MADRID, 19 NOV - Sono chiamati al voto domani in Spagna 36 milioni di elettori, 630mila in più rispetto alle politiche del marzo 2008. Nelle 52 circoscrizioni del paese saranno eletti i nuovi 350 deputati e 208 senatori. Circa 95mila poliziotti e agenti della Guardia Civil garantiranno la sicurezza delle operazioni elettorali. La seconda legislatura Zapatero si conclude con 4 mesi di anticipo, per decisione dello stesso premierche sarebbe rimasto in carica fino a marzo 2012.
Nella giornata di "riflessione" e di silenzio dei partiti prima delle elezioni anticipate di domani in Spagna gli indignati sono tornati in piazza a Madrid con cartelli che esortano a disertare le urne con la scritta: "Né bianche, né nulle, la soluzione è l'astensione. Non li votate".
Stando ai media locali, la piazza di Puerta del Sol della capitale è tornata a essere quella di prima delle amministrative di maggio. Stesso scenario a Barcellona, dove gli indignati sono tornati nella piazza Catalunya, nonostante il divieto di accampamento emesso dal sindaco Xavier Trias.
Dopo aver perso due volte contro il socialista Josè Luis Rodriguez Zapatero, il 56enne leader dei Popolari (PP), Mariano Rajoy, si avvia ora a una vittoria schiacciante contro l'avversario del Psoe, Alfredo Perez Rubalcaba, 60enne ex ministro dell'Interno di Zapatero che lo ha indicato quando ha deciso di non candidarsi per un terzo mandato. E' quanto emerge da tempo dai sondaggi sulle intenzioni di voto e stando, all'ultima rilevazione del quotidiano 'El Mundo', i Popolari potrebbero arrivare al 47,6% dei voti, contro il 29,8% dei Socialisti.
L'unica questione ancora aperta sembra essere in che modo il PP intenda sostenere e stimolare l'economia, dopo una campagna elettorale vaga che è apparsa come la richiesta di un assegno in bianco per Rajoy. Gli anni dello 'Zapaterismo' sono stati segnati da riforme sociali, come matrimoni gay, divorzio veloce, più facile accesso all'aborto e una forte promozione dei diritti delle donne. E per la prima volta è stato affrontato apertamente il tema sensibile della dittatura di Francisco Franco, di cui ricorre il 36esimo anniversario della morte proprio domenica prossima, adottando misure per il riconoscimento dei torti subiti dalle sue vittime.
Le riforme di Zapatero gli sono valse aspre critiche da parte della Chiesa cattolica, ma in generale hanno dato alla Spagna un'immagine di paese moderno e progressista. Il secondo mandato del primo ministro socialista è stato però segnato dalla crisi finanziaria globale che ha messo a terra il settore chiave delle costruzioni in Spagna e ha fatto salire il tasso di disoccupazione, arrivato ora al 22%.
Il pantano della situazione economica spagnola ha facilitato la campagna elettorale dell'opposizione; i conservatori non hanno risparmiato critiche al governo, senza dire esattamente cosa avrebbero fatto di diverso. Il programma dei Popolari punta alla creazione di posti di lavoro attraverso agevolazioni fiscali per le imprese e alle privatizzazioni, soprattutto nel settore dei trasporti. Ma rimane vago sui tagli futuri alla spesa o sulle leggi sul lavoro, nel tentativo di non spaventare l'elettorato potenziale, dicono gli analisti.
Rubalcaba, dal canto suo, ha lottato contro la minaccia di una bassa affluenza alle urne tra gli elettori di sinistra delusi dalla gestione della crisi di Zapatero. E ha agitato lo spettro di un "ritorno della destra" pronta a spazzar via lo stato sociale, cercando anche il sostegno degli indignati. Come ministro dell'Interno, il suo più grande successo è stata la linea dura contro l'Eta che ha annunciato lo scorso ottobre la fine definitiva della lotta armata che ha fatto circa 850 vittime in 43 anni. Dal 2009 i separatisti baschi dell'Eta si erano astenuti da attacchi significativi e avevano dichiarato un cessate il fuoco nel settembre 2010; questo ha reso meno spettacolare l'impatto del loro annuncio del mese scorso.
E nella "giornata di riflessione" che precede il voto, i leader candidati premier si prendono una pausa. Rubalcaba, riportano i media locali, ha ammesso di voler dormire un poco per recuperare le fatiche della campagna; poi un pranzo con i suoi collaboratori più stretti per ringraziarli del lavoro svolto, e quindi di nuovo a casa, per leggere ma anche per seguire la partita allo stadio Mestalla tra il Valencia e la sua squadra del cuore, il Real Madrid. Tutta in famiglia la giornata del suo avversario Rajoy che trascorrerà invece il tempo con la moglie, Elvira Rodriguez, e i figli Mariano e Juan.
A un primo colpo d'occhio, c'è una vaga somiglianza tra i due principali candidati premier. Entrambi sono veterani della politica, hanno tutti e due la barba grigia e tanta esperienza, ma poco carisma. Sono stati ambedue vice primo ministro e ministro dell'Interno (Rajoy nel governo di Aznar tra il 1996 e il 2004 e Rubalcaba con l'uscente premier Zapatero). Fumano il sigaro, tifano Real Madrid e hanno affrontato dure sfide, come la lotta ai separatisti baschi dell'Eta. I loro critici più giovani li considerano uomini del passato e sostengono che ci sono poche differenze ideologiche tra i loro rispettivi partiti. Così in campagna elettorale Rubalcaba ha tentato di differenziarsi, mostrando un'immagine più progressista.
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