Il mio Comune è ricco ma deve chiudere per pagare Napoli
::: GILBERTO ONETO
Sul Titanic che affondava l’orchestra continuava a suonare, i nostri politici, dotati di scarse attitudini musicali, cincischiano allegramente, civettano, polemizzano, insinuano, chiacchierano, si adontano, minacciano,litigano... tutto meno che raddrizzare la nave o mettere in mare le scialuppe. Un vecchio proverbio ligure dice che “a imbarcar nesci, si fa barca storta”.
E qui di nesci ce n’è un’orda. Nessuno dei provvedimenti proposti si avvicina neppure di striscio ai veri bubboni che andrebbero invece recisi con decisione.
L’evasione fiscale ha raggiunto nel 2010 i 150miliardi anche senza calcolare l’elusione: essa è concentrata in termini percentuali nel Mezzogiorno.
Le spese correnti dello Stato nel 2010 sono state superiori ai 460 miliardi, di cui 91 per stipendi al personale. Neppure si conosce il numero vero di dipendenti pubblici ed è anche poco evidente cosa gran parte di loro faccia durante il giorno; nel 2005 c’erano 324.339 poliziotti: uno ogni 185 abitanti, 70 mila più che in Germania e il doppio della Gran Bretagna. Ogni detenuto costa più di 200 Euro al giorno: ci si lamenta del loro numero eccessivo ma secondini e personale amministrativo sono più numerosi dei galeotti. Gli esempi potrebbero continuare all’infinito.
Nel 2009 il “fatturato” della malavita organizzata è arrivato, secondo il rapporto “Sos Impresa” della Confesercenti a 135 miliardi, con un utile di 70miliardi di Euro. Eppure lo Stato continua a rifiutarsi di tassare almeno le attività “border line”, come prostituzione e gioco. Dei 90 e passa miliardi di evasione delle slot machines non si sente più neppure parlare.
Ogni anno dalla Padania 56 miliardi di euro prendono la strada del Mezzogiorno. È un calcolo “politicamente corretto” basato sul residuo fiscale: in realtà il Sud costa alla comunità nazionale molto, ma molto di più. L’immigrazione non è una risorsa né una ricchezza e costa, nel suo complesso, alcune decine di miliardi l’anno ai contribuenti “indigeni”.
I costi sociali e derivati sono ancora più difficili da calcolare. Infine la casta, il cui costo è forse quantitativamente inferiore ma il cui valore “percepito” e morale (anzi, immorale) è assai più alto. Tagliare i costi della politica significa tagliare i costi dei politici non quelli dei servizi ai cittadini. Forse Province e Comuni piccoli costano troppo ma alcuni di loro qualche vantaggio alla gente lo portano: stipendi, pensioni e benefit della casta fanno del bene solo alla casta .
Io abito in un Comune di 500 anime, che esiste da molti secoli prima che qualcuno si inventasse lo Stato italiano: il residuo fiscale dei suoi cittadini supera i 1.500 euro: questo significa che la piccola comunità “regala” almeno un milione l’anno alla Repubblica o –se si preferisce –paga il “pizzo”per la propria autonomia, la discreta efficienza della sua amministrazione comunale e il diritto di fermare il sindaco per strada per lamentarsi o complimentarsi. È uno dei Comuni che Tremonti vorrebbe “terminare”. Cosa si dovrà dire ai suoi cittadini: che la loro antica autonomia muore per le 35 auto blu di Napolitano, per il piacere di ospitare extracomunitari, per ripulire Napoli, per pagare false pensioni di invalidità, per bombardare Tripoli, per tutto un inefficiente e arrogante ambaradan di sprechi e trusonerie, per l’unità d’Italia? Pochi chilometri più in là ci sono Comuni svizzeri anche più piccoli, meno ricchi, che vivono infinitamente meglio.
Ci vorrebbe una Lega!
Libero 14 Agosto. Pag. 9




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ncav:
