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  1. #1
    Sessantottino radicalchic
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    Predefinito Il fiasco delle università italiane. Solo Bologna tra le prime duecento

    IL WORLD UNIVERSITY RANKINGS

    Top-Università, Bologna al 183° posto

    Il Polimi tra i primi 50 atenei tecnologici

    MILANO - Cambridge, Oxford e l'Ivy League sono lassù, in cima alla World university rankings di Qs. Bisogna precipitare fino al 183° posto per scovare la prima italiana, ancora una volta l'Università di Bologna. Che però perde 7 posizioni dal 2010 quando era 176/a. Ancora una volta gli istituti di valutazione internazionali bastonano l'accademia italiana. In questo caso è la top-universities della società Quacquarelli Symonds, stilata fin dal 2004 sulla base di rigidi criteri di valutazione bibliometrici per misurare la rilevanza delle ricerche pubblicate, e poi le tasse, i servizi, le strutture.

    IL MINISTRO COMMENTA - Dal punto di vista del ministro dell'Università Maristella Gelmini, «sono buone le notizie» che provengono da Londra, sede operativa della multinazionale dell'educazione Qs. «I dati positivi per due università, Bologna e Milano - spiega il ministro - ci motivano ancora di più nell'attuazione rapida della riforma universitaria».

    LA SECONDA ITALIANA - Per il rettore dell'università di Bologna Ivano Dionigi «l'oscillazione è fisiologica». Tuttavia il magnifico bolognese rimarca che il suo è l'unico Ateneo italiano tra i primi 200, a fronte di oltre 2.900 università valutate: «Mantenere una posizione praticamente invariata di questi tempi avari di fondi e di turnover resta comunque una bella notizia, che ci gratifica e ci spinge a fare meglio nei confronti di competitori stranieri che vantano ben altre risorse per la ricerca e la formazione». Dopo Bologna, prima di incontrare un altro ateneo italico bisogna scivolare oltre quota 200. Alla posizione 210 c'è infatti La Sapienza di Roma, quindi l'università di Padova (263/a), Milano (275/a). A dominare sono invece le università britanniche e statunitensi. Cambridge è prima, seguita da Harvard, Yale e Oxford.


    IL CASO DEL POLITECNICO DI MILANO - Discorso a parte merita il politecnico di Milano. In classifica generale si posiziona al 277°. Ma tra gli atenei tecnologici è 48°, unico tra gli italiani a sfondare il muro della top 50. Ricopre «Credo che, soprattutto in periodi come questo - ha detto Giovanni Azzone, rettore del Polimi - ci sia un grande bisogno di notizie positive nel nostro Paese, che ha grandi capacità nel campo dell'innovazione tecnologica ed è in grado di attrarre e di creare capitale umano di assoluta qualità». Il Politecnico di piazza Leonardo da Vinci nel 2010 era 63°, negli ultimi 6 anni ha scalato 82 posti nella graduatoria generale. «In Italia ci sono grandi capacità nel mondo della scienza e della tecnologia - conclude il rettore - su cui bisogna puntare».

    Antonio Castaldo

    Top-Università, Bologna al 183° posto - Corriere della Sera
    "Io non intendo sostenere una moralità basata sull'evoluzione: dico come le cose si sono evolute e non come noi esseri umani dovremmo comportarci.", Richard Dawkins

  2. #2
    Sessantottino radicalchic
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    Predefinito Rif: Il fiasco delle università italiane. Solo Bologna tra le prime duecento

    Bologna resiste, malgrado la feroce opera di devastazione del mondo accademico e della cultura tramite tagli barbarici e senza precedenti, perché è Bologna. Per il resto, la cura Gelmini ha gli stessi effetti del passaggio del Gran Khan: restano solo le ceneri.
    Ultima modifica di Mario Rossi; 05-09-11 alle 20:11
    "Io non intendo sostenere una moralità basata sull'evoluzione: dico come le cose si sono evolute e non come noi esseri umani dovremmo comportarci.", Richard Dawkins

  3. #3
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    Predefinito Rif: Il fiasco delle università italiane. Solo Bologna tra le prime duecento

    Assegnare quel ministero alla Gelmini è stato come affidare un gregge di pecore ad un cieco.
    Ultima modifica di Lawrence d'Arabia; 05-09-11 alle 20:19
    "Non abbiamo l'unione sociale ma solo quella economica e finanziaria. Finchè non capiamo questo, non capiremo perché i populisti hanno tanto successo!". Gabriele Zimmer
    Gratteri: "L'Ue è una prateria per le mafie"

  4. #4
    Sessantottino radicalchic
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    Predefinito Rif: Il fiasco delle università italiane. Solo Bologna tra le prime duecento

    Citazione Originariamente Scritto da Leone del Panjshir Visualizza Messaggio
    Assegnare quel ministero alla Gelmini è stato come affidare un gregge di pecore ad un cieco.
    Magari. A un macellaio, piuttosto.
    "Io non intendo sostenere una moralità basata sull'evoluzione: dico come le cose si sono evolute e non come noi esseri umani dovremmo comportarci.", Richard Dawkins

  5. #5
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    Predefinito Rif: Il fiasco delle università italiane. Solo Bologna tra le prime duecento

    Citazione Originariamente Scritto da Mario Rossi Visualizza Messaggio
    Magari. A un macellaio, piuttosto.
    almeno il macellaio ha un suo scopo ... ma la gelmini........
    clash bankrobber

  6. #6
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    Predefinito Rif: Il fiasco delle università italiane. Solo Bologna tra le prime duecento

    La migliore è la Bocconi .. tra le prime 50 al mondo .. ma è privata ed è una felice eccezione italiana

    Lì la Gelmini non può entrare neanche come studentessa. Non supererebbe i test
    Ultima modifica di Freccia Tricolore; 05-09-11 alle 22:13

  7. #7
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    Predefinito Rif: Il fiasco delle università italiane. Solo Bologna tra le prime duecento

    biosgna chiarire una cosa migliori universita' al mondo non vul dire che ti spaccano il culo su cose che non servono a niente e non hanno alcun collegamento con le aziende (questo e' il concetto di buona universita' in italia)


    nelle prestigiose universita' americane non creadiate che diano chisa' quali basi (tutta una serie di cose inutili e difficilissime che si fanno in italia, tipo che gli ingegneri gestionali devono fare 450 esami di fisica chimica e matematica che hanno dimenticato il giorno dopo ma che ci riesce a farli uno su mille)

    le universita' prestigiose sono 1 ben organizzzate per evitare dispersione, 2 premiano il merito dei docenti 3 hanno un buon network con le aziende per garantire pratica e un futuro lavorativo ai laureati....l'unica che ha un po' di queste caratteristiche e' la bocconi, che di certo non e' la piu' difficile in italia, anzi, ma non e'; quello il metro di paragone delle universita'.....infatti le universita' italiane tanto difficili tanto difficili pero' si esce senza saper fare nullae non serono a niente per trovare lavoro (a parte ingegneria che va beh son talmente pochi e in italia c'e' ancora il mito dell'ingegnere che non fa mai l'ingegnere)

    anche il test della bocconi non e' cosi' difficile credo che i posti disponibili sul totale degli iscritti siano qualcosa come il 40% una percentuale piuttosto alta se confrontata a medicina dove sono credo intorno al 10%


    cmq in italia bisognerebbe mettere il numero chiuso a facolta' tipo lettere o scienze politiche che non servono a una minchia dell 1% rispetto ad oggi
    Ultima modifica di Airbus; 06-09-11 alle 00:03

  8. #8
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    Predefinito Rif: Il fiasco delle università italiane. Solo Bologna tra le prime duecento

    Citazione Originariamente Scritto da Airbus Visualizza Messaggio


    cmq in italia bisognerebbe mettere il numero chiuso a facolta' tipo lettere o scienze politiche che non servono a una minchia dell 1% rispetto ad oggi
    a che pro numero chiuso a lettere ? :gratgrat:
    è un corso di laurea in estinzione :sofico:
    Ultima modifica di Gauss; 06-09-11 alle 00:08

  9. #9
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    Predefinito Rif: Il fiasco delle università italiane. Solo Bologna tra le prime duecento

    Citazione Originariamente Scritto da Freccia Tricolore Visualizza Messaggio
    La migliore è la Bocconi .. tra le prime 50 al mondo .. ma è privata ed è una felice eccezione italiana

    Lì la Gelmini non può entrare neanche come studentessa. Non supererebbe i test
    La Bocconi è molto sopravvalutata. Credimi, sono del ramo e li conosco bene.

    E poi: avete notato che in Italia le università private hanno solo le facoltà di scienze sociali (economia, scienze politiche, giurisprudenza)? Le facoltà scientifiche (che poi sono quelle che fanno la differenza nei ranking sulla qualità della ricerca) non esistono.
    Ultima modifica di Il viaggiatore notturno; 06-09-11 alle 00:17
    Tutti guardano l'albero e nessuno vede la foresta.

    Al mondo esistono solo due razze: gli uomini per bene e gli stronzi. Questi ultimi cercano quasi sempre di passare per i primi.

  10. #10
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    Predefinito Rif: Il fiasco delle università italiane. Solo Bologna tra le prime duecento

    Che barba, che noia, questi discorsi triti e ritriti.


    LE BUONE UNIVERSITÀ CI SONO, COSTRUIAMO L'ECCELLENZA

    Su università italiane e università americane ci sono alcuni luoghi comuni da sfatare. Non è vero che la situazione delle nostre sia così nera come si vuole a volte dipingerla. Né è vero che quelle di oltre oceano siano tutte eccellenti. La posizione dell'Italia nei ranking internazionali è del tutto adeguata al suo ruolo di settima potenza industriale del mondo. Se poi vogliamo creare anche da noi sedi di eccellenza, basta permettere la libera circolazione dei ricercatori. E aggiungere un rifinanziamento virtuoso degli atenei per i cosiddetti costi indiretti.

    Il Grand Dome al Massachusetts Institute of Technology - MIT© 2010



    Lʼarticolo di Giovanni Abramo pone una questione importante: la valutazione del sistema universitario italiano e la necessità di costituire un polo di università di eccellenza o di “world-class universities”. Una giusta esigenza che deve essere inserita in un contesto conoscitivo circa la posizione delle università italiane e il sistema di classificazione di quelle americane, che costituiscono quasi sempre il punto di riferimento paradigmatico.

    LUOGHI COMUNI DA SFATARE TRA AMERICA E ITALIA

    Quando si parla di università di serie A e B si opera una semplificazione eccessiva rispetto alla realtà del sistema americano. La situazione è in realtà molto più articolata: vi sono tipologie di università molto differenti (ben trentatré per la Carnegie Foundation for the Advancement of Teaching), che vanno dalle “very high research activity” ai “Tribal colleges”. E quelle al top sono solo novantasei in tutto. Siamo quindi in presenza di un sistema di eccellenza che risponde a criteri ed esigenze funzionali diverse, in base ai servizi resi, alla qualificazione del personale docente, al tipo di titoli rilasciati, al numero di dottorati e così via.
    In secondo luogo, la valutazione delle università italiane non è così disastrosa come spesso si è voluto dipingere negli ultimi tempi. Certo, in Italia i gruppi di ricerca migliori sono disseminati un poʼ qui e un poʼ là; e tuttavia non è del tutto vero che non sia possibile distinguere tra gli atenei. Secondo gli otto ranking attualmente prodotti a livello mondiale, vediamo che esiste una notevole convergenza: solo trentuno università italiane su novantacinque hanno un piazzamento in almeno due ranking (vedi figura 1). Se poi tra questi ranking vengono privilegiati quelli aventi carattere bibliometrico e che prendono in considerazione la qualità della produzione scientifica, vediamo che la performance delle università italiane migliora. Ad esempio, nellʼHeeact (Higher Education Evaluation and Accreditation Council of Taiwan) risulta che lʼItalia nel 2010 piazza ventinove atenei tra i primi 500, collocandosi al quarto posto a livello mondiale dopo Stati Uniti, Germania e Gran Bretagna, migliorando la propria posizione rispetto al 2007 (vedi figura 2). Non possiamo competere con le irraggiungibili trentacinque università americane che si collocano tra le prime cinquanta; e tuttavia rispetto alle altre nazioni del mondo la performance dellʼItalia è del tutto adeguata al suo ruolo di settima (o ottava) potenza industriale del mondo. Ciò conferma che se, da una parte, non ci sono punte di eccellenza paragonabili a quelle americane, tuttavia abbiamo un buon rendimento medio. Osserviamo infine, a beneficio di coloro che ritengono che solo le università private possano esser le depositarie dellʼeccellenza, che le università italiane presenti in tutti e otto ranking internazionali sono statali, ad eccezione della Cattolica di Milano: nessuna delle “prestigiose” università private è inclusa tra le prime 500.
    Per quanto riguarda il problema del riconoscimento del merito, è importante notare che buona parte di quello che in Italia è il Fondo di finanziamento ordinario (Ffo) è costituito nelle università americane dai finanziamenti alla ricerca, dei quali una percentuale sino al 40-50 per cento viene indirizzata ai cosiddetti “costi indiretti”, ovvero allʼateneo, per mantenere strutture, laboratori, biblioteche e personale di supporto (oltre a dare una retribuzione aggiuntiva ai docenti). In tal modo, le università che hanno i ricercatori più bravi e sono in grado di assicurarsi più contratti per ricerca scientifica, hanno anche maggiori risorse. Ciò favorisce anche una politica di accaparramento dei migliori ricercatori da parte delle università. Inoltre, a differenza di quanto di solito si sostiene in merito alla predominanza dellʼintervento privato e industriale nel finanziamento della ricerca scientifica, di fatto solo il 6 per cento dei fondi proviene dellʼindustria (vedi figura 3).

    PER LA LIBERA CIRCOLAZIONE DEI RICERCATORI

    E così veniamo al problema di come favorire anche in Italia una maggiore concentrazione di talenti nelle università migliori. Piuttosto che mediante una procedura dallʼalto, pilotata ministerialmente con la gemmazione di nuove università dove far convergere i migliori, la soluzione potrebbe essere una sorta di selezione naturale: permettere ai ricercatori migliori di migrare nelle università che, già da ora, sono in grado di offrire condizioni più vantaggiose per la ricerca e lʼavanzamento di carriera (e la retribuzione). Oggi ciò è impedito dal vincolo che lega il docente allʼateneo attraverso lo strumento del budget: chi vuole trasferirsi in unʼaltra università deve lasciare il proprio budget in quella di provenienza e quindi costringe la sede che lo accoglie a mettere a disposizione risorse aggiuntive. La mobilità risulta così impossibile e sono disincentivate le università che vogliono qualificarsi e migliorare i propri standard facendo vere e proprie “campagne acquisti” dei docenti e ricercatori migliori, assicurando loro “condizioni al contorno” più gratificanti. Con un meccanismo di “libera circolazione dei ricercatori” le università migliori verrebbero “votate con i piedi” non solo dagli studenti, ma anche dai docenti, mentre le peggiori sarebbero progressivamente abbandonate: si avrebbe una selezione darwiniana spontanea. Ciò potrebbe avvenire col semplice riassegnamento del corrispettivo budget del Ffo all'ateneo di accoglienza. Si potrebbe addirittura stabilire un “premio di attrattività” per gratificare con fondi aggiuntivi le università in grado di attrarre ricercatori. E ciò dovrebbe essere accompagnato da un “rifinanziamento virtuoso” delle università che, spostando i fondi aggiuntivi sui contratti di ricerca, dia loro più risorse mediante i “costi indiretti”, analogamente a quanto avviene nel sistema americano. Nel giro di qualche anno si verrebbero a formare in modo naturale delle università “di eccellenza”, senza discutibili operazioni verticistiche. A tale scopo è indispensabile la creazione di unʼagenzia indipendente per la valutazione dei progetti di ricerca da finanziare, in modo da evitare le solite camarille che ancora oggi sono di largo corso.
    Due misure, non difficili da realizzare, che favorirebbero la qualificazione del sistema della ricerca verso poli di eccellenza, senza infliggere ulteriori traumi da riforme onnicomprensive a un sistema universitario già sotto stress da alcuni decenni.

    Figura 1 – Le università italiane per numero di piazzamenti nei maggiori ranking internazionali



    Figura 2 – Numero di università dei vari Stati per anno tra le prime 500 (Heeact)



    Figura 3– Distribuzione per fonte dei finanziamenti in ricerca & sviluppo negli Usa nelle università e college nel 2008


    Lavoce.info - ARTICOLI - Scuola e Università - LE BUONE UNIVERSITÀ CI SONO, COSTRUIAMO L'ECCELLENZA
    Dannato Barone Rosso.

 

 
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