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Discussione: La caduta di Bisanzio-video

  1. #1
    Drugrillo
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    Predefinito La caduta di Bisanzio-video

    Video in inglese ma comprensibile, 71 minuti di durata.

    come è potuto accadere che un impero tanto forte crollasse, nelle parole di un nostalgico pope...

    Viddler.com - The Fall of an Empire-The lesson of Byzantium-English Language - Uploaded by Eastculture2009
    Ultima modifica di Robert; 28-08-11 alle 21:24
    Salvini, finto sovranista e vero neocon (sionista, americanista, ricchista)
    Maduro ce l'ha duro e ve lo mett'ar culo!

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  2. #2
    Giolittiano
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    Predefinito Rif: La caduta di Bisanzio-video

    bhè da almeno 250 anni era un impero morto e stramorto

  3. #3
    Drugrillo
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    Predefinito Rif: La caduta di Bisanzio-video

    Citazione Originariamente Scritto da Laico Visualizza Messaggio
    bhè da almeno 250 anni era un impero morto e stramorto
    Non esagerare...
    in declino si', e a quanto pare dipeso dalle intromissioni geopolitiche degli "imperialisti occidentali" del tempo, Veneziani in primis, dalla nuova ideologia, presa dall'Occidente, del nazionalismo, che però mal si adattava ad un impero multinazionale come quello Bizantino che basava la coesione non su una etnia in particolare ma sulla fede, dalla crisi demografica e dalle subdole invasioni dei popoli Turchi, che data la propria fede musulmana, non potevano essere assorbiti pacificamente dall'Impero...

    chi ha orecchie per intendere...
    Salvini, finto sovranista e vero neocon (sionista, americanista, ricchista)
    Maduro ce l'ha duro e ve lo mett'ar culo!

  4. #4
    Giolittiano
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    Predefinito Rif: La caduta di Bisanzio-video

    Citazione Originariamente Scritto da Robert Visualizza Messaggio
    Non esagerare...
    in declino si', e a quanto pare dipeso dalle intromissioni geopolitiche degli "imperialisti occidentali" del tempo, Veneziani in primis, dalla nuova ideologia, presa dall'Occidente, del nazionalismo, che però mal si adattava ad un impero multinazionale come quello Bizantino che basava la coesione non su una etnia in particolare ma sulla fede, dalla crisi demografica e dalle subdole invasioni dei popoli Turchi, che data la propria fede musulmana, non potevano essere assorbiti pacificamente dall'Impero...

    chi ha orecchie per intendere...
    ma nel 1200 era stato conquistato da un pugno di crociati. se fosse stato un impero vivo li avrebbe presi a calci

  5. #5
    alias Bestia Nera
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    Predefinito Re: Rif: La caduta di Bisanzio-video

    Citazione Originariamente Scritto da Laico Visualizza Messaggio
    ma nel 1200 era stato conquistato da un pugno di crociati. se fosse stato un impero vivo li avrebbe presi a calci
    Il sacco di Costantinopoli ad opera dei crociati fu qualcosa di abominevole in primis per la violenza sulla popolazione e poi per il saccheggio in se e la distruzione di magnifiche opere d'arte che ornavano la città. Di certo fu anche conseguenza del terrificante massacro dei latini del 1182.

    Il sacco di Costantinopoli del 1204
    Difficile stabilire la responsabilità degli avvenimenti che hanno portato i crociati, nel 1204, alla conquista di Costantinopoli, città cristiana anche se di fede greco-ortodossa, anziché Gerusalemme in mano ai Musulmani. Gli attori sono il papa Innocenzo III, i Veneziani del doge Enrico Dandolo e la maggior parte dell’alta nobiltà europea agli ordini di Bonifacio di Monferrato. In base alle fonti, a parte quella relativa a Niceta Coniate, si direbbe che la presa di Costantinopoli sia stata il risultato di una “concatenazione di circostanze, di una serie di sventure e di errori umani, la cui conclusione predestinata né il papa né alcuna altra potenza poteva impedire”.
    Subito dopo la presa di Costantinopoli, i grandi signori si impadroniscono dei palazzi e conventi più ricchi: il marchese di Monferrato occupa il boukoleon, un complesso monumentale composto da 500 sale e 30 fra chiese e cappelle, oltre alla chiesa di Santa Sofia e la sede patriarcale, mentre Enrico di Hainaut, fratello di Baldovino di Fiandra, occupa la Blacherne, il nuovo palazzo imperiale di circa 200 sale e 20 fra chiese e cappelle. Di questo comportamento lo stesso Roberto di Clari si lamenta, ritiene infatti ingiusto che i grandi signori si accaparrino le migliori prede a discapito dei cavalieri più poveri. In ogni caso, per tre giorni, dal 13 al 15 aprile, non viene esercitato alcun controllo sui crociati che sono liberi di saccheggiare la città.
    Se gli storici testimoni oculari occidentali sono piuttosto reticenti per non dire silenziosi sulle violenze perpetuate sui bizantini, sono, al contrario, estremamente prodighi nel definire il bottino incredibilmente ricco. Ecco come si esprime l’imperatore Baldovino I in una lettera inviata al papa Innocenzo III per informarlo degli avvenimenti: “Viene presa una innumerevole quantità di cavalli, di oro e di argento, di sete, di vesti preziose e di gemme e di tutto ciò che tra gli uomini è elencato tra le ricchezze. Viene trovata una tale immensità di abbondanza che non pareva possedere l’intera Latinità (…)”. Goffredo di Villehardouin dice che “il bottino fu così grande che nessuno saprebbe dirvene la fine, oro e argento e vasellame e pietre preziose e drappi di raso e di seta e vesti di vaio e di grigetto e di ermellino e tutte le cose più ricche che mai si trovarono in terra”. Anche Gunther di Pairis così si esprime: “Trovarono quindi in abbondanza qua e là una tale quantità di argento e di oro, tale splendore di gemme e di vesti, tanta ricchezza di merci preziose, tanta abbondanza di viveri, dimore così eleganti e ricolme di ogni bene, che tutti improvvisamente da poveri e stranieri che erano divennero ricchissimi abitanti della città”. Infine Roberto di Clari, ancora più entusiasta: “E c’era ricco vasellame d’oro e d’argento e drappi a trama d’oro e tanti ricchi gioielli che era una vera meraviglia quel bottino (…) infatti, dacché il mondo fu creato, non erano mai stati visti né conquistati tesori così grandi, né così magnifici, né così ricchi, né ai tempi di Alessandro, né ai tempi di Carlo Magno, né prima, né dopo. Neppure io credo, per quanto a mia conoscenza, che nelle quaranta città più ricche del mondo vi siano tante ricchezze quanto se ne trovarono a Costantinopoli”.
    Oltre a tutte queste magnificenze di tipo secolare, in questa città, ve ne sono altre, di altrettanto valore, di tipo religioso. Costantinopoli infatti è diventata nel tempo sede di un gran numero di oggetti il cui potere miracoloso ha loro conferito un grandissimo valore: le reliquie. Questo incomparabile tesoro aveva addirittura spinto alcuni a proporre, nelle ultime assemblee dei crociati, di tornare nella capitale bizantina dopo la conquista della Terra Santa. Si era infatti radicata l’idea che la città scismatica non fosse degna di possedere queste importantissime reliquie e che prenderle con la violenza non fosse peccato.
    Per avere un’idea della quantità e della preziosità delle reliquie che erano a Costantinopoli ecco l’elenco di quelle portate via solo dal vescovo di Halbertstadt per onorare la sua chiesa: un’ampolla con il sangue di Gesù; un pezzo della Vera Croce; parte del Santo Sepolcro; una parte della Corona di spine; una parte del Santo Sudario; un frammento del tessuto che aveva impressa la faccia di Cristo; la spugna e la canna della Crocefissione; capelli della Vergine Maria e alcuni suoi indumenti; una parte della testa e dei capelli di Giovanni Battista oltre che un suo dito e alcuni suoi indumenti; una tibia, capelli e frammenti di abiti di San Pietro; un pezzo della carne di San Paolo e reliquie di San Andrea; un braccio dell’apostolo Simeone; la testa di san Giacomo; la scapola dell’apostolo Filippo; un braccio dell’apostolo Barnaba; parte della testa di Stefano, il primo martire, insieme al gomito; un braccio del papa Clemente; reliquie di San Lorenzo, San Procopio, San Teodoro, San Demetrio, Abele, San Martiniano, San Pantalone, San Ermolao, San Ermagora; un dito di San Nicola; reliquie di San Giovanni Crisostomo, San Giovanni Elemosinaro, San Gregorio, San Basilio; la mano e braccio di Sant’Eufemia; reliquie di Santa Lucia, Santa Margherita, Santa Caterina, Santa Barbara, e molti altri santi martiri, confessori e vergini.
    Lo stesso Roberto di Clari, semplice cavaliere, porta a Corbie, al suo ritorno in Francia, cinque pezzi della vera Croce; un po’ del Santo Sangue, un frammento del tessuto che copriva i lombi di Cristo quando era sulla croce,una parte della corona di spine, una parte della spugna e circa 45 reliquie di persone o di cose.
    Bisogna pensare che ogni chiesa, ogni santuario, ogni monastero di Costantinopoli aveva delle reliquie di grande importanza spirituale che hanno fatto della capitale bizantina una delle mete principali del pellegrinaggio religioso. Per i numerosi prelati al seguito dei crociati non risulta difficile riconoscere e appropriarsi di queste reliquie, testimonianza tangibile dell’eredità cristiana e quindi di enorme valore simbolico. Oltretutto, come già accennato, queste sottrazioni non appaiono come gesti di dubbia moralità anzi sembra siano frutto di una vera e propria missione, tesa a mettere questi oggetti al sicuro in mani migliori di quelle eretiche bizantine.
    Comunque la perdita di vite bizantine e la distruzione fisica della città è enorme. Nonostante i precedenti giuramenti di non toccare le chiese, i monasteri e di non molestare le donne, nei tre giorni del saccheggio, non essendoci alcun controllo, i crociati non hanno remore di alcun tipo. La capitale dell’impero romano d’oriente cade in preda ad un dei sacchi più tremendi e metodici che la storia abbia mai conosciuto. Niceta Coniata è testimone oculare anzi si salva lui stesso a stento grazie alla collaborazione di un mercante di vino veneziano, un certo Domenico, che fingendo di avere catturato lui e la sua famiglia, riesce a portarlo fuori della città. La descrizione che dà delle efferatezze perpetuate dai crociati è terribile: “Ognuno aveva la propria pena, nelle strette vie si udivano singhiozzi e lamenti, nei trivi gemiti, nelle chiese pianti, grida di uomini, urla di donne e arresti, sequestri, stupri e separazioni fisiche di gente fino ad allora insieme. I nobili si aggiravano nudi, i vecchi lamentandosi della vecchiaia, i ricchi derubati. Così accadeva nelle piazze, così negli angoli, così nei santuari, così nei luoghi nascosti: non c’era nessun luogo che non fosse perquisito o che offrisse sicurezza a chi soffriva”.
    I crociati vengono così descritti da Niceta Coniate: “[…] estranei alle Muse e senza familiarità alcuna con le Grazie, hanno natura feroce e l’ira più rapida delle parole.”. Neanche la cattedrale di Santa Sofia si salva: “L’altare sacrificale, ricoperto di ogni tipo di materiali preziosi, fusi assieme col fuoco e intarsiati in una straordinaria bellezza e policromia, assolutamente rara e degna dell’ammirazione di tutti, fu fatto a pezzi e diviso fra quei predoni, così come tutto il sacro tesoro, altrettanto ricco e infinitamente prezioso (…)”. Per portare via l’enorme quantità di oggetti preziosi vengono introdotti nella chiesa degli asini che sporcano con i loro escrementi il pavimento della cattedrale mentre una donnaccia seduta nel seggio patriarcale deride Cristo cantando e ballando. Vale la pena di riportare la descrizione dell’altare lasciata da Roberto di Clari prima del saccheggio: “L’altar maggiore della chiesa era così ricco che non gli si potrebbe attribuire un valore preciso. Infatti la predella, su cui poggiava l’altare, era tutta d’oro e di pietre preziose, squadrate e molate, tutte fuse insieme, che aveva fatto fare un ricco imperatore, e questa predella era lunga ben quattordici piedi. Intorno all’altare, c’erano colonne d’argento che sostenevano un tabernacolo sull’altare, che era fatto a forma di campanile, tutto d’argento massiccio, tanto ricco che non se ne può stimare il valore”.
    I crociati non si fermano nemmeno davanti ai sepolcri degli imperatori, contenuti nel mausoleo dell’“Heroon” presso la chiesa dei Santi Apostoli, prototipo di San Marco. Qui è il luogo di sepoltura di Costantino il Grande e di gran parte degli imperatori di Bisanzio fino all’XI secolo, oltre che di un gran numero di vescovi e patriarchi; e qui viene profanata perfino la tomba di Giustiniano per depredarne gli arredi sacri.
    Dal punto di vista artistico lo scempio è catastrofico. Vengono infatti sistematicamente distrutte le opere in bronzo come le statue che ornano le piazze o gli edifici pubblici per fonderle e ottenerne monete. Si tratta di opere di valore artistico assoluto, poste soprattutto nel centro della città, nell’area cioè dell’ippodromo, dei fori imperiali e del palazzo imperiale, descritte con infinito rimpianto da Niceta Coniate. Così si apprende che vi era una gigantesca statua di pesante bronzo collocata nel foro di Costantino che rappresentava Era, dalle dimensioni talmente grandi che, una volta smantellata, per trasportare la testa al Gran Palazzo, dove probabilmente era allestito il crogiuolo di fusione, c’era voluto un carro trainato da 4 buoi aggiogati. Viene fusa anche una magnifica statua che rappresentava Afrodite che porge a Paride la mela della discordia e un incredibile e singolare meccanismo di proporzioni gigantesche con funzione di banderuola dove “vi era rappresentato ogni uccello cantatore che gorgheggi le melodie primaverili; vi erano raffigurati le opere dei contadini, flauti, mastelli, pecore belanti e saltellanti capretti; sotto scorreva l’acqua del mare e si vedevano branchi di pesci, alcuni dei quali caduti nelle reti, altri che le rompevano e di nuovo si immergevano liberamente nelle profondità marine; c’erano alcuni amorini, a gruppi di due o tre, gli uni di fronte agli altri, nudi, mentre si scagliavano reciprocamente delle mele, scuotendosi tutti in una dolce risata. In alto, sull’aguzza punta di quel monumento quadrangolare terminante a forma di piramide, si vedeva una statua femminile che si rigirava ai primi soffi del vento: per questo motivo era detta anche Anemodoulion”.
    Stessa sorte tocca alla statua equestre posta su un basamento di quattro colonne sormontate da una lastra di marmo di Bellerofonte in sella a uno splendido Pegaso. Sistematica è poi la distruzione di quasi tutte le opere in bronzo poste nell’ippodromo come la gigantesca statua di Ercole così grande che “una corda che avesse avvolto il suo pollice sarebbe stata una cintura adatta ad un uomo”. Medesimo destino tocca al gruppo statutario dell’asino e l’asinaio provenienti da Azio dove era stato messo da Augusto dopo la vittoria su Antonio. E ancora un uomo che combatte un leone, il cavallo del Nilo con la coda ricoperta di squame, un elefante, le Sfingi, la famosa aquila di bronzo di Apollonio di Tiana e molte altre che qui sarebbe troppo lungo elencare.
    Sicuramente anche i veneziani avranno avuto la loro parte in questo scempio ma sembra che siano stati più inclini alla conservazione dei beni artistici bizantini piuttosto che alla loro distruzione. Infatti la magnifica quadriga posta anch’essa all’ippodromo assieme a molti altri oggetti di cui più avanti si parlerà, viene salvata e inviata dal doge Dandolo, a Venezia.
    Dopo i tre giorni di saccheggio, il marchese di Monferrato, in qualità di capo dell’esercito, e il doge ordinano, come convenuto, che tutto il bottino sia portato in 3 chiese destinate a luogo di raccolta e difese da soldati francesi e veneziani, in ugual numero, particolarmente fidati.
    Autore: Giancarlo Molani


    Il 13 Aprile 1204, le truppe della IV Crociata entrarono nella città di Costantinopoli. La resistenza imperiale fu poca o nulla, Alessio V Murzuflo, da poco eletto imperatore, decise di fuggire e lasciò la Città allo sbando. In Marzo, durante l’assedio, i Crociati avevano deciso che, alla caduta della Città, le donne, i sacerdoti, i monaci e le chiese sarebbero stati tutti risparmiati. Quando si capì che la Città era caduta, i nobili, al comando della spedizione, decisero di tenere le truppe nell’accampamento per avere il tempo di occupare gli edifici più illustri e ricchi. Il marchese del Monferrato occupò il Gran Palazzo, sede dell’imperatore, Santa Sofia ed il Patriarcato, il conte di Fiandra prese il palazzo imperiale delle Blacherne e così via, quindi si diede il permesso di saccheggio alla soldataglia.
    Goffredo di Villehardouin, nobile crociato che scrisse un testo in francese sulla Crociata, dice che le ricchezze della Città furono sufficienti per tutti i soldati, ma Roberto de Clary, umile soldato che poi compose una cronaca dalla conquista, accusa chiaramente i nobili di aver preso tutto per sé nulla lasciando ai poveri soldati. Comunque sia si decise che tutto il bottino del valore superiore ai 25 soldi, fosse radunato in tre chiese prestabilite, per essere poi diviso equamente tra i soldati, quindi iniziò il saccheggio.
    Lo storico bizantino Niceta Coniata ricorda che le truppe di Saladino rispettarono il Santo Sepolcro, né oltraggiarono le donne quando i Saraceni presero Gerusalemme nel 1187, a Bisanzio non fu così, i Crociati furono peggiori degli infedeli.
    Le donne furono violate senza rispetto per la propria età o il proprio rango, gli uomini furono depredati dei loro beni come dei loro palazzi, almeno 2.000 persone morirono nella razzia, e la cifra sarebbe potuta essere più alta, ma i Crociati erano troppo intenti a rubare per uccidere, la cosa più triste fu che i delitti furono commessi in maggioranza dagli Occidentali residenti da tempo nella Città piuttosto che dai soldati invasori. Francesi, Italiani, Tedeschi che per vari motivi risiedevano da anni a Bisanzio, ora si vendicarono dei soprusi che, a volte, i Bizantini avevano fatto patire loro. Dopo essersi acquartierati in varie case, avendone cacciato i padroni dopo averne violato le donne, i soldati iniziarono a radunare il bottino, compiuto il saccheggio delle case private si passò alle chiese.
    La prima fu Santa Sofia, scrive Niceta “l’altare maggiore, interamente ricoperto di metalli preziosi, …..fu fatto a pezzi e spartito tra quei predoni; la stessa sorte subì il tesoro della cattedrale, altrettanto ricco ed infinitamente prezioso”. Quindi si passò ai vasi preziosi, gli oggetti di culto, l’argento placcato d’oro che rivestiva il cancello della tribuna, il pulpito, le porte, tutto fu staccato dal proprio alloggiamento, quindi si fecero entrare dei muli nella chiesa per caricare il bottino. Gli animali, sovraccarichi, iniziarono a scivolare a causa del pavimento di marmo levigato, i soldati iniziarono a pungolarli con le spade, “sì che il pavimento della chiesa s’imbrattò di sterco e sangue. Intanto una donnaccia, gonfia di peccati,….si faceva beffe di Cristo, seduta sul seggio patriarcale, cantava con voce roca e di tanto in tanto si lanciava volteggiando in una danza pericolosa” (Niceta Coniata). Tra i beni sottratti alla chiesa c’erano dodici croci, quaranta candelabri e vasi d’argento, posti tutti sull’altare maggiore, pure i libri liturgici furono distrutti o danneggiati per prendere le pietre preziose incastonate in essi. De Clary ricorda che nella chiesa c’erano almeno cento lampadari appesi e tenuti da catene d’argento grosse quanto il braccio d’un uomo, ogni lampadario portava almeno 25 lumi e valeva circa 200 marchi d’argento, tutto fu asportato.
    Completato il saccheggio della cattedrale, si passò ai Santi Apostoli che oltre ad essere una delle basiliche più grandi della Città, era anche il mausoleo degli imperatori da Costantino I in poi. La chiesa fu depredata, fu asportata anche la colonna che si diceva essere quella a cui era stato flagellato Cristo durante la Passione, furono asportati i corpi degli apostoli ivi sepolti, poi toccò agli imperatori. Fu aperta la tomba di Giustiniano I che fu trovato intatto, avvolto in vesti preziose, il corpo fu tolto dal sarcofago e gettato via, gli oggetti di valore furono asportati. Fu aperta la tomba di Eraclio, gli fu strappata la corona imperiale dal capo portando via anche parte della calotta cranica e dei capelli. Il corpo di Basilio II fu estratto dal suo sarcofago ed issato come spaventapasseri su una delle colonne che abbellivano la Città.
    Quindi si andò a Santa Maria delle Blacherne, che fu depredata di tutto; de Clary ricorda “qui si trovava la Sindone in cui fu avvolto nostro Signore, che ogni venerdì era esposta ritta in modo che si potesse ben vedere la figura di nostro Signore; non ci fu nessuno, né Greco, né Francese, che abbia saputo che cosa sia accaduto a questa Sindone dopo la conquista”. Sebbene i patti prevedessero di riunire il bottino in tre chiese, molti, sia nobili che soldati semplici non lo fecero. Dopo tre giorni di saccheggio si decise di arrestare le operazioni, era la Settimana Santa e bisognava prepararsi alla Pasqua.
    Trascorsa la Pasqua si riprese con il saccheggio che però fu condotto in modo più sistematico, intatto si provvide, dietro indicazione dei sacerdoti cattolici, a prelevare le numerose reliquie presenti in Città. All’interno del Gran Palazzo, scrive de Clary, c’era la santa cappella le cui serrature, infissi e chiavistelli erano d’argento. Qui erano raccolte numerose reliquie che furono prelevate e trasportate in Occidente: la Vera Croce, il sangue di Cristo, la corona di spine ed altro. La chiesa di San Michele era il reliquiario degli oggetti dell’Antico Testamento, furono razziate la croce ottenuta con la vigna piantata da Noé dopo il Diluvio, il ramo d’olivo portato dalla colomba, la verga di Mosè, la tromba di Giosuè ed altro. Così si procedette con tutte le chiese ed i monasteri cittadini, quindi si passò ai tesori profani.

    Niceta Coniata ha composto un’operetta che descrive la fine delle opere d’arte della Città. Dopo aver approntato delle fucine per fondere il bronzo in vari punti della Città, i Crociati passarono ad abbattere le statue che adornavano le strade, i palazzi e le piazze cittadine. Dal Foro di Costantino furono asportate una gigantesca statua di Era in bronzo la cui testa fu portata al Gran Palazzo su un carro tirato da quattro paia di buoi, la stessa fine fece il gruppo bronzeo di Paride che dona la mela d’oro ad Afrodite. Lungo la Mese (l’arteria porticata che univa l’area del palazzo imperiale alle mura cittadine), i Crociati distrussero il Tetrapilo di marmo eretto da Teodosio I, in cima al tetto si trovavano varie statue raffiguranti uccelli, scene agresti, pastorali e di pesca tra gruppi di Amorini nudi e danzanti; sulla punta conica del tetto c’era una statua femminile che girava a secondo del vento che spirava, detta Anemodulo (schiavo dei venti), tutto il gruppo fu fuso. Quindi giunsero nel Foro del Bove, su quattro basse colonne, su una lastra di marmo si trovava il gruppo equestre di bronzo di Bellerofonte su Pegaso che fu fatto a pezzi.
    Poi fu la volta dell’Ippodromo. Il primo a cadere fu il gigantesco Eracle di bronzo creato da Lisippo di Sicione, lo scultore di Alessandro Magno, per la città di Taranto nel IV sec. A.C. Il colosso era alto quattro metri, Eracle era seduto su una cesta su cui era distesa la pelle del leone di Nemea che quasi ruggiva “egli stava senza faretra al collo, senza clava, senza arco, con il piede e la mano destra portate avanti e la gamba sinistra piegata al ginocchio; su questo poggiava quindi il gomito del rispettivo braccio, che teso in alto sorreggeva con la palma della mano la testa reclinata dell’eroe”. Stessa fine fecero l’asino e l’asinaio di bronzo fatti porre da Augusto ad Azio dopo la sconfitta di Antonio, fu fusa una scrofa di bronzo e la lupa che allattava Romolo e Remo, un uomo che lottava con un leone, ed anche un coccodrillo ed un elefante, tutte furono usate per batter moneta. Quindi toccò ad un’aquila di bronzo, opera di Apollonio di Tiana, che tratteneva tra gli artigli un serpente velenoso e portava sulle ali dodici linee per indicare le ore del giorno, stessa fine subì la statua di Elena figlia di Tindaro. Nelle sue vicinanze c’erano molte statue di aurighi, ma Niceta non dice che fine fecero. Molte altre opere rimasero al loro posto perché troppo difficili da distruggere o troppo in alto, negli anni seguenti (forse dopo il 1206) molte di queste opere giunsero a Venezia, come la quadriga che ora è sulla facciata di San Marco, e che si trovava anch’essa all’Ippodromo, o il gruppo dei Tetrarchi, murato presso il palazzo ducale e tolto dalla piazza del Philadelphion, oppure il celebre colosso di Barletta la cui nave, durante il viaggio, naufragò davanti Barletta dove la statua fu poi eretta. Le spoglie di Santa Lucia, che i Bizantini avevano portato nella Città da Siracusa, furono trasferite a Venezia dove sono ancora oggi.

    Il 16 Maggio 1204 Baldovino di Fiandra divenne imperatore dell’Impero latino d’Oriente, mentre il veneziano Tommaso Morosini diveniva patriarca cattolico di Bisanzio e si insediava in Santa Sofia, così si ricuciva, secondo loro, lo scisma del 1054.

    Quindi si divise il bottino, nonostante alcuni si fossero dimenticati di depositare quanto prelevato durante il saccheggio, le cifre furono enormi: tolti 50.000 marchi per pagare il debito con Venezia, dovuto all’allestimento della flotta, il rimanente, si pensa almeno 700/800.000 marchi, furono divisi tra tutti i crociati a seconda del grado e dell’importanza.

    Così si concluse la conquista crociata di Costantinopoli.


    Da wikipedia
    Il primo attacco dei crociati venne sferrato il 9 aprile 1204 ma fu respinto e procurò solo forti perdite. Il 12 aprile venne compiuto un nuovo tentativo e questa volta i veneziani ricorsero ad uno stratagemma. Avevano costruito piattaforme sulle cime degli alberi delle navi, poi avevano inclinato le imbarcazioni fino a che le piattaforme andavano a toccare le mura. Il veneziano Piero Alberti fu il primo a saltare sulle mura di una torre nemica, ma fu subito ucciso. Fu seguito da un francese, André Dureboise, che riuscì a resistere all'attacco dei difensori permettendo ad altri veneziani e crociati di occupare le mura. Poco tempo dopo le porte della città vennero aperte dagli attaccanti penetrati all'interno e per Costantinopoli non ci fu più scampo. Alessio V s'era rifugiato con alcune truppe nel suo palazzo imperiale. Nella notte, forse perché temevano un attacco di sorpresa, alcuni crociati tedeschi appiccarono il fuoco a delle case e nuovamente l'incendio divampò in città. Vista l'impossibile situazione, Alessio V si dette alla fuga. Durante quella notte dove regnava il caos a Costantinopoli, visto che l'imperatore era scappato, fu eletto imperatore Costantino XI Lascaris, che ordinò una sortita contro i crociati, guidata dal fratello del nuovo imperatore, il generale bizantino Teodoro Lascaris (futuro imperatore di Nicea) non ebbe successo alcuno.[1]
    Il giorno dopo ebbe inizio il grande saccheggio che, come tramandano i cronisti, non aveva avuto simile in tutta la storia dell'umanità. La violenza dei crociati, che non risparmiarono neppure i bambini, era dovuta anche al terribile Massacro dei Latini del 1182, quando erano stati eliminati tutti i 60000 abitanti latini di Costantinopoli, donne e bambini compresi. I 4000 superstiti furono venduti ai turchi come schiavi[2]. Mentre Bonifacio di Monserrat occupava il palazzo imperiale che, secondo Roberto di Chiari, aveva ben 500 stanze tutte riccamente addobbate e ben trenta cappelle, gli scatenati crociati entravano nelle case ed asportavano qualsiasi cosa di valore che avessero trovato, dopo aver ucciso chiunque si trovasse dentro. Tutte le chiese vennero spogliate dei vasi sacri, delle immagini, dei candelabri e quanto non si poteva asportare veniva semplicemente distrutto. Anche la basilica di S. Sofia venne completamente saccheggiata, l'altare venne spezzato, gli arazzi fatti a pezzi. Un cronista dell'epoca, testimone oculare, tramanda che una prostituta, seduta sul trono del patriarca, cantava strofe oscene in lingua francese. Mentre i veneziani si concentravano su quelle cose che avevano un grande valore, i francesi arraffavano tutto quello che luccicava e si fermavano solo per ammazzare e violentare. Le cantine vennero depredate e la città era piena di soldataglia avvinazzata che trucidava chiunque trovasse lungo il cammino. Cittadini venivano torturati perché rivelassero dove avevano nascosto i loro valori. I conventi vennero presi d'assalto, le monache stuprate. Le donne venivano violentate e subito dopo uccise, e i bambini giacevano in pozze di sangue per le strade, nudi, già morti o morenti. L'inferno durò per tre giorni interi.[3]
    Infine i comandanti degli assalitori intervennero, dettero ordine di cessare il saccheggio (tanto ben poco era rimasto da depredare) ed ordinarono che qualsiasi bottino doveva essere portato in tre chiese e sorvegliato da fidati crociati e veneziani. Questo perché il contratto prevedeva la spartizione dei beni saccheggiati: tre ottavi ai veneziani, tre ottavi ai crociati; il restante quarto era destinato al futuro imperatore. Fra l'altro i veneziani portarono a casa i quattro cavalli di bronzo che ornano (attualmente in copia) la Basilica di San Marco, l'icona della Madonna Nicopeia e molte preziose reliquie che ancora sono serbate nel tesoro di San Marco. I 4000 sopravvissuti erano principalmente donne, che vennero consegnate nude ai Turchi, e bambini poi venduti come schiavi. Così ebbe fine la quarta crociata che istituita con l'intenzione di combattere i saraceni, aggredì e saccheggiò unicamente paesi cristiani

    Orrori bestiali,gente arrivata al punto di violare persino i resti di grandiosi imperatori vissuti secoli prima.
    Ultima modifica di Roatta Mario; 02-06-15 alle 14:15
    Generale del Regio Esercito e responsabile di crimini di guerra sul fronte jugoslavo al comando della 2a Armata

  6. #6
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    Predefinito Re: La caduta di Bisanzio-video

    Grande Doge Enrico Dandolo

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Laico Visualizza Messaggio
    ma nel 1200 era stato conquistato da un pugno di crociati. se fosse stato un impero vivo li avrebbe presi a calci
    20.000 crociati al tempo erano un esercito più che rispettoso

  8. #8
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    Predefinito Re: Rif: La caduta di Bisanzio-video

    Citazione Originariamente Scritto da Laico Visualizza Messaggio
    ma nel 1200 era stato conquistato da un pugno di crociati. se fosse stato un impero vivo li avrebbe presi a calci
    Esatto. Dopo la morte del grande Basilio II nel 1025, l'impero bizantino si avviò lungo la china di una rapida decadenza, nemmeno 50 anni dopo, la disastrosa battaglia di Manzicerta segnò l'inizio della penetrazione turca in anatolia, pietra tombale della potenza bizantina.

  9. #9
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    Predefinito Re: Rif: La caduta di Bisanzio-video

    Citazione Originariamente Scritto da Laico Visualizza Messaggio
    bhè da almeno 250 anni era un impero morto e stramorto
    Politicamente si (del resto già un secolo prima Costantinopoli sarebbe già caduta sotto i turchi se non fosse stato per l'avanzata a sorpresa di Tamerlano che aveva "interferito" attaccando l'Impero turco) ma culturalmente no erano ancora ben vivi.
    Tenete ad esempio conto che dopo la caduta di Bisanzio molti profughi greci (anche di alta cultura) provenienti da Costantinopoli si rifugiarono in Italia portando con loro molti documenti storici dell'Impero romano e bizantino e (secondo l'opinione di diversi storici) contribuirono in tal modo alla nascita di quel movimento culturale che fu poi conosciuto come "umanesimo"
    Ultima modifica di C@scista; 23-06-15 alle 12:47
    Flaviogiulio likes this.

  10. #10
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    Predefinito Re: La caduta di Bisanzio-video

    Citazione Originariamente Scritto da Faria Visualizza Messaggio
    Grande Doge Enrico Dandolo
    Gran Sacco di Letame.

 

 
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