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  1. #1
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    Predefinito brunick, brunick delle mie brame

    Il giornale.it
    31 lug 2011


    Ecco la "tangentiale" rossa Si allarga lo scandalo del Pd

    L'autostrada Serravalle porta nuove grane al partito di Bersani. E dopo Filippo Penati ora è il sindaco di Genova, Marta Vincenzi (nella foto), a finire nei guai per una storia di strani giri di affari e consulenze. Guarda caso con il solito gruppo Gavio. Nel 1999 l'allora presidente della Provincia di Genova Vincenzi vendette la quota pubblica dell'A7 a Gavio a 1,60 euro ad azione. La stessa quota che Penati ricomprerà sei anni dopo a 8,93 euro...


    Milano - La Serravalle è un nastro d’asfalto che piace molto a sinistra. Ne sa qualcosa Filippo Penati, sotto inchiesta della Procura di Monza anche per l’acquisto - nel 2005, da presidente della Provincia di Milano - delle quote della società autostradale da Marcellino Gavio. Ma c’è un’altra storia che si snoda lungo l’asse Milano-Genova. Una storia di dieci anni fa che porta nel capoluogo ligure, fatta di acquisti e vendite, di conflitti di interesse, di politici e imprenditori. Una storia che il Giornale è in grado di raccontare con documenti finora rimasti segreti.

    GAVIO RINGRAZIA
    È il 1999. L’attuale sindaco di Genova Marta Vincenzi (Pd) è presidente della Provincia del capoluogo. Con una delibera che suscita molte polemiche, vende la quota pubblica nella Milano-Serravalle a Gavio. Chi fa l’affare, lo si capirà pochi anni dopo. Perché il costruttore, nel ’99, acquista le azioni all’equivalente di 1,60 euro.
    Sei anni dopo, alla sua porta bussa la Provincia di Milano, che con Penati compra a 8,93 euro. La plusvalenza di Gavio sfiora i 180 milioni di euro. Cinquanta di questi andranno nella tentata scalata di Unipol a Bnl.

    AFFARI DI FAMIGLIA
    Marta Vincenzi è sposata con Bruno Marchese. Dal 2001, Marchese è amministratore delegato della Igm Engineering Impianti srl, di cui detiene quote nominali per 18.759,52 euro su un capitale di 49.400 euro. La Igm - che nel 2004, quando la Vincenzi viene eletta a Strasburgo, finanzia i Ds con 50mila euro - fa studi di progettazione impiantistica nei settori stradale, ferroviario, portuale, e fa parte del Consorzio Rete, del quale Marchese è direttore tecnico dal 2003 e consigliere dal 2006. Il Consorzio Rete è partecipato dal gruppo Gavio, attraverso la società Sias, che ne detiene il 16,667%. La Sias, a sua volta, ha una partecipazione nella stessa società autostradale. E nel consiglio d’amministrazione della Igm siede anche la figlia del sindaco Vincenzi, Malvina Marchese. «Non ho mai fatto affari con Gavio», disse Bruno Marchese in un intervento sul quotidiano il Secolo XIX. Le carte lo smentiscono.

    LA TRIANGOLAZIONE
    Come funziona lo schema? In pratica, la parti decidono quali lavori effettuare e quanto pagarli, spartendosi i benefici delle operazioni che riguardano anche le autostrade. Su tutte, una maxi-commessa da 7 miliardi di lire. La Sinelec (controllata dal Gruppo Gavio attraverso la Ssat, il cui presidente del cda è Daniela Gavio, figlia di Marcellino) alla fine del 2000 commissiona alla Igm di Marchese i lavori per «fornitura e posa di sistemi elettrici, caselli e gallerie» lungo l’autostrada Salt (Sestri Levante-Viareggio-Livorno), guidata all’epoca da Francesco Baudone, già presidente (Pci) della giunta provinciale di La Spezia. L’opera è di dubbia utilità (sarà pesantemente rivisitata), viene progettata per conto di Salt dallo stesso Marchese e fatta approvare dall’Anas (perizia n.011375 del settembre 1999) a prezzi generosi. Il progettista e computista dell’opera, poi, rientrerà in gioco come subappaltatore di Sinelec, in violazione della legge Merloni sui lavori pubblici allora vigente. Ancora, l’amministratore delegato della Sinelec è Aldo Piccinini - scomparso nel 2004 - ex presidente del Ccpl (Consorzio cooperative produzione e lavoro), e marito di Giovanna Senesi, senatrice Pd e all’epoca nel cda di Milano-Serravalle. È lui a firmare i documenti che finiscono sulla scrivania di Marchese.



    °°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°° °°°°°°°°°°°°°°°°°°°°


    Vorrei comperare un poco di azioni autostradale GE- seravalle ad un prezzo di 1,18 cadauna.
    A chi mi debbo rivolgere ? A bersani? Alla consob? Alla vincenzi?

    Potrei investire tutta la tredicesima comperando più di 700 azioni, naturalmente poi.......................................

    Non lo dico altrimenti poi l'affare viene messo sui giornali di destra.

  2. #2
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    Predefinito Rif: brunick, brunick delle mie brame

    Citazione Originariamente Scritto da yure22 Visualizza Messaggio
    su tutte, una maxi-commessa da 7 miliardi di lire. .
    a parte il fatto che dall'articolo non si capisce un cazzo ndi quale sarebbe il reato, 7 miliardi di lire sarebbe una maxi-commessa

    ostridicolo:ostridicolo:ostridicolo:

    Ma dove li trovate i giornalisti, nelle patatine?
    Ultima modifica di brunik; 31-07-11 alle 23:33

  3. #3
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    Predefinito Rif: brunick, brunick delle mie brame

    il giornale .it
    31 VII 2011

    Lo scandalo dei multisala all'ombra di Veltroni

    Affari sospetti, l'indagine della Procura di Velletri. I terreni su cui sorgono i cinema ceduti a un ventesimo del valore. Business da un miliardo di euro, ma alla città di Frascati sono andati solo 42 milioni. Leggi la prima puntata dell'inchiesta

    L’inchiesta sulla compravendi*ta dei «terreni cinematografici» che fa tremare il Pd laziale è ricca di spunti e coincidenze che finiscono per accendere i riflettori sulla ex giunta guidata dal cinefilo Walter Veltroni. L’autorità giudiziaria di Velletri si muove con riservatezza perché l’affare miliardario dei cine*multiplex alle porte di Roma ri*schia di travolgere tutto e tutti. Indi*scre*zioni raccolte dal Giornale rac*contano una sceneggiatura in evo*luzione dove attori e comparse sembrano recitare ognuna un ruo*lo ben preciso.

    Il film immobiliare di cui anche in Parlamento si parla dà il primo ciak con gli accertamenti sulla «sdemanializzazione», a settem*bre 2002 di preziosi terreni di pro*prie*tà del Comune rosso di Frasca*ti situati nel X Municipio del Comu*ne di Roma, feudo Pd. Quei terreni acquistati da una società consorti*le di proprietà di Ettore Rosboch, (fratellastro e già socio del com*pianto principe Carlo Caracciolo, fondatore di Repubblica ) si esten*dono per 350mila metri quadrati a sud-est della Capitale, accanto agli studios di Cinecittà. Il com*prensorio oggetto di indagine è quello di «Cinecittà Est-Anagnina, località Quadrato». Il valore com*merciale iniziale dei terreni, nudo e crudo, secondo una consulenza tecnica del perito della Regione La*zio Romolo Campagna è di 42 mi*lioni di euro. Soldi che Astra 8, vin*citrice dell’appalto, avrebbe dovu*to versare al Comune di Frascati che a oggi ha ricevuto solo spiccioli (un milione o poco più). Che fine ha fatto la somma mancante? Se*guiteci.

    Il Comune frascatano, a genna*io 2003, ottiene il via libera regiona*le a sdemanializzare i terreni per alienarli. Sono «gioielli di fami*glia » da vendere al miglior offeren*te nell’interesse della cittadinan*za. Si bandisce un appalto-concor*so e alla gara partecipano quattro società: «Moca costruzioni», «Astra 8», la coop rossa «Consorzio emiliano romagnolo» e «Sviluppo Innovazione Servizi d’Impresa». La spunta l’Astra 8 di Rosboch. Ma nelle more dell’appalto qualcosa potrebbe non essere andato per il verso giusto. Ne sono convinti gli inquirenti, meravigliati del fatto che il progetto presentato da Astra 8 sarebbe risultato all’epoca non totalmente conforme al piano re*golatore generale. Diventandolo, d’incanto, due anni dopo, grazie a una variante al Prg approvata dal Campidoglio. Persino in consiglio comunale a Frascati ci si è doman**dati come facesse Astra 8, due anni prima della variante del comune di Roma, a pronosticare le modifi*che. Di certo, al momento del ban*do, parte dei terreni non era edifica*bile mentre la parte restante aveva un indice di cubatura che risulterà più basso rispetto a quello stabilito dalla variante.

    E ancora. Buona parte delle cu*bature previste era in origine desti*nata a servizi pubblici, salvo poi «mutare» in privati. Il cambio in corsa prevede tra l’altro la triplica*zione della cubatura della parte «residenziale» e una straordinaria lievitazione del valore dei terreni non edificabili, divenuti quasi tutti edificabili e commerciali per un’estensione di 650mila metri cu*bi. Un affare faraonico: rispetto ai 42 milioni di euro per l’aggiudica*zione dell’appalto, una stima orientativa dei consiglieri comuna*l*i d’opposizione cristallizza il valo*re dei terreni e dell’insediamento infine realizzabile in oltre un mi*liardo di euro.


    A Roma ad aprile 2008, con Vel*troni dimissionario, si insedia il commissario ad acta Morcone che dà l’ok, con la deliberazione n....

  4. #4
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    Predefinito Rif: brunick, brunick delle mie brame

    Citazione Originariamente Scritto da brunik Visualizza Messaggio
    a parte il fatto che dall'articolo non si capisce un cazzo ndi quale sarebbe il reato, 7 miliardi di lire sarebbe una maxi-commessa

    ostridicolo:ostridicolo:ostridicolo:

    Ma dove li trovate i giornalisti, nelle patatine?
    Sul giornale e pure sul secolo XIX di genova, ascolta e vedrai.....


    il secoilo xix
    31 VII 2011

    milano, pd nella bufera

    Tangenti, «un miliardo di lire a Penati»

    Milano - Un miliardo di lire versato in una sola volta. È la cifra più alta tra quelle anticipate tra il 1997 e il 2003 dall’imprenditore Piero Di Caterina, «in cambio di favori», all’allora sindaco di Sesto San Giovanni, Filippo Penati, e al suo ex braccio destro, Giordano Vimercati, o ad altre persone da loro indicate: la cifra è segnata su un «prospetto», un foglio formato A4, consegnato alla magistratura dall’imprenditore titolare della Caronte, società operativa nel trasporto pubblico, e ora agli atti dell’inchiesta dei magistrati di Monza, Walter Mapelli e Franca Macchia, su un presunto giro di tangenti legate a operazioni edilizie nella aree ex Falck e Marelli e alla gestione del Servizio intergrato Trasporto Alto Milanese, il Sitam.

    Tra gli indagati nell’inchiesta, una ventina di persone in tutto, figurano non solo Penati - sino a poco fa capo della Segreteria politica del leader del Pd, Pier Luigi Bersani - e Vimercati, ma anche lo stesso Di Caterina, il costruttore sestese Giuseppe Pasini, un assessore del Comune alle porte di Milano, Pasqualino Di Leva (dimessosi da poco), l’architetto Marco Magni e anche l’immobiliarista Luigi Zunino e quello che viene definito il suo «socio», cioè il “re delle bonifiche“, Giuseppe Grossi.

    Sul foglio, accanto all’indicazione «crediti verso Penati/Vimercati», sono riportati i conti fatti, a quanto pare, con una calcolatrice vecchio modello: oltre a quel «miliardo», Di Caterina risulterebbe avere versato, sempre in una sola tranche, 450 milioni di lire, poi 120 milioni, 100 e 79, sino ad arrivare a 1 o 2 milioni. Il tutto per un totale, come lui stesso ha messo a verbale il 26 giugno dell’anno scorso, di «circa 2 miliardi e 235 milioni di lire». Cifra che sarebbe stata poi richiesta indietro da Di Caterina e “restituita” in parte anni dopo tramite una “finta” caparra immobiliare versata, secondo la ricostruzione degli inquirenti, da Bruno Binasco, amministratore del gruppo Gavio (anche lui sotto inchiesta), su richiesta dello stessa Penati.

    Di Caterina, in uno dei suoi tre verbali (due dell’estate scorsa, uno di qualche mese fa), nel descrivere il “sistema Sesto San Giovanni”, ha anche sottolineato come con Grossi e Giovanni Camozzi, uno degli avvocati di Zunino, avesse messo a punto alcuni contratti di vendita degli immobili e quello di marketing territoriale “studiato” per versare, nel 2005, a Di Leva, 1,5 milioni di euro, per «creare provviste per provvedere al pagamento dei politici».

    Infine, sempre il titolare della Caronte, il 16 febbraio scorso, davanti ai Pm monzesi, ha ammesso di aver accettato di entrare in una piccola operazione immobiliare a Sesto, nel quartiere Pelucca, «per mantenere il favore di Di Leva in funzione della mia protezione all’interno del consorzio Trasporti Pubblici», all’interno del quale chi decideva erano non tanto il presidente, ma i soci e, quindi, «per il Comune di Sesto San Giovanni, gli uomini “forti”, cioè il sindaco Oldrini, il direttore generale Bertoli e l’assessore Di Leva».


    Penati è di nuovo tornato a respingere le accuse, parlando di una «montagna di calunnie» da parte di persone che «mi stanno accusando per coprire i loro guai giudiziari: Piero Di Caterina - si legge in un comunicato - dopo avere nei giorni scorsi detto tutto e il contrario di tutto, parlando prima di 100 milioni di lire per poi cambiare versione e accennare a 20, 30 milioni, oggi, per fare di nuovo notizia, è obbligato ad alzare il carico e spararla grossa, parlando di un miliardo in una sola volta».

  5. #5
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    Predefinito Rif: brunick, brunick delle mie brame

    Citazione Originariamente Scritto da brunik Visualizza Messaggio
    a parte il fatto che dall'articolo non si capisce un cazzo ndi quale sarebbe il reato, 7 miliardi di lire sarebbe una maxi-commessa

    ostridicolo:ostridicolo:ostridicolo:

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    il secoilo xix
    31 VII 2011

    milano, pd nella bufera

    Tangenti, «un miliardo di lire a Penati»

    Milano - Un miliardo di lire versato in una sola volta. È la cifra più alta tra quelle anticipate tra il 1997 e il 2003 dall’imprenditore Piero Di Caterina, «in cambio di favori», all’allora sindaco di Sesto San Giovanni, Filippo Penati, e al suo ex braccio destro, Giordano Vimercati, o ad altre persone da loro indicate: la cifra è segnata su un «prospetto», un foglio formato A4, consegnato alla magistratura dall’imprenditore titolare della Caronte, società operativa nel trasporto pubblico, e ora agli atti dell’inchiesta dei magistrati di Monza, Walter Mapelli e Franca Macchia, su un presunto giro di tangenti legate a operazioni edilizie nella aree ex Falck e Marelli e alla gestione del Servizio intergrato Trasporto Alto Milanese, il Sitam.

    Tra gli indagati nell’inchiesta, una ventina di persone in tutto, figurano non solo Penati - sino a poco fa capo della Segreteria politica del leader del Pd, Pier Luigi Bersani - e Vimercati, ma anche lo stesso Di Caterina, il costruttore sestese Giuseppe Pasini, un assessore del Comune alle porte di Milano, Pasqualino Di Leva (dimessosi da poco), l’architetto Marco Magni e anche l’immobiliarista Luigi Zunino e quello che viene definito il suo «socio», cioè il “re delle bonifiche“, Giuseppe Grossi.

    Sul foglio, accanto all’indicazione «crediti verso Penati/Vimercati», sono riportati i conti fatti, a quanto pare, con una calcolatrice vecchio modello: oltre a quel «miliardo», Di Caterina risulterebbe avere versato, sempre in una sola tranche, 450 milioni di lire, poi 120 milioni, 100 e 79, sino ad arrivare a 1 o 2 milioni. Il tutto per un totale, come lui stesso ha messo a verbale il 26 giugno dell’anno scorso, di «circa 2 miliardi e 235 milioni di lire». Cifra che sarebbe stata poi richiesta indietro da Di Caterina e “restituita” in parte anni dopo tramite una “finta” caparra immobiliare versata, secondo la ricostruzione degli inquirenti, da Bruno Binasco, amministratore del gruppo Gavio (anche lui sotto inchiesta), su richiesta dello stessa Penati.

    Di Caterina, in uno dei suoi tre verbali (due dell’estate scorsa, uno di qualche mese fa), nel descrivere il “sistema Sesto San Giovanni”, ha anche sottolineato come con Grossi e Giovanni Camozzi, uno degli avvocati di Zunino, avesse messo a punto alcuni contratti di vendita degli immobili e quello di marketing territoriale “studiato” per versare, nel 2005, a Di Leva, 1,5 milioni di euro, per «creare provviste per provvedere al pagamento dei politici».

    Infine, sempre il titolare della Caronte, il 16 febbraio scorso, davanti ai Pm monzesi, ha ammesso di aver accettato di entrare in una piccola operazione immobiliare a Sesto, nel quartiere Pelucca, «per mantenere il favore di Di Leva in funzione della mia protezione all’interno del consorzio Trasporti Pubblici», all’interno del quale chi decideva erano non tanto il presidente, ma i soci e, quindi, «per il Comune di Sesto San Giovanni, gli uomini “forti”, cioè il sindaco Oldrini, il direttore generale Bertoli e l’assessore Di Leva».


    Penati è di nuovo tornato a respingere le accuse, parlando di una «montagna di calunnie» da parte di persone che «mi stanno accusando per coprire i loro guai giudiziari: Piero Di Caterina - si legge in un comunicato - dopo avere nei giorni scorsi detto tutto e il contrario di tutto, parlando prima di 100 milioni di lire per poi cambiare versione e accennare a 20, 30 milioni, oggi, per fare di nuovo notizia, è obbligato ad alzare il carico e spararla grossa, parlando di un miliardo in una sola volta».

  6. #6
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    Predefinito Rif: brunick, brunick delle mie brame

    pure repubblica?

    e si...pure repubblica ne parla

  7. #7
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    Predefinito Rif: brunick, brunick delle mie brame

    Per il PD vale il motto .
    " Esse est percipi"

    ma forse sarebbe meglio l'infinito attivo percipere

  8. #8
    Me ne frego
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    Predefinito Rif: brunick, brunick delle mie brame

    Citazione Originariamente Scritto da yure22 Visualizza Messaggio
    pure repubblica?

    e si...pure repubblica ne parla
    Povero Brunik non se lo aspettava che ne parlava anche Repubblica
    Ultima modifica di Ada De Santis; 01-08-11 alle 07:35
    _Non rinnegare e non restaurare__


    Difendi la nazione come nei tempi passati, in modo moderno:" fotti lo Stato antifascista! "(Giò)
    L'invidia ha due bocche; con una sputa miele , con l'altra sputa veleno e fiele

  9. #9
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    Predefinito Rif: brunick, brunick delle mie brame

    Ma voi siete di quelli che leggono Repubblica?

  10. #10
    Sospeso/a
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    Predefinito Rif: brunick, brunick delle mie brame

    Citazione Originariamente Scritto da yure22 Visualizza Messaggio
    Sul giornale e pure sul secolo XIX di genova, ascolta e vedrai.....


    il secoilo xix
    31 VII 2011

    milano, pd nella bufera

    Tangenti, «un miliardo di lire a Penati»

    Milano - Un miliardo di lire versato in una sola volta. È la cifra più alta tra quelle anticipate tra il 1997 e il 2003 dall’imprenditore Piero Di Caterina, «in cambio di favori», all’allora sindaco di Sesto San Giovanni, Filippo Penati, e al suo ex braccio destro, Giordano Vimercati, o ad altre persone da loro indicate: la cifra è segnata su un «prospetto», un foglio formato A4, consegnato alla magistratura dall’imprenditore titolare della Caronte,.
    Hei, ma settimana scorsa la versione era che Di caterina dall 93 al 2001 gli dava 30 milioni al mese poi visto che non gli gli erano serviti Penati gli veva restituito 5 miliardi, adesso pare che gli avesse dato un miliardo che si era dimenticato di dire, il Di Caterina ha trovato in ditta un foglio formato A4 dove c'è scritto HO APPENA DATO UN MILIARDO A PENATI
    Ultima modifica di brunik; 01-08-11 alle 08:43

 

 
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