BORDATA. Il presidente della Lombardia detta una sorta di ultimatum a Berlusconi e Alfano: subito dimissioni dei vertici e primarie. Il partito è “in agonia”, abbandonato dagli elettori traditi. «Tutto il potere al popolo».
Gli esponenti del Pdl ormai si parlano attraverso i giornali. E per lettera-aperta, come ieri ha fatto Fabrizio Cicchitto dalla colonne de “Il Giornale” rivolgendosi agli “amici dissenzienti” Martino, Pera e Belpietro. Il capo dei deputati pdl, messo sul banco degli imputati dai “puri liberali” perché “socialista”, nega che ci sia stato il “tradimento della rivoluzione liberale” da parte di Berlusconi il quale, a suo dire, risulta impegnato in questi giorni a “portare fuori l’Italia dall’uragano”.
Martino prepara la marcia antitasse e Cicchitto ammette che esiste un “nodo politico” nella maggioranza dovuto alle misure contenute nel decreto-manovra.
Uno nodo politico c’è. Eccome. Assomiglia tanto ad un nodo scorsoio che si sta stringendo al collo del Pdl. La “rivoluzione liberale” non è più nelle disponibilità di Berlusconi, che ha il cuore grondante di sangue e sorpreso a mettere le mani nelle tasche degli italiani.
Todo cambia. Lo ha detto lo stesso presidente del Consiglio, lo ha ribadito il ministro dell’Economia. La tempesta scuote governo e maggioranza, sferza l’elettorato di centrodestra che si sente tradito e mortificato. Umori neri attraversano il partito. S’è distinto ieri, con espressioni funerarie, il potente presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni. Come prete pronto con l’aspersorio per impartire l’estrema unzione, ha constatato che il Pdl “è in agonia” perché gli elettori e i militanti gli hanno voltato le spalle. Ci sarebbe una medicina da ultima spiaggia: le dimissioni dei vertici e le primarie ad ottobre”. In caso contrario, ha decretato Formigoni, il “Pdl è morto”. Negli ultimi giorni si erano udite critiche anche pesanti, però mai di questa rilevanza e virulenza. A costo di mettere a dura prova gli archivi, non si ritrova un esponente del Pdl, di quel partito che prometteva di fare la rivoluzione liberale, affermare che è giunta, al contrario, l’ora della “Rivoluzione d’Ottobre”; e consigliare al Popolo della Libertà un “bagno di popolo”.
Quella di Formigoni è una bordata micidiale. Consapevole di possedere una sua importante quota azionaria nel Pdl, il presidente lombardo classifica come “favole” i ventilati congressi e si lancia in un “tutto il potere al popolo”. Via Berlusconi, via Alfano. Al netto di uno studiato calcolo per un’uscita ad effetto alla vigilia del Meeting di Rimini, l’invettiva di Formigoni sembra cogliere tutto il senso del disagio profondo che ormai si è insediato nell’elettorato berlusconiano. Già, in parte, in uscita. Perché, ecco il punto che Formigoni coglie e rilancia dentro un partito già ferito dai “frondisti” pronti alla battaglia parlamentare, è duplice: il mancato rispetto delle promesse contenuto nel progetto politico del Pdl (tasse, casalinghe, partite Iva, artigiani, commercianti, piccola e media impresa) e l’assenza di rapporti democratici. Accusa: da quando è stato fondato, il Pdl non ha fatto un solo congresso, nemmeno rionale. Ci sono, dunque, tutti i dubbi che il Pdl, a dispetto delle buone intenzioni di un Alfano sempre più evanescente, non può aspirare a identificarsi nel Partito Popolare europeo. Al contrario, si prepari al “funerale”.
E il sottosegretario Crosetto, crociato antitremontiano, fa la sua parte su un altro versante. Torna ad attaccare il ministro dell’Economia: sta “lasciando sprofondare l’Italia nelle sabbie mobili”, è un arrogante, impulsivo, permaloso, aspro”. Altro che semplici nodi politici come li classifica Cicchitto. Infatti, in soccorso di Berlusconi, ma con forme decisamente insolite, interviene persino Bruno Vespa. Il quale, coincidenza, invita - ci risiamo - il presidente del Consiglio a “fare la rivoluzione”. Perché, se “non la fa adesso, non avrà tantissime cose per essere ricordato”. Il conduttore televisivo inverte le parti. Questa volta siede lui alla scrivania invitando Berlusconi ad assumere le misure lacrime e sangue accompagnate, però, da interventi sui più ricchi e sulla casta. “Grondare sangue da una sola parte – dice come fosse a “Porta a Porta” – non è corretto. Perfino Lui (la elle maiuscola, ndr.) aveva ferite dappertutto…”. Dove Lui, almeno stavolta, è davvero Gesù Cristo.
«Il Pdl è morto»




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