"Elogio delle erbacce" di Richard Mabey. Ed. Ponte alle Grazie.
Finalmente qualcosa di diverso.Un grande botanico inglese conduce in un viaggio all'interno della natura indomabile, quella che nessuno, nè l'agricoltore nè il giardiniere ha potuto piegare alle regole e ai bisogni dell'uomo conferendole un ordine prestabilito e artificioso.
Sottolineo che il concetto di "erbaccia" è tipicamente dell'uomo, com'è ovvio e dunque assai parziale. E sarà interessante rovesciarne la prospettiva.
Un argomento sul quale non ho mai trovato nessuno d'accordo con la mia visione, tanto tutti erano intenti ad inneggiare ai giardini ordinati, all'inglese, all'italiana, splendide (e innatural)i creature rispondenti a canoni precostituiti e piegate alla volontà altrui.
E' chiaro che qui non si vuol negare la necessità di utilizzare la terra per le colture necessarie all'uomo e al suo sostentamento. Si vuole solo uscire dalla logica obbligata delle categorie precostituite e per una volta aprire l'animo al diverso, a quel mondo che ha per sola legge quella del disegno misterioso della madre natura.
Perchè la magnificenza selvatica di certi prati di montagna che non sono ancora stati calpestati dall'uomo è incanto e sorpresa, è visione di un eden inimmaginato e quasi irreale di silenzio e bellezza, laddove il concetto stesso di "erbaccia" impallidisce e scompare di fronte al trionfo della creazione senza regola eppure perfetta come un cristallo di neve.




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