

"Io nacqui a debellar tre mali estremi: / tirannide, sofismi, ipocrisia"
IL DISPUTATOR CORTESE
Possono tenersi il loro paradiso.
Quando morirò, andrò nella Terra di Mezzo.


Non sono d'accordo. Non che i sanniti non fossero una forte potenza militare, anche per il fatto che a quanto ho letto avevano sviluppato una formazione militare simile alla legione romana ai tempi delle Guerre Sannitiche (che comunque in questa realtà alternativa non sono mai avvnute). Però occorre considerare che l'urto principale sarebbe probabilmente avvenuto, assai dopo l'invasione di Pirro, non con le truppe epiriote, supportate da quelle delle città stato della Magna Grecia, ma con le truppe di un vasto regno italiota (l'ipotesi è sempre quella che il regno si sia consolidato, e non andato in pezzi dopo pochi anni). Molto sarebbe dipeso dalle capacità di adattamento dei greci: se fossero stati disposti a studiare le tattiche militari dei sanniti, avrebbero probabilmente, nel corso di decenni di lotta, adattato il loro esercito, annullando il principale punto di forza dei loro avversari. Piuttosto, un punto debole dell'ipotetico regno fondato da Pirro, è che nelle intenzioni di quest'ultimo dovevano essere due: uno in Sicilia ed uno nell'Italia meridionale, da affidare ai suoi due figli, col risultato di dividere le immense risorse che un regno unico avrebbe avuto a disposizione.
Saluti.
Midìl
P.S.:
Gli italioti sono gli abitanti di origine greca che anticamente abitavano in Italia: http://it.wikipedia.org/wiki/Italioti
Ultima modifica di Midìl; 30-07-11 alle 12:39


Va detto che i greci magni o italioti erano più marinai e commercianti che pastori e combattenti di terra.
Ci poteva stare anche uno scenario opposto, i sanniti vincitori militarmente ma ellenizzati dalla cultura greca, al pari dei macedoni, ma solo un idea.
Certo un mondo multipolare con la Sicilia boccone prediletto, cui combatterono greci e cartaginesi.
grazie OCCIDENTE, grazie anglo-americani, grazie Israele, grazie ucraini.
la libertà avanza ...........


Certo. Ovviamente quando si scrivono delle ucronie si tenta di delineare uno scenario almeno vagamente realistico, ma non è detto che sia il solo. Ad esempio, i sanniti avrebbero potuto occupare Capua (realistico), e trasformarla nella capitale di una federazione sannita. Ma se ipotizziamo che un simile stato riesca a sconfiggere le truppe italiote, rischiamo di ritrovarci con un potente stato militare nell'Italia centrale, parlante una lingua italica, cioè l'osco, che si espande sia verso sud, verso la Magna Grecia, che verso nord, scontrandosi con etruschi e galli. In pratica, richiamo di ottnere un duplicato della storia latino-romana, in salsa osco-sannita. Preferisco quindi, in questo caso, tifare per i greci.
Celebre è infatti la frase, attribuita a Pirro, in cui si rammaricava di dover lasciare un simile campo di battaglia a Cartaginesi e Romani.Certo un mondo multipolare con la Sicilia boccone prediletto, cui combatterono greci e cartaginesi.
( http://it.wikipedia.org/wiki/Guerre_...evanza_storica )
Saluti.
Midìl
Ultima modifica di Midìl; 30-07-11 alle 14:31


Senza l'espansione di roma ad Impero molto probabilmente l'Italia sarebbe stata dominata dai popoli barbari e germanici


Controdissento.
L'esercito sannita aveva una organizzazione e un addestramento particolarmente curato prima di Roma: di fatto alcune innovazioni come lo scudo quadrato-rettangolare e la disposizione a scacchiera delle truppe sul campo di battaglia, furono introdotte prima dai Sanniti e solo successivamente adottate anche dagli eserciti di area latino-romana.
Senza dimenticare le usanze militari evolute tanto quelle latine gia' contemporaneamente a quelle legionarie.
Pensiamo alla Legio Linteata, vero e proprio corpo d'elite, nonche' embrione di aristocrazia militare.
Ecco la descrizione liviana del Campo di Aquilonia, siamo nel
293 a.C.:
"Più o meno al centro dell'accampamento si recintò un'area con
graticci e tavolati, ricoperta con stoffe di lino, delle dimensioni
di 200 piedi su ogni lato. Qui, dopo la lettura di un antico libro
di lino, il sacrificio venne compiuto da un sacerdote dal nome di
Ovio Paccio, persona di nobili natali, che a suo dire aveva tratto
quella cerimonia da un antichissimo rituale sannita, di cui si erano
serviti i loro antenati quando si erano accordati in segreto per
togliere Capua agli Etruschi.
Portato a termine il sacrificio, il comandante, a mezzo di un
araldo, ordinava di condurre avanti i più nobili per stirpe o per
azioni, che venivano introdotti uno alla volta. Qui si trovavano,
oltre agli altri apprestamenti cultuali, destinati a colmare gli
animi di emozione religiosa, degli altari, collocati al centro
dell'area recintata, vittime uccise tutto intorno e centurioni
disposti in giro, con le spade sguainate.
Ognuno di essi veniva allora condotto verso gli altari più come
vittima sacrificale che come partecipe del sacrificio ed era
obbligato con giuramento a non rivelare quanto avesse visto e
ascoltato in quel luogo. Lo costringevano a giurare con una formula
terribile, fatta di maledizioni destinate a ricadere sulla sua
testa, sulla famiglia e sulla stirpe, qualora avesse mancato in
battaglia di spingersi dove i comandanti avessero ordinato, o fosse
fuggito dalla prima linea o non avesse immediatamente ucciso chi
avesse visto fuggire.
Alcuni che all'inizio si rifiutarono di giurare vennero uccisi
intorno agli altari e i loro corpi, abbandonati tra le altre vittime
sacrificate, furono di monito agli altri perché non opponessero a
loro volta un rifiuto. Una volta impegnatisi con tale giuramento
solenne i primi dei Sanniti, a dieci di essi, scelti dal comandante,
venne chiesto di scegliere un uomo ciascuno, e così via, fino a
completare il numero di 16.000: questi vennero chiamati Legio
Linteata, dal lino che rivestiva il recinto, entro il quale la
nobiltà era stata consacrata. Vennero ad essi consegnate splendide
armi ed elmi con alti cimieri, perché apparissero più alti degli
altri. A questo si aggiunse un secondo esercito di poco più di
20.000 uomini, non inferiore per prestanza fisica né per gloria
militare né per armamento alla Legio Linteata".
I dubbi sollevati da storici nel passato si stanno dissolvendo di fronte ai molti nuovi reperti venuti alla luce negli scorsi venti anni nel Sannio.
Recenti studi mostrano anche una società civile molto più avanzata di quanto si pensasse sino ad ora: lo stato era organizzato in una forma repubblicano-confederata tra i vari gruppi, ed esistevano figure come quella di questore e magistrato a cui probabilmente gli stessi romani si ispirarono.
Ultima modifica di occidentale; 30-07-11 alle 17:28
"Io nacqui a debellar tre mali estremi: / tirannide, sofismi, ipocrisia"
IL DISPUTATOR CORTESE
Possono tenersi il loro paradiso.
Quando morirò, andrò nella Terra di Mezzo.


I Sanniti erano riuniti in quattro tribù ognuna delle quali veniva detta Touto.
Ogni Touto era composto da vari centri abitati e veniva governato dal Meddix tuticus, il quale aveva il compito di amministrare la legge, l'esercito ed aveva un ruolo nella religione ufficiale.
Convocava e presiedeva le riunioni del consiglio e dell'assemblea e veniva eletto democraticamente dai cittadini.
L'unità politica al di sotto del Touto era il Pagus, ovvero un distretto composto da vari centri abitati.
E' probabile che ciascun pagus fosse governato da un meddix minor, subordinato al meddix che governava il Touto.
Il pagus si occupava di questioni sociali, agricole e religiose.
I suoi membri si riunivano in assemblea dove approvavano leggi locali ed eleggevano i propri rappresentanti nel consiglio del touto.
La città ubicata in pianura si chiamava vicus (plurale vici) mentre quella delle zone montagnose oppidum (plurale oppia) ed era quasi sempre fortificata.
Di fronte alla minaccia espansionistica romana, i Touti si organizzarono nella Lega Sannitica.
Era un'entità governativa e militare solidamente unita nella ferma determinazione di tenere testa a Roma fino alla fine.
I Romani riuscirono ad attrarre dalla loro parte i Campani (abitanti del territorio di Capua), gli Apuli(abitanti della Puglia) e i Lucani ma non riuscirono a convincere uno solo dei membri della lega sannitica a schierarsi al loro fianco contro gli altri.
Pensate se la Federazione fosse sorta per reagire invece alla minaccia di Pirro.....
"Io nacqui a debellar tre mali estremi: / tirannide, sofismi, ipocrisia"
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Possono tenersi il loro paradiso.
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