
Originariamente Scritto da
Giacomo79
E’ un Vittorio Feltri di quelli che rimangono nella storia, quello che sul Giornale di oggi ci regala questa splendida analisi della strage sull’isola di Utoya, nella quale sostiene che i gggiovani dovevano reagire nei confronti dell’uomo con fucile e mitraglietta, ma non l’hanno fatto perché non sanno combattere in favore della comunità:
Ma in questo caso,stando alle notizie in nostro possesso, sull’isola (un chilometro quadrato, quindi piccola)sitrovavanocirca 500 partecipanti a un meeting annuale di laburisti. Un numero considerevole. Quando Breivik ha dato fuori da matto e ha cominciato a sparare, immagino che lo stupore e il terrore si siano impadroniti del gruppo intero. E si sa che lo sconcerto (accresciuto in questa circostanza dal particolare che il folle era vestito da poliziotto) e la paura possono azzerare la lucidità necessaria per organizzare qualsiasi difesa che non sia la fuga precipitosa e disordinata, contro un pericolo di morte. Ciononostante, poiché la strage si è consumata in 30 minuti, c’è da chiedersi comunque perché il pluriomicida non sia stato minimamente contrastato dal gruppo destinato allo sterminio.
Infatti, non so se vi ricordate di quella volta che Feltri disarmò un terrorista a mani nude con la sola imposizione della dialettica:
http://www.giornalettismo.com/archiv...a-dei-giovani/