21 luglio 2011

“I nostri rapporti con la Santa Sede mai più come prima”, 19 i sacerdoti accusati di molestie e coperti in qualche modo oltretevere

‘Questa e’ una Repubblica, non il Vaticano’: dalla cattolicissima Irlanda e’ partito un attacco senza precedenti alla Santa Sede nello scandalo della pedofilia. Il primo ministro Enda Kenny, e poi il Parlamento irlandese, hanno censurato il papato dopo che ‘per la prima volta un rapporto sugli abusi sessuali del clero ha messo in luce un tentativo della Santa Sede di frustrare un’inchiesta in una repubblica democratica e sovrana, e questo tre anni fa soltanto, non tre decenni fa’.

RISPONDEREMO - In serata, il direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, ha dichiarato che ‘la Santa Sede rispondera’ opportunamente alla domanda posta dal Governo irlandese a proposito del Rapporto sulla diocesi di Cloyne’. Mai prima di oggi il capo di un governo irlandese aveva parlato con tanta forza contro il Vaticano. Kenny, e successivamente il Parlamento in una mozione approvata all’unanimita’, hanno accusato le gerarchie cattoliche a Roma di aver messo gli interessi della Chiesa davanti a quelli delle vittime degli abusi. Vicino alle lacrime, l’arcivescovo di Dublino Diarmuid Martin e’ andato in televisione per puntare i riflettori sulla ‘cabala’ che ‘rifiuta di riconoscere le norme della Chiesa’. Intervistato dalla Rte, l’alto prelato ha messo in guardia che nuove inchieste sulla pedofilia nelle diocesi rischiano di non arrivare a far luce su quanto e’ successo ‘se la gente nella Chiesa Cattolica non e’ pronta a dire la verita’.

ACCUSE - Il premier Kenny ha avvertito il Vaticano che le relazioni tra l’Irlanda e la Chiesa non saranno d’ora in poi piu’ le stesse dopo che la settimana scorsa il rapporto sulla diocesi di Cloyne – nella contea di Cork – ha messo in luce abusi su minori commessi da 19 sacerdoti e sulle relative coperture nel periodo dal 1996 al 2009: dossier che secondo il Parlamento ‘scava nelle disfunzioni, l’elitismo, il narcisismo che domina fino a oggi la cultura del Vaticano’. ‘Questa non e’ Roma. Questa e’ la Repubblica d’Irlanda 2011, una repubblica fondata sul diritto’, ha detto il premier aprendo il voto alla mozione che accusa il Vaticano di aver sabotato la decisione dei vescovi irlandesi nel 1996 di cominciare a denunciare i casi sospetti alla polizia.Dopo la pubblicazione del Cloyne Report, il governo irlandese aveva convocato il nunzio a Dublino, arcivescovo Giuseppe Leanza, per chiedere una reazione ufficiale da Roma. ‘Arrivera’ in tempi ragionevoli’, ha assicurato un portavoce del ministero degli esteri secondo cui e’ stato creato un canale ufficiale e urgente di comunicazione. L’unico commento arrivato dal Vaticano e’ stato finora, due giorni fa, solo quello, a titolo personale, di padre Lombardi, secondo cui la pubblicazione del rapporto ‘segna una nuova tappa nel lungo e faticoso cammino di ricerca della verita’, di penitenza e di purificazione, di guarigione e di rinnovamento della Chiesa in Irlanda, cammino a cui il Vaticano ‘non si sente affatto estraneo ma vi partecipa con solidarieta’ e’ impegno’. E in una nuova dichiarazione in seguito all’acuirsi della crisi, il portavoce vaticano ha aggiunto stasera che ‘ci si augura che il dibattito in corso su temi cosi’ drammatici si sviluppi con la necessaria obiettivita’, in modo da contribuire alla causa che deve stare maggiormente a cuore a tutti, cioe’ la salvaguardia dei bambini e dei giovani e il rinnovamento di un clima di fiducia e collaborazione a questo fine, nella Chiesa e nella societa’, come auspicato dal Papa nella sua Lettera ai cattolici dell’Irlanda’

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