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    Predefinito Dieci domande per il Pd sardo

    Perché parlare oggi del Pd sardo,nel corso di una temperie tra le più drammatiche del nostro Paese e della stessa Sardegna? Perché, paradossalmente, il decreto-schifezza del governo Berlusconi può rappresentare l’occasione, insperata, per aprire una nuova fase costituente, a cui il Pd sardo può dare un contributo importante.



    Infatti, al di là dei tagli inaccettabili delle risorse, il decreto può costituire per la Sardegna e per la sua classe dirigente, l’occasione per recuperare decenni di ritardi, di inadempienze, di occasioni sprecate: valga per tutte la legge Statutaria, approvata a maggioranza assoluta dal Consiglio regionale nella scorsa legislatura e poi affondata da un coacervo di interessi poco trasparenti. Molti degli interventi in materia di assetto istituzionale, contenuti nel decreto, vanno a incidere su potestà esclusive riconosciute dal nostro Statuto d’autonomia e quindi necessitano di leggi regionali d’attuazione.



    Ecco perché assume maggiore rilevanza il tentativo di dare vita al Pd sardo autonomo e federato con quello nazionale. Un nuovo inizio che si è caricato di aspettative inedite. Dieci domande per capire i contorni del nuovo partito, per saggiarne la sua capacità riformatrice e che non hanno certo la pretesa di definirne l’identità. La prima: la questione morale. Intesa certo come necessità di onestà e pulizia, ma anche come critica alla degenerazione dei partiti, diventati come ebbe a dire Enrico Berlinguer «macchine di potere e clientela» che hanno «occupato lo Stato, le istituzioni ». Il Pd sardo s’impegna, ad esempio, a sottrarsi alla pesante occupazione della sanità?



    La seconda: il primato della politica. Un partito che intende vivere e operare all’interno di una dimensione etica della politica o che preferisce vivacchiare in un pragmatismo bottegaio senza valori e ideali? La terza: le primarie. Primarie sempre e comunque, sia per la designazione a cariche monocratiche (Sindaco, Presidente di Regione), che per le candidature al Consiglio regionale e al Parlamento? Oppure solo quando convengono? La quarta: le alleanze. Alleanze a “geometria variabile”, come per le ultime amministrative, che non escludano incontri ravvicinati con il centro destra (Olbia, Sinnai, Orosei)? Oppure rigorosamente con i partiti della sinistra (Cagliari)? La quinta: le Province. Di fronte al balbettio imbarazzante del Pd nazionale che dire delle otto province sarde? Abolirle tutte? Oppure abolire solo le più piccole trasformando quella del capoluogo in area metropolitana? O lasciarle tutte?



    La sesta: i piccoli comuni. Accorparli cancellando un prezioso patrimonio identitario? Oppure dare nuovo impulso all’Unione dei comuni? La settima: i costi della politica. Si è d’accordo a dimezzare il numero dei consiglieri regionali e con essi a ridurre il numero degli assessorati? L’ottava: la forma di governo. Elezione a suffragio universale diretto del Presidente della regione o elezione in capo al Consiglio regionale? L’elezione diretta pone al centro il cittadino che diventa “arbitro” della politica. L’elezione da parte del Consiglio regionale nasconde spesso una profonda sfiducia nell’intelligenza e nella capacità critica dei cittadini. Quale delle due? La nona: la riforma elettorale sarda. Da oltre dieci anni la Sardegna è priva di una propria legge elettorale a causa dell’inconcludenza del Consiglio regionale: ilPd sardo s’impegna a presentare in tempi strettissimi una propria proposta di legge? La decima: il rapporto con lo Stato. A questo proposito è necessaria una premessa: è legittimo per il nuovo soggetto politico parlare di popolo sardo? Un popolo è tale se a esso si riconosce un’identità distinta che deriva dalla sua storia, dalla sua cultura, dalla sua lingua. Tutto questo fa di quel popolo una comunità distinta: una nazione chepuò aspirare a diventare Stato.Eallora, ha un senso rimanere abbarbicati all’Autonomia speciale, uno strumento oramai inadeguato? Oppure sarebbe più opportuno riscrivere un nuovo patto costituzionale con lo Stato che inizi con l’assicurare più sovranità e che non escluda, a conclusione di un percorso concordato e consensuale, l’opzione indipendentista? Tradotto in soldoni, il Pd sardo è disposto a confrontarsi con l’idea indipendentista?

    Dieci domande per il Pd sardo - Massimo Dadea - SARDEGNA 24

    L'ultima domanda è la più importate è ora di prendere posizione il pD in sardegna non può più rimanere nel limbo.
    Dannato Barone Rosso.

  2. #2
    Maria Di Donna Presidente
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    Predefinito Rif: Dieci domande per il Pd sardo

    e il Pd gallurese? è pronto a confrontarsi con l'idea indipendentista?

 

 

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