DI REZA FIYOUZAT
Revolutionary Flowerpot Society

Che cosa hanno in comune Michael Ledeen (il ‘neoconservatore’ americano), Mir-Hossein Mousavi (il candidato iraniano alla presidenza del ‘cambiamento’) e Adnan Khashoggi (il ricco membro del jetset dell’Arabia Saudita)?

Sono tutti buoni amici e soci di Manuchehr Ghorbanifar (un mercante di armi iraniano, un presunto doppio agente del MOSSAD nonché figura chiave del caso Irangate, ovvero gli accordi di ‘armi in cambio di ostaggi’ tra l’Iran e l’amministrazione di Reagan). In uno o due, al massimo tre gradi di separazione, queste persone frequentavano gli stessi circoli e molto probabilmente hanno partecipato agli stessi brindisi.

Si trovano tutti i generi di informazioni banali su Ghorbanifar nel “Walsh Report on the Contra/Iran affair” [il rapporto finale su Irangate di Lawrence E. Walsh ndt]. Al capitolo 8, ad esempio apprendiamo quanto segue:

Nella foto: Mir Hossein Mousavi in mezzo ai suoi sostenitori durante le recenti proteste (foto ANSA).


“Ghorbanifar, un esiliato iraniano ed ex informatore della CIA che era stato screditato dall’agenzia come un fabbricatore, era una delle forze motrici dietro queste proposte [l’accordo armi in cambio di ostaggi];”oppure “Ghorbanifar, come intermediario per l’Iran, ha preso in prestito i fondi per il pagamento delle armi da Khashoggi, che ha prestato milioni di dollari a Ghorbanifar con un 'finanziamento-ponte' per gli accordi. Ghorbanifar ha rimborsato Khashoggi con il 20% di commissione dopo essere stato pagato dagli Iraniani,” (vedi: http://www.fas.org/irp/offdocs/walsh/chap_08.html).


Segue un estratto da un articolo della rivista Time magazine che mostra la cerchia di soci di Ghorbanifar; proviene da una storia di copertina del 1987 (“The Murky World of Weapons Dealers”; 19 gennaio 1987):


“Secondo quanto da lui stesso detto, [Ghorbanifar] era un rifugiato del governo rivoluzionario di Ayatollah Ruhollah Khomeini, che confiscò la sua attività in Iran, tuttavia in seguito divenne un fidato amico e consigliere di Mir Hussein Mousavi, primo ministro durante il governo di Khomeini. Alcuni ufficiali americani che hanno trattato con Ghorbanifar lo lodano senza riserve. Michael Ledeen, consigliere del Pentagono sul contro-terrorismo ha detto: “[Ghorbanifar] è una delle persone più oneste, istruite e giuste che abbia mai conosciuto”. Altri lo definiscono un bugiardo che, come si suol dire, non saprebbe dire la verità sugli abiti che indossa”, (enfasi aggiunta).




[Il falco neocon M. Ledeen (sinistra) e il mercante d'armi Manuchehr Ghorbanifar (destra).]

Questo secondo estratto è preso dal capitolo 1 del rapporto Walsh su Irangate: (http://www.fas.org/irp/offdocs/walsh/chap_01.html)


“Il 25 novembre 1985 o intorno a tale data, Ledeen ricevette una frenetica telefonata di Ghorbanifar, che gli chiedeva di riferire un messaggio da parte di [Mir-Hossein Mousavi] , primo ministro dell’Iran, al presidente Reagan riguardo alla spedizione del tipo sbagliato di missili HAWKs. Ledeen ha detto che il messaggio essenzialmente era “abbiamo fatto la nostra parte dell’affare, e adesso eccovi a mentirci e imbrogliarci e a raggirarci e fareste meglio a correggere la situazione immediatamente”.

[…]

“All’inizio di maggio North[1] e il beneficiario della CIA George Cave si sono incontrati con Ghorbanifar e Nir[2] a Londra, dove sono state gettate le basi per un incontro tra McFarlane e gli ufficiali iraniani ad alti livelli, oltre che gli accordi finanziari per l’affare delle armi. Tra gli ufficiali che Ghorbanifar disse che avrebbero incontrato una delegazione americana c’erano il presidente e il primo ministro [Mousavi] dell’Iran e il portavoce del parlamento iraniano,” (enfasi aggiunta).




[Copertina di Time con la foto del Colonnello Oliver North durante una testimonianza al Congresso sullo scandalo Iran Contra (o “Irangate”). North fu uno dei militari più coinvolti nel traffico di armi verso l'Iran volto a ottenere il rilascio degli ostaggi americani e fondi neri con cui finanziare la guerriglia dei contras in Nicaragua.]

E per ricordare come Michael Ledeen sia stato coinvolto nell’affare Irangate nel 1985, ecco un estratto dal capitolo 15 del rapporto Walsh (http://www.fas.org/irp/offdocs/walsh/chap_15.html):


“[McFarlane] ha autorizzato Michael A. Ledeen, un consulente part-time del NSC[3] sull’antiterrorismo, a chiedere al primo ministro israeliano Shimon Peres di indagare su una relazione secondo cui gli Israeliani avevano accesso a buone fonti sull’Iran. Entro l’inizio dell’agosto del 1985 i discorsi di Ledeen avevano portato ad un approccio diretto degli ufficiali israeliani verso McFarlane, per ottenere l’approvazione del presidente Reagan per la spedizione in Iran di missili TOW forniti dagli USA, in cambio del rilascio degli ostaggi americani a Beirut. McFarlane disse che aveva informato sulla proposta il presidente Reagan, Schultz, Weinberger, Casey e forse il vicepresidente tra il luglio e l’agosto 1985. McFarlane disse che Casey aveva raccomandato che il Congresso non fosse informato della vendita di armi”.


Ecco qui. Ora, non sono un giornalista investigativo, quindi lascerò che siano i professionisti a scavare di più su questa faccenda.

Ma devo chiedermi ad alta voce: visto che non possiamo ignorare le sue credenziali di ‘neoconservatore’, e visto che Michael Ledeen ha mantenuto le sue ottime relazioni con Ghorbanifar, (che per lo meno era) un buon amico di Mir-Hossein Mousavi (il ‘candidato del cambiamento’ alle elezioni presidenziali iraniane); e dato il sostegno che la candidatura di Mousavi riceve dai ‘moderati’ americani, forse questo genere di ‘cambiamento’ è il ‘cambiamento di regime’ che gli Americani hanno in mente per l’Iran?

NOTE DEL TRADUTTORE

[1] Il colonnello Oliver North

[2] Amiran Nir consigliere di Peres

[3] Il National Security Council

Titolo originale: "Mir-Hossein Mousavi's Iran/Contra Connection? "

Fonte: Revolutionary Flowerpot Society
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