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    Predefinito Soros auspica un governo mondiale

    Giovedì 18 Giugno 2009 – 12:13 – Andrea Angelini



    E’ come se un bue desse del cornuto ad un asino. Da Pechino, dove era andato in cerca di opportunità di investimento, il finanziere ungherese-americano George Soros (foto) è andato all’attacco dei titoli derivati sostenendo che alcuni di essi, come i Cds, i “credit default swap”, andrebbero messi fuorilegge, andrebbero vietati in quanto sono “strumenti di distruzione”. Al tempo stesso l’allievo di Karl Popper (cioè del filosofo autore di “La società aperta e i suoi nemici”), il finanziere che nel 1992 aveva investito miliardi di dollari per speculare contro la sterlina e la lira guadagnandoci cifre stratosferiche, ha invocato che a livello internazionale siano introdotte regole che impediscano a banche e società finanziarie di indebitarsi oltre un certo livello eccedente il proprio patrimonio.
    Soros insomma, che dell’indebitamento a brevissimo periodo aveva fatto la base delle proprie speculazioni, vuole ora impedire agli altri di compiere le sue stesse operazioni che lo hanno reso famoso o famigerato a seconda delle opinioni. Gli operatori del mercato hanno esagerato, voleva dire lo speculatore di New York che ha investito una barca di quattrini per finanziarie le rivoluzioni “democratiche” nei Paesi dell’Est. Democratiche nel senso di filo occidentali. Come quelle in Jugoslavia, Ucraina e Georgia attraverso fondazioni culturali dotate di cospicui fondi e di attivisti addestrati in appositi centri studi. Soros sembra quindi porsi sulla stessa linea dei grandi organismi finanziari mondialisti, quelli che da sempre sognano un unico grande mercato globale sul quale si possano muovere liberamente merci, capitali e forza lavoro. Un mercato possibilmente governato da una sola struttura centrale e regolato da un unico mezzo di scambio, una moneta unica globale, e con regole uguali per tutti. E sul quale le peculiarità nazionali non abbiano alcun peso. Si tratta di un vecchio sogno della tecnocrazia finanziaria che adesso viene ritirato fuori.
    E quello che apparentemente risulta assurdo, ma in realtà non lo è affatto, è che ad invocare un’unica autorità mondiale e controlli più accurati ed incisivi siano gli stessi organismi e gli stessi personaggi che avevano agito affinché sui mercati non vi fosse il benché minimo ostacolo per chi volesse prendere illimitate quantità di capitale in prestito e speculare su questo o quel titolo derivato. Titoli che in buona sostanza non sono altro che pezzi di carta basati sul nulla o bene che vada basati su una speranza su una scommessa sull’andamento di un altro titolo o di un indice di titoli ad essi collegato. Insomma, vogliono dire i vari Soros, siamo noi e i nostri amici e protettori politici che abbiamo causato il crollo dei mercati trasformati in una giungla dove vige la legge del più forte, siamo noi che abbiamo speculato, ma adesso pretendiamo tutti i poteri per evitare che questo si ripeta. Due giorni fa, ad un convegno del FSB a Berlino, pure il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, aveva svolto una relazione in tal senso anche se non è arrivato a chiedere un governo mondiale istituzionalizzato dell’economia ma si è limitato a chiedere nuove regole valide per tutti e basate sul principio che ad esempio le operazioni di una banca non possono portarsi oltre un certo limite in rapporto alle proprie disponibilità. La stessa impostazione di Soros per intendersi. Ma si sa, per completare certi processi ci vuole tempo. Prima si fanno le regole poi il resto segue. Soprattutto se la situazione economica mondiale dovesse precipitare a causa di un nuovo crack finanziario con fallimenti a catena di banche e di finanziarie e con gli inevitabili contraccolpi sull’economia reale. Vale a dire con decine di milioni di nuovi disoccupati e una depressione peggiore di quella successiva al 1929. Oggi come allora, ha ricordato più volte Soros, la causa va ricercata nel denaro troppo a buon mercato. E nel crack dello scorso anno ci sono grosse responsabilità dell’ex presidente della Federal Reserve, Alan Greenspan, e della sua politica di tassi di interesse bassi, e quindi di denaro a buon mercato, che ha reso fertile il terreno alla speculazione.

    Le proposte di uno speculatore
    Per riformare il sistema finanziario, ha affermato Soros in un articolo sul Financial Times, l’organo della City londinese, bisogna intervenire su tre piani.
    In primo luogo le autorità di regolamentazione dei mercati devono assumersi una nuova responsabilità, quella di intervenire quando è evidente che la speculazione abbia gonfiato eccessivamente i listini di Borsa, quando cioè si è di fronte ad una bolla speculativa. In secondo luogo, per bloccare le bolle speculative non basta controllare l’offerta di moneta in circolazione, che può dipendere dai tassi di interesse, ma si deve controllare anche la disponibilità effettiva del credito.
    In tale ambito si deve intervenire sui margini richiesti alle banche per le operazioni compiute indebitandosi (l’effetto leva) e imporre requisiti minimi di capitale proprio. Infine il terzo aspetto che si riferisce al “rischio di mercato”. Soros ha fatto osservare che bisogna rendersi conto che la cosiddetta “efficienza dei mercati” non è un dogma o un meccanismo automatico ma si verifica in maniera casuale e discontinua. Infatti, è proprio su tale postulato che Soros è riuscito a guadagnare una fortuna movendosi sui confini dell’interpretazione di cosa significhi “rischio di mercato” in quella precisa fase. Grazie alle sue indubbie capacità di leggere l’andamento dei mercati Soros è stato in grado infatti di offrire sostanziosi rendimenti ai soci del suo Quantum Fund.
    Vietare i credit default swap
    L’intervento di Soros comunque è stato incentrato su un attacco ai titoli derivati. A suo avviso dovrebbero essere “prodotti omogenei, standardizzati e trasparenti” e dovrebbero essere scambiati solamente sui mercati regolamentati.
    Alcuni di essi invece, come i CDS, i “credit default swap”, dovrebbero essere messi fuorilegge. I CDS sono strumenti che assicurano contro il rischio di insolvenza degli emittenti di obbligazioni. Si tratta di un derivato assicurativo utilizzato per garantire il debito di una società privata o di uno Stato sovrano che hanno emesso titoli o obbligazioni.
    L’emittente dei CDS, che è un soggetto terzo rispetto al debitore e all’acquirente, si impegna a coprire il debito in caso di fallimento ma pretende un premio commisurato all’ammontare assicurato attraverso un interesse corrisposto regolarmente. Tanto maggiore sarà il rischio tanto superiore sarà il tasso applicato. E Soros ha ironizzato affermando che è “come comprare una polizza assicurativa sulla vita di qualcun’altro con la licenza di ucciderlo”.
    A suo avviso, “l’asimmetria esistente tra il rischio e il ritorno insita per natura nei CDS esercita una pressione al ribasso così forte sui titoli a reddito fisso che sono sottostanti a tali contratti, che le aziende e gli istituti finanziari possono facilmente finire per essere messi in ginocchio”. A giudizio del finanziere, speculare sulle obbligazioni acquistando un contratto CDS non presenta rischi molto alti, ma offre un ritorno dal potenziale illimitato.
    Al contrario, vendere CDS offre un profitto esiguo a fronte di rischi praticamente illimitati. Ma sono proprio questi i settori dove personaggi come Soros riescono sempre ad arricchirsi. A danno di tutti.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Predefinito Riferimento: Soros auspica un governo mondiale

    Il link.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

 

 

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