Dobbiamo ribellarci per difendere la vita degli italiani domenica 14 agosto 2011 | Andrea Carugati | Un commento



Una manovra irresponsabile e dilettantesca, che mira a dare l’impressione di una disciplinata obbedienza a Bruxelles, ma che in realtà è una devastazione senza precedenti dei servizi sociali e dei diritti del lavoro». Nichi Vendola, leader di Sel e presidente della Puglia, usa il bazooka contro le ricette anti-crisi di Berlusconi e Tremonti. «Vogliono intestare a sindaci e presidenti di Regione la responsabilità del tracollo del welfare».Il premier dice che gli gronda il cuore di sangue…

«La verità è che il sangue più che dal cuore del presidente del Consiglio si tirerà fuori dalle vene degli italiani meno ricchi».

Se a Palazzo Chigi ci fosse stato lei, come avrebbe reagito alla crisi dei titoli italiani?
«Aprendo un negoziato con i partner europei, a partire dai paesi fondatori dell’Unione, una discussione vera su un punto cardine. Le istituzioni politiche di questo continente stanno subendo una sorta di commissariamento globale che ne inibisce la vita democratica. Altro che “casta”, ormai la politica è ridotta a fare la sentinella della vera casta, quella della finanza, delle banche. Per superare la crisi bisogna capirne le radici: negli ultimi 25 anni un pezzo enorme di ricchezza è stato tolto al lavoro e offerto ai riti sacri del liberismo. E ora che questo turbocapitalismo si schianta, la destra pensa di uscirne colpendo nuovamente il lavoro? Di fronte a questa deriva serve non uno, ma cento scioperi generali».

Ma di fronte all’urgenza della crisi, lei cosa avrebbe fatto?
«La fretta è colpa di chi per tre anni ha manipolato la realtà, come Tremonti, che ha nascosto l’impoverimento dell’Italia reale, e ha spinto i tagli nella direzione più autolesionista, come innovazione e ricerca».

Torniamo a cosa farebbe lei
«Ripeto: aprire un negoziato sui vincoli dell’Europa monetaria. Se la crisi nasce anche dalla debolezza politica dell’Europa, la sinistra europea deve iniziare a uscire dalle macerie del blairismo e prendere il toro per le corna: bisogna costruire gli elementi politici fondanti dell’Europa, a partire da una politica estera e da un esercito comune. Quanti miliardi si possono risparmiare ? E ancora: di patrimoniale parlava persino Luigi Einaudi. Al reazionario Sacconi, che pensa che la distruzione del contratto collettivo sia uno stimolo alla crescita, domando: è vero o no che i momenti migliori per l’economia hanno coinciso con i momenti di maggiore forza per il sindacato, i redditi, i diritti?».

Cosa suggerisce alle opposizioni parlamentari rispetto alla manovra?
«La smettano di parlare di responsabilità nazionale e di senso dello Stato. L’unica responsabilità che dobbiamo sentire oggi è difendere la vita e i diritti di milioni di famiglie».

Ma l’invito alla responsabilità arriva anche dal Quirinale…
«Il presidente Napolitano ha interpretato il senso dello Stato anche come un ruolo di surroga rispetto al governo, è stato il garante di un paese in cui le istituzioni di governo davano prove indecorose. Per me il senso dello Stato significa una contestazione radicale della crudeltà sociale di questa manovra».

E i miliardi dove si prendono?
«Convocando i ceti possidenti e aprendo una vera anagrafe delle ricchezze per recuperare le risorse, centinaia di miliardi, da quell’area di illegalità che è stata coccolata e incoraggiata dal centrodestra».

Di Pietro parla di manovra con luci e ombre…
«Non mi pare un’analisi concreta, ma un posizionamento nel teatrino della politica. Non vorrei che i più a sinistra di tutti fossero Alemanno e Formigoni…».

Con cento scioperi generali e barricate l’Italia non rischia di perdere altri colpi sui mercati?
«Perché oggi l’Italia è un Paese credibile sulla scena internazionale? Gli scioperi sono sempre stati uno strumento di costruzione della coesione sociale».

Resta solo la piazza?
«Il nostro compito oggi è organizzare una grande ribellione democratica. Senza questa, si rischia un diffuso ribellismo».

Come a Londra?
«Come a Parigi, in Spagna e anche a Londra, con peculiarità diverse. Se la politica non mette in campo un’alternativa ci saranno processi di insubordinazione figli di una società della precarietà e della disperazione».

Le elezioni anticipate possono essere una soluzione?
«In qualunque altro paese civile avremmo già votato: bastava uno solo degli scandali che ha travolto questo governo. Eppure vedo una instabilità nella maggioranza che si trasforma in una paradossale stabilità, dettata dalla paura per la rabbia che monta nella società».

Crede che Tremonti resterà ministro?
«Ormai è un personaggio da letteratura, o da psicanalisi. Un ministro che si comporta come un intellettuale No Global, con giudizi sprezzanti sulla finanziarizzazione dell’economia globale. Dimenticando che lui è da 10 anni il padrone dell’economia italiana, e non può fare l’analista distaccato del fallimento di un ciclo economico. Lui è il fallimento dell’Italia, è la malattia, non la medicina».

E dunque che succederà?
«Ha bruciato tutti i ponti, ha consumato vendette interne anche in questa manovra. È un uomo solo in trincea. È molto probabile che ceda il passo davanti allo scandalo che lo scalfisce, uno più seri della storia recente».

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