20-02-2005, STAMPA, NAZIONALE, pag.13
Sezione: Cronache Italiane
Autore: ELKANN ALAIN
DOMENICA CON LA RINASCITA DOPO GLI ANNI DELLA DITTATURA COMUNISTA PARLA IL CAPO DEI RABBINI DI RUSSIA Rav Lazar: noi ebrei all'ombra del Cremlino «Dall'inizio degli Anni Novanta siamo rinati dopo 80 anni di sofferenze Putin e' stato il primo a parlare apertamente delle nostre persecuzioni»
Alain Elkann RAV Berel LAZAR ha 41 anni ed e' nato a Milano. Nel 1987 e' andato in Russia, e nel Duemila e' diventato rabbino capo di Russia, e presidente di una federazione di rabbini di tutta l'ex Unione Sovietica. Rav LAZAR, com'e' diventato capo rabbino? «Quand'ero giovane, in Italia, avevo sentito parlare moltissimo degli ebrei dell'Unione Sovietica, delle loro difficolta'. C'erano ebrei in Italia, che conoscevo bene, venuti dalla Russia, ed ebrei italiani che cercavano di aiutarli. Quando piu' tardi sono andato a studiare negli Stati Uniti al collegio rabbinico, poi nella Jeshiva dei Lubavitch, sognavo sempre di andare in Russia, che mi sembrava il paese delle favole. Un giorno, non so perche', una rabbino mi ha chiesto se ero interessato a visitare gli attivisti ebrei dell'Unione Sovietica». Che anno era? «Il 1987. All'inizio del governo Gorbaciov». In che condizioni era la Russia? «L'ebraismo era terribilmente difficile, all'aeroporto mi hanno confiscato tutto. Durante il soggiorno eravamo seguiti da Kgb. Ma la gente che sono andato a vedere per me e' diventata come eroica. Ebrei che lottavano per l'ebraismo contro il comunismo, contro l'Unione Sovietica. Erano pochissimi ma erano fortissimi. Ho viaggiato per due mesi insegnando la lingua ebraica e il Talmud in modo clandestino. Cercavamo di costruire una comunita' di giovani. Sembrava che nulla sarebbe mai cambiato e che l'ebraismo russo sarebbe stato sepolto». Invece? «Sono tornato altre due volte lo stesso anno, eravamo come fratelli e malgrado fosse pericoloso mi chiamavano negli Stati Uniti per sapere cosa fare. Quando mi sono sposato mi hanno chiesto di essere il rabbino della Sinagoga di Mosca. Sono arrivato li' con mia moglie e la nostra bambina nel 1990». Da allora cosa e' successo? «Tutto! Cosa non e' successo. Nel '90 avere il permesso di essere rabbino era un cambiamento incredibile, poi abbiamo aperto scuole, sinagoghe, ero in contatto con Gorbaciov e poi con Eltsin. Ho organizzato concerti di musica ebraica anche al Cremlino. C'era allora una terribile organizzazione antisemita che ha fatto di tutto per impedire quel concerto. Ma ci sono state moltissime svolte». C'e' ancora molto antisemitismo in Russia? «Si'. C'e' sempre, ma quello che e' cambiato e' che non e' piu' antisemitismo governativo. Prima se eri ebreo non potevi frequentare l'Universita' o trovare lavoro, oggi e' possibile. Pero' l'antisemitismo della gente comune purtroppo e' rimasto». Lei cosa fa contro questo? «Cerco di mandare un messaggio positivo su cosa sono gli ebrei. C'e' gente ignorante che non sa nemmeno chi sono». E' amico del presidente PUTIN? «Si', cosi' dicono. Ci incontriamo spesso, discutiamo le condizioni della comunita' ebraica, e' stato il primo Presidente che ha apertamente parlato del problema dell'antisemitismo. A Cracovia, alla commemorazione dei Sessant'anni dalla Liberazione di Auschwitz, ha detto che si vergogna di vedere l'antisemitismo in Russia. Ha partecipato anche all'apertura del nuovo centro ebraico di Mosca e alla festa di Hannuka». Quanti sono gli ebrei, oggi, in Russia? «Circa un milione, con il resto delle ex-repubbliche sovietiche quasi due milioni». Quanti sono andati in Israele? «Dall'inizio degli Anni 90 piu' di un milione, ora ci vanno molti meno e alcuni sono tornati da Israele». Ha mantenuto rapporti con l'Italia, dov'e' nato e ha studiato? «I miei genitori abitano in Italia, mio padre e' rabbino a Milano, e fu lui ad iniziare la campagna di aiuti per gli ebrei russi rimasti in Russia. C'e' stato un periodo in cui il mondo ebraico si era dimenticato di loro, lo sforzo era solo aiutare i russi ad andare in Israele. Solo la comunita' italiana ha dato un grandissimo supporto Che rapporti ha con la Chiesa russa? «In Russia c'e' un rapporto speciale che potrebbe essere un buon esempio per tutto il mondo, tra tutti i capi religiosi, sia musulmani, sia buddisti, sia quelli della Chiesa ortodossa». Vede il Patriarca Alessio? «Si', molto spesso. E lui e' sempre interessato ad aiutare se ci sono problemi verso le comunita' ebraiche. Purtroppo lo penso e glielo dico che la loro politica e troppo chiusa e dura su molti problemi religiosi e questo non li aiuta molto in Russia». Ortodossi e cattolici si incontreranno? «Si', lo faranno, ma c'e' bisogno che in Russia la Chiesa sia piu' aperta e piu' pronta ad accettare diversi movimenti dentro la chiesa stessa». La sua comunita' e' molto vivace? «Si', perche' per 70-80 anni non ha potuto esprimere nessun sentimento e per questo la gente ha trovato il modo di dire che e' fiera di essere ebrea e vuole partecipare ad ogni manifestazione ebraica». Ora che ruolo hanno gli ebrei nella societa' russa? «Sono abbastanza influenti nelle arti, nell'economia, nella scienza, nella medicina e anche nel governo». Non c'e' piu' paura che si torni indietro? «C'era all'inizio, adesso non c'e' dubbio che le cose miglioreranno> >. Vuole restare in Russia o ripartire? «Non penso che ci sia un luogo nel mondo con le possibilita' che ci sono un Russia e penso che abbiamo solo iniziato a vedere il frutti degli anni della sopravvivenza nell'ebraismo nei momenti piu' difficili. Ci sono oggi piu' di cento scuole ebraiche con piu' di 15 mila bambini, nati non con un ''ebraismo di paura'' ma fieri di esserlo». I rapporti con Israele? «Sono molto buoni, c'e' un grande cambiamento da quando l'Urss aveva rapporti solo con i paesi arabi. Oggi la gente capisce meglio i problemi del terrorismo. Ci sono piu' di un milione di ebrei russi in Israele che per noi sono una finestra sull'Occidente». Lei e' contento? «Io sono sempre contento. Ho visto il miracolo di com'e' cambiata la Russia davanti ai nostri occhi e nei migliori sogni non avrei mai immaginato la comunita' ebraica russa quale e' oggi».




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