3 EVOLUZIONISMO E PELAGIANESIMO
Dominique Tassot
CESHE
Circolo storico e scientifico
Il messaggio del CESHE, di una necessaria coerenza tra il contenuto della Fede e il
discorso delle scienze, incontra due obiezioni abituali:
- quella dei “sapienti”: la scienza ha il suo proprio cammino e non ha a che fare con
le verità della religione che sono di un altro ordine; non si dovrebbero dunque rimettere
in questione le acquisizioni della scienza per nostalgia dei versetti di un vecchio Libro,
scritto del resto a un'epoca in cui la scienza era balbuziente.
- quella dei “credenti”: la Bibbia rivela agli uomini un messaggio spirituale. La
forma di questo messaggio è certo legata alla maniera in cui gli ebrei si rappresentavano
il mondo e la sua creazione, ma importa solo il contenuto: l’annuncio della
Salvezza. Questo contenuto, una volta estratto dalla sua ganga antica (ed è qui il lavoro
degli esegeti), vale per tutti i tempi e tutti i paesi. È dunque chiaro che ciò che dicono
oggi gli studiosi sull’universo o sull’origine dell’uomo non intacca in nulla il credente.
Vi sono qui due risposte “discordiste”: scienza e fede vi si presentano come dei
domini separati. La scienza dice il “come”; la fede dice il “perché”. Una chiave
separa questi due settori affinché ciascuno possa svilupparsi con comodo senza
preoccuparsi dell’altro.
Noi non cerchiamo di dimostrare ancora una volta questa comoda quiete che
maschera uno scacco inconfessato per l’intelligenza umana: è questo il ruolo trimestrale
di “Scienza e Fede”, e ogni numero vi si adopera, in un verso o nell’altro, ben sapendo
che solo così si risveglia veramente il dormiente che è in via di rialzarsi... Ma noi oggi
segnaliamo una difficoltà maggiore da parte dei “credenti” che vogliono minimizzare
l’impatto dell’evoluzionismo sulla Fede.
Quindici secoli fa, il Papa Zosimo, dopo aver molto tergiversato, si decideva a scomunicare
Pelagio, monaco britannico secondo cui l’uomo era capace di fare il bene con
la sua propria volontà, senza necessità di una grazia attuale. Per lui, Gesù Cristo era
innanzitutto un modello morale, venuto a controbilanciare il cattivo esempio dato da
Adamo ed Eva... Per ottenere la condanna di Pelagio, han dovuto tuonare due dei più
grandi Padri della Chiesa: Agostino e Girolamo. Per S. Agostino, negando il Peccato
originale e i suoi effetti, Pelagio annullava la sesta richiesta del Pater, al termine del
quale noi chiediamo a Dio di rimettere i nostri debiti. Questa domanda, in effetti,
prende il suo senso solo se la natura umana è ben bene marcata dal peccato, un peccato
sostanziale e non solamente occasionale, un peccato che oscura la volontà, un peccato
che fa della grazia l’alimento necessario, e non il coronamento dell’opera umana.
Quanto a S. Girolamo, egli scriveva al suo amico Tesifonte, nel 414: “Se la grazia
di Dio consiste solamente nell’averci creato con una volontà autonoma, e che questo
libero volere ci basta, allora noi non abbiamo bisogno del Suo aiuto, poiché ridurrebbe
la nostra libertà. E se questo è vero, noi non abbiamo più bisogno della preghiera;
non abbiamo più bisogno di pregarlo dato che, per la Sua grazia, noi riceviamo ogni
giorno ciò che abbiamo ricevuto una volta per tutte e che possediamo già in noi stessi.
Da questo uomo (i pelagiani) eliminano la preghiera, e il loro giudizio li porta al punto
di credere che non sono più degli uomini dal volere umano, ma degli uomini potenti
quanto Dio, e che quindi non hanno più bisogno dell'aiuto di nessuno. Eliminiamo
dunque i digiuni e tutte le mortificazioni!... Perché infatti dovremmo penare duramente
per ottenere ciò che già possediamo?”.1
La rivista “30 Giorni”, da cui abbiamo preso questa citazione, ha cura di segnalare
(è il titolo dell’articolo) che gli eretici di ieri sono oggi i Pastori. Un professore cattolico
dell’Università di Princeton, Elaine Pagel, sostiene nel suo libro “Adamo, Eva, il
serpente”, che il peccato originale è un’invenzione di S. Agostino per ragioni psicanalitiche
dovute al complesso di colpa derivato dalla sua vita prima della conversione.
Il Cardinale Siri scriveva in “Gethsemani”: “Tra l’altro (tendenze del movimento
teologico) si vede emergere una mentalità che esprime un ritorno all’eresia
pelagiana... Noi assistiamo a una comparsa, sottile e lampante, della dottrina secondo
la quale non vi è peccato originale, secondo la quale l’uomo può, con le proprie forze e
senza il ricorso alla Grazia, vivere senza peccato”. 2 E il Cardinale apriva questa
“Riflessione sul movimento teologico contemporaneo” (è il sottotitolo del libro) con
la celebre citazione di S. Giovanni (15,5): “Senza di Me non potete far nulla”.
Ora, da dove nasce oggi questa negazione del Peccato Originale?... Qual’è l’ostacolo
intellettuale che si erge incontrando il 3° cap. della Genesi?... Quale ragione
abbiamo di rigettare la storia di Adamo ed Eva dalla nostra meditazione quotidiana?...
A questa domanda c’è una risposta, e una sola, pesante, evidente, precisa: la teoria
dell’evoluzione!
È la dottrina evoluzionista sull’origine dell’uomo che fa relegare al rango dei miti
il racconto del giardino di Eden. Chi potrebbe negarlo?
Pio XII aveva visto bene questa contraddizione madornale tra una scienza che vede
il polo genetico nel “Homo Sapiens” che emerge per selezione in seno a una popolazione
umanoide e il dato rivelato. Egli scrive nella “Humani Generis”:
“I fedeli non possono abbracciare una dottrina i cui difensori sostengono che vi
furono sulla terra, con Adamo, dei veri uomini che non discendono da lui per
generazione naturale come primo padre di tutti, ma che Adamo designa l’insieme di
questi multipli primi padri. Non si vede, in effetti, nessun modo di accordare una
simile dottrina con ciò che insegnano le sorgenti della Verità Rivelata e ciò che
propongono gli atti del Magistero Ecclesiastico sul Peccato Originale, peccato che
trae la sua origine da un peccato veramente personale commesso da Adamo, e che,
trasmesso a tutti per generazione, si trova in ciascuno e gli appartiene [Rom. 5,12-
19]” (Dz 2328)
Ora Teilhard, che già prima della guerra ispirava i redattori del “Grande Dizionario
di Teologia Cattolica”, 3 scriveva ne “Il fenomeno umano”: “Una forma animale, lo
sappiamo dalla Paleontologia, non appare mai sola, ma essa si disegna in seno a un
verticillo di forme vicine, tra le quali prende corpo, come a tastoni. Così è dell’uomo.
Nella natura attuale, l’uomo, preso zoologicamente, fa quasi figura di isolato. Alla sua
nascita, era meglio circondato. (...) Ogni volta che una nuova forma vivente si leva ai
nostri occhi dalla profondità della storia, non sappiamo che essa sorse tutta fatta, e che
è già legione?... A riguardo della scienza, dunque, che, da lontano, non coglie che
1 - Cf. Migne, P.L.21, 1147-1161 (Trad. a partire da "30 Jours", Fèv.
2 - Card. Giuseppe Siri, "Gethsemani", Tèqui, Parigi, 1981, p. 50.
3 - Basta leggere l'articolo “Trasformismo”.
degli insiemi, il “primo uomo” è, e non può essere, che una folla; 4 e la sua gioventù è
fatta di migliaia e migliaia di anni (...). Perché (l’Uomo) abbia potuto “mutare”,
resistere e vivere, come individuo almeno (in ordine di grandezza), ha dovuto subire
simultaneamente la metamorfosi della Riflessione ?
...Per monofiletico che si supponga, una specie non si disegna sempre come una
corrente diffusa in seno a un fiume, -per effetto di masse? (...) La “specie” umana, per
quanto sia unica per il livello di iniziativa a cui l’ha portata la riflessione, non ha
mosso niente nella natura al momento della sua apparizione. Sia in effetti che noi la
guardiamo nel suo ambiente, sia che la consideriamo nella morfologia del suo fusto,
sia che l’ispezioniamo nella struttura globale del suo gruppo, essa emerge fileticamente
ai nostri occhi esattamente come qualsiasi altra 5 specie”. 6
Dietro la prosa senza capo né coda teilhardiana, si profila il rigetto tenace di una
colpa Originale venuta ad appannare uno stato iniziale di perfezione.
Il P. Robert Faricy, S.J. scrive più esplicitamente: “Nella teoria di Teilhard, il
peccato originale non può essere localizzato nel tempo o nello spazio; esso non è un
avvenimento particolare nella catena storica degli avvenimenti. Si tratta piuttosto di
una modalità globale dell’evoluzione... Se la creazione è pensata come una unificazione
progressiva, allora “il peccato originale rappresenta l’azione negativa delle
forze della contro-evoluzione”... Nella teoria teilhardiana, Adamo è “universalizzato”.
In senso stretto, Adamo non esiste. Sotto questo nome, si nasconde la legge
universale di reversione o di perversione. Il male è il prezzo del progresso... Gli uomini
non nascono nel peccato per effetto del peccato originale di un Adamo primitivo.
Gli uomini nascono nel peccato originale perché questa è la legge dell’universo, la
condizione cosmica di un mondo in evoluzione”. 7
Così nel 1967, un altro gesuita, Karl Rahner, che “30 Giorni” segnala come uno dei
principali partigiani di una riabilitazione di Pelagio, scriveva un articolo intitolato
“L’evoluzione e il peccato Originale” : “Come spiegare che l’origine indipendente di
due esseri umani a partire dall’animalità, abbia potuto essere limitata a questi due
esseri? Si potrebbe rifugiarsi in diversi argomenti “ad hoc”, come una decisione
arbitraria del Creatore o il fatto che l’ominizzazione è un’occasione biologica rara, ma
tali spiegazioni hanno l’aria forzata. Poi bisognerebbe domandarsi come questo
“Adamo” avrebbe potuto incontrare quella “Eva”, essendo tutti e due evoluti
indipendentemente l’uno dall’altra, senza invocare un intervento miracoloso di Dio per
4 - Bisogna segnalare qui una contraddizione maggiore della dottrina evoluzionista. La complessità del
genoma umano, con i suoi 5 miliardi di codoni disposti in un ordine determinato, predica per una
coppia iniziale unica: è l'ipotesi semplice che spiega come tutti gli individui della specie possiedono
gli stessi cromosomi e restano interfecondi. Ma allora non si comprende più come da una specie
potrebbe uscire un'altra specie!... E se si vuol partire da una popolazione già diversificata, e dunque
sorgente di una variabilità genetica, l'apparizione di questo gruppo eterogeno diviene essa stessa
misteriosa: è voler spiegare il conosciuto con lo sconosciuto. La variabilità constatata si fa in
seno alla specie, e non tra barriere di specie differenti: gli ibridi sono infecondi.
5 - Sottolineato nel testo.
6 - Pierre Teilhard de Chardin. “Il fenomeno umano”. Seuil, Parigi, 1955, p. 203-209.
7 - P. Robert Faricy, S.J., "Teilhard de Chardin's theology of the christian in the word", Sheed and
Ward, New-York, 1967, pag. 158.
il quale non si vede alcuna giustificazione. In altri termini, è veramente probabile che,
in seno alla popolazione più larga di pre-ominidi immediatamente anteriore e che ne
ha creato le condizioni biologiche e l’occasione, solo questi due esseri avrebbero
sfondato per divenire umani e procreare degli esseri umani?... È un principio generale
della biologia, che l’entità genetica concreta vera non si incontra nell’individuo ma in
una popolazione e in un biotipo (insieme di organismo di stessa costituzione genetica).
Non è che in una simile situazione che l’evoluzione si produce, poiché la selezione non
può esercitare la sua pressione che in una simile popolazione e non tra individui
isolati”. 8
Dopo aver letto queste righe di uno dei pensatori più influenti della Chiesa contemporanea,
chi potrebbe dubitare della forza delle sue convinzioni evoluzioniste? Chi
potrebbe infine negare l’influenza di tali convinzioni sulla visione delle origini dell’uomo,
sulla sua maniera di reinterpretare la Genesi e sul suo pensiero teologico?
E questa influenza non è la più desolante: essa segnala anche una preoccupazione di
coerenza che onora il pensatore. Ma come non fremere all’idea che tutte queste
deduzioni, con le conseguenze morali che ne derivano, sono fondate su un’ipotesi
falsa? Bisogna credere più al miracolo o più all’Evoluzione? Karl Rahner ha il merito
di porre esplicitamente la questione e di rispondervi chiaramente. Egli dimostra così
come e perché la scienza e la fede non vivono su dei pianeti separati, ma devono
talvolta rispondere l’una e l’altra alle stesse domande e in maniera indissolubilmente
legata. Questo è precisamente ciò che noi vogliamo dimostrare.
8 - Karl Rahner, S.J., "Evolution and original sin", in "The Evolving World and Theology", Concilium
, vol. 26, Paulist Press, Glenn Rock NJ., 1967, pag. 64 (Citato da "On exonerating Pelagius" ,
Thomas Mary Sennot).
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