
Originariamente Scritto da
Giò91
Spesso, storici, politologi e persino filosofi hanno discusso se il Fascismo avesse un carattere totalitario o meno.
Mussolini ribadì a più riprese il fondamento totalitario della concezione politica fascista dello Stato: "Tutto nello Stato, niente al di fuori dello Stato, nulla contro lo Stato" (Milano, 1925).
Oppure: "Antiindividualistica, la concezione fascista è per lo Stato; ed è per l'individuo in quanto esso coincide con lo Stato, coscienza e volontà universale dell'uomo nella sua esistenza storica. È contro il liberalismo classico, che sorse dal bisogno di reagire all'assolutismo e ha esaurito la sua funzione storica da quando lo Stato si è trasformato nella stessa coscienza e volontà popolare. Il liberalismo negava lo Stato nell'interesse dell'individuo particolare; il fascismo riafferma lo Stato come la realtà vera dell'individuo. E se la libertà dev'essere l'attributo dell'uomo reale, e non di quell'astratto fantoccio a cui pensava il liberalismo individualistico, il fascismo è per la libertà. È per la sola libertà che possa essere una cosa seria, la libertà dello Stato e dell'individuo nello Stato. Giacché, per il fascista, tutto è nello Stato, e nulla di umano o spirituale esiste, e tanto meno ha valore, fuori dello Stato. In tal senso il fascismo è totalitario, e lo Stato fascista, sintesi e unità di ogni valore, interpreta, sviluppa e potenzia tutta la vita del popolo" (La Dottrina del Fascismo, 1932).
Ciò nonostante, a livello storico s'è spesso parlato del Fascismo più come autoritarismo che come totalitarismo o al limite come "totalitarismo imperfetto" o "incompiuto".