVIGLIE DI NATURA
    E DI ANIMALI: “purtroppo non ho mai sentito un penitente confessarsi d'aver bastonato
    crudelmente il povero asinello, d'aver maltrattato il fedele suo cane, d'aver torturato
    povere bestie, d'averle buttate al randagismo. ecc."
    ( p. 149).
    (2). W.E.l-1. Lcclty. op. cit., p. 184.
    (3). W.E.H. Lecky. op. cit. p. 188. sottolineatura aggiunta.
    (4). E. Westermarck. Christianity and Morals, Kegan & Paul. London. 1939. p. 388.
    (5). E. Westermarck. op. cit.. p. 390.
    (6). A. Linzey. C hristianity and the Rights of animals. SPCK. London. 1987. p. 24.
    (7). A. Linzey. op. cit.. p. 24.

    tratto da:
    Filosofie dell'animalità: contributi ad una filosofia della condizione animale
    a cura di Emilio Baccarini, Tonia Cancrini, Mario Perniola



    Volume 24 della Collana Mimesis
    Volume 1 di Clinamen
    Editore: Mimesis Edizioni, 1992
    ISBN 8885889328, 9788885889323
    238 pagine
    Ultima modifica di Giordi; 21-07-11 alle 10:38

    “In amore non essere un mendicante, sii un imperatore. Dà e resta semplicemente a vedere che cosa accade...”

    •   Alt 

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  2. #2
    ...the downward spiral...
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    Predefinito Rif: Il Cattolicesimo e gli animali

    In quale democrazia secolare e moderna è contemplato il crimine di abuso sessuale nei confronti degli animali?
    Ancora un altro entusiasmo ti farà pulsare il cuore.

  3. #3
    Super Troll
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    Predefinito Rif: Il Cattolicesimo e gli animali

    Citazione Originariamente Scritto da Galcian79 Visualizza Messaggio
    In quale democrazia secolare e moderna è contemplato il crimine di abuso sessuale nei confronti degli animali?
    allora per quanto riguarda la "secolarizzata" Italia... rientra nella fattispecie dei maltrattamenti di animali:
    art. 544-ter del Codice Penale ai sensi del quale: 1. Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche è punito con la reclusione da 3 mesi a 1 anno o con la multa da 3.000 a 15.000 euro.

    una legge scritta un po' col culo... ma per ora è un gran passo, considerando quanto l'Italia sia a malapena secolarizzata se confrontata con il resto dei paesi europei...:giagia:

    ...per quanto riguarda gli altri paesi più secolarizzati dell'Italia, beh, c'è la Francia, il Canada, i Paesi Bassi, e il Regno Unito...iaociao:

    “In amore non essere un mendicante, sii un imperatore. Dà e resta semplicemente a vedere che cosa accade...”

  4. #4
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    Predefinito Rif: Il Cattolicesimo e gli animali

    Citazione Originariamente Scritto da Polemiko Visualizza Messaggio
    allora per quanto riguarda la "secolarizzata" Italia... rientra nella fattispecie dei maltrattamenti di animali:
    art. 544-ter del Codice Penale ai sensi del quale: 1. Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche è punito con la reclusione da 3 mesi a 1 anno o con la multa da 3.000 a 15.000 euro.

    una legge scritta un po' col culo... ma per ora è un gran passo, considerando quanto l'Italia sia a malapena secolarizzata se confrontata con il resto dei paesi europei...:giagia:
    ... a dimostrazione di come il 544-ter C.P. possa contemplare anche casi di "abusi sessuali" questo è il link all'articolo del LAV in merito alla prima condanna per questo tipo di reato...:giagia:



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    “In amore non essere un mendicante, sii un imperatore. Dà e resta semplicemente a vedere che cosa accade...”

  5. #5
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    Predefinito Rif: Il Cattolicesimo e gli animali

    la simpatia di certi Santi per gli animali può anche ritorcersi contro : un mese fa ero ad Assisi con amici e mio malgrado sono stato invitato a visitare con loro la basilica che ospita la chiesetta di San Francesco ( una chiesa dentro alla chiesa : una specie di matriosca ) , facendo il tour per i corridoi si possono vedere varie cose , fra le quali una statua del santo con in mano una tortorella e scritto a fianco : "non toccare la tortorella " . ecco , uno all'inizio pensa che sia imbalsamata e qualche fratacchione per scrupolo si sia preso la briga di avvertire i turisti di tenere le mani a posto .... invece è viva , ogni tanto gira la testa e se ne sta tutto i giorno fra le mani di bronzo del santo a non fare nulla . magari è stata cresciuta così oppure viene il sospetto che sia legata per le zampette ma l'impressione più lampante è che soffra parecchio relegata a questo immobilismo . ma usare un animale imbalsamato era così difficile ?
    a me veniva voglia di chiamare la protezione animali

  6. #6
    repubblicano perciò di Sx
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    Predefinito Rif: Il Cattolicesimo e gli animali

    se invece che dei frati ,a fare una cosa del genere, ( semplicemente incredibile) fossero dei comuni cittadini, stai tranquillo che la protezione animali sarebbe arrivata da un pezzo.
    Il fondatore dell'ente che diede vita all'attuale ente per la protezione degli animali è stato un certo Giuseppe Garibaldi che se sapesse che i suoi seguaci non si muovono contro dei frati nemici degli animali uscirebbe dalla tomba ( Si scopron le tombe..) per prenderli a calci nel sedere.

    P.s. chiedo venia, è un post in risposta a gauss che ho impostato male
    Ultima modifica di edera rossa; 22-07-11 alle 00:35
    "E' decretato che ogni uomo il quale s'accosta alla setta dei moderati debba smarrire a un tratto senso morale e dignità di coscienza?" G. Mazzini

    http://www.novefebbraio.it/

  7. #7
    repubblicano perciò di Sx
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    Predefinito Rif: Il Cattolicesimo e gli animali

    A Venezia vi era un prete , don Fusaro, che era convinto del fatto che anche gl ianimali avessero un'anima o qualcosa di simile ed organizzava una volta all'anno ( mi sembra nella importante chiesa dei Frari) la benedizione di tutti gl ianimal iche venivano portati per l'occasione.

    Forse è il caso di ricordare come il vegetarianesimo sia stato per un lungo periodo visto dalal chiesa cattolica come possibile prova di eresia. Vegetariani erano i perfetti delle chiesa catari e , se non ricordo male, tutti i catari. Per vari non cattolici Cristo era stato vegetariano inquanto appartenente agli esseni.
    "E' decretato che ogni uomo il quale s'accosta alla setta dei moderati debba smarrire a un tratto senso morale e dignità di coscienza?" G. Mazzini

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  8. #8
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    Predefinito Rif: Il Cattolicesimo e gli animali

    LA BOLLA DI GREGORIO IX E L’OLOCAUSTO DEL GATTO
    NERO
    .

    Carmelo Maddaloni – già direttore della Sezione di Bergamo dell’Istituto
    Zooprofilattico della Lombardia e dell’Emilia Romagna


    Riassunto – Con l’aggiunta di note storiche essenziali sul gatto e sull’Inquisizione,
    l’autore cita e commenta la Bolla “Vox in Rama” del 1233 di Papa Gregorio IX,
    importante documento nella storia della persecuzione del gatto nero.


    ---

    Questa comunicazione si propone di illustrare agli eminenti colleghi qui riuniti un
    caso interessante, dai molteplici significati, di ostilità verso una specie animale
    giudicata nociva per motivi né sanitari né agroculturali, ma per superstizione e
    ideologia.


    Sappiamo tutti che il gatto è un animale da molti ritenuto inquietante (1) e lasciando
    da parte la lunga casistica sulle sue attribuite capacità di segnalare variazioni
    climatiche, terremoti e forse anche la morte, nel corso della storia gli vengono
    accreditati poteri speciali. In particolare a tutti noi, almeno in Italia, è capitato di
    riscontrare forme di antipatia verso i gatti neri considerati di malaugurio. Se lo
    stesso accada altrove non so dire, di questo i colleghi di altri Paesi potranno dare
    testimonianze precise, certo è che sul rapporto uomo-gatto massimamente pesano
    tradizioni e culture diverse.
    Mosso da curiosità per un argomento di cui oggi si parla e messo sulla strada da un
    interessante libro di Donald Engels (2), con un vivo apprezzamento per la
    documentazione e per i contenuti dell’opera ho dato potere agli autori classici, alla
    storia e al testo latino in particolare.
    E’ così che sono giunto alla Bolla Vox in Rama ma prima ancora che la Bolla
    vedesse la luce, è bene ricordarlo, non sempre i gatti, e quindi neppure i gatti neri,
    hanno vissuto momenti difficili, penso a Bastet, la divinità egizia raffigurata con
    testa di gatto e corpo di donna: il felino domestico era tutelato da leggi severissime
    e per il colpevole volontario della sua uccisione era in vigore la pena capitale
    mentre il colpevole involontario veniva punito dai sacerdoti con una sanzione
    amministrativa. Le giovani donne egizie portavano amuleti a forma di gatto
    chiamati “utchat” allo scopo di esorcizzare l’infertilità e “utchat” è in molte lingue
    la radice della parola “gatto” il cui etimo è tuttora incerto. Dopo la morte l’animale
    veniva onorato con l’imbalsamazione e sepolto in tombe sacre nella città di Bubasti
    (3), capitale della XVIII sede amministrativa del Basso Egitto e centro di culto della
    dea Bastet (4) che veniva raffigurata con testa di gatto. Non soltanto il gatto, ma
    “tutte le bestie sono considerate sacre, e alcune vivono insieme agli uomini, altre
    no. Se io volessi dire le ragioni per cui sono considerate sacre, verrei a parlare di
    cose divine, che io rifuggo sopra ogni cosa dall’esporre”.(5)
    Penso ad un altro atto di riverenza: si narra che nel 525 a.C., nel corso della
    battaglia di Pelusio presso l’attuale Porto Said, avendo fatto precedere le sue milizie
    da migliaia di gatti, il re di Persia Cambise abbia sbaragliato gli egiziani che
    rinunciarono a combattere per non compromettere l’integrità degli animali.
    Nel primo secolo avanti Cristo lo storico greco Diodoro Siculo riferisce
    dell’uccisione in Egitto di un soldato romano non deliberatamente responsabile
    della morte di un gatto:” Chi uccida un gatto o un ibis, che lo faccia
    volontariamente o meno, incorre certamente nella morte perché la gente accorre e
    tratta il colpevole nel modo più spaventoso agendo così qualche volta senza
    neppure aspettare il processo ……………. Quando un Romano uccise un gatto e la
    folla accorse a casa del colpevole, né i magistrati mandati dal re (Tolemeo) a
    intercedere per lui, né la paura verso Roma ebbero il potere di sottrarre l’uomo alla
    punizione, anche se l’uccisione non era volontaria. E noi abbiamo narrato questo
    episodio non per sentito dire, ma per avervi assistito di persona nel corso del nostro
    viaggio in Egitto”. E parlando del rispetto in cui vengono tenuti questi animali
    scrive:”Se quanto abbiamo detto a molti sembra incredibile e quasi fiabesco, assai
    più straordinario sembrerà quanto diremo in seguito. Infatti una volta – così
    affermano -, quando gli Egiziani erano oppressi dalla fame, molti nell’indigenza si
    assalirono l’un l’altro, ma assolutamente nessuno venne accusato di aver preso gli
    animali consacrati per mangiarli ………….. e se per caso nel corso di una
    spedizione militare si trovano in un altro paese, riscattano i gatti e gli sparvieri in
    cattività e li riportano in Egitto; e talora si comportano in questo modo anche
    quando i fondi per il viaggio vengono a mancare”. (6)
    Al di là del fatto in sé, lo stupore di Diodoro Siculo di fronte a quelle usanze affatto
    civili ci fa pensare quanto diverso potesse essere nella sua Grecia l’approccio verso
    il mondo animale. Come riferisce Ateneo (7), Anassandride (8) infatti sbeffeggiò gli
    egizi:” ……….. Se vedi un gatto che se la passa male, tu piangi, invece io, ben
    contento, lo uccido e gli prendo la pelle ………. “.(9)
    “Il gatto in Grecia”, si legge in una nota (10), “era ancora allo stato selvatico ed era
    considerato un pericoloso predatore di lepri, anatre, piccioni e uccelli in genere;
    soltanto a Roma, in epoca tarda, il gatto domestico (Felis ocreata domestica) fu
    impiegato nei cortili come cacciatore di topi (cfr. Palladio, IV, 9, 4)”.
    Parlando della struttura dei pollai nel primo secolo dopo Cristo Columella (11)
    scriveva:” … affinché gatti o serpenti non abbiano accesso ai polli …….” (……..ne
    quae ad aves feles habent aut coluber adcessum ……). Dunque all’epoca i romani
    non conoscevano il gatto domestico, nel libro VIII in cui tratta degli animali utili
    all’uomo, Columella infatti non accenna al gatto.
    Nel secondo secolo dopo Cristo Claudio Eliano parla del processo di
    domesticazione avviato dagli egizi:”In Egitto i gatti, le manguste, i coccodrilli e
    inoltre i falchi offrono una buona testimonianza del fatto che la natura animale non
    è del tutto indocile, quando siano ben trattati si mostrano capaci di ricordare le
    gentilezze ricevute. Vengono avvicinati allettandoli con i cibi da loro preferiti e
    quando si sia riusciti a renderli docili si mantengono tali” (12).
    Gatti e divinità erano insomma alla pari, né essere vivente potrebbe aspirare a
    nicchie più esclusive.
    Saltando ora un lungo tratto storico attraverso il quale non sembra che il gatto abbia
    riscosso particolare ostilità, si giunge al ben diverso quadro che si trova nel nostro
    tredicesimo secolo, quando i gatti finiscono al rogo perché ritenuti incarnazione del
    demonio oppure strumenti di maleficio nelle mani delle streghe.
    Come spiegarlo? Almeno superficialmente, porterei questa ipotesi: essendo il
    mistero un fenomeno di norma associato all’oscurità, si riteneva che le streghe
    potessero trasformarsi in gatti per percepire il mondo notturno tramite gli organi di
    senso già oggetto di osservazione da parte di Alessandro di Tralle (13) che nel
    trattato “Sugli occhi” scrive:”Perché mai alcuni vedono di giorno e non di notte?
    Perché”, spiega, ”sono in possesso di uno spirito vitale ottico più pesante che non fa
    vedere l’aria. Di notte infatti l’aria si fa più pesante a causa delle temperature più
    basse e del sole assente mentre di giorno è più calda e leggera. Essendo dotati di
    uno spirito vitale ottico più leggero, gatti, iene e pipistrelli vedono meglio di notte
    che di giorno”.
    Si tratta di un’ipotesi, ripeto, il terreno di ricerca è completamente aperto. Sia quel
    che sia, siamo davanti a un documento certo a seguito del quale dai paradisi del
    culto i gatti precipitano nei penetrali della persecuzione.
    Anno domini 1233, mala tempora per il gatto nero e con l’istituzione dei Tribunali
    d’Inquisizione Papa Gregorio IX (14) apre la campagna contro il Sabba
    prendendosela anche con lui che se fino a quel momento se la passa come tutti
    quelli della sua stessa specie, né meglio né peggio, fra alti e bassi, abbondanza e
    carestie, con la Bolla “Vox in Rama” (15) comincia a vedere i sorci verdi. Se ne
    parla soltanto nel primo di quattro documenti ritenuto il più importante, e di questo
    ci occuperemo. Al sottotitolo si legge:”Quattro lettere di Papa Gregorio IX sugli
    eretici di Germania da estirpare, dirette a Sigfrido III arcivescovo di Magonza, a
    Corrado II vescovo di Hildesheim, a Corrado di Marburgo, ai vescovi della
    provincia maguntina, a Federico imperatore dei romani e al re Enrico suo figlio; in
    esse si descrivono i riti praticati da alcuni eretici e si raccomanda di procedere
    contro costoro secondo i poteri spirituali e temporali. 13 giugno 1233” (Quattuor
    epistolae Gregorii IX papae de haereticis Alamanniae extirpandis, 1) ad
    [Sigefridum III] archiepiscopum Moguntinum, [Conradum II] episcopum
    Hildeshemensem et Conradum de Marburg, 2) ad episcopos per Maguntinam
    provinciam constitutos, 3) ad Fridericum Romanorum imperatorem, 4) ad
    Henricum regem eius filium directae; describit ritus, quos quidam haeretici
    observent, hortaturque ut contra eosdem spiritualiter e temporaliter procedant.
    1233, Iun. 13)
    “Vox in Rama audita est”, è scritto in latino tardo, “ploratus multus et ululatus,
    Rachel plorat, videlicet pia mater ecclesia, filios, quos diabolicus mactat et perdit,
    et quasi consolationem non recipit, quia filii, more vipere matris viscera lacerantes,
    ipsam interimere moliuntur. Nam multitudo ………..” (16). Piace tradurre
    liberamente:”Da Rama scende una voce, è come un pianto, un forte lamento,
    Rachele, ossia la santa madre chiesa, piange i suoi figli che un essere diabolico
    uccide e annienta e certo non si consola, giacché l’utero (viscera) della madre viene
    dilaniato da vipere (more vipere = secondo il costume viperino) e quindi i suoi
    stessi figli la distruggono. Una quantità (multitudo) di atroci dolori, infatti, che sono
    quegli stessi dolori di una partoriente, la costringono a gridare: «O ventre mio
    dolente!, o ventre mio dolente!» (ventrem meum doleo, ventrem meum doleo), come
    vaticinava il profeta (Geremia, n.d.r.). Dovendo, secondo l’apostolo (Paolo n.d.r.),
    massimamente soffrire come tutte le creature durante il parto, l’utero di madre
    chiesa è sconvolto da lancinanti dolori che essi (figli) le procurano con ogni singolo
    morso ………… , occorre dare precise istruzioni ai cuori carnali degli uomini. Non
    regnando nei cuori, il diavolo li combatte dall’esterno (contra eos pugnat
    extrinsecus), dall’esterno muove guerra e nuove persecuzioni alla Chiesa (bella
    molitur foras, novam persecutionem ecclesie), la sposa di Cristo, la vera sposa di
    Cristo per mezzo dei suoi ministri di iniquità …………. Tutto il nostro spirito
    sprofonda nell’amarezza (totus namque in amaritudine funditur spiritus), la nostra
    rabbia (iecur = letteralmente bile, rabbia in senso lato) inonda la terra (e usum est
    in terra iecur nostrum), l’anima nostra è turbata e i nostri sentimenti (venter =
    ventre, interiorità, stato d’animo) sanguinano per la sofferenza (turbata est anima
    nostra valde ac impletus doloribus venter noster), i nostri occhi sono rimasti senza
    lacrime (defecerunt pre lacrimis oculi nostri) e fra tante ignominiose nefandezze (et
    super tam nefandis abominationibus) il nostro corpo freme (contremuerunt renes),
    tutte le viscere sono coinvolte (omnia viscera sunt commota) né abbiamo più la
    forza di contenere lacrime e dominare sospiri (reprimere lacrimas et continere
    suspiria non valemus).”
    Com’è certamente noto, col nome Gregorio IX Ugolino dei conti di Segni sale al
    soglio nel 1227 e nell’isolare ed esorcizzare il fenomeno si appella ai doveri del
    culto indulgendo all’enfasi descrittiva, alle minacce del demonio e ai rischi della
    tentazione.
    Fa leva sulla fede, da Rama viene la voce di Dio che dall’alto dei cieli esprime la
    sua volontà, per i credenti Dio non è in discussione giacché a lui e solamente a lui si
    deve obbedienza totale. Voi che credete in Dio, dice, non avete vie d’uscita e il suo
    vicario in terra che se ne fa portavoce vi mette in guardia dalle deviazioni. Attenti,
    insiste, giacché non è nei loro cuori, il demonio insidia dall’esterno il cammino
    degli uomini di buona volontà e minaccia Santa Madre Chiesa, la vera sposa di
    Cristo, infliggendole sofferenze fisiche e morali. Prospettando la morte di anima e
    corpo in tempi in cui il contraddittorio è una realtà lontana a causa dell’ignoranza e
    del clima di terrore imperante, Gregorio IX martella su viscerali emozioni (in
    amaritudine funditur spiritus) e anatomie (omnia viscera sunt commota) e scaglia
    l’anatema:”cum hec pestis excedat insaniam, immo ipsa etiam elementa debent
    insurgere et armari”, (giacché questa sciagura va al di là dell’insania, contro questo
    stesso ordine di cose bisogna insorgere e armarsi).
    All’immonda ammucchiata di uomini e bestie si richiama inoltre la Bolla e nel
    trascinare l’incolpevole gatto nero nella metafisica dell’ossessione punta sugli
    aspetti più aberranti della macabra messinscena.
    Di nuovo ci soccorre il testo che così racconta le tappe del turpe rito (huius pestis):
    “quando un novizio viene accolto nel sodalizio (in ea) ed entra in quelle scuole di
    perdizione, gli appare qualcosa che qualcuno chiama rana (bufonem). Il bacio della
    dannazione alcuni glielo danno sull’ano, altri sulla bocca (damnabiliter osculantes
    quidam a posterioribus et quidam in ore), ricevendo in questo modo la lingua e la
    saliva della bestia nella propria bocca (intra ora sua linguam et salivam). Talvolta
    (interdum) c’è la presenza di un certo numero di animali diversi, come oche o
    anatre (quandoque anseris vel anatis) ……… Quindi un uomo con occhi nerissimi,
    pallido, macilento e con la pelle tesa sulle ossa come se non ci fosse più carne, gli si
    avvicina e comincia a scrutare il novizio che a questo punto lo bacia provando la
    sensazione di un freddo glaciale (hunc novitius osculatur et sentit frigidum sicut
    glaciem) e dopo il bacio il ricordo della fede cattolica esce del tutto dal suo cuore
    (et post osculum catholice memoria fidei de ipsius corde totaliter evanescit).”
    Entriamo nel vivo dell’enclave: “Mentre banchettano se ne stanno sdraiati
    (discumbentibus) su giacigli e quando il convivio è finito, da una statua che di solito
    è presente nel corso di queste sedute (per quandam statuam, que in scholis
    huiusmodi esse solet), un gatto nero delle dimensioni di un cane di piccola taglia
    scende all’indietro con la coda all’insù (descendit retrorsum ad modum canis
    mediocris gattus niger retorta cauda), il novizio bacia per primo l’ano del gatto,
    quindi tocca al maestro e infine con ordine a tutti gli altri che sono degni e perfetti
    (quem a posterioribus primo novitius, post magister, deinde singuli per ordinem
    osculantur, qui tamen digni sunt et perfecti); i non perfetti e coloro i quali non si
    ritengono degni ricevono una buona parola dal maestro e avendo ciascuno ripreso la
    propria posizione, intonate certe litanie e inchinata la testa al gatto, il maestro
    invoca: “salvaci!” (imperfecti vero, qui se dignos non reputant, pacem recipiunt a
    magistro, et tunc singulis per loca sua positis, dictisque carminibus, ac versus
    gattum capitibus inclinatis:”parce nobis”, dicit magister).”
    I ricorrenti ablativi assoluti pesano come un secco imperativo e caricano di foschie
    il rigore del rituale. L’atmosfera diffonde echi sinistri in cui ciascuno pensa al
    vicino con sospetto, capo chino e occhi a terra scongiurano aggressività, parlano
    solo il maestro e pochi altri che volentieri ne farebbero a meno, la voce potrebbe
    tradire il dissenso e accade così che le parole si spengono fra inquietanti silenzi.
    Incarnazione luciferina, il gatto nero che avanza all’indietro sulla passerella chiama
    all’osservanza di quel rituale perverso nuovi e vecchi adepti e come in un bizzarro
    gioco di specchi spariglia le carte della ragione, catalizza imbambolamento e
    salvazione e in un clima di sottocultura diventa signore e padrone. Il nero del
    mantello somministra infernali beveroni, abbaglia il pensiero e insegue tormenti. In
    realtà recita la parodia ridicola e blasfema della religione e della spiritualità mentre
    irradiando con lo spauracchio della dannazione eterna il brodo primordiale
    dell’ignoranza, la Chiesa festeggia la sua egemonia su ataviche insicurezze, sulla
    distesa artica di verità ignorate e sugl’impervi percorsi della conoscenza.
    “Quello che sta seduto accanto al maestro”, continua il testo, “conferma
    l’invocazione e gli altri rispondono tre volte dicendo: noi conosciamo il maestro
    (scimus magister) e quattro volte: e noi ti dobbiamo obbedire (et nos obedire
    debemus).”
    Dopo aver compiuto in quell’arena i più sfrenati atti di libidine anche contro natura
    (contra naturam), così viene descritta l’apparizione del diavolo:”da un angolo buio
    di quei raduni (de obscurum scholarum angulo) avanza un uomo (quidam homo
    procedit) che ha la parte superiore del corpo (a renibus sursum) più sfolgorante e
    più chiara del sole (fulgens et sole clarior) mentre quella inferiore (deorsum) è
    pelosa come il corpo di un gatto (ispidus sicut gattus), la cui viva luce illumina tutto
    (cuius fulgor illuminat totum locum). Quindi il maestro toglie al novizio una parte
    dei vestiti (tunc magister excerpens aliquid de veste novitii) e dice al personaggio
    che splende (fulgido ille dicit): maestro, io ti porgo questo dono (magister, hoc mihi
    datum tibi do), mentre il personaggio splendente risponde (illo fulgido
    respondente): spesso mi hai servito bene e mi servirai meglio, lascio dunque alle tue
    cure colui che mi hai presentato (bene mihi servisti pluries et melius servies, tue
    committo custodies, quod dedisti), e dopo aver pronunciato queste parole
    improvvisamente sparisce (et his dictis protinus evanescit).”
    A lungo evocato, alla fine il diavolo entra in scena ma subito dopo l’immagine
    svanisce, tutto dura il tempo di un clic o quanto il gioco di un illusionista cui la
    lestezza dei movimenti serve a non compromettere l’incantesimo della magia.
    L’attimo dell’apparizione è, sia pure disordinata, unica chiave di riferimento al
    tempo inteso come unità di misura che si scontra con le cadenzate sequenze di tutto
    il resto, un’apparizione insomma che sembra afferrabile soltanto nei tranelli dei
    sogni, una dimensione virtuale legata a quel tanto di essenzialmente assurdo che le
    permette di esistere e di far vivere i fantasmi. “Il mondo”, ha scritto qualcuno, “è
    una sfida al senso comune”.
    Sebbene presentato come incarnazione del male, il diavolo in persona o sotto le
    sembianze di un gatto nero non l’ha mai visto nessuno ma nell’eterno conflitto col
    bene càpita che sovente abbia la meglio. Nella realtà e nella finzione e nel loro
    ambiguo rapporto, in tutte le culture è rappresentazione di un mistero che fa parte
    integrante del più generale mistero del mondo.
    La Chiesa soffre ed è offesa, grida Gregorio IX, “che dolore!” (Proh dolor !),
    ………“chi potrebbe non adirarsi per tanta iniquità?” (quis tante nequitie poterit
    non irasci?). Incita i fedeli alla lotta: “per aiutare il Dio di ciascuno di noi dovete
    alzare energicamente la vostra mano contro di loro” (ut exurgentes in adiutorium
    Christi sui contra eos viriliter se accingant) e promette indulgenze a tutti coloro i
    quali si prodigheranno nello sterminio degli eretici (ad eorundem hereticorum
    exterminium se accinxerint).
    A questo punto, resta messo in evidenza un momento storico di grande importanza
    che associa il gatto nero a attività riprovevoli. Il documento che lo condanna è
    nientemenoche una bolla papale. Da credere che anche in altre importanti sedi
    (vescovili, tribunalizie locali) e anche da altri documenti siano state pronunciate
    condanne simili. Tutto un campo aperto.
    Appena da aggiungere che la storia che ho raccontato può essere connessa a un
    vasto filone letterario e antropologico, dove intolleranza e superstizione sembrano
    incontrare sia pure implicitamente tradizioni ancora vive. Tutti ricordiamo il gatto
    nero di Poe, “……….. stava la bestia orribile le cui arti mi avevano sedotto
    all’assassinio, e la cui voce rivelatrice mi consegnava al boia. Io avevo murato il
    mostro dentro la tomba”.
    Constatando che la forma melanica del felino domestico viene letta come
    messaggera di infausti presagi, guai se ci attraversa la strada, ci passeggia sul tetto o
    si accovaccia sulla porta di casa, darlo per certo è forse un azzardo, ma chi può
    escludere che tutto non abbia avuto inizio con la Bolla di Gregorio IX e che proprio
    da allora il gatto nero non abbia cominciato a vedere i sorci verdi rilanciando nei
    secoli la sua fama di iettatore?
    Il campo è aperto. Pubblicati lo scorso anno, negli Atti del Simposio Internazionale
    (17) che si è tenuto in Vaticano dal 29 al 31 ottobre 1998, non una parola, per
    quanto se ne sappia, è stata spesa sul gatto nero, men che meno per officiare
    l’innocenza di una negritudine figlia di un ictus della natura, e di quello soltanto.
    Mille capitoli si aprono su genetica, zooantropologia, storia delle religioni, del
    costume e quant’altro, ma a noi basta averne offerto gli spunti al cui centro si trova
    la figura del gatto nero. A questa ricerca invito me stesso, invito gli eminenti
    Colleghi.
    E mentre guerre di religione, conflitti interetnici, superstizioni e sette occulte
    destabilizzano gli equilibri del mondo facendo a pezzi i diritti umani, si riconoscono
    i diritti degli animali con nuove forme di venerazione: spuntano gioielli, profumi e
    capi d’abbigliamento griffati, piscine e palestre che tengono d’occhio i sedentari,
    parchi che incoraggiano fisiologie, strizzacervelli per il trattamento di forme
    depressive, strutture sanitarie a cinque stelle e alloggi di pari livello per i proprietari
    di animali degenti, unità mobili di pronto soccorso, cimiteri esclusivi che viziano i
    morti, soggiorni dorati quando il padrone è in vacanza, maestri tolettatori che
    brevettano acconciature da passerella, gare internazionali di abilità e/o di bellezza,
    in un atelier di Parigi i nostri pets posano per ritratti a olio su tela, in un altro, a
    Londra, lenti a contatto ne rimettono a fuoco la vista e, secondo una recente
    proposta di legge inglese, diritti si vorrebbero estendere a tutti gli animali che
    patiscono dolore, un mondo in cui potrebbero rientrare, se viene dimostrato che
    soffrono, insetti, lumache e vermi. E se a qualcuno saltasse in mente di aggiungere
    all’elenco virus e batteri? “Dal momento che siamo tutti animali”, ha scritto un
    umorista, “non vorremmo che ci fosse chiesto di donare il fegato a un maiale”.
    Chiari eccessi che dirottano una civile zoofilia verso i disordini, pur se paludati,
    della zoomania. Un po’ come ai tempi degli Egizi, allora gli animali erano sacri
    tanto quanto era la schiavitù pratica corrente.
    (1)”Gatti selvatici si incontreranno con iene,i satiri si chiameranno l’un l’altro; vi
    faranno sosta anche le civette e vi troveranno tranquilla dimora.” (La Bibbia, Isaia
    34,14)
    “Sul loro corpo e sulla testa (delle false divinità, n.d.a.) si posano pipistrelli, rondini
    e altri uccelli e anche i gatti“(La Bibbia, Baruc 6,21)
    “Il gatto è un servo infedele ………. e comeché questi animali, massimamente in
    età tenera, abbiano gentilezza, nondimeno spiegano una malizia innata, un carattere
    falso che viene aumentando col tempo, e dalla educazione è soltanto mascherato.
    Ladri nati, quando sono bene educati diventano docili e lusinghieri alla maniera dei
    furfanti; hanno la medesima destrezza ed acutezza, e lo stesso genio di fare il male,
    le medesime inclinazioni ai piccoli furti…….. Prendono facilmente abitudini
    socievoli, ma non mai buoni costumi; essi non hanno che l’apparenza
    dell’affezione. E’ ciò mostrato dagli obbliqui loro movimenti e dagli occhi
    equivoci. Non guardano mai in faccia la persona amata” (Lo spirito della storia
    naturale tratto da Buffon e da’ suoi continuatori, co’ tipi di Giuseppe Antonelli
    ed.,Venezia, 1834, pag. 35)
    (2)Donald Engels, Storia del gatto, traduzione di Francesco Saba Sardi, Edizioni
    Piemme, 2001.
    (3)dell’antichissima città nel mezzo del delta del Nilo, le rovine sono presso
    l’odierna Tell Bastah.
    (4)Erodoto, Storie, II, 59-67.
    (5)Erodoto, Storie, II, 65.
    (6)Diodoro Siculo, Biblioteca Storica, I, 83, 6/9 – I, 84,1/4.
    (7)erudito greco, II-III secolo d.C.
    (8)commediografo greco vissuto intorno al 400 a.C.
    (9)Ateneo, I deipnosofisti, prima traduzione italiana a cura di Luciano Canfora,
    quattro volumi, Salerno Editrice srl, Roma, 2001; Vol II, Libro VII, pag. 300 a-b.
    (10)ibidem, pag. 299, nota 4.
    (11)De re rustica, VIII, 3. 6.
    (12)Claudio Eliano, Sulla natura degli animali, 4-44.
    (13)Medico greco (527-565 d.C.) che si stabilì a Roma dove esercitò la professione.
    (14)ricordato anche per aver tentato senza successo l’unione con la Chiesa Orientale
    e per la compilazione della raccolta delle Decretales che entrarono a far parte del
    Corpus Juris Canonici.
    (15)non dimentichiamo che si tratta di una città della Palestina che sorge sulle alture
    della Giudea; ora, in ebraico Rama vuol dire altezza, quindi, per estensione, eccelso,
    posizione elevata, edificato sul monte. Nella Bibbia CEI ( è scritto: «Così dice il
    Signore: "Una voce si ode da Rama, lamento e pianto amaro ……….”». (Geremia,
    31-15). Dunque “Vox in Rama” significa “voce in alto, che viene dall’alto, voce di
    Dio”. Presente nella Bibbia Ebraica, manca nella Vulgata:”Haec dicit Dominus vox
    in excelso audita est lamentationis fletus ………” dove al posto di “Rama”
    troviamo “in excelso”.
    (16)“…………. dolorum urgentium, quibus ut parturiens mater ipsa circumdatur,
    vociferari eam et dicere: cum propheta compellit. Cum enim omnis creatura usque
    adhuc ingemiscat secundum apostolum et parturiat, genitricis ecclesie sacer uterus
    viscerum suorum dolore turbatur, que fere singularis morsibus discerpuntur
    ………… “.
    (17)L’Inquisizione, Collana Studi e Testi della Libreria Apostolica Vaticana, 2003.
    Si ringraziano il professor Francesco Piselli dell’Università di Parma per la rilettura
    del testo, la Bayerische StaatsBibliothek di Monaco che ha fornito in fotocopia la
    Bolla “Vox in Rama” ricavata da “Monumenta Germaniae historica. , Epistolae
    saeculi XIII e regestis pontificium Romanorum selectae per G. H. Pertz. Ed.
    Carolus Rodenberg Berolini, Weidmann,1982” e per le autorizzazioni concesse il
    professor Enrico Malato della Salerno Editrice di Roma che ha recentemente dato
    alle stampe “Ateneo, i deipnosofisti”, quattro tomi di alto valore tipografico e
    culturale.

    Fonte

    “In amore non essere un mendicante, sii un imperatore. Dà e resta semplicemente a vedere che cosa accade...”

 

 

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