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  1. #1
    reietto estetico
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    Predefinito L'America più che un traino rischia di diventare un freno

    Con un mercato immobiliare sempre in ginocchio non è facile per gli Stati Uniti evitare che l'economia, come una nave fra le secche, vada avanti adagio quasi indietro. Ma non è questa la notizia più preoccupante che viene da oltre Atlantico a un'Europa - e a un'Italia in particolare - che di problemi ne ha già in abbondanza di suo. La notizia meno bella è che stavolta non solo non ci si può aspettare dagli Usa nessun effetto-traino, ma nemmeno quella lucidità e quell'esempio ai quali da decenni l'America ci aveva abituato.

    A New York e a Washington le idee non sono più chiare che a Bruxelles, Francoforte, e Roma. Ufficialmente e tecnicamente la recessione imposta dalla crisi finanziaria del primo decennio del secolo è incominciata nel dicembre 2007, per l'economia Usa, e si è chiusa nel giugno 2009. Da allora, come più d'uno aveva previsto, ci sono state ripresine e rallentamenti, mai nulla di risolutivo. Adesso, la frenata. I dati più recenti lo confermano e quelli sull'occupazione di luglio attesi oggi possono al meglio solo non peggiorare troppo il quadro, si spera.

    Per tre volte l'amministrazione Obama ha annunciato la ripresa dietro l'angolo, l'ultima promettendo a fine 2010 un 2011 di svolta, e non si può criticare troppo chi per dovere e logiche politiche deve tenere il più alta possibile la speranza. Ma questo deve avvenire nell'ambito di una strategia realistica, e tenendo ben presente lo sfondo, che non è e non sarà ancora per qualche tempo buono. Lo sfondo è dominato da un eccesso di debito, sia pubblico che ancor più privato, negli Stati Uniti, a differenza dell'Italia dove è essenzialmente pubblico, ma dove la credibilità storica del sistema-Paese non è quella americana. Gli Usa hanno oggi lo stesso debito totale che avevano nel 2008, se non più, con un netto spostamento dal privato al pubblico, e la cifra è sul Pil più del doppio di quella che era all'inizio degli anni 30. Un debito infinito.
    È stato quindi un errore, ricorda Kenneth Rogoff di Harvard in un lucido intervento che Il Sole 24 Ore pubblica oggi a pagina 17, parlare di "Grande Recessione" mentre si doveva e si deve parlare di seconda Grande Contrazione, seconda dopo quella degli anni 30, che offrono l'unico termine di paragone credibile, per fortuna con assai meno sofferenze, e uno stato sociale, anche in America, che è un'altra cosa. Ma occorre ancora tempo, da gestire al meglio, per riportare a livelli sopportabili debiti di questa portata. La storia delle crisi finanziarie parla chiaro.

    Washington, per una serie di ragioni non tutte nobili, si è invece tenuta finora assai più vicina alla lettura che della crisi hanno dato ad esempio nel gennaio 2010, di fronte alla Commissione Angelides creata dal Congresso per investigare cause e responsabilità, i numeri uno di Jp Morgan e Goldman Sachs: una crisi tutto sommato «normale», come «accade ogni 7 o 8 anni». Profondamente falso, ma comodo, perché se è normale non ci sono particolari responsabilità, di nessuno. Non si tratta di dover punire qualcuno. Si tratta però di capire. E parlando di una crisi normale, non si capisce.

    Un settore immobiliare che potrebbe arrivare a sfiorare a fine anno una perdita media del 40% sui massimi di fine 2006 secondo A. Gary Shilling, un veterano dell'analisi di mercato, non è cosa normale. E sarebbe sufficiente la palude di questo settore cruciale, nonostante qualche tenuta stagionale degli ultimi dati dell'indice Case-Shiller relativi a maggio, a spiegare perché la crescita è così deludente. Così, sono più da Grande Contrazione che non da recessione i dati di un rapporto della Fed di New York secondo cui il "discretionary service spending", per salute, formazione, svago gestione casa e simili, che non supera mai nelle recessioni un calo del 3%, è sceso questa volta del 7%. Le immatricolazioni di auto, si teme, saranno a fine anno inferiori del 28% ai livelli di dieci anni fa.

    L'America più che un traino rischia di diventare un freno - Il Sole 24 ORE
    DEFORME AUTENTICO

  2. #2
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    Predefinito Rif: L'America più che un traino rischia di diventare un freno

    Articolo a dir poco indecente.

    L'europa, usiamo questa espressione impropria, si ritrova con un pil complessivo PARI A QUELLO DEGLI USA.

    Se credono di avere la ricetta migliore per risolvere i loro problemi che aspettano a usarla? Cosa o CHI, impedisce agli EUROPEI di sviluppare la loro economia INDIPENDENTEMENTE dagli USA?

  3. #3
    Vedo la mano invisibile
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    Predefinito Rif: L'America più che un traino rischia di diventare un freno

    Citazione Originariamente Scritto da paulhowe Visualizza Messaggio
    Articolo a dir poco indecente.

    L'europa, usiamo questa espressione impropria, si ritrova con un pil complessivo PARI A QUELLO DEGLI USA.

    Se credono di avere la ricetta migliore per risolvere i loro problemi che aspettano a usarla? Cosa o CHI, impedisce agli EUROPEI di sviluppare la loro economia INDIPENDENTEMENTE dagli USA?
    no, nettamente maggiore per quello.
    cmq concordo con la tua analisi.

    ah. tu che sei negli usa, sai dirmi se l'innalzamento del tetto è una legge ordinaria oppure costituzionale?
    La verità produce effetti anche quando non può essere pronunciata.

    L. von Mises

    SILENDO LIBERTATEM SERVO

  4. #4
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    Predefinito Rif: L'America più che un traino rischia di diventare un freno

    Citazione Originariamente Scritto da -Duca- Visualizza Messaggio
    no, nettamente maggiore per quello.
    cmq concordo con la tua analisi.

    ah. tu che sei negli usa, sai dirmi se l'innalzamento del tetto è una legge ordinaria oppure costituzionale?
    Gli Stati Uniti alle prese con l'incubo del debito

 

 

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