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Risultati da 1 a 10 di 10
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    Predefinito Thread in onore di Padre Noel Barbara (1910-2002)

    Il 10 ottobre 2002, nella sua casa di rue des Oiseaux, a Tours, fedelmente assistito da
    Suor Marie-Bernadette e dalla di lei sorella Myriam Malré, è deceduto piamente il R.P. Noël Barbara, che a Natale avrebbe compiuto 92 anni. Avremo modo di parlare a lungo – in una prossima occasione - di padre Barbara, che fu uno dei capofila della “resistenza” cattolica al Vaticano II e al neo-modernismo. Ricordiamo per ora la sua vicinanza al nostro Istituto, che ce lo rende caro come amico e benefattore insigne. Vicinan za innanzi tutto dottrinale. Padre Barbara
    infatti, dopo essere stato per lungo tempo il punto di riferimento dei sedevacantisti assoluti (chiamati appunto in quegli anni “barbaristi”) corresse poi coraggiosamente la sua posizione abbracciando pubblicamente la Tesi di Cassiciacum sulla Sede formalmente ma non materialmente vacante. Dopo
    aver preso contatto col nostro Istituto fin dalla sua nascita, si recò a Verrua quattro anni di seguito (dal 1991 al 1994) per dare ai sacerdoti e ai seminaristi gli Esercizi Spirituali. Per lunghi anni fu l’unico sacerdote in Francia, con don Delmasure e don Petit, a chiedere la collaborazione del nostro Istituto,
    collaborazione che si concretizzò con la presenza di un nostro sacerdote a Tours per
    5 anni, fino all’ottobre del 2001 (don Cazalas dal 1996 al 1999, don Giugni dal 1999 al 2000, don Ercoli dal 2000 al 2001). Il consiglio di Padre Barbara non fu estraneo alla fruttuosa collaborazione che si è instaurata in seguito con Padre Vinson, anche lui, come Padre Barbara, un vecchio Padre di Chabeuil.
    Ricordiamo pure che, chiudendo le pubblicazioni della gloriosa rivista Forts
    dans la Foi, Padre Barbara invitò tutti i suoi lettori e abbonati a vedere in Sodalitium la continuazione della sua opera. Molti sono i debiti di riconoscenza che il nostro Istituto ha accumulato verso il Padre, e molti sono i debiti di tutti i cattolici verso chi, fin dal 1968, prese la difesa della Fede contro l’eresia
    modernista. Padre Barbara ha ricevuto gli ultimi sacramenti dalle mani di don Guépin; il Parroco di Steffeshausen, don Schoonbroodt, ne ha celebrato le esequie il 14 ottobre. Don Murro e don Cazalas erano presenti, in rappresentanza di tutti i membri dell’Istituto, mentre a Verrua è stata cantata una solenne messa di Requiem il 12 ottobre 2002. (Da Sodalitium numero 55)

  2. #2
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  3. #3
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    Predefinito Rif: Thread in onore di Padre Noel Barbara (1910-2002)

    Ultima modifica di Guelfo Nero; 10-09-11 alle 16:42

  4. #4
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    Predefinito Rif: Thread in onore di Padre Noel Barbara (1910-2002)


  5. #5
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    Predefinito Rif: Thread in onore di Padre Noel Barbara (1910-2002)


  6. #6
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    Predefinito Rif: Thread in onore di Padre Noel Barbara (1910-2002)



    « Le devoir de défendre la Messe est un honneur et c’est une grâce ».

  7. #7
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    Predefinito Re: Rif: Thread in onore di Padre Noel Barbara (1910-2002)



    10 ottobre 2002 - 2012: decennale della morte di padre Noël Barbara, uno dei primissimi oppositori al Vaticano II e alla nuova messa, fondatore della rivista sedevacantista "Forti nella Fede". RIP

  8. #8
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    Predefinito Re: Thread in onore di Padre Noel Barbara (1910-2002)



    Verrua Savoia, 17/9/1994: Padre Barbara, ormai otttantenne, all'ordinazione di don Thomas Cazalas, durante l'imposizione delle mani. Sulla sinistra un altro difensore della Fede e della Messa, don Delmasure. Quando questi sacerdoti combattevano in prima linea, affrontando ogni genere di sacrifici pur di non accettare il Vaticano II e la nuova messa, dove erano i vari Gherardini e Bux?

  9. #9
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    Lightbulb Re: Thread in onore di Padre Noel Barbara (1910-2002)

    10 OTTOBRE 2018: Anniversario del funerale di Papa Pio XII (10 ottobre 1958) e della morte di Padre Noël Barbara (25 dicembre 1910 – Tours, 10 ottobre 2002); SAN FRANCESCO BORGIA, CONFESSORE e religioso della Compagnia di Gesù…



    «10 OTTOBRE SAN FRANCESCO BORGIA, CONFESSORE.»
    Dom Prosper Guéranger, L'Anno Liturgico - 10 ottobre. San Francesco Borgia, confessore
    http://www.unavoce-ve.it/pg-10ott.htm



    San Francesco Borgia - Sodalitium
    http://www.sodalitium.biz/san-francesco-borgia/
    «10 ottobre, San Francesco Borgia, Confessore (Gandia, 28 ottobre 1510 – Roma, 30 settembre1572), religioso della Compagnia di Gesù, già Duca di Gandia e Viceré di Catalogna.

    Signore Gesù Cristo, modello della vera umiltà e sua ricompensa, tu che facesti del beato Francesco un tuo glorioso imitatore nel disprezzo degli onori della terra, fa’ che imitandoti come egli ti ha imitato, possiamo essere partecipi della sua gloria.»
    http://www.sodalitium.biz/wp-content...-1-300x296.jpg






    http://www.sodalitium.biz/sante-messe/

    "S. Messa in provincia di Verona - Sodalitium"
    http://www.sodalitium.biz/s-messa-provincia-verona/

    “Sodalitium - IMBC.”
    https://www.youtube.com/user/sodalitium

    “Omelie dell'I•M•B•C a Ferrara.”
    https://www.facebook.com/OmelieIMBCFerrara/

    http://www.oratoriosantambrogiombc.it/
    “Oratorio Sant'Ambrogio – Milano - Offertur Oblatio Munda (Malachia 1, 11)”




    «Don Floriano Abrahamowicz - Domus Marcel Lefebvre.
    https://www.youtube.com/user/florianoabrahamowicz/
    http://www.domusmarcellefebvre.it/
    Ogni giovedì alle ore 20.30 ha luogo la lettura in diretta di una o due questioni del Catechismo di San Pio X.
    http://www.domusmarcellefebvre.it/santa-messa-1.php
    La Santa Messa tutte le domeniche alle ore 10.30 a Paese, Treviso.»






    https://tradidiaccepi.blogspot.com/

    https://www.facebook.com/catholictradition2016/
    «Sancti et Sanctae Dei, orate pro nobis.»
    https://scontent-mxp1-1.xx.fbcdn.net...48&oe=5C562E16





    «SAN FRANCESCO BORGIA
    Confessore.
    Semidoppio.
    Paramenti bianchi.
    Dom Prosper Guéranger, L'Anno Liturgico - 10 ottobre. San Francesco Borgia, confessore

    San Francesco, duca di Gandia ed uno dei più eminenti uomini della Spagna, nacque il 28 ottobre 1510. Educato piissimamente, dimostrò tale virtù alla Corte di Spagna, da essere denominato il miracolo dei principi dell'imperatore Carlo V. Per condiscendenza verso questi, sposò Eleonora di Castro, principessa portoghese, da cui ebbe cinque figli e tre figlie. Mortagli la moglie, abbracciò la vita religiosa, cui aveva sempre aspirato, entrando nella Compagnia di Gesù, da poco istituita, diventandone poi, nonostante tutte le sue riluttanze, il terzo superiore generale ed infondendole nuova vita. Ricco di meriti per penitenze, preghiere, molteplici imprese a beneficio della Patria e della Chiesa, rese l'anima a Dio a Roma nella notte fra il 30 settembre ed il 1° ottobre 1572. Fu inscritto nell'albo dei Beati il 23 novembre 1624 da Papa Urbano VIII e fu canonizzato il 20 giugno 1670 da Papa Clemente X.
    • Francesco IV, duca di Gandia, figlio di Giovanni Borgia e di Giovanna d'Aragona, nipote di Ferdinando il Cattolico, dopo aver trascorsa in seno alla famiglia un'infanzia ammirabile per innocenza e pietà, si mostrò ancora più ammirabile per la pratica esemplare delle virtù cristiane e per l'austerità della vita, prima alla corte dell'imperatore Carlo V, e poi nel governo della Catalogna. Nell'accompagnare la salma dell'imperatrice Isabella alla tomba di Granada, al vedere il di lei volto orribilmente trasformato, riflettendo alla vanità di tutto ciò ch'è mortale, fece voto di spogliarsi, appena gli fosse stato possibile, d'ogni cosa per servire unicamente al Re dei re. D'allora avanzò talmente nella virtù, da offrire in sé, in mezzo a un mondo di affari, il modello della perfezione religiosa, sì da essere chiamato il miracolo dei principi.
    Mortagli la moglie Eleonora de Castro, entrò nella Compagnia di Gesù, per esservi più nascosto e per precludersi l'adito alle dignità coll'impegno sacro d'un voto; meritando d'esser seguito da parecchi principi nell'abbracciare un genere di vita più austero, e lo stesso Carlo V, abdicato all'impero, dichiarò di averlo avuto per ispiratore e guida. In questa professione di vita rigorosa, Francesco ridusse il suo corpo a una magrezza estrema con digiuni, catenelle di ferro, asprissimo cilizio, prolungate discipline a sangue, dormendo pochissimo, non risparmiandosi intanto nessuna fatica per vincersi e per salvare le anime. Adorno pertanto di tante virtù, fu nominato da sant'Ignazio prima commissario generale della compagnia in Spagna, e non molto dopo eletto, benché riluttante, terzo generale di tutta la compagnia. Nella qual carica si rese sommamente caro ai principi e ai sommi Pontefici colla sua prudenza e santità, e, oltre a fondare o sviluppare dovunque numerose case, inviò sudditi nel regno di Polonia, nelle isole dell'Oceano, nelle regioni del Messico e del Perù, e diresse altresì in altre contrade missionari che colla predicazione, coi sudori e col sangue propagarono la fede cattolica Romana.
    Aveva sì bassa opinione di sé, da appropriarsi il nome di peccatore. Ricusò con invitta umiltà e fermezza la porpora cardinalizia offertagli più volte dai sommi Pontefici. Scopare la casa, mendicare il pane alle porte, servire i malati negli ospedali per disprezzo di sé e del mondo, egli faceva sue delizie. Tutti i giorni consacrava lunghe ore, ordinariamente otto e qualche volta dieci, alla meditazione delle cose celesti. Cento volte al giorno faceva la genuflessione per adorar Dio. Non omise mai di celebrare, e l'ardore divino che lo consumava si manifestava dallo splendore del suo volto, allorché offriva l'Ostia santa, e qualche volta anche mentre predicava. Un istinto celeste gli indicava dove si conservava il corpo santissimo di Cristo sotto i veli Eucaristici. Dato da san Pio V come compagno al cardinale Aldobrandini, legato presso i principi cristiani per formare una lega contro i Turchi, egli intraprese per obbedienza l'arduo viaggio, nonostante l'affievolimento delle sue forze; e terminò felicemente il corso della sua vita a Roma, come aveva desiderato, a sessantadue anni di età, nel 1572 di nostra salute. Santa Teresa, che ricorreva ai suoi consigli, lo chiamava un santo, e Gregorio XIII un fedele amministratore; infine, glorificato da numerosi e grandi miracoli, Clemente X l'iscrisse nel catalogo dei Santi.
    SANTA MESSA
    • Omelia di san Girolamo presbitero.
    Libro III su Matteo cap. 19.
    Grande fiducia! Pietro era pescatore, non era mai stato ricco, si guadagnava il cibo col lavoro delle mani; e tuttavia dice con gran sicurezza: "Abbiamo abbandonato tutto". E siccome non basta solo abbandonare, aggiunge ciò che è perfetto: "E ti abbiamo seguito". Abbiamo fatto quello che hai comandato: che cosa ci darai dunque per ricompensa? E Gesù disse loro: "In verità vi dico: voi che mi avete seguito, quando nella rigenerazione il Figlio dell'uomo siederà sul trono della sua maestà, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d'Israele". Non disse: Voi che avete lasciato ogni cosa, poiché questo lo fece anche il filosofo Crates, e molti altri disprezzarono le ricchezze, ma disse: "Voi che mi avete seguito"; il che è proprio degli apostoli e dei credenti.
    "Nella rigenerazione, quando il Figlio dell'uomo si sarà assiso sul trono della sua maestà - quando anche i morti risorgeranno incorrotti dalla corruzione - siederete anche voi sui seggi dei giudici a condannare le dodici tribù Israele", perché, mentre voi credeste, esse non vollero credere. "E chi avrà lasciato la casa, o i fratelli, o le sorelle, o il padre, o la madre, o la moglie, o i figli, o i campi per amor del mio nome, riceverà il centuplo e possederà la vita eterna". Questo passo è in armonia con l'altra affermazione del Salvatore che dice: "Non sono venuto a portare la pace, ma la spada. Perché sono venuto a dividere il figlio dal padre suo, e la figlia dalla madre, e la nuora dalla suocera; e l'uomo avrà per nemici quelli di casa". Coloro dunque che, per la fede in Cristo e per la predicazione del Vangelo avranno disprezzato tutti gli affetti e le ricchezze e i piaceri del mondo, costoro riceveranno il centuplo e possederanno la vita eterna.
    Da questa affermazione alcuni prendono occasione per sostenere che dopo la risurrezione ci sarà un periodo di mille anni nel quale, dicono, riceveremo il centuplo di tutto ciò che abbiamo lasciato e poi la vita eterna; non comprendendo che, se per tutte le altre cose la ricompensa è conveniente, per quanto riguarda la moglie, sarebbe una vergogna che colui che ne ha lasciata una per il Signore in futuro ne ricevesse cento. Questo dunque è il significato: chi avrà abbandonato per il Salvatore i beni carnali, ne riacquisterà di spirituali; e paragonare il valore di questi a quello dei primi, sarà come paragonare il numero cento ad un piccolo numero.»
    https://sardiniatridentina.blogspot....ssore.html?m=0
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    «MESE DI OTTOBRE: MESE DEL SACRATISSIMO ROSARIO DI NOSTRA SIGNORA BEATA VERGINE MARIA SANTISSIMA.»
    https://scontent-mxp1-1.xx.fbcdn.net...68&oe=5C1A1578

    «NOVENA AL CUORE IMMACOLATO DI NOSTRA SIGNORA BEATA VERGINE MARIA SANTISSIMA DI FATIMA, REGINA DEL SACRATISSIMO ROSARIO
    in occasione del 101° anniversario dell'ultima apparizione del Cuore Immacolato di Nostra Signora Beata Vergine Maria Santissima in cui avvenne il miracolo del sole.»
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    https://www.agerecontra.it/2014/08/c...-approfittano/

    "Complotto contro la salma di Papa Pio XII, fatta deliberatamente corrompere alla sua morte, e i modernisti (Roncalli) che subito ne approfittano.
    Segnalazione di Maurizio-G. Ruggiero

    http://bizzarrobazar.com/2012/06/06/...atra-corrotto/
    PAPA PACELLI L’archiatra corrotto ovvero, L’uomo che fece esplodere il Papa
    Papa Pio XII (Papa Pacelli) ebbe in sorte un pontificato particolarmente duro che coincise con gli anni della Seconda Guerra Mondiale; alcune delle sue scelte sono tutt’oggi controverse, e per gli storici rimangono ancora dibattuti il suo presunto collaborazionismo con il Terzo Reich così come il mancato riconoscimento dell’Olocausto.
    Ma ciò che ci interessa qui è l’incredibile scandalo che lo riguardò, non certo per sua colpa, proprio sul letto di morte.
    Con l’aggravarsi delle sue condizioni di salute, all’inizio del mese di ottobre del 1958, a Castel Gandolfo i dottori erano in subbuglio. Il Sacro Pontefice viene seguito, come tutti sanno, da una folta ed efficiente équipe di medici; il capomedico di questa squadra è chiamato archiatra, ed è una figura di grande spicco, esperienza ed autorità all’interno della comunità medico-scientifica. O, almeno, così dovrebbe essere.
    L’archiatra pontificio di Pio XII (all’estrema destra nella foto precedente) si chiamava Riccardo Galeazzi Lisi, oculista, membro onorario della Pontificia Accademia delle Scienze, e fratello di un celebre e rispettato architetto. Ma Galeazzi Lisi sarebbe stato ricordato come l’ “archiatra corrotto”, per la sua assenza di scrupoli e per il grottesco spettacolo che causò ai funerali del pontefice..
    La voglia di servirsi della sua posizione per far soldi (e far parlare di sé) era già risultata evidente fin dai primi problemi di salute di Pio XII, quando il dottore cominciò a vendere abusivamente notizie riservate sulla salute del pontefice, e sui consulti medici che faceva, ai giornali.
    Appena Papa Pacelli lo venne a sapere, non rivolse più la parola all’archiatra. Non volle cacciarlo con disonore dal Palazzo Apostolico unicamente per rispetto del fratello architetto, così lo dispensò da qualsiasi servizio sanitario – anche se di fatto non si serviva di lui già da mesi. Il Papa non lo privò ufficialmente del titolo di archiatra perché, disse, “non voglio affamare né svergognare nessuno… se vuole stare in Vaticano che stia, ma faccia in modo che io non lo veda”.
    L’errore di tenere Galeazzi Lisi in Vaticano si rivela sempre più madornale man mano che la malattia si aggrava: quando il Papa è ormai agonizzante, l’archiatra, utilizzando una piccola Polaroid nascosta nella giacca, scatta due foto al pontefice. Nella prima si distingue il Papa su un lettino adattato per l’occasione e messo di traverso. Nella seconda, un impietoso primo piano, è visibile anche la cannuccia per l’ossigeno che arriva alla sua bocca. Le fotografie, definite vergognose e irrispettose, vengono vendute a Paris Match dal medico senza scrupoli. Ma è solo l’inizio dello scandalo.
    Alle 3.52 del 9 ottobre 1958 a causa di un’ischemia circolatoria e di collasso polmonare, all’età di 82 anni, Pio XII muore a Castel Gandolfo. Qui comincia il vero e proprio calvario del suo corpo, affidato alle mani, manifestamente incompetenti, di Galeazzi Lisi.
    Incaricato dell’imbalsamazione delle spoglie del pontefice, il medico si era inventato un metodo nuovissimo e, a sua detta, rivoluzionario, che avrebbe permesso una perfetta conservazione della salma. A quanto sosteneva, ne aveva parlato con Pacelli quando quest’ultimo era ancora in vita: siccome il Papa era restio all’idea dell’imbalsamazione, e desiderava mantenere tutti gli organi interni così come Dio li aveva voluti, Galeazzi Lisi l’aveva convinto vantandosi di aver studiato il suo metodo sperimentale a partire dagli oli e dalle resine utilizzati, udite udite, addirittura sul cadavere di Gesù Cristo.
    Quando però lui e il suo collega, il professor Oreste Nuzzi, si trovarono a lavorare sulle spoglie di Pio XII, non tutto – anzi, per meglio dire, niente – andò per il verso giusto. Il “geniale” procedimento del medico consisteva nell’avvolgere il corpo dentro una serie di strati di cellophane, insieme a erbe e prodotti naturali. Così, invece di cercare di tenerlo fresco, i due innalzarono la temperatura del cadavere e accelerarono irreversibilmente il processo di putrefazione grazie a questo impacco di nylon.
    Appena fu vestito ed esposto nella Sala degli Svizzeri, a Castel Gandolfo, il volto di Pio XII si ricoprì di migliaia di piccole rughe. Nessuno vi fece caso sul momento, ma da lì a pochi minuti sarebbe iniziata la “più veloce e ributtante decomposizione in diretta che la storia della medicina legale ricordi”.
    Racconta il dottor Antonio Margheriti a proposito della foto qui sopra: “È iniziato un furioso succedersi di fenomeni cadaverici trasformativi: è la decomposizione in diretta sotto gli occhi inorriditi degli astanti, in seguito all’aberrante “imbalsamazione” brevettata e praticata dall’archiatra Galeazzi Lisi. In questa foto il cadavere del papa si è gonfiato nella zona del ventre in seguito ai gas putrefattivi che son venutisi creando da subito; per la stessa ragione è diventato grigio in viso, e dagli orifizi, specie dalla bocca, versa liquame scuro che gli scorre lungo il volto e si deposita nelle orbite degli occhi. È visibile sul volto delle guardie nobili l’enorme sforzo di resistere all’odore nauseabondo che esala dal cadavere del Papa: l’alternarsi dei turni di guardia saranno da questo momento sempre più frequenti, per evitare una eccessiva esposizione ai gas mefitici, e perché molte guardie nobili regolarmente svengono sfinite da quell’odore di morte. Ma il peggio deve ancora venire”.
    Il peggio arriva proprio nel momento meno opportuno, cioè quando la salma sta per essere esposta ai fedeli. Durante il trasporto da Castel Gandolfo alle porte di Roma, di colpo il cadavere del Papa, già enormemente gonfio, emette un grosso e sinistro scoppio che provoca l’esplosione del torace e lo squarciarsi del petto. Una volta arrivati al Laterano, si deve, in fretta e furia e sfidando orribili miasmi, riparare alla bell’e meglio la devastazione del papa esploso – affinché il trasporto all’interno della Basilica risulti il meno osceno possibile per l’oceanica folla assiepata a San Pietro.
    Il problema è che, secondo il rito, il corpo di un Papa deve essere sempre visibile durante tutte le esequie; così, riguardo al trasporto all’interno della basilica petrina, riporta ancora Margheriti: “molti presenti all’evento ricordano ancora, lungo la navata della basilica, le zaffate tremende che si riversavano sulla folla al passaggio del cataletto nonché l’aspetto mostruoso del papa: diventato nerastro, gli cadde il setto nasale ed i muscoli facciali, orribilmente ritratti, facevano risaltare la chiostra dei denti in una risata agghiacciante”.
    Nella notte fra il primo e il secondo giorno di esposizione del Papa in San Pietro, qualcuno ricorda che a porte chiuse il corpo venne tirato giù dal catafalco e sdraiato nudo sul pavimento della chiesa. Qui si procedette a una nuova imbalsamazione, che in realtà era più che altro un tentativo di limitare i danni ormai incontenibili. Per dissimulare l’aspetto eccessivamente rivoltante del cadavere, al volto venne applicata una maschera di lattice.
    Dopo questi rovinosi e grotteschi funerali, cosa successe al nostro Riccardo Galeazzi Lisi? Il dottore oculista, considerato un ciarlatano e un traditore, venne licenziato in tronco, radiato dall’Ordine dei Medici e bandito a vita dal Vaticano. Per fortuna aveva scattato un’altra ventina di foto al cadavere del Papa mentre lo imbalsamava; vendette gli scatti a qualche rivista francese, e nel 1960 provò a dare la sua versione dei fatti in un libro, Dans l’ombre et dans la lumière de Pie XII … che, guardacaso, riproponeva le fotografie di Papa Pacelli durante l’agonia e l’imbalsamazione. Morì nel 1968, dieci anni dopo quei fatidici giorni in cui era passato dal nobile titolo di “archiatra pontificio” a quello, molto meno ambìto, di “archiatra corrotto”.
    Gran parte delle info provengono da La Morte del Papa – Riti, cerimonie e tradizioni dal Medio Evo all’età contemporanea, di Antonio Margheriti, consultabile a questa pagina. http://www.cesnur.org/2009/tesi_papi.htm
    I modernisti profittano immediatamente di questi eventi, per gettare fango su Pio XII. Ignorano il complotto ordito contro le spoglie mortali dell’ultimo, autentico Pontefice Romano e fanno passare la putrefazione cadaverica, indotta e accelerata dall’archiatra traditore, come un segno manifesto del Cielo, che chiude l’epoca post-tridentina della Chiesa e apre agli “splendori” del vaticanosecondismo, ovvero alle presenti meraviglie ecclesiali dell’apostasia e dell’usurpazione fra gli applausi del mondo anticristiano.
    Dio — questa è la loro lettura — fa imputridire la Santa Chiesa di sempre nel corpo innocente di Papa Pio XII, perché l’aborrisce e vuole la pseudochiesa roncalliana, montiniana, lucianiana, wojtyliana, ratzingeriana e bergogliesca. E ad aprire il fuoco di fila degl’ipocriti contro il defunto Pontefice è proprio il futuro Giovanni XXIII, che mostra d’inorridire di Pio XII putrescente, lui che, indicendo il concilio, inaugurerà la Rivoluzione nella Chiesa; lui che si farà iniettare da morto litri e litri di conservante, per presentarsi e apparire come “miracolosamente intatto”, onde essere accreditato come “santo”, il “santo del concilio vaticano II”. N.d.r.
    https://www.youtube.com/watch?v=uN6PB3Y0dqU
    (in questo filmato, appunto, le immagini delle spettacolari esequie di Papa Pio XII, tra un concorso di popolo immenso, e la perfidia progressista di cui s’è dianzi detto)"







    Radio Spada | Radio Spada ? Tagliente ma puntuale
    Edizioni Radio Spada - Home
    https://www.facebook.com/radiospadasocial/?fref=nf
    “10 ottobre 2018:San Francesco Borgia, Confessore.
    Gandia, Spagna, 28 ottobre 1510 - Roma, 30 settembre 1572

    Nato nel 1510 a Gandia, in Spagna, fu paggio presso la Corte di Carlo V. Si sposò con Eleonora de Castro da cui ebbe otto figli. Nonostante gli impegni che la carica di Viceré della Catalogna comportava, non tralasciò di condurre una vita spirituale intensa. Morta la moglie, entrò nella Compagnia di Gesù e, divenuto sacerdote, alternò la predicazione alla scrittura di trattati spirituali. Rinunciò alla carica di cardinale ma accettò gli incarichi importanti per la Compagnia, come quello di Commissario Generale. Sue caratteristiche furono l'umiltà, la mortificazione e una grande devozione all'Eucarestia e alla Vergine. Fondatore delle prime missioni dell'America Latina spagnola, vigilò sullo spirito originale dei gesuiti. Morì nel 1572. (Avvenire)
    Martirologio Romano: A Roma, san Francesco Borgia, sacerdote, che, morta la moglie, dalla quale aveva avuto otto figli, entrò nella Compagnia di Gesù e, lasciati gli onori terreni e rifiutati quelli ecclesiastici, eletto preposito generale, restò celebre per austerità di vita e spirito di preghiera.”
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    "Il 10 ottobre 1958 ebbe luogo l'imponente funerale del Pastor Angelicus, Pio XII. Impressionanti le immagini di questo video di Rai 3. Lo ribadiamo: questa era la vera Chiesa della Misericordia che, appunto, per misericordia del peccatore lo ammoniva e lo correggeva, con una bellezza e una grandezza dal sapore eterno. Viva Pio XII!"
    “Il 10 ottobre 1958 un imponente corteo funebre riportava in Vaticano la salma di Pio XII, passato all'eternità il giorno precedente. I Romani accolsero numerosissimi e devoti questo loro augusto Concittadino e Vescovo, ricordando e venerando il Defensor Civitatis, il Pastor Angelicus, il precone della Pax Coeli, il devoto figlio di Maria Salus Populi Romani.Il corpo fu esposto alla venerazione dei fedeli in San Pietro fino al 13 ottobre.”
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    “Il 10 ottobre 1881, a Khartum (Sudan), moriva Monsignor Daniele Comboni, Vescovo titolare di Claudiopoli di Isauria e Vicario apostolico dell'Africa centrale Fondatore dei Missionari del Cuore di Gesù e delle Pie Madri della Nigrizia.
    Fu gran Missionario in Africa e nemico acerrimo dello Schiavismo: «L'unico mezzo per abolire o scemare la tratta dei negri è di favorire ed aiutare efficacemente l'apostolato cattolico di quelle infelici contrade, donde si strappano violentemente a migliaia e migliaia i poveri negri commettendo i più orribili eccessi, ed ove si esercita l'infame traffico» (Lettera al Card. A. Barnabò, 29 aprile 1873).”
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    Dom Prosper Guéranger, L'Anno Liturgico - 10 ottobre. San Francesco Borgia, confessore
    http://www.unavoce-ve.it/pg-10ott.htm
    «10 OTTOBRE SAN FRANCESCO BORGIA, CONFESSORE.

    Francesco Borgia, terzo Generale della Compagnia di Gesù, il 30 settembre del 1572 rendeva la sua anima a Dio con la serenità confidente dell'uomo, che ha sempre fatto il suo dovere.
    Nella sua esistenza movimentata il dovere era stato molto vario. Nipote di Alessandro VI, elegante ed abile cavaliere, confidente di Carlo V imperatore, vice re di Catalogna, gesuita, vicario generale della Compagnia di Gesù per la Spagna, poi successore di sant'Ignazio, legato della Santa Sede, Francesco ebbe sempre a cuore di appartenere prima al Re del cielo e di combattere sotto il suo stendardo, piuttosto che sotto quello dei potenti della terra.
    La conversione.
    Egli aveva valutato per quello che valgono la terra, i suoi piaceri e i suoi onori. Caduto malato mentre era ancora alla corte dell'imperatore, aveva letto, durante il riposo, anziché libri di cavalleria, i Vangeli, le Lettere di san Paolo, libri ascetici e Vite di Santi, imitando Ignazio, che, ferito, aveva profittato delle sue letture, per fare i primi passi nell'orazione.
    La morte dell'imperatrice Isabella, avvenuta nel 1539, gli portò una luce più abbondante sopra la vanità delle cose e cominciò allora a riformare la sua vita, che era già edificante, dandosi alla lettura, all'orazione e alla mortificazione.
    Il vice re di Catalogna.
    Dio, che lo voleva tutto per se, dispose che gli morisse la moglie il 27 marzo 1546 e Francesco si sentì subito portato verso il nuovo Ordine, che tanto contribuiva alla riforma della Chiesa, la Compagnia di Gesù. Non mancavano ostacoli sul suo cammino ad impedirgli di seguire il proposito e per qualche tempo continuò ad amministrare il ducato, che gli era stato affidato, con tatto, disinteresse, sollecitudine per la giustizia, sollecitudine che egli aveva sempre rivelata in tutte le cose, sacrificando tutto piuttosto che omettere quello che la coscienza gli imponeva come dovere. Caritatevole verso i piccoli, i deboli, i malati, devoto agli amici, premuroso dei figli, ai quali insiemecon i consigli dava il più perfetto e luminoso esempio di vita cristiana che essi potessero desiderare.
    Sapeva vivere come un Grande di Spagna quale era, ma soprattutto rivelava una virtù singolare; sapeva farsi temere dai signorotti imbroglioni e senza scrupoli, ma era pronto a perdonare con generosità i suoi nemici.
    Contro l'abitudine del tempo, egli si comunicava tutti i giorni, passava in orazione lunghe ore e non permetteva che divertimenti e giochi in casa sua potessero essere occasione di offendere Dio.
    Il Gesuita.
    Mentre Carlo V pensava a richiamare questo servitore insigne alla corte, egli, per privilegio richiesto a sant'Ignazio, faceva professione solenne il 2 febbraio I548, prima ancora di entrare nella Compagnia di Gesù, che soltanto tre anni dopo doveva aprirgli le porte.
    La sua vita allora fu più raccolta, più mortificata, al punto che sant'Ignazio dovette dargli consigli di essere prudente. La Spagna si mosse al combattimento, ma Francesco invece desiderava una cosa sola: essere dimenticato. Doveva invece predicare, mostrarsi alle folle, che accorrevano a lui, colpite dall'unzione della sua parola e più ancora per l'irradiarsi della sua santità.
    Generale della Compagnia di Gesù.
    Francesco, che era uomo di azione, doveva essere soprattutto uomo di preghiera e nessuno più di lui seppe conservare, in mezzo a preoccupazioni numerose e diverse, tale intensità di vita interiore. La sua giornata era giornata di preghiera, un'orazione continua, tanto il suo sguardo e il suo cuore erano assorti in Dio. Avrebbe voluto vivere una vita del tutto contemplativa, ma Dio lo strappò a questo desiderio e gli diede il primo posto nella Compagnia, che promuoveva la sua maggior gloria con l'apostolato, la predicazione, l'insegnamento. Ed egli si dedicò con zelo, seppe redigere le Regole della Compagnia e le fece pubblicare come fece pubblicare gli Esercizi Spirituali del fondatore sant'Ignazio, portò rimedio a piccoli abusi, assicurò la formazione intellettuale e spirituale dei giovani religiosi, inviò missionari per il mondo e molti ne pose a servizio di san Carlo Borromeo e del Papa san Pio V. Avrebbe voluto essere esonerato dal suo ufficio e andare nei paesi di missione per versarvi il sangue per Cristo, ma il suo sogno non si realizzò. Salutava tuttavia con amore i suoi figli, che in terre lontane soffrivano per la Fede, li consolava con le lettere, li assisteva con la preghiera ed ebbe la gloria di contare fra i suoi figli sessantasei martiri.
    Morì a Roma, appena tornato da un'ambasciata intrapresa per formare una Lega contro i Turchi, sempre minacciosi per la Cristianità. La sua mistica compatriota, la grande santa Teresa d'Avila, già lo salutava come santo.
    VITA. - Francesco nacque il 28 ottobre 1510. Passò l'infanzia e la giovinezza nella pietà e nell'innocenza, esempio luminoso per i parenti e per gli amici. L'esempio fu più grande ancora per la vita cristiana e l'austerità, che seppe conservare prima alla corte di Carlo V e poi quale vice re di Catalogna. La morte dell'imperatrice, dopo quella della sposa, gli rivelò la vanità del mondo e risolvette di abbandonarlo, per entrare nella Compagnia di Gesù. Vi entrò nel 1551 e fu subito ordinato sacerdote. Sant'Ignazio, testimone delle sue virtù lo nominò suo vicario generale per la Spagna e il l2 luglio 1565 fu terzo Generale della Compagnia. Egli aumentò il numero delle case, mandò missionari in Polonia, al Messico, nel Perù, nelle Indie. Le occupazioni numerose non gli impedivano di dedicare lunghe ore alla preghiera, mentre la sua carità lo faceva tutto a tutti e l'umiltà lo portava a compiere i lavori più umili c a rifiutare gli onori che gli erano offerti. Al ritorno da un'ambasciata affidatagli dal Papa, morì a Roma il 30 settembre 1572 e numerosi miracoli rivelarono tosto quanto a Dio era caro. Clemente X lo canonizzò il 21 giugno 1670 con i santi: Gaetano, Filippo Benizi, Luigi Bertram e santa Rosa da Lima.
    L'umiltà.
    "Signore Gesù Cristo, modello della vera umiltà e sua ricompensa, tu che facesti del beato Francesco un tuo glorioso imitatore nel disprezzo degli onori della terra, fa' che imitandoti come egli ti ha imitato, possiamo essere partecipi della sua gloria" (Colletta del giorno).
    Questa è la preghiera che la Chiesa presenta con i tuoi auspici a Cristo. La Chiesa sa che l'intercessione dei Santi è sempre potente presso Dio, ma lo è in modo particolare quando chiedono per i loro devoti la grazia di praticare le virtù che essi hanno praticato.
    Quanto preziosa questa prerogativa, o Francesco, dato che si esercita nel campo della virtù che attira sul mondo tutte le grazie, come assicura al cielo tutte le grandezze! Dopo che l'orgoglio precipitò Lucifero negli abissi e l'abbassamento del Figlio dell'uomo riportò l'uomo oltre i cieli (Fil. 2, 6-11) l'umiltà non ha perduto il suo inestimabile valore, qualsiasi cosa se ne pensi oggi, e resta il fondamento indispensabile di ogni costruzione spirituale o sociale che aspiri a durare; la base senza la quale le altre virtù non sussistono, neppure la carità. Ottieni, o Francesco, che siamo umili, che comprendiamo la vanità degli onori del mondo e dei suoi falsi piaceri. Possa la santa Compagnia che tu, dopo Ignazio hai saputo aumentare ancora di importanza per la Chiesa, custodire prezioso il tuo spirito per crescere sempre nella stima del cielo e nella riconoscenza della terra.
    da: P. GUÉRANGER, L'anno liturgico. - II. Tempo Pasquale e dopo la Pentecoste, trad. it. L. ROBERTI, P. GRAZIANI e P. SUFFIA, Alba, Edizioni Paoline, 1959, pp. 1166-1169.»





    http://www.saintamedee.ch/
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    «Intransigeants sur la doctrine ; charitables dans l'évangélisation [Non Una Cum].»
    10 octobre : Saint François de Borgia, Jésuite (1510-1572) :: Ligue Saint Amédée
    “10 octobre : Saint François de Borgia, Jésuite (1510-1572).”
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    Anniversario della morte di Padre Noël Barbara (25 dicembre 1910 – Tours, 10 ottobre 2002):


    Petit résumé de la vie du R.P Noël BARBARA - Sede Vacante


    “L'Infaillibilité du Magistère ordinaire du Pape, par le rév. Père Barbara.”
    https://scontent-mxp1-1.xx.fbcdn.net...f1&oe=5C593368
    http://ddata.over-blog.com/xxxyyy/0/...re-du-Pape.pdf



    "FORTS DANS LA FOI"
    FORTES IN FIDE Files
    http://www.the-pope.com/fif.html



    Padre Noël Barbara con Monsignor Marcel Lefebvre e Padre Pio:


    https://2.bp.blogspot.com/-ARvrolMSV...lefebvre+1.jpg



    «L’incontro avvenne dopo la Pasqua del 1967 e durò due(2) minuti. Io ero accompagnato da Fr. Barbara e da un confratello della Congregazione dello Spirito Santo, Frate Felin. Incontrai Padre Pio in un corridoio sulla via del confessionale, mentre era aiutato da due Cappuccini.
    Io gli espressi in poche parole il motivo della mia visita: ero lì per chiedergli di benedire la Congregazione dello Spirito Santo, che era tenuta, così come tutti gli ordini religiosi, a convocare un Assemblea capitolare generale straordinaria, sotto il titolo di “aggiornamento”; assemblea che temevo potesse condurre all’errore…
    Così Padre Pio scoppiò a piangere. “Io, benedire un Arcivescovo? no, no, siete voi che dovreste benedire me!”. E si inginocchiò per farsi benedire. Io lo benedii, Egli baciò il mio Anello e continuò a percorrere la sua strada verso il confessionale.
    Questo è tutto ciò che accadde, niente in più, niente in meno. […]
    Cordialmente vostro in Christo et Maria,
    + Marcello Lefebvre.»






    https://forum.termometropolitico.it/...10-2002-a.html
    Padre Noel Barbara (25.12.1910-10.10.2002)





    R. P. Noël Barbara, in memoriam - Sodalitium
    http://www.sodalitium.eu/wp-content/...P.-Barbara.png







    Regina Sacratissimi Rosarii Ora Pro Nobis!!!
    Luca, Sursum Corda – Habemus Ad Dominum!!!
    ADDIO GIUSEPPE, amico mio, sono LUCA e nel mio CUORE sarai sempre PRESENTE!
    «Réquiem aetérnam dona ei, Dómine, et lux perpétua lúceat ei. Requiéscat in pace. Amen.»

    SURSUM CORDA - HABEMUS AD DOMINUM!!! A.M.D.G.!!!

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