Risultati da 1 a 8 di 8
  1. #1
    Bushidō
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    Wer Menscheit sagt, will betrügen, “Chi dice umanita’ cerca di ingannarti” (Carl Schmitt)
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    Predefinito Rivoluzione Francese, Soggettivita’ strumentale, Signoraggio



    Citazione Originariamente Scritto da Giacinto Auriti
    Il fenomeno più importante che si è avuto con la Rivoluzione Francese, non è stata la carta costituzionale, ma la banca centrale con la contestuale sostituzione della moneta d'oro con la moneta nominale. Ciò non è stato un semplice mutamento della struttura merceologica del simbolo, ma la sostituzione di una fattispecie giuridica con un'altra. Quando la moneta era d'oro, il portatore ne era il proprietario; con la moneta nominale, ne è diventato inconsapevolmente il debitore. Tutta la moneta nominale è emessa dalle banche centrali prestandola: dunque tutto il denaro in circolazione è gravato di debito verso le banche centrali. Facendo leva sul riflesso condizionato causato dall'abitudine secolare di dare sempre un corrispettivo per avere denaro, le banche centrali hanno indotto tutti i popoli del mondo ad accettare la propria moneta all'atto dell'emissione, col corrispettivo del debito, cioè in prestito, nella più grande truffa di tutti i tempi, passata inosservata perché troppo evidente. Sicché se taluno volesse pagare con denaro un debito di denaro, è come se pretendesse di pagare con un debito un altro debito. A lungo andare è costretto a pagare un debito non dovuto, con il proprio capitale ed il reddito del suo lavoro. È questo il signoraggio della grande usura con cui l'uomo è posto ad un rango inferiore a quello della bestia. La bestia infatti non ha la proprietà, ma nemmeno il debito. La monetadebito (nominale) è il capolavoro di Satana.
    Ultima modifica di carlomartello; 19-05-11 alle 09:05

  2. #2
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    Predefinito Rif: Rivoluzione Francese, Soggettivita’ strumentale, Signoraggio

    Giacinto Auriti - In Memoriam





    Ultima modifica di carlomartello; 07-06-11 alle 12:55

  3. #3
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    La truffa del signoraggio in un romanzo

    “La Moneta di Satana”, un libro di Mimmo Massaro, un testo contro il mondialismo e l’usura bancaria


    di Davide D’Amario

    “Esistono due storie: la storia ufficiale, menzognera, che si insegna ad usum Delphini e la storia segreta, in cui si rinvengono le vere cause degli avvenimenti: una storia vergognosa.” (Honoré de Balzac, Commedia umana)


    Per le edizioni Tabula Fati di Chieti è uscito un romanzo-inchiesta di Mimmo Massaro intitolato “La Moneta di Satana”. L’autore vive e lavora a Manduria in provincia di Taranto dove svolge l’attività di disegnatore d’interni, ma è un uomo dinamico di molteplici interessi, scultore e pittore, nonché maestro di arti marziali e discipline orientali.
    Un romanzo di parte, uno scritto militante, un testo anti-mondialista, anti-massonico, contro l’usura. Un romanzo-inchiesta che svela la truffa del signoraggio.
    La trama è chiara, semplice, d’impatto. Un popolare giornalista della RAI Enrico Costa viene brutalmente ammazzato a causa di una sua inchiesta giornalistico-televisiva sulla grande truffa del signoraggio e sul dominio globale di banche e massoneria. L’omicida è “il Biondo” un killer professionista legato alla mafia e che entra nel sodalizio massonico. Qualcosa va male, si salva Alessandro Matus archeologo che stava aiutando Costa. Nella storia entra anche Sara figlia di Enrico Costa.
    Il romanzo si dipana tra investigazioni poliziesche, depistaggi, inseguimenti e sparatorie.
    Un romanzo da diffondere soprattutto tra i giovani, perché in maniera chiara si affrontano le ricerche e le rivelazioni sulla truffa del signoraggio. L’abc per comprendere in maniera esaustiva lo studio e l’azione del Prof. Giacinto Auriti.
    Oltre a citazioni importanti all’inizio di ogni capitolo, che vanno da frasi di capi indiani, a frasi del poeta Ezra Pound, si citano articoli e studi della scuola auritiana. In una fase importante del libro vi è un chiarificatore dialogo tra il killer e il maestro massone, l’uno estasiato dal mistero, l’altro “storico” della congiura massonica. Si intrecciano nel tutto legami forti e sotterranei tra istituzioni, malavita e ordini segreti.
    Mi piace pensare che questo agile testo in qualche modo possa esser letto anche da quel grande rivoluzionario di Guardiagrele, amico degli umili e nemico del potere usurocratico e bancario. Un passo famoso nel libro è viatico della lotta per la moneta di popolo: “Oggi la moneta nasce di proprietà della banca che la emette prestandola, noi vogliamo che nasca di proprietà dei cittadini e che sia accreditata ad ognuno come “reddito di cittadinanza” …”.
    Continuando, la storia d’amore tra Sara e Alessandro, sembra quasi un insegnamento, una liberazione dall’ignoranza voluta dal sistema capitalista. L’amore tra i due diventa reale pian piano che Sara apprende la verità della truffa demoniaca monetarista. Sara è in poche parole l’ignaro cittadino-suddito che per la prima volta apprende e squarcia il velo della menzogna della creazione della moneta.
    Nell’Epilogo del romanzo, vi è una frase del grande abruzzese “Siamo destinati a vincere, perché questa battaglia porta con sé la forza della verità”. E con questa speranza, con questo incitamento a non cedere di un millimetro nella lotta sociale e popolare, che i giovani lettori del libro potranno scorgere un futuro fausto e solare.
    La truffa del signoraggio in un romanzo | Libri | Rinascita.eu - Quotidiano di Sinistra Nazionale
    Ultima modifica di carlomartello; 15-08-11 alle 18:14

  4. #4
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    Predefinito Rif: Rivoluzione Francese, Soggettivita’ strumentale, Signoraggio

    Perche’ sono cattolico - Giacinto Auriti



    Ultima modifica di carlomartello; 26-09-11 alle 02:10

  5. #5
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    La proprietà popolare della moneta

    di Antonio Pimpini


    A 5 anni dall’11 agosto 2006, la figura e le idee del prof. Giacinto Auriti risultano sempre più vive e ciò, circostanza piacevole, non solo per chi lo ha conosciuto ed affiancato, ma, come evidenziato in altra sede, anche per molti che non hanno avuto il beneficio di conoscerlo, così come addirittura per quanti non lo hanno condiviso, ma oggi ne riconoscono il profondo valore innovativo e rivoluzionario e, non ultime, l’integrità e la coerenza del suo pensiero.
    Il signoraggio e la proprietà popolare della moneta sono ormai argomenti trattati in molti convegni, dove non può omettersi il rinvio all’opera e alla testimonianza dell’insegnamento auritiano, sviluppatesi in sede accademica e sul piano dell’esperienza vissuta con il famoso esperimento dei Simec, cui si coniuga il percorso repressivo subito dal prof. Auriti con la lotta al sistema bancario nel suo complesso.
    Molti, da quel momento, si sono interessati alla materia ed hanno sviluppato iniziative e varianti applicative o meramente teoriche, più o meno conformi all’idea originaria, fornendo, in ogni caso, un contributo alla divulgazione della proprietà popolare della moneta e della persona del prof. Auriti. Da ultimo va ricordata l’apprezzabile – anche se, per vero, doverosa – intitolazione all’insigne giurista del largo antistante l’abitazione della Famiglia Auriti, in Guardiagrele (Ch).
    Il tributo formale, tuttavia, deve coniugarsi a quello sostanziale, non basta la strada, occorre la scelta di campo: si è o non si è per la proprietà popolare della moneta? Altrimenti le iniziative diventano esperienze di facciata, come una casa che ha solo il muro frontale, ma non si sviluppa sui quattro lati e non erige alcun piano nella parte retrostante. La risultante è il mostrarsi fine a se stesso, senza riservare alcuna importanza al contenuto.
    In altri termini, il rischio – da eliminare sin da subito – è quello di utilizzare la figura e le teorie del prof. Auriti per iniziative che nulla hanno a che fare con le sue idee e che addirittura si collocano in contrasto con la sua scuola giuridica.
    A cinque anni dalla sua prematura scomparsa, pare di sentirlo come si sarebbe espresso oggi dinanzi al crack delle borse e alle paure dei governi: «Ma quale aumento delle tasse e riduzione delle spese. Qui ci vuole la proprietà popolare della moneta.»
    In questo momento di crisi mondiale, l’unica possibilità per uscirne, evitando che il perverso meccanismo dell’emissione monetaria, della paura per l’aumento del debito pubblico (inesistente) e della sempre maggiore pressione fiscale (oggi riconducibile alla restituzione del debito contratto con le banche centrali) abbiano il sopravvento, comportando unicamente un esponenziale arricchimento del sistema delle banche centrali e della grande finanza, è, infatti, l’introduzione della proprietà popolare della moneta. Con
    l’applicazione del più semplice ed elementare principio di diritto, quello di riconoscere alla collettività la proprietà della moneta in circolazione, si eliminerebbero tutte le drammatiche problematiche che attanagliano gli stati di mezzo mondo e sconvolgono i governi asserviti al potere bancario e alla grande usura delle banche centrali.
    Ed allora ben vangano convegni sul signoraggio, intitoliamo strade al prof. Auriti, ma non eludiamo il legame indissolubile e sacro che vi è tra l’Uomo Auriti e la proprietà popolare, non cerchiamo, in altri termini, di introdurre discorsi che addirittura lo contraddicono o si pongono in chiara contrapposizione con i suoi principi, unicamente per darsi lustro.
    Il prof. Auriti è la proprietà popolare della moneta, con la conseguenza che non possono essere scissi l’uno dall’altra, per cui se si parla di lui deve parlarsi anche della sua teoria monetaria che ha collocato l’uomo al centro della vita e inibisce alle società strumentalizzanti di arricchirsi a danno della collettività.
    L’unica alternativa accettabile – da sempre auspicata - è il dibattito tra chi la condivide e chi la disapprova, perché con la dialettica, civile ma ferma, si ottiene crescita e approfondimento, ma non si può accettare che la figura del prof. Auriti venga dissociata dalla sua idea per mere esigenze populistiche o di ritorno d’immagine Questo è quello che, nel V anniversario della sua scomparsa, sento il dovere di affermare. Manteniamo saldo il legame con l’idea auritiana, per l’introduzione della proprietà popolare della moneta, perché lì vi è l’Ideale che ha superato le ideologie e non può subire strumentalizzazioni di sorta.
    Un atto d’amore che non ha chiesto alcuna contropartita e che, per ciò stesso, non può essere utilizzato per fini diversi da quello del raggiungimento bene comune.
    La proprietà popolare della moneta | Analisi | Rinascita.eu - Quotidiano di Sinistra Nazionale

  6. #6
    Bushidō
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    SATANA E I BANCHIERI

    di Giacinto Auriti


    Goethe affermava che “nessuno è più schiavo di chi si ritiene libero senza esserlo”.
    Questo principio è particolarmente valido nel sistema monetario vigente.
    Il cittadino si illude di essere proprietario dei soldi che ha in tasca, mentre ne è debitore. La banca, infatti, emette la moneta solo prestandola, sicché la moneta circola gravata di debito.
    Il segno della schiavitù monetaria è data dal fatto che la proprietà nasce nelle mani della banca o, per meglio dire, del banchiere ché emette prestando e prestare è prerogativa del proprietario.

    La moneta, invece, deve nascere di proprietà del cittadino perché è lui che, accettandola, ne crea il valore; tanto è vero che, se si mette un governatore a stampare moneta in un isola deserta, il valore non nasce perché, mancando la collettività, viene meno la possibilità stessa della volontà collettiva che causa questo valore. Come ogni unità di misura (e la moneta è la misura del valore) anche la moneta è una convenzione.
    Quando la moneta era d’oro chi trovava una pepita se ne appropriava senza addebitarsi verso la miniera. Oggi al posto della miniera c’è la banca centrale, al posto della pepita un pezzo di carta, al posto della proprietà il debito.
    Non si può comprendere come sia stata possibile questa mostruosità storica (nata nel 1694 con la Banca d’Inghilterra e con l’emissione della sterlina) se non si muove dalla definizione della moneta strumento (sterco) del demonio.
    La verità di questa definizione è stata avvertita anche da S. Francesco d’Assisi quando vietava ai padri questuanti di ricevere oboli in moneta. Noi ora ne dimostreremo la piena fondatezza sulla base delle stesse parole di Satana che stanno nel Vangelo.
    Satana, nel Vangelo, parla tre volte. Dopo il digiuno di Cristo nel deserto, Satana Gli dice: “Tramuta le pietre in pane”. Per lo più queste parole sono interpretate nel senso di considerarle come tentazione in quanto Cristo era affamato e mangiare pane sarebbe stato motivo della tentazione. Questa interpretazione non è accettabile perché la tentazione è sempre relativa ad un peccato e mangiare pane dopo quaranta giorni di digiuno è moralmente ineccepibile.
    Dunque la giustificazione delle parole di Satana va intesa diversamente e chi ci dice come interpretare le parole di Satana è proprio Cristo quando, rispondendo a Satana, afferma (Mt. 4,4) : “Sta scritto, non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”.
    Ciò che sorprende in questa frase di Gesù è la novità della proposta, mai considerata dai teorici dell’interpretazione, di dedurre il significato delle parole non dalla loro espressione letterale, ma dalla bocca che le pronuncia. Quelle parole erano uscite dalla bocca di Satana; sicché per interpretarle esattamente va considerata l’ipotesi, peraltro assurda, che Cristo avesse accettato l’invito di Satana e trasformato le pietre in pane. In tal caso avrebbe potuto ben dire a Cristo: “Tu puoi mangiare pane per mio merito perché io Ti ho dato il consiglio di trasformare le pietre in pane.” Quindi Cristo sarebbe stato trasformato da “padrone” a “debitore” del Suo pane.
    A ben guardare questa ipotesi si verifica puntualmente nell’emissione della moneta nominale. Quando la banca centrale emette moneta prestandola, induce la collettività a crearne il valore accettandola, ma contestualmente la espropria ed indebita di altrettanto, esattamente come Satana avrebbe fatto se Cristo avesse accettato l’invito di trasformare la pietra in pane. Se si mette al posto della pietra la carta, ed al posto del pane l’oro, al posto di Satana la banca, si riscontrano nella emissione della Sterlina oro-carta e di tutte le successive monete nominali, tutte le caratteristiche della tentazione di Satana.
    Con la costituzione della Banca d’Inghilterra e del sistema delle banche centrali, tutti i popoli del mondo sono stati trasformati da proprietari in debitori ineluttabilmente insolventi del proprio denaro. La banca, infatti, prestando il dovuto all’atto dell’emissione, carica il costo del denaro del 200%. L’Umanità è così precipitata in una condizione inferiore a quella della bestia. La bestia, infatti, non ha la proprietà, ma nemmeno il debito.
    È gran tempo ormai che si comprenda che tutti possono prestare denaro tranne chi lo emette. Con la moneta debito l’Umanità è stata talmente degradata che non a caso si è verificato il fenomeno del “suicidio da insolvenza” come malattia sociale che non ha precedenti nella storia. Ciò conferma la Profezia di Fatima: “I vivi invidieranno i morti”.
    Non si possono valutare esattamente le tentazioni di Satana se non le si considerano nel loro contesto globale. Particolarmente significativa, in questo senso, è la terza tentazione (Mt. 4, 8-9) : ” Gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro magnificenza, poi disse a Gesù: tutto questo io Ti darò. Se Ti prostri e mi adori”. Adorare prostrati significa mettere Satana sull’altare al posto di Dio. Ciò spiega perché gli adoratori di Satana contestano fondamentalmente e necessariamente l’Eucarestia Cattolica.
    La circostanza che il Protestantesimo si sia basato sulla contestazione dell’Eucarestia Cattolica ed abbia promosso la costituzione delle banche centrali come promotrici della moneta-debito parla da se. Non a caso il parlamento inglese approva nel 1673 il Test Act: l’editto con cui viene dichiarata illegittima l’Eucarestia Cattolica e la Transustanziazione.
    Non a caso nel 1694 viene fondata la banca d’Inghilterra che emette la sterlina sulla regola di trasformare il simbolo di costo nullo in moneta, inaugurando l’era dell’oro-carta.
    Non a caso nasce la subordinazione del potere religioso a quello politico quando il re d’Inghilterra diventa anche capo della religione protestante anglicana sovvertendo l’ordine gerarchico del Sacro Romano Impero per cui l’autorità politica era autonoma ed eticamente subordinata alla sovranità religiosa.
    Non a caso quando il protestantesimo entra in Europa continentale non fonda una chiesa, ma una banca: la Banca Protestante il cui presidente, il Neker, diventa consigliere di Luigi XIV.
    Non a caso tutte le monarchie cattoliche della vecchia Europa si disintegrano perché si indebitano senza contropartita verso i banchieri per la moneta satanica da questi emessa a costo nullo e che gli stessi re avrebbero potuto emettere gratuitamente per proprio conto senza indebitarsi.
    Non a caso in Svizzera vige la regola di essere ad un tempo “banchieri” e “protestanti”.
    Non a caso la differenza essenziale tra Sacro Romano Impero e Commonwealth Britannico è la moneta. Lì il portatore è proprietario delle moneta, qui è debitore.
    Non a caso, dopo aver tolto Dio dall’altare con la negazione dell’Eucarestia Cattolica e fondata la banca d’Inghilterra, il Commonwealth raggiunge nel 1855 una estensione di 22 milioni e 750 mila chilometri quadrati. Oggi tutto il mondo è Commonwealth. Tutto il mondo è “colonia monetaria”.
    Satana, principe di questo mondo, è una persona seria: mantiene le promesse fatte a fin di male. Dopo che il male è stato fatto concede ai suoi adoratori il dominio su tutti i popoli del mondo.
    Su queste premesse ci si spiega anche la tentazione di Satana quando esorta Cristo a gettarsi dalla cima del tempio della Città Santa. Chi è padrone di tutto il mondo e di tutto il denaro del mondo, o perché lo possiede o perché ne è creditore, non desidera sovranità e ricchezza perché già le possiede, ma ha sete di vanagloria. Si giustifica così anche questa tentazione.


    Giacinto Auriti (1926-2006) fu docente di Giurisprudenza e co-fondatore dell’Università di Teramo. Le sue teorie monetarie sono molto vicine a quelle che fruttarono al poeta Ezra Pound l’accusa di anti-americanismo e la reclusione in manicomio.
    Ultima modifica di Hagakure; 13-09-11 alle 14:51

  7. #7
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    La quarta funzione costituzionale dello Stato: la Sovranità Monetaria

    di Giacinto Auriti


    Quando la moneta era d’oro, lo stato aveva la sovranità monetaria perché la moneta, sin dall’emissione, era proprietà del portatore. Dei valori monetari partecipava tutta la collettività secondo il principio della società organica che è la proiezione storica dell’apologo di Menenio Agrippa: lo stomaco gode della sua funzione a parità di condizioni con tutte le membra.

    Con l’avvento dello stato costituzionale, la quarta funzione dello stato è stata assunta dai grandi usurai. Ciò spiega perché la Rivoluzione Francese fu promossa dalla Banca d’Inghilterra e dall’eresia protestante che entrò in Europa continentale non con la fondazione di una “chiesa”, ma di una “banca”: la Banca Protestante presieduta dal Necker, consigliere finanziario di Luigi XIV.

    I banchieri ben sapevano che il valore sta nel “tempo” non nello “spazio”: è una “previsione” e non una “merce”, tanto è vero che la moneta ha un valore arbitrariamente illimitato, anche se il simbolo è di costo nullo (carta). Anche il valore dell’oro non stava nel metallo, ma nella “previsione di poter comprare”.

    Facendo leva sul riflesso condizionato causato dall’abitudine secolare di dare sempre un corrispettivo per avere denaro, le banche centrali hanno emesso la moneta col corrispettivo del debito, cioè “prestandola”. In tal modo i grandi usurai non si sono solo limitati ad espropriare i popoli dei valori monetari, ma li hanno indebitati di altrettanto, caricando, sin dall’origine, il costo del denaro del 200%. In tal modo le monarchie cattoliche della vecchia Europa sono crollate perché trasformate da “proprietarie” in “debitrici” del proprio denaro. I banchieri si sono comprati i re, digiuni di cultura monetaria, con il corrispettivo del debito, cioè “arricchendoli” di “moneta-debito”: la c.d. “moneta nominale”.

    Quando la moneta era d’oro chi trovava la pepita se ne appropriava senza indebitarsi verso la miniera e questa regola valeva per tutti: re, nobili e plebei.

    Con l’avvento dello stato costituzionale, al posto della miniera sta la banca centrale, al posto della pepita un pezzo di carta, al posto della proprietà il debito perché la banca emette moneta solo prestandola e la moneta circola gravata del debito non dovuto al signoraggio bancario.

    Con un costo iniziale del denaro, all’origine, del 260% comprensivo di capitale ed interessi, si è resa impossibile la puntualità dei pagamenti. È nata così l’epidemia del “suicidio da insolvenza” che non ha precedenti nella storia e che è il segno dell’avvento dell’usurocrazia.

    Le vicende scandalose dei drammi economici, che hanno dilaniato la società del nostro tempo, impongono ormai l’assoluta, inderogabile necessità, di considerare nella costituzione la funzione monetaria dello stato. Fino ad oggi ciò non era possibile perché mancavano i due cardini fondamentali della scienza monetaria: a) la definizione del valore monetario come valore indotto, e b) la legge della rarità monetaria che, in sintesi, sono i seguenti: a)Il valore indotto - Posto che ogni unità di misura ha la qualità corrispondente a ciò che deve misurare, come il metro ha la qualità della lunghezza perché misura la lunghezza, la moneta ha la qualità del valore perché misura il valore e la qualità della rarità perché sono rari (economici) i beni di cui misura il valore.. La moneta è pertanto misura del valore e valore della misura che è il potere d’acquisto che basa sulla previsione di poter acquistare (creata per convenzione come ogni misura) e non sulla riserva. b) La legge della rarità monetaria. Poiché il prezzo di mercato non è solo l’indice del valore dei beni, ma anche del punto di saturazione del mercato – per cui il mercato è saturo quando i prezzi tendono a coincidere con i costi di produzione - solo quando questa coincidenza tende a verificarsi, occorre fermare sia la produzione dei beni che l’emissione monetaria.

    Su questi fondamentali principi è possibile concepire la funzione monetaria come quarto potere dello stato costituzionale perché consentono di definire il “dover essere” dell’organo monetario. All’attuale “arbitrio” dei governatori delle banche centrali va sostituita la “discrezionalità tecnica” di una funzione organica, esattamente definita ed eticamente e giuridicamente limitata e finalizzata al bene comune, non a quello dell’usura.

    L’emissione e l’utilizzazione della moneta vanno programmate sulle finalità di interesse pubblico e privato senza alcun problema di rarità perché – liberata la moneta (con la scoperta del valore indotto) dall’equivoco della riserva (peraltro abolita dal 15 agosto 1971) – l’emissione monetaria va commisurata alla quantità dei beni e servizi misurati e misurabili nel valore, considerando come tali, non solo i beni e servizi esistenti, ma anche quelli previsti. La previsione dei beni producendi è, di per se, un bene (Si pensi ad es. al valore di un brevetto).

    Per quanto riguarda la destinazione d’interesse pubblico, va evidenziato che – dichiarata la moneta di proprietà dei cittadini – lo stato dovrà trattenere all’origine quanto necessario per esigenze fiscali e di pubblica utilità, liberando i contribuenti dal peso di milioni di ore di lavoro banalmente distrutti per mere formalità contabili e amministrative.

    Merita inoltre di essere evidenziato il comportamento delle banche centrali che pretendono di vantare, come pubblico interesse, la destinazione a “riserva” anche dei beni diversi dall’oro. La riserva aveva un significato quando la banconota era convertibile in oro a richiesta del portatore. È diventata ormai una ridicola sceneggiata, per mascherare la truffa dell’emissione con cui la banca centrale consegue un arricchimento parassitario pari alla differenza – duplicata dall’equivalente prestito – tra costo tipografico e valore nominale della moneta.

    Per quanto riguarda la destinazione d’interesse privato, va precisato che ad ogni cittadino spetta, all’atto dell’emissione, la sua quota di “reddito monetario di cittadinanza”, in attuazione del disposto del 2° co. dell’art. 42 della Costituzione, che prevede l’accesso alla proprietà per tutti.

    Si realizza in tal modo un diritto della persona con contenuto patrimoniale, non come elemosina di stato, ma come acquisto della proprietà, a titolo originario, perché ogni membro della collettività contribuisce a creare il valore convenzionale della moneta, per il solo fatto che l’accetta. Col reddito di cittadinanza si finanziano i produttori, finanziando i consumatori, che è l’unico modo razionale per evitare elargizioni di moneta in base a scelte arbitrarie e clientelari.

    Sostituendo all’oro il simbolo cartaceo, la moneta nominale ha acquistato due qualità tra loro in contrasto, anche se non incompatibili: la rarità programmata ed il costo nullo che hanno dovuto operare nell’esperienza della circolazione monetaria esasperando la separazione culturale tra quelli che sanno: i padroni del signoraggio monetario, e quelli che non sanno: gli altri.

    In conclusione, il quarto potere costituzionale deve essere concepito sulla finalità di restituire allo stato la funzione monetaria ed al popolo la proprietà della moneta. Questa riforma è diventata ormai indispensabile per uscire dall’asservimento al “signoraggio bancario” e dare inizio ad un regime di democrazia integrale in cui i popoli non abbiano solo la sovranità politica, ma anche quella monetaria, per vivere tempi nuovi a dimensione umana, liberi dall’angoscia dell’insolvenza ineluttabile dei debiti non dovuti alla grande usura.

  8. #8
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    Il nuovo ordine mondiale usurocratico coincide con le banche centrali

    di Antonio Pimpini


    Nel ferragosto 2011, da poco trascorso, nel solco della prassi tanto cara ai periodi bui della prima repubblica e più recentemente ai governi del centro sinistra, sono state adottate misure pesanti in danno dei cittadini, sul presupposto che trattasi di scelte dolorose ma necessarie, derivanti dalla crisi economica mondiale in atto e, in particolare, dalla “speculazione” finanziaria che avrebbe in animo di aggredire l’Italia, dopo aver colpito altri stati. Tali misure sono state imposte dal diktat della BCE che ha imposto al governo italiano di vessare ulteriormente i cittadini.

    Tra le varie iniziative, incidentalmente, vanno ricordate il cd. contributo di solidarietà, l’aumento delle spese di accesso alla giustizia, in breve un aggravio sconsiderato e generalizzato della pressione fiscale. Ebbene, se è vero – come è unanimemente riconosciuto – che il sacrificio di oggi trae fonte dagli sperperi di ieri, coniugati alla speculazione della grande finanza di oggi, i cittadini italiani sarebbero chiamati a rispondere a titolo di responsabilità per fatti altrui risalenti nel tempo e per attuali condotte speculative illecite di non meglio identificati centri e lobbie finanziarie.

    Infatti, pur essendo certo che il mandato elettorale, quanto meno moralmente (a prescindere dall’area in cui è caduta la propria opzione di voto), ci rende tutti – quali componenti la collettività nazionale – egualmente corresponsabili con le scelte improvvide e di sperpero di denaro pubblico posto in essere dalla classe politica, il mandante (cioè il corpo elettorale) non può essere ritenuto responsabile per gli atti illeciti compiuti dal mandatario (cioè dai governanti) nell’esecuzione del mandato elettorale, non sussistendo atti di controllo che il primo può attuare sul secondo per evitare l’uso distorto delle pubbliche finanze, se non quello postumo di non esprimere nuovamente la preferenza di voto per un personaggio o per una colorazione politica che non ha ben operato.

    Di conseguenza, rispondere per atti pregressi altrui di mala gestio, è iniquo ed inaccettabile sia dal punto di vista logico che giuridico. Ma ciò non sarebbe nulla, poiché il rimedio è la crisi di governo, per poi giungere alle elezioni anticipate e via con nuove iniziative populiste. Questa volta è intervenuto, in modo espresso e diretto, il vero padrone dell’Europa, il governatore della BCE, che ha fermamente imposto all’Italia di assumere le iniziative volte all’impoverimento della collettività nazionale, minacciando – udite udite – di non acquistare i buoni del Tesoro italiani se non fosse stata aumentata la pressione fiscale. Non solo, dopo aver emesso il diktat, non è stata indicata – e quindi adottata – alcuna disposizione idonea ad impedire le speculazioni internazionali. Bene farebbero le varie (e innominabili) organizzazioni internazionali a concentrare la loro attenzione sull’abbattimento delle spinte speculative e sull’azione concertata dai vari Stati tesa a perseguire, anche in sede di diritto penale internazionale, i grandi centri del potere finanziario che, attraverso la speculazione, decidono le sorti dei singoli e più stati.

    Ma tornando alla BCE, questa, in verità, dovrebbe limitare il suo compito, come tutte le banche centrali, alla semplice funzione tipografica di stampa della moneta degli stati membri, accreditando la massa monetaria nell’attivo del bilancio statale, inserendo l’espresso ed assoluto divieto di attribuirsi la rendita da signoraggio primario, proprio perché la moneta ha valore in quanto accettata dalla collettività e non perché stampata dal tipografo, chiunque esso sia. Al contrario, è convinzione generale – fortunatamente in corso di erosione – che la BCE sia un organo della’Unione Europea e che le sue devastanti iniziative siano volte al bene comune. Il governatore della banca centrale, pertanto, non eletto da alcun suffragio, dopo essersi attribuito il diritto di proprietà sulla moneta emessa, attraverso il signoraggio si arricchisce di somme incredibilmente elevate, in danno delle collettività nazionali, in quanto le indebita della massa monetaria che ha emesso, addebitandola ai singoli stati che sono poi obbligati alla restituzione e, quindi, espropriati di altrettanto. Il prof. Giacinto Auriti ha per primo denunciato il sistema usurocratico della banca centrale, combattendo-lo con fermezza e rigore, tanto che oggi il ruolo e il sistema delle banche centrali è finalmente messo in discussione soprattutto grazie a lui, così come il dibattito sul signoraggio primario e secondario è entrato di diritto tra i temi caldi della vita socio economica e giuridica quotidiana. E’ facile, quindi, affermare che il vero padrone d’Europa è la BCE e che i singoli stati sono ad essa sottomessi, poiché privi di sovranità. La loro esistenza è legata alla quantità d’acqua che graziosamente riceveranno dal governatore centrale di turno.



    Al sistema criminale della banca centrale, si aggiungono i parenti prossimi della grande finanza, che spesso ricicla i proventi del signoraggio ed attualmente sta speculando sull’Italia, dopo averlo fatto su altri paesi. Gli speculatori non sono altro che gruppi finanziari già compartecipi a vario titolo della banca centrale che, non domi della conseguenze devastanti del signoraggio e dei lucri inimmaginabili ad esso collegati, integralmente sottratti alla pressione fiscale, intendono impoverire un territorio e, quindi, un popolo, per massimizzare i loro già incredibili profitti. Anche nei confronti della grande speculazione i governi sono del tutto privi di difese. Infatti, non è stata adottata alcuna disposizione tesa a sanzionare speculazioni finanziarie attuate da centri di potere, ma solo provvedimenti che aumentano la pressione fiscale sull’incolpevole cittadino.

    Il tutto come a dire, io speculo e tu paghi!

    La fonte dell’imposizione fiscale, giunta a livelli di etnocidio, in quanto l’usurario di diritto comune almeno concede uno spatium temporale all’usurato per pagare, risiederebbe nel debito pubblico, cioè nell’esposizione che lo stato ha dovuto accendere con il sistema della banca centrale per poter avere denaro. All’oro, infatti, sono stati sostituiti i buoni del tesoro, emessi per finanziare lo stato e poter richiedere una maggiore quantità di denaro, ma, in tal modo, l’indebitamento con la banca centrale aumenta in modo esponenziale.

    L’enorme debito pubblico italiano ha fatto sì che anche il nascituro è già debitore. Per risanare l’esposizione occorrerebbe vivere un anno senza mangiare, respirare e, quindi, consumare alcunché, per restituire, non si sa a chi poi, il debito pubblico. In altri termini riservare tutta la ricchezza prodotta al pagamento del debito.

    E poi cosa accadrebbe? Un nuovo indebitamento, poiché la moneta debito continuerebbe ad essere stampata e la collettività nazionale indebitata della massa monetaria in circolazione, con il signoraggio sempre in favore della tipografia BCE e indebitamento dei stati membri. Corollario: dopo un periodo più o meno breve saremo nuovamente indebitati e la società della disperazione si riproporrebbe ciclicamente, causando danni sociali incalcolabili.

    La soluzione, l’unica, è la proprietà popolare della moneta!

    La moneta viene dichiarata di proprietà dei cittadini e, quindi, non potrà più la banca centrale appropriarsi del rendita da signoraggio. Lo Stato non sarà più costretto ad indebitarsi con il sistema bancario attraverso l’emissione di buoni e i cittadini, finalmente dichiarati proprietari della moneta, potranno fruire dei benefici derivanti da un sistema normalizzato. In particolare, anche il costo del denaro e l’inaccettabile pratica del signoraggio secondario, che accresce a dismisura il lucro degli istituti di credito, sarà finalmente debellato.

    La BCE sarà disposta a svolgere l’attività che le è propria, cioè la mera stampa della moneta di proprietà dei cittadini? Il Governatore della BCE cesserà di svolgere funzioni che non gli competono? Gli Stati avranno la forza di trasformarsi da “camerieri dei banchieri” in titolari della sovranità monetaria. Le collettività nazionali comprenderanno la portata rivoluzionaria dell’Idea della proprietà popolare della moneta teorizzata dal prof. Giacinto Auriti?
    Il nuovo ordine mondiale usurocratico coincide con le banche centrali
    Ultima modifica di Hagakure; 13-09-11 alle 14:59

 

 

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