Digiuno consapevole

Penso che il digiuno sia uno di quei processi di cui si ritiene di sapere molto, ma su cui - in realtà - c’è molta confusione, fino a renderlo una pratica poco conosciuta. Essendo un termine inflazionato, le reali conoscenze relative alla corretta pratica del digiuno sono sconosciute ai più. Tant’è che avrei voluto scrivere un libro intitolato: “Quasi Tutto quello che conosciamo su digiuno è falso.”

Un esempio su tutti: un gran numero di persone pensa di non aver mai digiunato nella propria vita, qualcuno ricorda di aver saltato qualche pasto… In realtà, tutti noi digiuniamo. Durante il giorno digiuniamo per maggior parte del tempo; la notte, durante il sonno, digiuniamo anche 6/8 ore di seguito. La maggior parte delle persone interrompe il digiuno durante la giornata solo 3/5 volte per pasti o spuntini.
Ci sono poi coloro che interrompono il digiuno più frequentemente e con grandi quantità di cibo ma, paradossalmente, a volte si ritrovano con meno energie e più “zavorra” nell’organismo.
Quindi, riprendo la definizione che venne data ad un congresso: “Il digiuno è l’intervallo tra un pasto e l’altro”.
Ma il digiuno è da considerare una pratica - utilizzata sin dalla notte dei tempi - per ottenere risultati sul piano mentale e fisico, ma anche emotivo e spirituale.

Storia - Digiuno e sciopero della fame

Il digiuno è stato nel passato molto usato nelle lotte chiamate “non violente” per fini politici, e ancora oggi qualche politico zelante vi ricorre.
Gandhi lo ha utilizzato nella sua opera di purificazione e liberazione dell’India, era un profondo conoscitore degli effetti del digiuno sull’organismo, e il suo più lungo digiuno è durato circa 21 giorni. In Italia è stato utilizzato molto dai Radicali… anche se più che digiuno erano diete a base di cappuccini .
Gli scioperi della fame sono diventati tristemente famosi nel 1920, in seguito alla morte in Irlanda di McSwiney al 74° giorno di digiuno, e di Joseph Murphy al 64°. Gli inglesi li consideravano dei terroristi, mentre loro si definivano prigionieri politici.
Anche se tecnicamente lo sciopero della fame si può considerare un digiuno, non è sicuramente una pratica mistica o salutistica; chi lo effettua, spesso lo vive in preda a stati d’animo non salutari, come impotenza, rabbia, collera, agitazione…
Nella pratica del digiuno, anche l’ambiente riveste la sua importanza, è quindi facile immaginare come molte volte le prigioni non siano il posto più indicato per cimentarsi in quest’esperienza.

Lo sciopero della fame, nonostante sia una forma di lotta non violenta piuttosto che un tipo di digiuno, a causa delle conseguenze in cui sono incorsi alcuni dei praticanti, ha comunque avuto il demerito di far credere all’opinione pubblica fosse pericoloso il digiuno in generale.

Digiuno come esibizionismo

Alla fine del 1800, nasce lo strano mestiere del digiunatore professionista: persone che intraprendono digiuni più o meno lunghi, suscitando curiosità ed esibendosi a pagamento.
Tra questi ricordiamo gli italiani Merlatti, che si esibì anche a Parigi con un digiuno di 50 giorni, e Succi i cui “spettacoli di digiuno” variavano da 16 a 46 giorni. Succi fu anche attentamente studiato dal dott.Luciani di Firenze, professore di fisiologia ed famoso studioso di alimentazione umana.
Ricordiamo infine l'illusionista americano David Blaine, che nel 2003 rimase esposto in una scatola di plexiglas a Londra digiunando per 44 giorni.

Perchè digiunare (disintossicarsi - tossiemia)

Gli igienisti sostengono che il digiuno è il mezzo che il corpo utilizza per liberarsi dai tessuti malati, dagli eccessi alimentari e dagli accumuli di scorie e tossine.
Andiamo ad esaminare, quindi, cosa succede al corpo durante il periodo di digiuno, partendo dalla nozione di metabolismo. Il metabolismo è il complesso delle reazioni chimiche e fisiche che avvengono in un organismo o in una sua parte, e si divide in due insiemi di processi:

* anabolismo, che produce molecole complesse a partire da molecole più semplici - costruzione;
* catabolismo, che comporta la degradazione di molecole complesse in molecole più semplici - distruzione.

L'attività metabolica produce continuamente scorie che eliminiamo attraverso gli organi escretori (reni, fegato, intestini, pelle, e vie respiratorie ecc..).
In ogni organismo vivente il cibo, dopo essere stato digerito, viene assimilato dalle cellule, che in seguito eliminano le scorie metaboliche (cataboliti).
Molte sono le energie che il nostro corpo impegna per la digestione per cui, mangiando in continuazione e male, al nostro organismo restano poche energie a disposizione per eliminare tutte le scorie prodotte dall'attività catabolica e digestiva; tali scorie quindi si accumulano e producono una condizione di tossiemia (per le altre cause che determinano una diminuzione delle energie leggere “tossiemia e salute”).
Durante il digiuno, l'apparato digerente riposa, cosicché buona parte delle energie dell'organismo possono essere utilizzate per smaltimento dei “rifiuti”, ossia delle ''tossine''.
Non assumendo cibo dall'esterno, il corpo si nutre delle proprie riserve, innescando un processo chiamato autolisi (digestione dei propri tessuti). L’autolisi è sempre guidata dalla nostra meravigliosa vis medicatrix naturae (intelligenza somatica): i tessuti sono persi o consumati in ragione inversa alla loro utilità; è metabolizzato per primo il glicogeno epatico, poi il tessuto adiposo; vengono riassorbiti tessuti anormali (cisti, tumori, ascessi, cellulite, edemi, trombi, ecc.). I centri nervosi e le strutture indispensabili alla vita sono intaccati quando subentra l' inedia o fame acuta, cioè quando sono finite tutte le riserve metaboliche.

Benefici

Con il digiuno, le cure di frutta o tecniche similari, la natura, tramite l'energia vitale, ristabilisce nell'organismo l'ordine fisiologico che si era perduto.
Ecco i vantaggi del digiuno, in quanto riposo fisiologico secondo la natural hygiene:
1) svuota il canale alimentare e lo libera dalle tossine e dal materiale intestinale
2) favorisce il riposo degli organi.
3) permette agli organi preposti all'eliminazione delle tossine di terminare e completare il lavoro di disintossicazione, e ne favorisce le funzioni.
4) favorisce la disintegrazione e il riassorbimento di grasso, tessuti malati, cisti, tumori, ascessi.
5) ringiovanisce le cellule e i tessuti (H.M. Shelton, caposcuola della digiuno terapia diceva: “la pelle diventa più giovane, gli occhi si schiariscono e diventano più brillanti, l'aspetto è più giovane”)
6) fortifica e chiarifica lo spirito.
7) migliora le funzioni di tutto l'organismo


Controindicazioni

I casi in cui il digiuno è da escludere tassativamente sono molto pochi. Uno di questi è la carenza nutritiva reale, anche se rara nella nostra società.
Altri casi in cui evitare il digiuno:

* denutrizione da carenza alimentare
* magrezza estrema
* paura ossessiva (evitare assolutramente)
* essere stati sottoposti a un trapianto
* assunzione di molti farmaci
* gravidanza e allattamento (controindicazioni relative)
* soffrire di insufficienza renale o di insufficienza epatica
* soffrire di gravi problemi cardiaci

L'esperto può valutare caso per caso a secondo della propria esperienza, la regola generale è che

il digiuno é controindicato alle persone che devono digiunare per guarire.

Il digiuno può essere vissuto solo come scelta e desiderio consapevole. Imposizioni, costrizioni o conflitti sono una controindicazione assoluta..

Conclusioni

Ricordare sempre che il digiuno è un mezzo, uno strumento. Da solo, oltre che inutile, può essere anche pericoloso. E’ una pratica che richiede competenza e va vissuto nel giusto contesto, armonioso e familiare, nelle corrette condizioni psicologiche.
Riprendendo la metafora della Ferrari, è importante valutare se il digiuno è lo strumento più adatto nella situazione che si sta attraversando: userò un mezzo potente e veloce per lunghi spostamenti, un’utilitaria per districarmi nel traffico, per superare una montagna volerò con un aereo o un elicottero, e via dicendo. Quindi, va da sé che una persona denutrita sicuramente NON troverà giovamento nel digiuno come strumento per recuperare la salute ottimale; se in questo caso vi è un conflitto emotivo, altri strumenti o mezzi potranno essere più efficaci… ricordando che è sempre comunque bene affidarsi ad un competente professionista.
(vedere anche tossiemia e disintossicazione nella sezione Igienismo).

IL DIGIUNO E’ UN RIPOSO FISIOLOGICO

Cosi come le piante nei mesi invernali perdono le foglie, la linfa non circola più ed il metabolismo cessa per preparare il rinnovamento che apparirà in primavera, molti animali in certi periodi vanno in letargo.
Tutti, inoltre, avranno osservato che quando un animale è malato, smette di mangiare e si accovaccia in un luogo riparato dormendo, anche per molti giorni, fino a quando il proprio corpo dall'interno e senza nessun intervento esterno lo guarisce.
Grazie a questo principio già enunciato da Ippocrate "VIS MEDICATRIX NATURAE" e riconfermato da Paracelso "La natura è un grande medico e questo medico l'uomo lo porta in sé", il Dr. Shelton riuscì a guarire, con digiuni che andavano dai 21 ai 42 giorni, paralisi, allergie, artriti, schizofrenia, calcolosi e malattie epatiche, ma anche sclerosi a placche, leucemie e tumori.
Il punto critico di questa terapia risiede nel saper distinguere il momento in cui si passa dalla fase dell'autolisi (il corpo si nutre prelevando le proprie riserve: grassi, cisti, pus, cellule morte, ecc.) alla fase dell'inanizione (crisi irreversibile che conduce alla morte).
A tale proposito è opportuno smentire quanto viene sostenuto in molti testi in auge negli anni cinquanta e sessanta nelle Università italiane, e tuttora accreditati da molti illustri personaggi dei mondo accademico, e cioè che durante il digiuno, specie se prolungato, le cellule nobili dell'organismo, tra le quali quelle cerebrali, vengono danneggiate irreparabilmente.
Il Dr. Shelton ha seguito, fino alla remissione della malattia, digiuni della durata di 60 - 90 e 120 giorni
Oggi esistono molti studi scientifici, uno per tutti quello sulla fisiologia di Yeo - che mostra le perdite subite dall'organismo, in caso di privazione di cibo fino alla morte - dal quale si rilevano le perdite progressive percentuali: grassi 97%; muscoli 30%; fegato 56%; milza 63%; sangue 17%; centri nervosi 0%.
Un'ampia e documentata osservazione fisiologica, oltre che una bibliografia vasta ed omogenea, indicano chiaramente quando il paziente sta passando dall'autolisi all'inanizione.
La digiunoterapia, praticata in centri appositi, consente il continuo monitoraggio del paziente si da porre riparo ad eventuali, anche gravi, complicanze.
Per questo motivo riteniamo che sia giunto il momento di regolamentare la digiunoterapia come pratica medica, al fine di garantire i pazienti e i medici che intendano avvalersi di questa pratica naturale e ultra millenaria.