Vista da Gerusalemme, la vittoria elettorale dei liberal - nazionali (Fpo) in Austria parla la lingua dell' angoscia. Una coalizione che includesse il partito di Jorg Haider imporrebbe a Israele di
"riesaminare le sue relazioni con Vienna". Non ha usato formule diplomatiche il ministro degli Esteri dello Stato ebraico, David Levy:
"Questo non e' un accenno velato, ma un messaggio chiaro, l' inclusione di Haider in una coalizione di governo sarebbe una macchia per tutto l' esecutivo di Vienna. Gli austriaci devono dimostrarci di non essere tutti come lui". Invitando i "partiti politici che abbiano senso di responsabilita" a non offrire ministeri all' Fpo, Levy ha insistito:
"Non fatelo, per il vostro bene e per quello della vostra nazione". Al messaggio di Levy si somma la decisione dell'
ex premier laburista Shimon Peres di rinunciare a una visita a Vienna.
I toni populisti e xenofobi di Haider e del suo partito, gli slogan intimidatori nei confronti degli stranieri usati in campagna elettorale, in Israele richiamano analogie da incubo. Ne' Gerusalemme dimentica l' apprezzamento espresso in piu' di un' occasione da Haider nei confonti delle SS ("uomini di carattere") o l' ammirazione per le "politiche occupazionali" del Terzo Reich. I leader israeliani hanno davanti agli occhi un precedente relativo all' Austria: l' elezione a presidente della Repubblica di Kurt Waldheim (1986) che aveva taciuto sui suoi trascorsi nell' armata hitleriana. Nel ' 93 fu un viaggio in Israele dell' allora cancelliere socialdemocratico Franz Vranitzky a recuperare i rapporti con lo Stato ebraico riconoscendo le complicita' e le responsabilita' degli austriaci nell' affermazione del nazismo. L' effetto - Haider sulla scena internazionale piomba su un' Austria che vive con affanno l' incertezza seguita al voto di domenica. Il ministero degli Esteri ha "preso atto" delle dichiarazioni israeliane
rimarcando la "stabilita' della democrazia austriaca". Lo stesso cancelliere uscente, Viktor Klima, aveva lanciato appelli tesi a rassicurare l' opinione pubblica mondiale: "Non siamo una terra di nazisti". Persino i Verdi, quarta forza del Parlamento e durissimi verso Haider, mettono in guardia l' Europa sugli effetti controproducenti della "demonizzazione". Haider, forte del suo +5,3 % alle elezioni, mette da parte l' avversione all' integrazione europea e si dedica alle pubbliche relazioni proprio a Strasburgo, nella sede del Parlamento dell' Ue. Assicura di non voler avere che fare con il leader dell' estrema destra francese, Jean - Marie Le Pen, "razzista e xenofobo", e giura di non aver mai pronunciato, "in 20 anni di politica, nulla di antisemita". I Verdi austriaci, che dall' 86 monitorano slogan e parole di Haider, sorridono: "Si' ,
Haider non e' mai ricorso alla corda dall' antisemitismo. E' furbo, sa che sarebbe controproducente. Forse perche' , dalla Seconda guerra mondiale, di ebrei in Austria non ce ne sono quasi piu' ...".