Dalla rivoluzione marxista al partito radicale di massa


di Cristiano Cannizzaro0 1-09-2011


Come ha scritto ieri sulla Bussola Quotidiana Massimo Introvigne, l’interpretazione della modernità svolta da Del Noce pur essendo acuta, non è condivisa in tutti i suoi aspetti.


Ma un punto su cui questo notevole pensatore è stato davvero illuminante e profetico è l’interpretazione del marxismo e la previsione della sua parabola. Del Noce svolse infatti una profonda critica del pensiero di Marx e ne preconizzò inoltre l’esito futuro. A più di vent’anni dalla sua morte (avvenuta nel 1989) la storia ha confermato la lucidità delle analisi delnociane, per cui si è giustamente parlato, in proposito, di una sua visione “profetica” della storia contemporanea.




Secondo Del Noce due elementi principali concorrono alla definizione filosofica del marxismo: il materialismo storico e l’utopismo rivoluzionario.




Il materialismo storico – pars destruens della critica marxiana alla società borghese e tradizionale − è l’esito coerente dell’ateismo marxiano, e riduce l’uomo alla dimensione della vita biologica, negandone la natura spirituale, affermando inoltre che non esistono principi morali validi sempre (come afferma invece la dottrina della legge morale naturale), perché essi sono sempre frutto delle condizioni economiche e sociali. Negare la natura spirituale dell’uomo significa riconoscere un peso preponderante ai fattori economici rispetto a quelli di natura spirituale e ideale (quelli “sovrastrutturali” nel lessico marxiano) nella genesi dei fenomeni storici.


Da qui il nuovo compito attribuito da Marx alla filosofia: si tratta infatti di passare dalla mera contemplazione della realtà all’azione trasformatrice del mondo, diretta a mutare la direzione della storia in favore dell’avvento del comunismo.




L’utopismo rivoluzionario rappresenta invece la pars construens del suo pensiero: per il marxismo il capitalismo è destinato ad implodere in ragione delle sue ineliminabili contraddizioni strutturali per lasciare il posto, superata la fase della dittatura del proletariato, al futuro avvento della radiosa società senza classi. Anche la religione è concepita da Marx come un momento destinato a scomparire, in ragione del venir meno della sua ragione di esistenza che, secondo Marx, risiederebbe nella condizione di alienazione (cioè le condizioni disumane) in cui vive il proletariato.




Invece Del Noce, muovendo da una concezione cristiana dell’uomo come creatura dotata di anima spirituale, sottolineava anche l’importanza dei fattori ideali nella genesi dei fenomeni storici, e riteneva che materialismo storico e utopismo rivoluzionario fossero due fattori inconciliabili ed anzi destinati a confliggere. Di questa consapevolezza era nutrita la sua previsione circa la necessaria dissoluzione del marxismo.




La storia ha dimostrato la bontà di questo assunto: lo slancio utopistico del marxismo è stato infatti espunto dal materialismo, ma il materialismo post marxista sopravvive ancora oggi nella forma più radicale − e ancora più pericolosa in quanto intrinsecamente totalitaria − del nichilismo di massa.


Del Noce parlava al riguardo di “eterogenesi dei fini” del marxismo: una volta caduto il suo orizzonte ideale, il marxismo sarebbe comunque potuto sopravvivere nelle società occidentali nelle sue istanze materialiste.

Ne Il suicidio della rivoluzione, Del Noce scriveva che “l'esito dell'eurocomunismo non può essere che quello di trasformare il comunismo in una componente della società borghese ormai completamente sconsacrata”. Profezia avverata perché oggi il postmarxismo è quel “partito radicale di massa” che riceve il sostegno della grande finanza internazionale. Così, “persa per strada l'utopia rivoluzionaria, l'essenza [presente nel marxismo] di surrogato religioso, è restato al marxismo soltanto il suo aspetto fondamentale, di prodotto dell'illuminismo scientista, del razionalismo che esclude Dio per una scelta previa e obbligata”. Esso “si è rovesciato nel suo contrario: voleva affossare la borghesia e ne è divenuto una delle componenti più salde ed essenziali”. Il risultato, come detto, è il materialismo nichilista-relativista, l’elemento del marxismo che sopravvive nella cultura contemporanea, segnata dall’illusione di considerare il problema di Dio come insolubile o, comunque, irrilevante.



Se è superfluo aggiungere quanto il materialismo sia un elemento radicalmente inconciliabile con il cristianesimo, è invece opportuno sottolineare come l’antitesi tra marxismo e cristianesimo non rappresenti in Del Noce un elemento accidentale che possa in qualche modo essere rimosso attraverso interpretazioni revisioniste della filosofia marxista, bensì è essenziale alla definizione stessa del marxismo, tant’è che, secondo Del Noce, non è corretto affermare che Marx sia comunista “ed anche anticristiano” ma, piuttosto occorre affermare che è comunista “perché anticristiano”.




Proprio per questo Del Noce fu sempre molto critico nei confronti di ogni tentativo di “inveramento” del marxismo portato avanti da alcuni intellettuali cattolici soprattutto negli anni del post concilio, anni segnati, inter alia, dall’esperimento del compromesso storico.




Infine, può essere interessante citare un altro esempio di “profetismo” di Del Noce, strettamente contiguo al tema dell’interpretazione del marxismo: il suo giudizio sul movimento di contestazione giovanile del ‘68. In una celebre conferenza tenuta proprio nel 1968, agli albori della contestazione, Del Noce sottolineava come la protesta giovanile fosse partita da un’istanza etica degna di apprezzamento: la critica della società opulenta, da intendersi come quella forma di società in cui il benessere materiale è considerato il fine ultimo (e unico) dell’esistenza.


Ma questa istanza − in sé positiva − conviveva all’interno del variegato universo culturale del movimento sessantottino con elementi di utopismo rivoluzionario suscettibili di declinazione (e di strumentalizzazione) nelle direzioni più diverse: culto dell’azione, puro anarchismo e libertinismo. La consapevolezza delnociana dei possibili esiti distruttivi presenti in potenza nel movimento giovanile si traduceva in un richiamo al senso di responsabilità degli intellettuali (ed in particolare degli intellettuali cattolici), il cui compito era proprio quello di illuminare le coscienze dei giovani verso la verità. In assenza di una ferma azione illuminatrice sui principi di fondo c’era il rischio che la guida del movimento fosse assunta dalle componenti più ambigue ed estremiste.




Anche in questo caso Del Noce fu profeta, purtroppo.




E, come di solito accade a tutti i buoni profeti, le sue parole rimasero inascoltate.

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