Roma Gualtiero Jacopetti aveva 91 anni. Fellini si ispirò a lui per il protagonista de «La dolce vita»
Addio all' autore scandalo di «Mondo cane»

«Jacopetti? Ho lavorato con lui, come aiuto regista del film Addio zio Tom . Gli ero amico; uno dei pochi, credo. L' ho visto per l' ultima volta il giorno di Ferragosto. Ora, se può essere utile farlo uscire dalla damnatio memoriae , sono qui», dice Giampaolo Lomi, toscano come Jacopetti, che nacque in Garfagnana, il 4 settembre del 1919. È morto, l' altro ieri, a Roma, alla vigilia dei suoi 92 anni. «Ma è come se fosse scomparso da quarant' anni. Ebbe successo, fu attaccato ferocemente. Fascista, razzista. Era semplicemente un cane sciolto. Poi, l' hanno spedito nel dimenticatoio». Occorre avere una certa età per ricordare, se non la carriera di Gualtiero Jacopetti, almeno la prima pellicola dello scandalo: Mondo cane (1962). Un pugno nello stomaco, allora. Documentario sensazionalistico, una sorta di giro del mondo, a caccia di usi e costumi curiosi, efferati, crudeli. «Trash», si è detto. «Personaggio scomodo certo, ma trovo vergognoso che nessuno abbia mai pensato di rendergli omaggio, invitandolo alla Mostra di Venezia o al Festival di Roma», protesta Lomi. Jacopetti, reduce di guerra (vi andò, nel 1940, volontario), brucia le tappe. Durante la militanza politica (partigiano, monarchico, filoamericano, anticomunista), incontra Indro Montanelli, che lo introduce al Corriere della Sera . Nel 1953, fonda Cronache , il primo settimanale italiano moderno, dalle cui ceneri sarebbe nato L' Espresso . Giornalista, attore, autore/documentarista. I registi lo scritturano o, come Fellini per La dolce vita , si ispirano a lui. Esistenza contromano, irregolare, la sua: il matrimonio riparatore con una giovane zingara, il grande amore per l' attrice Belinda Lee, morta tragicamente. Numerose relazioni, un' unica figlia. Con il cinegiornale Ieri, oggi, domani , prodotto da Angelo Rizzoli, arriva il successo. «Era irriverente verso i politici e i potenti, il governo tagliò i contributi economici e lo fece fallire», ricorda Lomi. Ma il sodalizio con la Cineriz continua e Jacopetti gira i docu-film più famosi e demoliti dalla critica: Mondo cane , Mondo cane 2 , Africa addio (1966). Qui, affronta, a modo suo, il tema della decolonizzazione. «Un putiferio. Lo distrussero, gli diedero del razzista, sbagliando - osserva Giovanni Volpi di Misurata, amico di lungo corso -. Il suo messaggio era: chiusa l' epoca coloniale, quei popoli si scanneranno per altri due secoli... Non è andata così?». Jacopetti al bando. Lomi racconta che per girare Addio zio Tom («Excursus storico sulla schiavitù», 1971) contattarono mezzo mondo: «Stavamo per concludere con il Brasile, quando si bloccò tutto. A Porto Alegre avevano bruciato le sale dove si proiettava Africa addio . Ci accolse Haiti, grazie ai buoni uffici dell' ambasciatore italiano». Chiude con l' immagine di Jacopetti, a Ferragosto, nella sua casa: «Odiava farsi fotografare, mi ha chiesto due scatti. Ateo da sempre, mi ha confidato: tra poco morirò, non ho paura. Non credo che tutto finisca con la vita». Marisa Fumagalli RIPRODUZIONE RISERVATA

Fumagalli Marisa

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(19 agosto 2011) - Corriere della Sera

Addio all' autore scandalo di «Mondo cane»