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    Predefinito Onu, fame nel mondo e retorica dell'interventismo per fini umanitari

    L'agenzia dell'Onu: un sesto della
    popolazione mondiale soffre la fame
    ROMA
    La fame nel mondo nel 2009 raggiungerà un livello storico con 1,02 miliardi di persone in stato di sotto-nutrizione, secondo le nuove stime pubblicate oggi dalla Fao. Questo recente aumento della fame a livello mondiale non è la conseguenza di raccolti non soddisfacenti, ma della crisi economica mondiale che ha ridotto i redditi e aumentato la disoccupazione. Il che ha ulteriormente ridotto le possibilità di accesso al cibo per i poveri, afferma l’agenzia delle Nazioni Unite.

    «La pericolosa combinazione della recessione economica mondiale e dei persistenti alti prezzi dei beni alimentari in molti paesi ha portato circa 100 milioni di persone in più rispetto all’anno scorso oltre la soglia della denutrizione e della povertà croniche», ha detto il direttore generale della Fao Jacques Diouf. «Questa silenziosa crisi alimentare, che colpisce un sesto dell’intera popolazione mondiale, costituisce un serio rischio per la pace e la sicurezza nel mondo. Abbiamo urgentemente bisogno di creare un largo consenso riguardo al totale e rapido sradicamento della fame nel mondo, e intraprendere le azioni necessarie ad ottenerlo». «L’attuale situazione dell’insicurezza alimentare nel mondo non ci può lasciare indifferenti», ha aggiunto.







    Il processo di "sviluppo" è una pratica su grande scala che ha occultato un un programma di controllo sotto le benevole sembianze dell'assistenza. Anche quando quest' "assistenza" abbia voluto creare condizioni di auto-sostegno, rimase comunque immersa nei termini di un'ideologia sociale occidentale, dato che le agenzie che l'hanno promossa (Banca Mondiale, Fondo Monetario Internazionale, ONU, Ong, ecc.) sono ampiamente dominate da un piccolo numero di poteri occidentali, preoccupato soprattutto da questioni di sicurezza: il controllo della popolazione è sempre stato tra le prime preoccupazioni del potere e del privilegio, in modo particolare dopo la prima rivoluzione democratica moderna, nell'Inghilterra del Seicento.

    Questo processo di "sviluppo" ha finito con l'imporre una singola visione della modernità, tecnologicamente efficiente, nella maggior parte del "Terzo Mondo", il quale è stato definito proprio dalla sottomissione a questa visione.

    Lo "sviluppo" è stato sia un simbolo sia uno dei principali strumenti dell'egemonia occidentale, esteriormente definito come assimilazione, in pratica concepito come dominio. Nonostante in alcuni programmi portati avanti nel nome dello sviluppo si possano riconoscere intenzioni apparentemente benevole, in realtà queste non sono sufficienti a mascherare il fatto che le nazioni tecnologicamente più potenti fronteggiano nazioni che non hanno alcuna possibilità di scelta e sono obbligate a dipendere dalle prime dal punto di vista delle relazioni internazionali.

    L'ideale di "società civile", è un concetto occidentale difficilmente traducibile in altri contesti: Europa e Stati Uniti, faticano a comprendere come nel mondo ci siano persone per cui il progresso economico non è la cosa fondamentale; persone che vogliono mantenere la loro comunità così com'è e vivere così come vivevano i loro antenati. Ma se i popoli rifiutano la marginalizzazione o la passività a questo sistema, ecco che allora per le principali "agenzie" occidentali ci si trova di fronte ad una "crisi della democrazia", da superare e mettere in riga magari attraverso il controllo governativo dei media, delle università, delle confessioni religiose e delle altre istituzioni responsabili, calpestando anche la cosiddetta "legalità internazionale". Infatti, il controllo dell'opinione pubblica è il fondamento di tutti i governi.

    Lo stesso concetto di "scelta" difficilmente può essere considerato un concetto svincolato dalla cultura o ideologicamente neutrale: è ad, esempio, un elemento chiave dell'economia neo-liberista e spesso è considerato il segno distintivo dell'individualismo occidentale. La cosiddetta "libertà di scelta", ossia il "diritto all'auto-determinazione", è ampiamente accettato nel mondo come antitesi logica della "repressione". Ma è valutando in che misura la retorica della "scelta" corrisponde alla percezione e ai desideri locali che possiamo avere un appiglio per comprendere i processi di sviluppo, i quali sono quasi sempre subordinati a strutture di potere esterne: le comunità locali, semplicemente, non dispongono dei mezzi per opporvisi.

    Lo "sviluppo" non è mai stato davvero "vero", e la sua retorica mai è stata inoffensiva o neutra. Il fallimento di questo processo mette in luce l'urgenza di proporre una valutazione critica dei contesti culturali e storici nei quali lo "sviluppo" è apparso. Oggi la retorica degli interventi umanitari serve solo a salvaguardare la credibilità di chi ha calpestato per secoli questi stessi precetti.

  2. #2
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    Predefinito Riferimento: Onu, fame nel mondo e retorica dell'interventismo per fini umanitari

    F. C.: Spero solo che l’Europa, abbandonata la Gran Bretagna al destino della sua colonia, diventi potenza militare e stringa alleanza d’acciaio con la Russia di Putin.

    Intervistatore: Lo scenario di Otto von Bismarck: guardare a Oriente.

    F. C.: Di Bismarck e di Berlusconi, naturalmente. Mai frescaccia fu peggiore del “burro e cannoni”: ci vogliono prima i cannoni, per poter prendere agli altri il burro.
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  3. #3
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    Predefinito Riferimento: Onu, fame nel mondo e retorica dell'interventismo per fini umanitari

    Hanno voluto la decolonizzazione, questi ne sono i risultati.

  4. #4
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    Predefinito Riferimento: Onu, fame nel mondo e retorica dell'interventismo per fini umanitari

    Citazione Originariamente Scritto da Angelus Mortis Visualizza Messaggio
    Hanno voluto la decolonizzazione, questi ne sono i risultati.

    Purtroppo, l'80 per cento dei bambini che nel mondo soffrono la fame vive in paesi che di fatto generano un surplus alimentare che viene però per lo più prodotto sotto forma di mangime animale e che di conseguenza viene utilizzato solo da consumatori benestanti.
    Al momento, uno sconcertante 36 per cento della produzione mondiale di grano è consacrato all'allevamento del bestiame.
    Nelle aree in via di sviluppo, dal 1950 ad oggi, la quota-parte di grano destinata alla zootecnia è triplicata ed ora supera il 21 per cento del totale di grano prodotto.
    In Cina, dal 1960 ad oggi, la percentuale di grano da allevamento è triplicata (dall'8 al 26 per cento).
    Nello stesso periodo, in Messico, la percentuale è cresciuta dal 5 al 45 per cento, in Egitto dal 3 al 31, ed in Thailandia dall'uno al 30 per cento.
    L'ironia dell'attuale sistema di produzione è che milioni di ricchi consumatori dei paesi industrializzati muoiono a causa di malattie legate all'abbondanza di cibo - attacchi di cuore, infarti, cancro, diabete - malattie provocate da un'eccessiva e sregolata assunzione di grassi animali; mentre i poveri del Terzo mondo muoiono di malattie poiché viene loro negato l'accesso alla terra per la coltivazione di grano e cereali destinati all'uomo.
    Le statistiche parlano chiaro: sarebbero 300 mila gli americani che ogni anno muoiono prematuramente a causa di problemi di sovrappeso.
    Un numero destinato ad aumentare. Secondo gli esperti, nel giro di qualche anno, se continuano le attuali tendenze, sempre più americani moriranno prematuramente più per cause di obesità che per il fumo delle sigarette.
    Attualmente il 61 per cento degli americani adulti è in sovrappeso.
    Ma contrariamente a quanto si crede, gli americani non sono i soli ad essere grassi.
    In Europa, oltre la metà della popolazione adulta fra i 35 e i 65 anni ha un peso superiore al normale.
    Nel Regno Unito il 51 per cento della popolazione è in sovrappeso e in Germania si registra un eccedenza di peso nel 50 per cento degli individui.
    Anche nei paesi in via di sviluppo, fra le classi più abbienti della società, il numero degli obesi va velocemente crescendo.
    Il Who (World Health Organization) sostiene che la ragione principale di tutto ciò è "l'assunzione di cibi ad alto contenuto di grassi la predilezione dell' "hamburger life style".
    Secondo il Who, il 18 per cento della popolazione dell'intero globo è obesa, più o meno quante sono le persone denutrite.
    Mentre i consumatori dei paesi ricchi letteralmente fagocitano se stessi fino alla morte, seguendo regimi alimentari carichi di grassi animali, nel resto del mondo circa 20 milioni di persone l'anno muoiono di fame e di malattie collegate.

    Fonte: disinformazione.it

 

 

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