



Riprendo il racconto.
E l'alba del III secolo, sul finire dell'anno 400, quando l'Italia si trova ripartita in vari stati e tribù: nel centro-Sud spadroneggiano i Sanniti, popolo bellicoso confederatosi in un'unica repubblica con a capo un unico meddix supremo, eletto annualmente a turno tra i più influenti esponenti delle quattro tribù sannite. I Sanniti, ormai entrati in stretto contatto con le città greche, ne avevano quasi interamente assorbito l'alfabeto, tant'è che sin da quel periodo tutti i documenti ufficiali erano scritti in osco con caratteri greci. Anche l'architettura e le arti cominciarono a svilupparsi e ad ellenizzarsi, tant'è che vennero eretti numerosi altari ed edifici pubblici in stile ellenico nel maggiore centro sannita, Bovianum.
Poco più a Nord, i Piceni andavano formando sempre più uno stato unitario, grazie alle pressioni galliche del nord, e il centro più importante era divenuto indiscutibilmente Numana, dove risiedeva il re, eletto annualmente tra tutti i capi delle principali tribù picene. Per quanto maggiormente distanti, questo popolo aveva raggiunto un tasso di ellenizzazione maggiore dei Sanniti, assorbendone addirittura in gran parte la lingua, oltre che l'alfabeto.
In posizione centrale vi era la confederazione sabino-equa, con istituzioni repubblicane in gran parte simili a quelle romane della nostra TL, con due magistrati simili ai consoli eletti annualmente, un'Assemblea similare al Senato composta dai vari magistrati.
Gli etruschi, invece, si trovavano in totale declino, con le città stato divise e martoriate dalle incursioni galliche, ma tuttavia ancora egemoni sul Tirreno settentrionale.
La popolazione più arretrata era sicuramente quella degli Umbri, rimasti totalmente divisi in tribù e villaggi distinti e distanti. Tuttavia era un popolo abbastanza pacifico e di certo non una minaccia.
In questo quadro, stava fiorendo una nuova potenza: Siracusa. La città, passata dalla tirannide alla democrazia, si trovò ad affrontare Cartagine, e in questo momento ne approfittò Dionisio, che assunse le redini della città siciliota e, dopo aver rimesso in sesto le difese e l'esercito, riuscì a sconfiggere i punici.
Dionisio riuscì in un'impresa disperata: mise insieme gran parte della Sicilia greca creando un vero e proprio regno, antesignano di quello ellenico di Alessandro Magno.
Ma la fortuna di Siracusa fu breve in quanto, alla morte di Dionisio, la sua potenza crollò.
Intanto, una delle peggiori orde galliche di sempre, mise a ferro e fuoco la Penisola italica devastando, a cavallo del 390 a.C., l'intera Etruria, sino a giungere presso i territori latini di Alba: la capitale latina, a differenza di Roma nella nostra TL, non resse all'impatto e dopo parecchi mesi di assedio, i Galli riuscirono ad abbattere le ultime difese devastando e distruggendo con furia ogni angolo della città egemone latina.
La furia gallica si abatté anche sui Sanniti che però ingaggiarono battaglia in campo aperto e, dopo alterne vicende, riuscirono a far retrocedere la tribù inferocita gallica.
I Sanniti, rinvigoriti dalla vittoria sui Galli, risposero all'appello di una lega di città latine che stava lottando contro altri insediamenti per il predominio, dopo il vuoto lasciato da Alba. Approfittando della situazione, in un'incredibile mossa militare, i Sanniti diedero il meglio di sé sottomettendo ai loro voleri gli avversari e costringendo, di fatto, gli alleati a vassalli.
All'alba del 375 a.C. l'intera costa tirrenica a Sud del Tevere sino ai confini con la Lucania, era sotto dominio Sannita.
In risposta alle pressioni Sannite, alcune città etrusche appena a nord del Tevere decisero finalmente di allearsi. Nel 369, tuttavia, una di queste entrò in rotta con le altre che le dichiararono guerra. Della situazione approfittarono i Sanniti che, alla richiesta di soccorso, accorsero prontamente e ingaggiarono guerra portando morte e distruzione sino a giungere presso le rive del fiume Ombrone, dove fermarono il loro confine settentrionale.
Nel pieno dell'espansione italica, i Sanniti dovettero però affrontare una pericolosa sfida: la tribù degli Irpini, aveva visto scemare l'elezione di un proprio esponente a vantaggio dei Pentri, che avevano elevato al rango di meddix supremo per la seconda volta un proprio esponente, grazie all'aiuto della tribù dei Caudini.
Gli Irpini, allora, strinsero un'alleanza con i Carricini e decisero di non riconoscere l'autorità del meddix di Bovianum nominandone uno proprio che si mise alla testa delle truppe irpino-carracine varcando il confine pentrico. Fu questo l'inizio della I Guerra civile Sannita. Le truppe ribelli strapparono agli avversari in poche settimane due importanti città, tuttavia i Pentri riuscirono a resistere e, accerchiando grazie all'aiuto dei rinforzi caudini gli avversari, si scontrarono in campo aperto alle pendici meridionali della Majella nella battaglia che passò alla storia come battaglia della Majella nel 354 a.C..
La coalizione Pentri-Caudini ebbe la meglio, le principali città avversarie vennero date alle fiamme e solo alcune, passando dalla fazione opposta, riuscirono a salvarsi dalla distruzione.
Del momento di debolezza ne approfittarono i Sabini che strinsero un'alleanza con i Piceni e varcarono i confini settentrionali Sanniti: l'attacco a sorpresa effettivamente destabilizzò i Sanniti che non ottennero una vittoria per un anno intero, sino a quando, il 5 dicembre del 352, riorganizzate le forze misero in piedi una strategia micidiale che riuscì a stramazzare le truppe avversarie. In breve tempo le milizie Sannite penetrarono in profondità nelle terre Sabine, mentre i Piceni ressero a stento.
Al termine della guerra italica, i Sanniti, ormai sotto lo stretto controllo dell'aristocrazia di Bovianum, annessero completamente i territori sabini, mentre imposero stringenti accordi ai Piceni, ridotti a regno satellite.
Ecco allegata una mappa dell'Europa Occidentale nel 350 a.C.
SANNITI
COLONIE GRECHE
CARTAGINE
ETRUSCHI
SIRACUSA
PICENI
UMBRI
è probabile che i Sanniti riescano ad impadronirsi dell'intera penisola?
L'uomo è nato libero ma ovunque è in catene


Direi che a questo punto i Piceni sono costretti in una posizione subserviente ai Sanniti, mentre Umbri ed Etruschi disuniti e non in grado di reggere alle costanti scorrerie galliche da nord e sono costretti ad allearsi col il sempre più potente vicino meridionale, diventandone alleati e venendo sempre più integrati nella nuova struttura.
A sud l'espansione coinvolge Bruzi, Oschi e Lucani, i quali, più o meno pacificamente, diventano alleati dei Sanniti; dato l'accrescersi della minaccia di Filippo II di Macedonia, anche le colonie greche meno potenti e cominciano a vacillare di fronte a questa minaccia. Taranto richiede l'aiuto della madrepatria Sparta ed il re Archidamo III° sbarca con un forte contingente mercenario, ma viene sconfitto dalle armate sannite e bruzie nella Battaglia di Manduria nel 338 a.C.
Impressionate dalla caduta del potente guerriero, le colonie greche della penisola stringono trattati di amicizia con la nuova grande potenza. Le altre si radunano intorno a Siracusa, dove Dionisio il Giovane riesce ad approfittare dalla minaccia per cercare di imporsi come Egemone della Lega di Sicilia. La sua crudeltà e paranoia impediscono il suo disegno e permettono al generale corinzio Timoleonte di occupare Siracusa con un potente esercito, scacciare Dionisio e conquistare l'intera isola, preparandosi a fronteggiare sia la minaccia dei Cartaginesi che quella dei Sanniti.
Ultima modifica di Guy Fawkes; 04-08-11 alle 22:10
Combattere contro il malvagio non fa di te per forza il buono; combattere per una causa che ritieni giusta non rende giusto tutto quello che fai
Non basta negare le idee degli altri per avere il diritto di dire "Io ho un'idea". (G. Guareschi)


la penso più o meno come te, anche secondo me i fatti sarebbero andati così. Una cosa non riesco però a spiegarmi: possibile che Bojano (Bovianum) divenga col tempo una capitale stabile di domini così grandi? Non è una città troppo piccola con un territorio che è sì facilmente difendibile, ma che non può prosperare più di tanto?
Insomma, è probabile che i Sanniti stabilizzino lì la propria capitale oppure che la trasferiscano in altro loco?:gratgrat:
L'uomo è nato libero ma ovunque è in catene


Ultima modifica di Midìl; 04-08-11 alle 23:44




grazie OCCIDENTE, grazie anglo-americani, grazie Israele, grazie ucraini.
la libertà avanza ...........


Probabilmente no, ma le cose stavano per cambiare......e molto.
Con la Battaglia di Cheronea, Filippo di Macedonia si impadronisce della Grecia, separando così le colonie magnogreche dalla madrepatria. Temendo l'espansionismo macedone, molti fuggono verso le colonie ad occidente, tra cui intellettuali e strateghi. La Lega di Sicilia formata tra le colonie ed i popoli sicano, siculo ed elimio, viene rinforzata e riesce a scacciare la presenza cartaginese dall'isola, salvo alcune basi sulla costa. Quelle sulla terraferma scoprono quanto la loro cultura stia influenzando la classe dirigente sabina e intensifica i rapporti. La morte di Filippo fa momentaneamente sperare i greci, ma l'ascesa di Alessandro Magno spegne l'esile fiamma. Il timore che l'espansionismo macedone si rivolga anche verso l'Italia spinge i Sabini a serrare i ranghi creando la Confederazione Italica con i regni alleati o sottomessi, con sede a Capua. Ovviamente i Sabini fanno la parte del leone in questa nuova struttura. La Confederazione inoltre permette di elaborare alcune riforme militari suggerite da uno stratega greco, Trasellio, che ha notato come di fronte alle armate macedoni le differenze di stili di combattimento ed equipaggiamento delle poleis greche siano state una grave limitazione. L'esercito della Confederazione comincia ad essere standardizzato e razionalizzato come equipaggiamento ed organizzazione.
La nuova tipologia di armate dimostra la sua efficacia sia contro i Galli Senoni, che accettano un patto di alleanza con la Confederazione, sia contro le armate epirote e macedoni di Alessandro il Molosso, zio del Magno, che sbarca con un esercito a Taranto, chiamato dalla colonia che vorrebbe mantenersi indipendente dalla potenza a nord. Alessandro però desidera crearsi un regno nelle terre italiche, lontano dall'ostilità del nipote, e la situazione precipita, in una serie di scontri a fasi alterne, fino alla definitiva sconfitta del Molosso alla Battaglia di Cosenza, dove la falange macedone viene sconfitta ed Alessandro muore sul campo. Taranto viene quindi sottomessa definitivamente.
Nel frattempo la perdita della Sicilia grava profondamente su Cartagine, soprattutto a causa delle campagne di Alessandro Magno, che tagliano fuori le rotte verso la madrepatria ed i ricchi commerci verso Egitto e Asia Minore, a favore dei greci. Sardegna e Corsica del resto sono sempre alle prese con i moti dei nativi, e la Spagna offre ricchezze minerarie e basi, ma poco altro. Cartagine a questo punto decide di attaccare la Sicilia e conquistarla, ma già qualcuno si rende conto che anche l'Italia del sud è un bersaglio troppo ghiotto per lasciarlo nelle mani della nuova potenza.
Combattere contro il malvagio non fa di te per forza il buono; combattere per una causa che ritieni giusta non rende giusto tutto quello che fai
Non basta negare le idee degli altri per avere il diritto di dire "Io ho un'idea". (G. Guareschi)


"Io nacqui a debellar tre mali estremi: / tirannide, sofismi, ipocrisia"
IL DISPUTATOR CORTESE
Possono tenersi il loro paradiso.
Quando morirò, andrò nella Terra di Mezzo.


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