Donne e potere, il passo indietro di Emiliano - Editoriale News Bari Puglia
Prima il Tar del Lazio. Poi la nomina nei cda delle tre municipalizzate baresi. Non saranno giorni facili per Michele Emiliano, sospeso tra un rimpasto che non avverrà mai e la voglia di non apparire come colui che mette all’angolo le donne. Il tema che sta animando le cronache politiche di questi giorni è proprio quello della rappresentanza di genere: una sfida di continuità per una amministrazione che aveva tracciato il solco e che ora si ritrova alle prese con una giunta che può contare solo su una donna. Ma non basta. La scorsa settimana abbiamo assistito alla più classica delle operazioni spartitorie: la nomina dei tre presidenti, e di 24 tra consiglieri di amministrazione e revisori dei conti di Amgas spa, Amgas srl e Amiu. Il sindaco le ha giudicate “come un grande mortificazione”anche perché il suo obiettivo sarebbe quello di sganciare il governo delle municipalizzate dalla politica. Nel frattempo, però, è stato il manuale Cencelli il miglior strumento di selezione. Di donne ce n’è solo una: Alessandra Velussi. Le critiche non sono mancate, a partire dall’associazione “Un desiderio in comune”, che all’interno di una nota ha ricordato ad Emiliano che alla vigilia delle elezioni si era impegnato ad applicare un documento che conteneva “un riequilibrio di genere (50 e 50) nei Cda delle ex municipalizzate, nonché l'alternanza donna/uomo nella individuazione di presidenti e vice delle stesse”.

Emiliano a proposito della Giunta ha detto che essa è stata costruita “sulla base delle reali forze in campo, avendo un collegamento con gli eletti”. Le polemiche continueranno e nel frattempo in consiglio regionale si discute su una legge elettorale (invocata dallo stesso Emiliano) che dovrebbe consentire all’elettore di poter esprimere due preferenze, un uomo e una donna. Ma a prescindere da quel sarà, non si può non prendere atto di come la politica sia lontana dalle donne. In una città con quasi 400mila abitanti, non si può accettare che in consiglio comunale ci siano solo 3 donne. Così come è inaccettabile che nel consiglio di una regione (ripeto regione) ci sia una sola rappresentante del gentil sesso. Sono affezionato al principio per cui non debba essere il genere, ma il merito e la capacità ad essere premiati, ma mi rifiuto di considerare che nella politica questi siano incarnati solo dagli uomini. Sappiamo quanta fatica facciano ancora oggi le donne ad affermarsi, nonostante ne abbiano tutte le credenziali. La politica avrebbe dovuto dare l’esempio offrendo la possibilità di garantire alle donne un ruolo dignitoso e strategico nel governo della città. Questo non perché donne, ma perché soggetti in grado di portare, in un mondo dominato dal maschilismo, competenze e conoscenze di segno diverso.

Dal movimento “Se non ora quando”, partito lo scorso febbraio, si è appreso come le donne (e non solo) siano stanche di essere mortificate da una immagine del potere che le relega al ruolo di bambole seducenti a disposizione del sultano di turno. Vogliono contare, partecipare, essere ascoltate affinché possano contribuire attivamente a prendere decisioni rispondenti ad una galassia più larga di bisogni. Ma in questo senso, nonostante le rassicurazioni del primo cittadino, anche a Bari si è fatto un passo indietro. Si doveva e poteva fare di più. In città molte associazioni si spaccano la schiena in due per avviare percorsi culturali che spingano a ragionare in modo più maturo sul rapporto fra i sessi e il potere.

Le ultime elezioni amministrative hanno penalizzato le candidature femminili. E, come dice Emiliano, alla fine si è composta una giunta seguendo le indicazioni di quello che i partiti hanno comunicato. E i partiti oggi altro non sono che questo: apparati pronti a scegliere i propri rappresentanti più seguendo logiche di appartenenza e filiazione all’oligarchia delle segreterie che sostenendo forme di riconoscimento dei talenti e delle diverse sensibilità. Sono favorevole alla legge regionale sulla doppia preferenza perché spingerebbe i partiti a guardare in faccia il problema. Non si tratta di penalizzare il merito in nome di un'appartenenza di genere, ma di far maturare una diversa consapevolezza sull’importanza di riconoscere e valorizzare le diversi voci della società. Da Emiliano ci si aspettava un colpo più netto, anche per come è riuscito a relazionarsi con la rete delle associazioni femminili che tanto stanno facendo per questa città. La fiducia se accordata deve essere sempre coltivata. Spezzato il filo, sarà difficile ricucirlo.