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Risultati da 1 a 5 di 5
  1. #1
    Mé rèste ü bergamàsch
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    Predefinito Baracca, URSE e deliri statalisti: i taxpayers ringraziano

    Crisi: da Obama superpoteri a Fed, maggiore riforma dal '29

    ANSA.it - Crisi: da Obama superpoteri a Fed, maggiore riforma dal '29

    NEW YORK - Superpoteri alla Federal Reserve, istituzione di una agenzia di protezione dei consumatori, oltre ad una stretta sui derivati che hanno amplificato una crisi economica senza precedenti. Sono questi alcuni tra i punti principali delle riforma del sistema finanziario, la più ampia dalla crisi del 1929, che il presidente Usa Barack Obama ha proposto oggi al Congresso degli Stati Uniti. Nel suo discorso pronunciato nella East Room della Casa Bianca, Obama ha avuto parole molto dure nei confronti dei responsabili della crisi. Erano presenti numerosi congressman (tra cui i senatori democratici Chris Dodd e Barney Frank, due tra i più influenti sulle questioni finanziarie), oltre ai principali responsabili delle istituzioni di controllo (primo tra tutti il numero uno della Fed, Ben Bernanke). Il presidente ha parlato di "cultura di irresponsabilità" criticando i recenti prodotti finanziari a rischio, definiti "soldi facili (guadagnati) attraverso meccanismi costruiti su fondazioni di sabbia".

    Obama, giudicando che la crisi è stata in realtà "il crollo di un intero sistema", è tornato a criticare "gli stipendi eccessivi dei dirigenti", spesso neppure collegati ai risultati ottenuti. Il documento trasmesso al Congresso conta 85 pagine (il Wall Street Journal ne pubblica il facsimile sul suo sito web) e ribadisce la fiducia dell'Amministrazione Obama nel libero mercato, alla base della prosperità americana. Una delle novità rispetto al passato, oltre ai nuovi poteri di controllo della Fed, è la possibilità per il Tesoro di prendere il controllo, se necessario, anche delle imprese diverse dalle banche. Il caso emblematico è quello della Aig, il colosso assicurativo (negli Usa, per l'americano medio il titolo Aig era l'equivalente dei Bot in Italia). Della Aig, rovinata dai derivati come i Credit Default Swap (Cds), una sorta di assicurazione sugli investimenti a rischio, il governo non è stato in grado di prendere il controllo perché la legge non lo autorizzava.

    Se una banca crolla - ha ricordato Obama - gli Usa sono in grado di proteggere i risparmiatori e di mantenere la fiducia nel sistema bancario: si tratta di un processo creato durante la Grande Depressione per evitare gli effetti a catena. "E ha funzionato", ha chiosato il presidente, prima di aggiungere: "Non abbiamo ancora nessun meccanismo per arginare il crollo di una Aig" o delle maggiori entità economiche finanziarie del Paese, spesso interconnesse. Obama vuole ora rilanciare il sogno americano attraverso "un mercato che premi il lavoro e la responsabilità, e non l'avidità, l'imprudenza e l'incoscienza", come è successo negli ultimi anni. "E' un momento difficile per la nostra nazione - ha concluso l'inquilino della Casa Bianca -. Ma in questo momento di sfide possiamo ancora una volta convogliare quei valori e quegli ideali che ci hanno portato a guidare l'economia globale, e ci porteranno di nuovo a guidarla". Creando prosperità per tutti.
    Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)

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  2. #2
    Mé rèste ü bergamàsch
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    Predefinito Riferimento: Baracca, URSE e deliri statalisti: i taxpayers ringraziano

    End the Fed!

    La Fed, creatura incostituzionale ad opera dello stato centrale, già dotata del super potere di creare denaro carta straccia (non ancorato ad alcun metallo) dal nulla creando tutto quello cha abbiamo visto, dallo sviluppo abnorme dei mutui subprime alla creazione di miliardi di titoli "tossici" su cui deviare tutta la liquidità che è stata creata in questi anni (su indicazione della politica statale), ebbene, adesso grazie al salvatore, al nuovo messia (la summa di due tra i peggiori presidenti americani che la storia ricordi, lincoln e roosvelt), ora la Fed sarà anche un superpoliziotto. Come affidare il progetto di un nuovo sistema d'allarme di un caveau a Lupin...

    Eh già, ma per fortuna comunque che c'è lo stato benefattore, che pensa sempre a noi, ai taxpayers e al bene pubblico, che dopo aver creato la crisi cerca di rallentarne l'uscita... d'altronde come faremmo a vivere senza questi odiosi statalisti tra le palle con i loro 1700 miliardi di debiti, i salvataggi, le nazionalizzazioni mascherate e i superpoteri regalati ai loro amici-dipendenti cialtroni incostituzionali?

    Di male in peggio: unica soluzione, abolire la Fed!







    Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)

  3. #3
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    Predefinito Riferimento: Baracca, URSE e deliri statalisti: i taxpayers ringraziano







    Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)

  4. #4
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    Predefinito Riferimento: Baracca, URSE e deliri statalisti: i taxpayers ringraziano

    E pure di qua dell'Oceano sempre le solite vecchie ricette, fallite ovunque, che hanno ritardato, stanno ritardando e ritarderanno l'uscita dalla crisi: la sodomizzazione dei contribuenti prosegue senza soste pur in Urse (unione repubbliche sovietiche europee). Grazie politici, grazie stato che prelevi a forza il 50% del reddito dei sudditi ma ne vorresti sempre di più. Ovviamente per il nostro bene, guai a metterlo in dubbio...

    La Finlandia rompe un tabù: più tasse in Europa

    La Finlandia rompe un tabù: più tasse in Europa - Il Sole 24 ORE

    Alla vigilia del vertice Ue (domani e venerdì) il premier finlandese Matti Vanhanen (liberale e alla guida di un governo con i socialdemocratici) rompe un tabù politico-economico. Dalle colonne del "Financial Times" ha invitato gli altri 26 leader europei ad aprire la scatola nera dell'aumento delle imposte. Nel 2010 il debito pubblico nell'eurozona sarà pari all'84% del prodotto, il deficit del 6,5%. In queste condizioni «è irrealistico pensare che il riequilibrio possa essere fatto solo dal lato della spesa (riducendola - ndr) - scrive Vanhanen -, nel lungo termine si dovrà aumentare complessivamente la tassazione». Su alcuni settori come la tassa sulla proprietà o sull'eredità ciò potrà essere fatto tranquillamente a livello nazionale, ma interventi di questo tipo «non aumentano significativamente l'ammontare delle entrate. Solo cambiamenti nella tassa sul valore aggiunto, nelle accise o nell'imposizione sui redditi e sul capitale possono fare la vera differenza».

    Una operazione del genere, però, deve essere coordinata a livello europeo seguendo il metodo sperimentato per l'emergenza della crisi finanziaria «per evitare concorrenza fiscale e il danno che questa provocherebbe alla crescita economica europea».

    Non ci sono reazioni. Un conto è un articolo sul "Financial Times", un altro conto é una discussione politica aperta in un consesso istituzionale qual é il Consiglio europeo. E' un fatto però che nella "fase 2" dell'azione contro la crisi (dopo i salvataggi di banche e qualche economia, ultima la Lettonia) il tema fiscale si sta imponendo con una certa forza. Fino a chiedersi se l'attuale livello di integrazione europea possa ancora sopportare una concorrenza fiscale, in ogni caso legittima e difesa finora da tutti i paesi, che se portata alle estreme conseguenze in fase recessiva agisce in senso contrario all'integrazione. In Italia ne parla da tempo Mario Monti (in plateale solitudine).

    Coordinamento non significa armonizzazione. Il premier finlandese lo sa e, infatti, si ferma a questa constatazione: la crisi e i costi per superarla mettono in luce l'inadeguatezza del "codice di condotta" europeo che limita l'impegno ad attuare nuove misure di concorrenza fiscale dopo quelle degli anni Ottanta e Novanta e a smantellare quelle "percepite" come dannose al mercato unico. L'idea nuova é «concordare di cambiare i livelli di certe tasse in parallelo» per evitare distorsioni competitive che cambierebbero gli equilibri pre-crisi.

    Sullo sfondo c'é evidentemente una convinzione: le entrate fiscali non torneranno più ai livelli precedenti perché la crescita economica dei prossimi anni sarà inferiore a quella dei tempo d'oro quando agiva il propellente delle spericolate attività finanziarie.

    Due cose sono chiare. La prima é che alcuni paesi, maggiormente toccati dalla crisi e per questo più bersagliati sui mercati, prevedono o hanno già annunciato aumenti delle imposte. In Spagna Zapatero ha ridotto la tassazione al 32% del pil, il livello più basso dal 1995, e oggi ritiene che il paese possa facilmente affrontare aumenti delle imposte. Ha cominciato con tabacco e carburanti. Entro il 2010 il deficit pubblico spagnolo triplicherà arrivando al 10% del pil. Il riequilibrio finanziario irlandese si giocherà più sugli aumenti che sui tagli di spesa (deficit al 12,75 del pil). Nella stessa direzione la Grecia.

    La seconda cosa sicura é che (a parte la questione di principio sul coordinamento versione finlandese) non vanno in quella direzione i grandi paesi: Germania, Francia e Italia. La cancelliera tedesca Merkel ha rinviato al 2010 dopo il voto di settembre (se sarà confermata) la riduzione delle imposte e invece di fare una campagna elettorale all'insegna dell'alleggerimento fiscale cerca di parlarne il meno possibile. Intanto, poco dopo essere arrivata al potere ha aumentato di tre punti percentuali l'Iva facendo inviperire mezza Europa.

    Così ha risposto Sarkozy a chi, nella sua maggioranza, chiedeva di sospendere lo "scudo fiscale" o di colpire i redditi più elevati: «Non sono stato eletto per aumentare le imposte». L'Italia é sulla stessa linea: il governo ripete «non toccheremo le tasche degli italiani». Nel 2010 il debito pubblico italiano supererà il 116% del pil, il deficit nominale sarà vicino al 5% nel biennio, anche se il deficit strutturale (al netto degli effetti recessivi) é sotto il 3%. Rispetto al fronte debole della Ue (di cui fanno parte Irlanda, Grecia e in parte Spagna), i tre grandi hanno una posizione finanziaria (pur trovandosi in recessione) diversa. Il problema é se potranno tenerla.

    17 giugno 2009



    Più spesa pubblica improduttiva, più tasse a chi manda avanti la baracca.
    Meno concorrenza fiscale perchè rallenta l'uscita dalla crisi! Ma io vorrei veramente sapere davvero cosa si fumano questi dementi...
    L'Impero romano crollò per eccesso di parassitismo. Ci sono altri sulla buona strada per imitarlo...
    E c'è gente che si beve pure questo delirio. Altro che 1984.
    Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)

  5. #5
    Lumbard
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    Predefinito Riferimento: Baracca, URSE e deliri statalisti: i taxpayers ringraziano

    questi son pazzi ... vogliono più soldi da chi sgobba e si sbatte dalla mattina alla sera per guadagnarsi onestamente da vivere per darli ai finanzieri falliti o alle aziende di stato decotte e improduttive

 

 

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