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    Predefinito Franco Cardini sui fatti di Oslo

    Appunti sul fondamentalismo cristiano
    di Franco Cardini - 25/07/2011

    Appunti sul fondamentalismo cristiano, Franco Cardini


    A proposito dell’orribile massacro di Oslo, dopo le prime reazioni che, per sconcertate che fossero, sembravano mirare comunque tutte a una ricerca del colpevole negli ambienti del “terrorismo internazionale” (un’espressione che non vuol dir nulla, ma che negli ultimi tempi ha acquistato sempre più il senso di terrorismo di matrice fondamentalista islamica), la doccia fredda relativa alle prime notizie riguardanti l’assassino ha obbligato i media a far marcia indietro e a rimangiarsi le prime, affrettate diagnosi.

    Non seguiamo il loro cattivo esempio: evitiamo di elaborare scenari fondati sul nulla, o almeno sul molto poco. Quel che per il momento si sa del trentaduenne Anders Behring Breivik, è che egli si definisce un conservatore e un difensore della civiltà cristiana, che ama la musica classica e i videogames, che il suo film preferito è 300, la pellicola parastorico-postmoderna nella quale alcuni skinheads sedicenti spartani affrontano le orde barbariche di fricchettoni sedicenti “orientali”. Lo “scontro di civiltà”, alcuni anni or sono in apparenza diagnosticato (ma in realtà propagandato) come inevitabile da Bernard Lewis e da Samuel Huntington, ha fatto in tempo a diventare a partire dalla fine del secolo scorso, e con più forza poi dopo l’11 settembre 2001, una sorta di dogma ideologico che ha avuto la potenza di saldare ambienti conservatori di varia origine con ambienti integralisti cristiani convinti che – nonostante il plurisecolare “processo di secolarizzazione” – il cristianesimo sia ancor oggi la base e la sostanza della cultura occidentale.

    Questa paraideologia diffusa ha consentito,soprattutto negli Stati Uniti come in molti paesi dell’Europa e dell’America Latina, nonché in Russia, il convergere di gruppi e gruppuscoli neoconservatives e teoconservatives dotati di etichette più o meno fantasiose – ispirate magari alla “Frontiera” americana dell’Ottocento o alla cavalleria medievale – e che attualmente stanno ingorgando il web con i loro più o meno deliranti proclami. Le linee di fondo del loro “credo” possono essere così riassunte: Occidente e Cristianità sono una cosa sola, minacciate dal “relativismo”, dall’Islam, dall’immigrazione e dall’incremento demografico dei popoli non-europei; è ormai necessario reagire con decisione a queste minacce, soprattutto alle prospettive del multiculturalismo; il cristianesimo si difende anche attraverso la difesa delle libertà, intese tuttavia non in senso etico (qui si cadrebbe nel “relativismo”), bensì in quello socioeconomico. “Liberali”, e anche “liberisti”, questi fondamentalisti cristiani si autodefiniscono bene sulla misura di quel che negli Stati Uniti è indicato come libertarianism.

    Il paradosso di questi ipercristiani (che quando sono protestanti si riferiscono sovente, come appunto Breivik, a una qualche loggia massonica) è che – almeno da noi - la loro neoideologia rappresenta lo sviluppo, in generale, di due filoni che originariamente erano sì lontani fra loro, ma uniti se non altro da un comune sentire anticomunista e “antimaterialista”: il tradizionalismo cattolico e il neonazismo. Ma entrambi gli ex fedeli a quelle linee hanno negli ultimi anni buttato decisamente a mare l’antiliberismo che contraddistingueva i primi e l’antisemitismo che qualificava i secondi: e sono entrambi divenuti fierissimi liberisti e in genere anche sostenitori della causa sionista. Anzi, a dire il vero, si ha l’impressione che molti di loro abbiano sostituito, nel loro bislacco sistema ideologico, l’antisemitismo con l’antislamismo. In fondo, l’importante è avere un Nemico Metafisico da additare come il Male Assoluto da combattere: che esso, invece che ebreo, sia musulmano, poco importa.

    Questi gruppi e gruppuscoli hanno spesso un certo potere, una buona capacità di far propaganda, un certo aggancio con i “poteri forti” e con i governi: questo vale per gli Stati Uniti (non solo al tempo di Bush) e per l’Italia, dove parecchie organizzazioni cosiddette “cristianiste” fiancheggiano la galassia berlusconista e spesso ne fanno parte.

    Ovviamente, tutto ciò non giustifica certo le oltre novanta povere vittime di Oslo. Nessuna ideologia politica o politico-religiosa, per quanto folle e aberrante possa essere, giustifica un massacro del genere. Eppure, non ci si può purtroppo permettere il lusso di derubricare con leggerezza eventi come quello di Oslo a pure tragedie della follìa. Che Breivik sia uno squilibrato, sarebbe difficile negarlo. Ma può darsi che, come dice Orazio nell’Amleto, ci sia del metodo in quella sua follìa. Si parla di fiancheggiatori, di complici. Gli obiettivi scelti dall’attentatore sono stati un edificio importante per l’establishment di un governo che Breivik giudica probabilmente “corrotto” e un campo giovanile del Partito Laburista. Che, in significativa almeno transitoria flessione del “pericolo musulmano” (ora che la “primavera araba” sembra introdurre in quel settore significative novita) , il lunatic fringe del fondamentalismo cristiano si volga contro i suoi “nemici interni”, nell’Occidente, può essere un interessante segno dei tempi.

    Certo è che questi inossidabili difensori della Cristianità e dell’Occidente s’illudono sulla stessa civiltà che essi proclamano di difendere. Breivik fa propria una massima di Stuart Mills: “Una persona con un credo ha la stessa forza di 100.000 persone che hanno solo interessi”. Lo sviluppo della Modernità occidentale dimostra purtroppo esattamente il contrario. Non è certo un caso che questi fieri spiritualisti fingano sistematicamente di non vedere nulla dei guasti commessi nel mondo dalle lobbies turbocapitaliste.
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  2. #2
    animalista radicale
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    Predefinito Rif: Franco Cardini sui fatti di Oslo

    Per non aprire un altro 3d aggiungo qui anche l'analisi di Alessandra Colla:

    Spiegare Oslo: paura, bricolage e millefoglie | Caos scritto

    Spiegare Oslo: paura, bricolage e millefoglie

    Potete chiamarla convergenza di catastrofi, inveramento della Prima Legge di Murphy o semplicemente sfiga: fatto sta che mentre Oslo era sossopra io ero praticamente isolata dal mondo e impossibilitata a farmi un quadro preciso della situazione.

    Rientrata nella c.d. civiltà, sto seguendo l’evolversi della vicenda — cosa che mi riesce abbastanza bene anche grazie ai geniacci della rete come UMT e Martinez.

    Il punto centrale, a mio avviso, è che siamo così abituati alle etichette che, quando succede qualcosa come quello che è successo ad Oslo, le nostre categorie mentali non sono più sufficienti a contenere lo sgomento. E poiché l’essere umano ha bisogno di razionalizzare come dell’aria che respira, si spiegano le molte e fantasiose ricostruzioni che giornalisti e opinionisti d’ogni razza e colore elaborano a getto continuo.

    Da quello che ho potuto capire io, direi che in Breivik c’è un po’ di tutto: anticomunismo, islamofobia, xenofobia, fanatismo religioso, suprematismo bianco e identitarismo in varia misura, shakerati in un mix certamente esplosivo che pure è possibile rinvenire in larga parte dell’umanità occidentale contemporanea — Borghezio docet (anche mia zia la pensa allo stesso modo, religione a parte, ma non farebbe male a una mosca).

    Ma, soprattutto, in Breivik c’è la paura: quel tipo particolare di paura dell’altro-da-sé che è poi la spia di un disagio esistenziale profondo e oggi assai diffuso — mentre il mondo strutturato (retaggio degli ultimi secoli) si liquefa, l’uomo, che in quanto animale sociale è necessariamente un animale referenziale, non riuscendo più a trovare punti di riferimento se li inventa.

    Ed è precisamente qui che entrano in gioco le strumentalizzazioni ideologiche funzionali al mantenimento della coesione interna di uno Stato, in grado di garantirne anche la tenuta esterna — necessaria per continuare ad esistere.

    Personalmente, credo che Breivik, in fondo, non sia che un’altra vittima dell’esiziale sindrome di Poitiers/Lepanto (la chiamo così perché Poitiers è un terrore condiviso da tutta quanta l’Europa occidentale, mentre Lepanto evidenzia il risvolto ideologico della faccenda). Naturalmente non sono né Carlo Martello né don Giovanni d’Austria gli ispiratori della suddetta sindrome, bensì i loro indegni epigoni — tra i quali figura la trimurti Allam-Fallaci-Pera (in ordine alfabetico, perché davvero non saprei dire chi fra i tre abbia fatto o faccia più danni), meritevole assai più di Breivik di una condanna per crimini contro l’umanità: Breivik essendosi limitato ad ammazzare direttamente qualche decina di compatrioti, mentre sull’atra coscienza della trimurti grava il peso di aver auspicato e benedetto a vario titolo la morte di centinaia di migliaia di civili nel mondo — e non credo di esagerare coi numeri.

    A parte questo, Breivik è uno che nel suo diario, l’11 giugno scorso, dice di aver “spiegato a Dio” alcune cose. Giovanna d’Arco non disse mai niente di simile: ma il suo parlare con Dio scatenò uno dei sacri macelli più memorabili della storia, avendo trovato cuori pronti ad accogliere il suo messaggio. I tempi, ora, sono quelli del bricolage: e uno come Breivik si adatta a far da sé. Fosse ancora vivo, Tito Lucrezio Caro probabilmente commenterebbe anche stavolta «tantum religio potuit suadere malorum», guarda un po’ che danni che fa una certa idea di religione.

    Da ultimo, m’inquieta la constatazione di una perdita gravissima per il genere umano: quella del rasoio di Ockham. Mi piace ricordarne l’enunciazione in latino, abbiate pazienza: «entia non sunt multiplicanda praeter necessitatem» e «non fit per plura quod fieri potest per pauciora» — se a spiegare un fenomeno basta una sola causa, perché affannarsi a cercarne altre e più numerose? In altre parole: perché non possiamo considerare Breivik come un tipo abbastanza disturbato da prendere sul serio certe farneticazioni al punto di volerle fortissimamente mettere in pratica? (Da solo o con qualche amico, cambia poco). Che bisogno c’è di ipotizzare complotti intrecciati, intrighi internazionali, trame multicolori e infiltrazioni di servizi deviati — tutto stratificato come una millefoglie?

    Smetto di pormi domande, e continuo ad osservare: se il buon Dio o l’evoluzione ci hanno dato due orecchie, due occhi e una bocca sola, ci sarà un motivo.
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    Predefinito Rif: Franco Cardini sui fatti di Oslo

    Ecco Cardini sì che ha un minimo di conoscenza semantica della parola fondamentalista. Non come Langone che spara minchiate.

 

 

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