
Originariamente Scritto da
Defender
No, calmino i bollori i leibstandarten schierati attorno a Montecarlo, qui si parla di politica. Briguglio, di sicuro non un frondista, preconizza un "superamento" di FLI. Secondo me è il riconoscimento della non completa riuscita del progetto politico finiano.
E, soprattutto: si pensa troppo a costruire la "casa" e molto poco, invece, a cosa si metterà nella tavola degli italiani per farli uscire dalla crisi e dare segnali di discontinuità. Quali sono i programmi base? I motivi profondamente e autenticamente ideali, e non pallottolieristici della "casa"?
Mi sembra che si voglia continuare con la solita politica economica oppure si è preso coscienza della necessità di una decisa virata e intanto si continua a parlare di fuffa.
LA CASA DELLA NAZIONE PER RAPPRESENTARE I MODERATI
9 settembre 2011
«
Andare oltre», dice Carmelo Briguglio. E pensa a un rassemblement che
superi le diverse «casette le quali – aggiunge il vicepresidente vicario dei deputati di Futuro e Libertà – hanno svolto sinora una funzione importantissima, che è quella di tenerci fuori dal casermone del Pdl e di consentirci di vivere in autonomia e libertà rispetto al partito padronale di Berlusconi».
Onorevole Briguglio, e allora perché andare oltre?
Guardi, mi sono convinto che se noi puntiamo a raccogliere l’eredità di quella vasta area politica, culturale e sociale del centrodestra e dello stesso Pdl quando ci sarà il big bang, e credo che non dovremmo attendere ancora molto, dobbiamo fare una riflessione:
queste 4 casette – Fli, Api, Udc ed Mpa ma anche altri grandi cantieri che si vanno aprendo – seppure ben collegate tra loro, separatamente forse non sono sufficienti a fare da punti di raccolta del consenso diffuso del centrodestra che, nonostante tutto, oggi ancora tiene ed è rappresentato dal Pdl. Ecco, allora, che in prospettiva noi, di qui a non molto, dobbiamo pensare a costruire
una grande casa della nazione.
Usiamo le maiuscole?
Usiamole: Casa della Nazione o Casa degli Italiani. Ed è ciò che darà un tetto più grande a questo
mondo moderato, fatto di famiglie, professionisti, piccoli imprenditori, dipendenti pubblici e privati colpiti in modo particolare dalla manovra, i quali per sganciarsi dalla attuale rappresentanza politica del centrodestra hanno evidentemente bisogno, anche dal punto di vista simbolico, di una casa più grande capace di ospitare un consenso che in prospettiva è maggioritario.
Si comincia alle politiche?
Spero saremo in grado di
presentare liste uniche. Intanto si può pensare a una federazione, magari con
gruppi unici in Parlamento e negli enti locali.
E chi pensa come leader di questo rassemblement?
Distinguerei tra leadership politica e premiership. La
leadership non può che essere di tipo politico. E penso a
Fini e Casini. Ma se la situazione politica precipitasse, e non è da escludere, non si può non mettere nel conto una
guida affidata a una figura tecnica che abbia una credibilità internazionale solida.
Pensa a Montezemolo o a Profumo?
No, io dico Mario Monti. Con tutto il rispetto, affidare l’uscita dal tunnel berlusconiano al partito Fiat non credo che verrebbe compreso dal Paese.
E come lo scegliereste?
In una situazione di normalità, e dunque se non ci fossero emergenze politiche da affrontare e la Casa della Nazione avesse il tempo di strutturarsi, si può passare attraverso l’
accordo tra le classi dirigenti ma anche per le primarie che non escludo e che, anzi, codificherei e renderei obbligatorie nei partiti.
A proposito di selezione della classe dirigente, sul referendum che farete?
Credo che si pronuncerà Fini a conclusione della festa di Mirabello. Io sono favorevole al referendum, come penso anche la stragrande maggioranza dei nostri elettori, e credo che questa sia una prova importante per tutto il Terzo Polo che dovrà essere unito. Non penso però sia opportuno tornare al tatarellum,
preferirei una legge elettorale alla tedesca con collegi uninominali. Ed è arrivato il momento di riconsacrare anche le preferenze.
È una riabilitazione?
Il voto di preferenza è stato accusato delle peggiori nefandezze, anche al di là dei problemi che in qualche caso comporta. Le preferenze sono state fucilate senza processo ma la verità è che sono più pulite delle liste bloccate. Peraltro, forse si dimentica che la maggioranza della classe dirigente di questo Paese viene eletta così, e penso ai consiglieri comunali, ai consiglieri regionali, ai parlamentari europei. Per non dire della qualità dei parlamentari che sono stati prodotti dalle liste bloccate.
A proposito di Berlusconi, che ne pensa della vicenda che lo vede protagonista insieme a Valter Lavitola?
Credo che stia emergendo il patto scellerato che fu alla base di quel tentativo di golpe politico-istituzionale dell’anno scorso contro la terza carica dello Stato. Si ricorderà di quello che il ministro Frattini disse in Parlamento, ecco: adesso dovrebbe avere la dignità di dimettersi ma, viste le notizie di queste ore e sempre che siano vere le intercettazioni tra Berlusconi e Lavitola, dovrebbe essere lo stesso presidente del consiglio a fare un passo indietro.
Difficile che accada.
La classe dirigente del Pdl, da Formigoni ad Alemanno, deve capire di essere a un bivio. O segue la strada indicata anche da Pisanu e impone a Berlusconi di lasciare Palazzo Chigi, oppure finirà sotto le macerie. E nel dopo Berlusconi non ci può essere posto per chi è stato nel bunker con lui sino alla fine.
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