POLITICA
Cesare Damiano: «Anche a sinistra dobbiamo emanciparci dalla subalternità culturale alle logiche del liberismo»intervista di Vittorio Bonanni
Cesare Damiano, già ministro del Lavoro ed ex sindacalista della Fiom, è attualmente capogruppo dei deputati del Pd presso la Commissione lavoro. Il suo partito è sceso in campo contro il tentativo neanche troppo nascosto di cancellare di fatto l'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori attraverso il cosiddetto articolo 8 che prevede libertà di licenziamento e fine delle tutele contrattuali.
Onorevole Damiano, contro la proposta governativa è arrivato l'altolà di Bersani e della Cgil, che non esclude uno sciopero generale e ha chiesto che dalla manovra vengano cancellate tutte le norme che riguardano il lavoro. Lei che cosa ne pensa? Sono finiti i tempi dei balbettii?Io concordo sul fatto che l'articolo 8 debba essere cancellato dalla manovra. Il Partito democratico deve schierarsi senza tentennamenti su questo punto, perché non c'è alcuna giustificazione all'introduzione di norme di questa natura. Purtoppo si tratta della continuazione della politica del ministro Sacconi, che dopo aver cancellato la concertazione e dopo essersi vantato con Tremonti di fare le riforme delle pensioni per decreto, cosa che non capitava dal lontano 1968, ha dato un altro colpo all'autonomia delle parti sociali e anche agli accordi unitari raggiunti da Cgil, Cisl e Uil e Confindustria soltanto il 28 giugno scorso. Del resto l'ossessione del ministro è una sola: minare l'unità del sindacato e mettere in un angolo se possibile la Cgil.
Va detto che anche i sindacati fanno la loro parte. Ora la Cgil parla di sciopero generale e gli altri si guardano bene dal condividere quella che dovrebbe essere una risposta scontata. Qual è la sua opinione?Naturalmente un partito non si intromette nelle decisioni di un sindacato. Noi vorremmo però che si creasse il massimo di unità e di convergenza almeno su un punto: quello di ritenere la proposta di Sacconi inaccettabile, da rispedire al mittente, perché in questa proposta e con queste normative il tema della derogabilità di leggi e di contratti assurge ad un punto fondamentale. E' una riscrittura del diritto del lavoro ed è un altro duro colpo ai diritti dei lavoratori. Come ha rilevato l'ufficio studi del Senato in una nota tecnica con questo articolo 8 si consente l'aggiramento dello Statuto dei Lavoratori. In più devo dire che il principio sul quale si fonda il negoziato stile Sacconi a livello aziendale salta completamente la certificazione di rappresentatività. Basta che uno dei sindacati comparativamente più rappresentativo sigli un accordo a livello aziendale derogatorio di leggi o contratti che questo accordo diventi vincolante per l'insieme dei lavoratori. Si creerebbe una deregolazione totale, una giungla. Dobbiamo dirlo con chiarezza e con forza: va impedito, nel momento in cui il liberismo economico e politico ha prodotto guasti inenarrabili e nel momento in cui si intravede il suo chiaro declino, che si producano ancora politiche figlie di quella cultura i cui colpi di coda porteranno ad una ulteriore devastazione dello stato sociale e dei diritti.
Veniamo invece al tema della patrimoniale, punto che il Pd non ha ancora digerito. Gad Lerner non ha nascosto la propria delusione nel vedere che nella contromanovra di Bersani non compare una vera tassa patrimoniale. Fassina la chiede per gli "scudati" senza spiegare perché chi non si è avvalso dello scudo debba invece passarla liscia. Insomma è vero, come ha detto Vincenzo Vita sulle pagine del nostro giornale, che la parola è stata sdoganata tanto che la pronunciano anche i ricchi, ma forse il suo partito dovrebbe fare uno sforzo in più. Che cosa ne pensa?A me pare che la contromanovra del Pd abbia una sua efficacia complessiva. Insisterei perché fosse chiaro il punto del'articolo 8 e un secondo punto, al quale tengo in modo particolare, relativo alle pensioni che non debbono più essere toccate. E per quanto riguarda le tassazioni, io in tempi non sospetti ho detto la mia opinione: ritengo che se dobbiamo far pagare tutti e non i soliti non ci sia nulla di scandaloso nel prevedere una tassazione per i patrimoni di quel 10% delle famiglie che detengono le maggiori ricchezze del Paese, ovvero quasi la metà. E ritengo che sia giusto anche tassare le rendite al 20% ad esclusione ovviamente dei titoli di Stato, perché sarebbe controproducente, visto che li dobbiamo piazzare sui mercati; e tassare le transazioni finanziarie di natura speculativa che stanno mettendo in ginocchio i mercati. Debbono pagare anche queste. Su questo punto si tratta certamente di lavorare. Per quello che mi riguarda non ho una proposta specifica però mi pare che questo ordine di idee debba essere affrontato.
Basterebbe riappropriarsi di temi che una volta erano di casa anche all'interno delle grandi forze socialiste e socialdemocratice. E anche di pezzi del mondo cattolico...E' vero che anche a sinistra dobbiamo in qualche modo emanciparci da una certa subalternità culturale alle logiche del liberismo. Perché non credo che si possa più accettare di essere tacciati di appartenere al Novecento, di avere la testa rivolta all'indietro se si ha l'avventura di dichiarare che l'intevento regolatore dello Stato nell'economia è necessario. Che la tassazione deve essere non proporzionale ma progressiva come dice la Costituzione. Così come credo che non sia oggetto di scandalo il pensare che la politica debba redistribuire la ricchezza dall'alto verso il basso. Insomma parole come equità, solidarietà, come attenzione agli ultimi dovrebbero tornare prepotentemente a far parte di un catalogo di valori delle forze di sinistra.
in data:19/08/2011
Cesare Damiano: «Anche a sinistra dobbiamo emanciparci dalla subalternità culturale alle logiche del liberismo»
Ma un bel correntone Damiano-Cofferati-Vita-Nerozzi-Passoni non lo organizzano nel PD ? ce ne sarebbe estremamente bisogno :giagia:





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