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    Giusnaturalista
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    Cool Per abbattere il deficit e il debito occorre una via liberale dell'istruzione

    DI ROBERTO ENRICO PAOLINI

    Se non fosse per plasmare cittadini “virtuosi”, quale altra ragione potrebbe spingere i socialisti a strapparsi i capelli quando sentono parlare qualche leader riformatore di parità scolastica (non di privatizzazione)?

    Per esclusione: l’argomento efficienza è ridicolo. E’ sotto gli occhi di tutti che la scuola “democratica” statale è uno dei tanti rottami dello stato apparato. In quanto pubblica, non esiste il sistema dei prezzi che fornisce indicazioni sulla qualità dei servizi: quanto vale una lezione del professor “A”? Nessuno lo sa, e forse è meglio così. D’altronde i prof., preferiscono il più neutrale “punteggio” assegnato dal ministero piuttosto che l’impietoso giudizio dei loro studenti-consumatori. Ergo, nessun insegnante è indotto a fare meglio. Insomma, ci si limita a non esagerare con l’ozio. Una recente riforma delle elementari ha innalzato da uno a tre il numero di maestre per classe, il tutto con l’approvazione convinta degli psicologi di regime. Si sa, tre inetti sono meglio di uno. In realtà, la moltiplicazione delle cattedre è stato solo un modo per “sistemare” aspiranti prof.: ogni impiegato statale in più significa infatti un voto garantito a vita per il politico di turno. Non esistono giustificazioni né pedagogiche, né didattiche. La scuola pubblica è solo lo strumento per creare nuovi clientelismi a spese di tutti gli altri cittadini. Per quanto riguarda l’efficienza non si può quindi dire che rappresenti un modello; il fatto che uno studente costi allo stato il doppio rispetto a quanto spende un istituto privato per un proprio alunno, rende l’idea dello spreco di denaro che la contraddistingue.

    E allora sarà l’efficacia del metodo di apprendimento a sancire la sua superiorità: anche qui però un bel quattro, si usava dire una volta (oggi le valutazioni avvengono con metodi strani, alle elementari sei “A” o “B”, alle medie “buono”, “ottimo”, al liceo c’è un sistema a punti che fa rimpiangere le raccolte del “Mulino Bianco”), non glielo leva nessuno. C’è qualcuno di voi che ricorda qualcosa di importante, di utile che abbia appreso a scuola? Buio pesto. La scuola pubblica riempie gli studenti di nozioni, di numeri, di formule senza spiegare i perché delle cose. E allora tutto sembra loro vuoto, vano, vago. I ragazzi si distraggono, parlano, l’insegnante recita la parte dell’indignato e racconta ai suoi ragazzi che sono i peggiori che abbia mai avuto. Lo studente non apprende alcunché ma almeno è demotivato al punto giusto per chiudersi in bagno a farsi una canna.

    C’è oggi una alternativa a questo tipo di istruzione? No, lo stato democratico è un vero monopolista dell’educazione. Come tutti i sovrani concede qualche “privilegio”, per far vedere che è pluralista, ma si tratta di una farsa. Le poche scuole private esistenti sono enclave per rampolli di famiglie benestanti, costosissime, di pessima qualità, e in gran parte cattoliche. Garantiscono solo la promozione.

    Qual è la strada da percorrere allora?Vendiamo le scuole pubbliche, privatizziamole!

    Lasciamo che siano i cittadini a scegliere il tipo di educazione ed istruzione da dare ai loro figli. Così si formeranno scuole cattoliche e laiche, di destra e di sinistra, steineriane e padane, venete o lombarde. Lasciamo che siano i genitori a pagare direttamente gli insegnanti: così i presidi, veri e propri manager della cultura, saranno portati ad ingaggiare i migliori professionisti del settore. In caso contrario rischierebbero il fallimento e quindi la chiusura. Ne nasceranno così di più care e di meno care, di pomeridiane e di serali. Come spazio fisico dove accompagnare i propri figli, la scuola potrebbe in parte scomparire sostituita da lezioni via internet direttamente da casa, con alunni e professore che interagiscono a distanza di migliaia di chilometri. Insomma, accadrebbe quello che solitamente avviene con ogni altro bene.

    E chi non avesse i soldi per far studiare i propri ragazzi? Ecco la ragione principale che giustifica la presenza della scuola pubblica: è gratuita, dunque aperta a tutti, ricchi e poveri. Falsità: il loro “gratuita” bisognerebbe convertirlo in “sovra-pagata dai contribuenti “; essa, attraverso l’apparato coercitivo dello stato, estorce denaro a tutti i cittadini, indipendentemente dal fatto che abbiano figli in età scolastica, per offrire loro un pessimo servizio di cui molti farebbero volentieri a meno: per esempio coloro che iscrivono i figli in una scuola privata; questi pagano due volte, la retta e le tasse per l’istruzione pubblica altrui. Che dire allora della scuola di stato. Oltre che inefficiente e inefficace, è anche immorale. E poi, perché per garantire il servizio a pochi indigenti, occorre imporlo anche a tutti gli altri? E’ come se, per garantire il fabbisogno giornaliero di cibo a qualche minore, si organizzasse un sistema pubblico di nutrimento anche per coloro che avrebbero di che sfamarsi. Nel caso, dunque, di uno studente in difficoltà, in realtà si potrebbe ammettere un intervento dello stato, ma non necessariamente; non si può escludere infatti che in un sistema completamente privatizzato non sorgano fondazioni, associazioni o enti di carità, anch’essi finanziati con capitali privati, con la finalità di sobbarcarsi gli oneri scolastici degli studenti più poveri.

    I più meritevoli sicuramente avrebbero invece da contendersi un numero maggiore borse di studio messe a disposizione da aziende con una certa fama. Addirittura c’è chi profetizza la nascita di borse valori in cui quotare gli studenti migliori: la scommessa è investire sui businness plan di quei giovani che hanno le idee chiare su cosa fare da grandi. Il libero mercato, anche quello del sapere e della scuola, ridà centralità all’individuo, un individuo responsabile, che più di qualunque burocrate sa quello che è meglio per soddisfare i propri bisogni.

    Alcune regioni del Nord Italia hanno di recente optato per il buono scuola, ovvero un sussidio per consentire anche alle famiglie meno abbienti l’accesso alla scuola privata. Tale soluzione, però, né elimina il problema della violenza originata dalla tassazione, né erode il potere di decisione dello stato riguardo da una parte, le scuole private da “riconoscere”, dall’altra, il controllo di quelle pubbliche. In sostanza si offre soltanto ad alcuni cittadini una opportunità in più, ceteris paribus.

    La soluzione migliore rimane dunque la privatizzazione di tutta la scuola: si innescherebbe così un processo di concorrenza tra tutti gli operatori del settore che produrrebbe prezzi sempre più bassi e servizi di qualità.

    Contestualmente sarebbe auspicabile l’abolizione del valore legale del titolo di studio. Oggi qualsiasi diploma è un inutile pezzo di carta che certifica solo quanti anni abbiamo trascorso su un vecchio banco pasticciato. Al suo posto si diffonderebbero anche in Italia enti di certificazione in grado di rilasciare attestati (riconosciuti dalle imprese) circa le effettive capacità degli studenti. Le stesse scuole si organizzerebbero in modo da sostituire l’esame di fine corso (per esempio l a maturità) con esami all’ingresso, al momento dell’iscrizione. Questo porterebbe gli studenti a rendersi conto di quali siano effettivamente le loro attitudini, mentre le scuole sarebbero nelle condizioni di offrire un insegnamento più mirato e personalizzato.

    Infine, propongo l’abolizione dell’obbligatorietà scolastica. Ciò produrrebbe la liberazione di molti ragazzi dal regime carcerario scolastico già a tredici, quattordici anni. Alcuni di loro non si sentono portati per lo studio; non si capisce perché li si debba costringere a trascorrere del tempo in un’aula scolastica. Evidentemente lo stato preferisce il disoccupato trentenne ma laureato, piuttosto che il lavoratore ignorante in latino ma ben inserito. Il primo infatti è il classico suddito disperato, pronto a fare qualsiasi cosa pur di ingraziarsi il potente rappresentante delle istituzioni; il secondo è invece il solito borghese, ribelle e ostile nei confronti di un fisco rapace che gli sottrae più della metà dei propri averi. Basta vedere quello che accade nelle socialdemocrazie europee, dove abbondano i laureati in discipline inutili ma manca la manodopera, rimpiazzata da immigrati del terzo mondo. E’ ora di cambiare rotta: facciamo lavorare i nostri ragazzi che desiderano farlo, a qualsiasi età. Meglio un lavoratore oggi che un disoccupato domani. Non credo che questo ci porterà all’analfabetismo di massa: nell’era della comunicazione globale è indispensabile avere un minimo di istruzione che, sono portato a pensare, nessuno vorrà negare ai propri figli.

    Concludo con le parole dell’economista e filosofo Ludwig von Mises: “Vi è, in verità, un’unica soluzione: lo stato, le leggi, non debbono in nessun modo interessarsi della scuola e dell’istruzione. I fondi pubblici non devono essere usati per tali fini. L’educazione e l’istruzione dei giovani devono essere lasciate interamente nelle mani dei genitori e di associazioni e istituzioni private”.
    DI ROBERTO ENRICO PAOLINI

    Se non fosse per plasmare cittadini “virtuosi”, quale altra ragione potrebbe spingere i socialisti a strapparsi i capelli quando sentono parlare qualche leader riformatore di parità scolastica (non di privatizzazione)?

    Per esclusione: l’argomento efficienza è ridicolo. E’ sotto gli occhi di tutti che la scuola “democratica” statale è uno dei tanti rottami dello stato apparato. In quanto pubblica, non esiste il sistema dei prezzi che fornisce indicazioni sulla qualità dei servizi: quanto vale una lezione del professor “A”? Nessuno lo sa, e forse è meglio così. D’altronde i prof., preferiscono il più neutrale “punteggio” assegnato dal ministero piuttosto che l’impietoso giudizio dei loro studenti-consumatori. Ergo, nessun insegnante è indotto a fare meglio. Insomma, ci si limita a non esagerare con l’ozio. Una recente riforma delle elementari ha innalzato da uno a tre il numero di maestre per classe, il tutto con l’approvazione convinta degli psicologi di regime. Si sa, tre inetti sono meglio di uno. In realtà, la moltiplicazione delle cattedre è stato solo un modo per “sistemare” aspiranti prof.: ogni impiegato statale in più significa infatti un voto garantito a vita per il politico di turno. Non esistono giustificazioni né pedagogiche, né didattiche. La scuola pubblica è solo lo strumento per creare nuovi clientelismi a spese di tutti gli altri cittadini. Per quanto riguarda l’efficienza non si può quindi dire che rappresenti un modello; il fatto che uno studente costi allo stato il doppio rispetto a quanto spende un istituto privato per un proprio alunno, rende l’idea dello spreco di denaro che la contraddistingue.

    E allora sarà l’efficacia del metodo di apprendimento a sancire la sua superiorità: anche qui però un bel quattro, si usava dire una volta (oggi le valutazioni avvengono con metodi strani, alle elementari sei “A” o “B”, alle medie “buono”, “ottimo”, al liceo c’è un sistema a punti che fa rimpiangere le raccolte del “Mulino Bianco”), non glielo leva nessuno. C’è qualcuno di voi che ricorda qualcosa di importante, di utile che abbia appreso a scuola? Buio pesto. La scuola pubblica riempie gli studenti di nozioni, di numeri, di formule senza spiegare i perché delle cose. E allora tutto sembra loro vuoto, vano, vago. I ragazzi si distraggono, parlano, l’insegnante recita la parte dell’indignato e racconta ai suoi ragazzi che sono i peggiori che abbia mai avuto. Lo studente non apprende alcunché ma almeno è demotivato al punto giusto per chiudersi in bagno a farsi una canna.

    C’è oggi una alternativa a questo tipo di istruzione? No, lo stato democratico è un vero monopolista dell’educazione. Come tutti i sovrani concede qualche “privilegio”, per far vedere che è pluralista, ma si tratta di una farsa. Le poche scuole private esistenti sono enclave per rampolli di famiglie benestanti, costosissime, di pessima qualità, e in gran parte cattoliche. Garantiscono solo la promozione.

    Qual è la strada da percorrere allora?Vendiamo le scuole pubbliche, privatizziamole!

    Lasciamo che siano i cittadini a scegliere il tipo di educazione ed istruzione da dare ai loro figli. Così si formeranno scuole cattoliche e laiche, di destra e di sinistra, steineriane e padane, venete o lombarde. Lasciamo che siano i genitori a pagare direttamente gli insegnanti: così i presidi, veri e propri manager della cultura, saranno portati ad ingaggiare i migliori professionisti del settore. In caso contrario rischierebbero il fallimento e quindi la chiusura. Ne nasceranno così di più care e di meno care, di pomeridiane e di serali. Come spazio fisico dove accompagnare i propri figli, la scuola potrebbe in parte scomparire sostituita da lezioni via internet direttamente da casa, con alunni e professore che interagiscono a distanza di migliaia di chilometri. Insomma, accadrebbe quello che solitamente avviene con ogni altro bene.

    E chi non avesse i soldi per far studiare i propri ragazzi? Ecco la ragione principale che giustifica la presenza della scuola pubblica: è gratuita, dunque aperta a tutti, ricchi e poveri. Falsità: il loro “gratuita” bisognerebbe convertirlo in “sovra-pagata dai contribuenti “; essa, attraverso l’apparato coercitivo dello stato, estorce denaro a tutti i cittadini, indipendentemente dal fatto che abbiano figli in età scolastica, per offrire loro un pessimo servizio di cui molti farebbero volentieri a meno: per esempio coloro che iscrivono i figli in una scuola privata; questi pagano due volte, la retta e le tasse per l’istruzione pubblica altrui. Che dire allora della scuola di stato. Oltre che inefficiente e inefficace, è anche immorale. E poi, perché per garantire il servizio a pochi indigenti, occorre imporlo anche a tutti gli altri? E’ come se, per garantire il fabbisogno giornaliero di cibo a qualche minore, si organizzasse un sistema pubblico di nutrimento anche per coloro che avrebbero di che sfamarsi. Nel caso, dunque, di uno studente in difficoltà, in realtà si potrebbe ammettere un intervento dello stato, ma non necessariamente; non si può escludere infatti che in un sistema completamente privatizzato non sorgano fondazioni, associazioni o enti di carità, anch’essi finanziati con capitali privati, con la finalità di sobbarcarsi gli oneri scolastici degli studenti più poveri.

    I più meritevoli sicuramente avrebbero invece da contendersi un numero maggiore borse di studio messe a disposizione da aziende con una certa fama. Addirittura c’è chi profetizza la nascita di borse valori in cui quotare gli studenti migliori: la scommessa è investire sui businness plan di quei giovani che hanno le idee chiare su cosa fare da grandi. Il libero mercato, anche quello del sapere e della scuola, ridà centralità all’individuo, un individuo responsabile, che più di qualunque burocrate sa quello che è meglio per soddisfare i propri bisogni.

    Alcune regioni del Nord Italia hanno di recente optato per il buono scuola, ovvero un sussidio per consentire anche alle famiglie meno abbienti l’accesso alla scuola privata. Tale soluzione, però, né elimina il problema della violenza originata dalla tassazione, né erode il potere di decisione dello stato riguardo da una parte, le scuole private da “riconoscere”, dall’altra, il controllo di quelle pubbliche. In sostanza si offre soltanto ad alcuni cittadini una opportunità in più, ceteris paribus.

    La soluzione migliore rimane dunque la privatizzazione di tutta la scuola: si innescherebbe così un processo di concorrenza tra tutti gli operatori del settore che produrrebbe prezzi sempre più bassi e servizi di qualità.

    Contestualmente sarebbe auspicabile l’abolizione del valore legale del titolo di studio. Oggi qualsiasi diploma è un inutile pezzo di carta che certifica solo quanti anni abbiamo trascorso su un vecchio banco pasticciato. Al suo posto si diffonderebbero anche in Italia enti di certificazione in grado di rilasciare attestati (riconosciuti dalle imprese) circa le effettive capacità degli studenti. Le stesse scuole si organizzerebbero in modo da sostituire l’esame di fine corso (per esempio l a maturità) con esami all’ingresso, al momento dell’iscrizione. Questo porterebbe gli studenti a rendersi conto di quali siano effettivamente le loro attitudini, mentre le scuole sarebbero nelle condizioni di offrire un insegnamento più mirato e personalizzato.

    Infine, propongo l’abolizione dell’obbligatorietà scolastica. Ciò produrrebbe la liberazione di molti ragazzi dal regime carcerario scolastico già a tredici, quattordici anni. Alcuni di loro non si sentono portati per lo studio; non si capisce perché li si debba costringere a trascorrere del tempo in un’aula scolastica. Evidentemente lo stato preferisce il disoccupato trentenne ma laureato, piuttosto che il lavoratore ignorante in latino ma ben inserito. Il primo infatti è il classico suddito disperato, pronto a fare qualsiasi cosa pur di ingraziarsi il potente rappresentante delle istituzioni; il secondo è invece il solito borghese, ribelle e ostile nei confronti di un fisco rapace che gli sottrae più della metà dei propri averi. Basta vedere quello che accade nelle socialdemocrazie europee, dove abbondano i laureati in discipline inutili ma manca la manodopera, rimpiazzata da immigrati del terzo mondo. E’ ora di cambiare rotta: facciamo lavorare i nostri ragazzi che desiderano farlo, a qualsiasi età. Meglio un lavoratore oggi che un disoccupato domani. Non credo che questo ci porterà all’analfabetismo di massa: nell’era della comunicazione globale è indispensabile avere un minimo di istruzione che, sono portato a pensare, nessuno vorrà negare ai propri figli.

    Concludo con le parole dell’economista e filosofo Ludwig von Mises: “Vi è, in verità, un’unica soluzione: lo stato, le leggi, non debbono in nessun modo interessarsi della scuola e dell’istruzione. I fondi pubblici non devono essere usati per tali fini. L’educazione e l’istruzione dei giovani devono essere lasciate interamente nelle mani dei genitori e di associazioni e istituzioni private”.







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  2. #2
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    Predefinito Rif: Per abbattere il deficit e il debito occorre una via liberale dell'istruzione

    Torniamo alle scuole classiste, almeno i figli dei poveretti non potranno far altro che ricalcare le orme del padre e della madre, i figli dei ricchi borghesi faranno lo stesso.

    Già adesso si percepisce come questo accada, figuriamoci con la privatizzazione totale dell'istruzione.
    Garberà a tutti coloro che predicano una società comandata da elite, alla faccia dei liberisti.

  3. #3
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    Predefinito Rif: Per abbattere il deficit e il debito occorre una via liberale dell'istruzione

    Ma i calcoli dove sono? A me questi articoli fanno ridere, non c'è nessuna previsione sui costi delle scuole private rispetto a quelle pagate per tassazione, né un confronto internazionale. Inoltre non ci credo che farebbero test all'ingresso, una scuola costruita per far guadagnare chi la gestisce sarebbe aperta a chiunque: basta che paghi e magari lo promuovono pure. Si potrebbe alla fine creare una gerarchia con scuole serie e meno serie, ma c'è sempre il rischio che i poveri non riescano ad accedere a quelle più serie a causa dei costi. Bisognerebbe però avere dei parametri seri su cui basarsi che non siano le idee astratte di un commentatore altrimenti si discute sul nulla. Che io sappia il sistema scolastico migliore al mondo in termini di risultati dovrebbe essere quello coreano, bisognerebbe almeno capire come è fatto quello.
    "la Le Pen col 40% avrà incassato una grande vittoria" (Candido)


  4. #4
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    Predefinito Rif: Per abbattere il deficit e il debito occorre una via liberale dell'istruzione

    Articoli come questo mi fanno sempre un po' incazzare, perché sono massimalisti, quindi controproducenti. Infatti, nell'ottica di divulgare queste idee e cercare di portare a casa un po' di consenso, questi articoli che vogliono tutto e subito non fanno altro che spaventare la gente e spingerla a pensare: "Guarda questi anarco-cosi, ma che vogliono? Abolire lo stato? E io come faccio?".

    Mi riferisco, in particolare, a questo passaggio:

    Citazione Originariamente Scritto da Paolini
    E chi non avesse i soldi per far studiare i propri ragazzi? Ecco la ragione principale che giustifica la presenza della scuola pubblica: è gratuita, dunque aperta a tutti, ricchi e poveri. Falsità: il loro “gratuita” bisognerebbe convertirlo in “sovra-pagata dai contribuenti “; essa, attraverso l’apparato coercitivo dello stato, estorce denaro a tutti i cittadini, indipendentemente dal fatto che abbiano figli in età scolastica, per offrire loro un pessimo servizio di cui molti farebbero volentieri a meno: per esempio coloro che iscrivono i figli in una scuola privata; questi pagano due volte, la retta e le tasse per l’istruzione pubblica altrui. Che dire allora della scuola di stato. Oltre che inefficiente e inefficace, è anche immorale. E poi, perché per garantire il servizio a pochi indigenti, occorre imporlo anche a tutti gli altri? E’ come se, per garantire il fabbisogno giornaliero di cibo a qualche minore, si organizzasse un sistema pubblico di nutrimento anche per coloro che avrebbero di che sfamarsi. Nel caso, dunque, di uno studente in difficoltà, in realtà si potrebbe ammettere un intervento dello stato, ma non necessariamente; non si può escludere infatti che in un sistema completamente privatizzato non sorgano fondazioni, associazioni o enti di carità, anch’essi finanziati con capitali privati, con la finalità di sobbarcarsi gli oneri scolastici degli studenti più poveri.

    I più meritevoli sicuramente avrebbero invece da contendersi un numero maggiore borse di studio messe a disposizione da aziende con una certa fama. Addirittura c’è chi profetizza la nascita di borse valori in cui quotare gli studenti migliori: la scommessa è investire sui businness plan di quei giovani che hanno le idee chiare su cosa fare da grandi. Il libero mercato, anche quello del sapere e della scuola, ridà centralità all’individuo, un individuo responsabile, che più di qualunque burocrate sa quello che è meglio per soddisfare i propri bisogni.

    Alcune regioni del Nord Italia hanno di recente optato per il buono scuola, ovvero un sussidio per consentire anche alle famiglie meno abbienti l’accesso alla scuola privata. Tale soluzione, però, né elimina il problema della violenza originata dalla tassazione, né erode il potere di decisione dello stato riguardo da una parte, le scuole private da “riconoscere”, dall’altra, il controllo di quelle pubbliche. In sostanza si offre soltanto ad alcuni cittadini una opportunità in più, ceteris paribus.

    Io dico: dopo che hai scritto tutto il pippotto sull'inefficienza della scuola pubblica, giustissimo peraltro, non puoi limitarti a dire: "Chiudiamo le scuole pubbliche; i docenti più bravi saranno riassorbiti dalle scuole private e, chi non potrà permettersene una, riceverà un buono-scuola finanziato con parte dei soldi risparmiati dal finanziamento dell'istruzione pubblica"? No, dobbiamo sempre fare i massimalisti, quindi oltre a chiudere le scuole pubbliche invochiamo immediatamente anche la concorrenza tra scuole private senza il minimo intervento dello stato (che va abolito, s'intende), spaventando così il cittadino medio che pensa: "E se la concorrenza non funziona, io come faccio a pagare la scuola per mio figlio?".

    E così abbiamo un proliferare di articoli bellissimi, tecnicamente ineccepibili, ma che non faranno mai presa su chi ancora non è libertario, perché di fatto spaventano con la loro carica rivoluzionaria.

    Quindi, a causa della fretta di voler ottenere tutto e subito (abolire lo stato), non si riesce nemmeno ad ottenere un minimo di consenso per provare almeno a ridurlo, questo baraccone.

    Non lamentiamoci, poi, se il PLI è costretto ad aggregarsi al socialista Berlusconi perché altrimenti sarebbe tagliato fuori con percentuali da prefisso telefonico.
    Ultima modifica di Theremin; 12-09-11 alle 10:06
    I magnifici asini sardegnoli ma'acchiappano da sempre... (salvo.gerli)

  5. #5
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    Predefinito Rif: Per abbattere il deficit e il debito occorre una via liberale dell'istruzione

    Infatti non dovete prendervela tropo, primo perchè sono proposte liberali non socialiste o socialdemocratiche, secondo perchè l'italia è socialdemocratica, con una costituzione progressista e socialista, quindi tranquillo, ci passerà ancora molto tempo prima che le cose vadano per il verso giusto.

    L'istruzione libera consente un ritorno alla bottega, alla scuola del maestro artigiano, alle professioni che si sono perse. Chi invece vuole diventare uno scienziato, lo diventa anche senza scuola pubblica, lavorando come garzone nelle farmacie e negli studi medici, studiando al fianco di dotti e professori.

    Non è obbligando un asino a studiare fino a 18 anni che si fanno i veri uomini e che si ritorna a crescere.
    Tu ne cede malis, sed contra audentior ito, quam tua te Fortuna sinet.


  6. #6
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    Predefinito Rif: Per abbattere il deficit e il debito occorre una via liberale dell'istruzione

    Citazione Originariamente Scritto da Theremin Visualizza Messaggio
    E così abbiamo un proliferare di articoli bellissimi, tecnicamente ineccepibili, ma che non faranno mai presa su chi ancora non è libertario, perché di fatto spaventano con la loro carica rivoluzionaria.

    Quindi, a causa della fretta di voler ottenere tutto e subito (abolire lo stato), non si riesce nemmeno ad ottenere un minimo di consenso per provare almeno a ridurlo, questo baraccone.

    Non lamentiamoci, poi, se il PLI è costretto ad aggregarsi al socialista Berlusconi perché altrimenti sarebbe tagliato fuori con percentuali da prefisso telefonico.
    Quoto e (se la faccio) reputo

  7. #7
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    Predefinito Rif: Per abbattere il deficit e il debito occorre una via liberale dell'istruzione

    Citazione Originariamente Scritto da Theremin Visualizza Messaggio
    Articoli come questo mi fanno sempre un po' incazzare, perché sono massimalisti, quindi controproducenti. Infatti, nell'ottica di divulgare queste idee e cercare di portare a casa un po' di consenso, questi articoli che vogliono tutto e subito non fanno altro che spaventare la gente e spingerla a pensare: "Guarda questi anarco-cosi, ma che vogliono? Abolire lo stato? E io come faccio?".

    Mi riferisco, in particolare, a questo passaggio:




    Io dico: dopo che hai scritto tutto il pippotto sull'inefficienza della scuola pubblica, giustissimo peraltro, non puoi limitarti a dire: "Chiudiamo le scuole pubbliche; i docenti più bravi saranno riassorbiti dalle scuole private e, chi non potrà permettersene una, riceverà un buono-scuola finanziato con parte dei soldi risparmiati dal finanziamento dell'istruzione pubblica"? No, dobbiamo sempre fare i massimalisti, quindi oltre a chiudere le scuole pubbliche invochiamo immediatamente anche la concorrenza tra scuole private senza il minimo intervento dello stato (che va abolito, s'intende), spaventando così il cittadino medio che pensa: "E se la concorrenza non funziona, io come faccio a pagare la scuola per mio figlio?".

    E così abbiamo un proliferare di articoli bellissimi, tecnicamente ineccepibili, ma che non faranno mai presa su chi ancora non è libertario, perché di fatto spaventano con la loro carica rivoluzionaria.

    Quindi, a causa della fretta di voler ottenere tutto e subito (abolire lo stato), non si riesce nemmeno ad ottenere un minimo di consenso per provare almeno a ridurlo, questo baraccone.

    Non lamentiamoci, poi, se il PLI è costretto ad aggregarsi al socialista Berlusconi perché altrimenti sarebbe tagliato fuori con percentuali da prefisso telefonico.
    Ciao Theremin, sai gia' come la penso sulla questione, ma lasciami dire a discolpa.

    L'articolo in questione e' tratto dal sito del Movimento Libertario, e sinceramente sul quel sito non mi aspetto nulla di diverso delle idee libertarie, che prevedono che la scuola pubblica venga cancellata COMPLETAMENTE.

    E' vero che un suddito italiano medio potrebbe scandalizzarsi all'idea di una tale brusca modifica dello status quo'... ma mi verrebbe anche da dire, chissenefrega. Ci sono tanti "quasi" sudditi che sono anche disponibli a valutare idee radicali... ma coerenti e funzionanti. Anche perche' se non si mette in discussione il dogma alla radice, quello secondo cui debba essere lo stato a fornire la scuola, finiamo sempre a discutere sul "quanta scuola deve fornire lo stato"... che alla fine, al lato pratico, finisce sempre per tanta... e sicuramente troppa.

  8. #8
    Talebano
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    Predefinito Rif: Per abbattere il deficit e il debito occorre una via liberale dell'istruzione

    Citazione Originariamente Scritto da ciddo Visualizza Messaggio
    Ciao Theremin, sai gia' come la penso sulla questione, ma lasciami dire a discolpa.

    L'articolo in questione e' tratto dal sito del Movimento Libertario, e sinceramente sul quel sito non mi aspetto nulla di diverso delle idee libertarie, che prevedono che la scuola pubblica venga cancellata COMPLETAMENTE.

    E' vero che un suddito italiano medio potrebbe scandalizzarsi all'idea di una tale brusca modifica dello status quo'... ma mi verrebbe anche da dire, chissenefrega. Ci sono tanti "quasi" sudditi che sono anche disponibli a valutare idee radicali... ma coerenti e funzionanti. Anche perche' se non si mette in discussione il dogma alla radice, quello secondo cui debba essere lo stato a fornire la scuola, finiamo sempre a discutere sul "quanta scuola deve fornire lo stato"... che alla fine, al lato pratico, finisce sempre per tanta... e sicuramente troppa.
    Ma per discutere di questa cosa dovrebbero almeno mettero dei dati secondo cui far scomparire la scuola pubblica CONVENGA altrimenti è solo un discorso ideologico. Ci vogliono i dati e i confronti internazionali che ne dimostrino la maggiore efficienza e stime che ne dimostrino il non aggravio sui bilanci familiari. La scuola inoltre è uno strumento delicato, fondamentale per lo sviluppo di una nazione e non si può prenderla alla leggera.
    "la Le Pen col 40% avrà incassato una grande vittoria" (Candido)


  9. #9
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    Predefinito Rif: Per abbattere il deficit e il debito occorre una via liberale dell'istruzione

    Citazione Originariamente Scritto da Qassim Visualizza Messaggio
    Ma per discutere di questa cosa dovrebbero almeno mettero dei dati secondo cui far scomparire la scuola pubblica CONVENGA altrimenti è solo un discorso ideologico. Ci vogliono i dati e i confronti internazionali che ne dimostrino la maggiore efficienza e stime che ne dimostrino il non aggravio sui bilanci familiari. La scuola inoltre è uno strumento delicato, fondamentale per lo sviluppo di una nazione e non si può prenderla alla leggera.
    I dati sono difficili da riportare, perche' i confronti sarebbero inevitabilmente fatti con servizi eterogenei. Ad esempio e' facile affermare che le universita' americane sono "costose"... ma e' facile anche affermare che univerista' come Harvard o il MIT lo sono proprio perche' insegnano ad altissimo livello.

    La teoria che dimostra perche' il mercato concorrenziale fornisca beni economici meglio (migliori e piu' economici) di quanto possa fare lo stato e' li da leggere (vedere lezioni di De Soto), ed ha a che fare con la volontarieta' dello scambio e la possibilita' per chi paga di scegliere cosa comprare.
    Con lo stato la possibilita' di scegliere non c'e', e l'istruzione non e' un bene liberamente scelto sul mercato in funzione dell'uso che ne si vuol fare... ma accettato perche' pagato in anticipo sotto minaccia. Quindi l'istruzione pubblica e' "invalutabile" come bene economico... e' come, giusto per fare un paralllelo, lo stuzzichino che ti viene dato gratis dal barista quando gli chiedi un Crodino, ma che se si dovesse pagare a parte, molti non vorrebbero.

    PS. la scuola non e' affatto uno "strumento delicato": a certi slogan statal-patriottici dovremmo fare la tara...

  10. #10
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    Predefinito Rif: Per abbattere il deficit e il debito occorre una via liberale dell'istruzione

    Citazione Originariamente Scritto da Theremin Visualizza Messaggio
    [...]
    Quindi, a causa della fretta di voler ottenere tutto e subito (abolire lo stato), non si riesce nemmeno ad ottenere un minimo di consenso per provare almeno a ridurlo, questo baraccone.

    Non lamentiamoci, poi, se il PLI è costretto ad aggregarsi al socialista Berlusconi perché altrimenti sarebbe tagliato fuori con percentuali da prefisso telefonico.

    alla fine il rapporto politica-individuo è simile al rapporto fornitore-azienda. Attualmente un fornitore c'è, non sarà il migliore dei fornitori possibili, ma qualcosa abbiamo in mano.

    Col vostro sistema di fornitura cosa siete in grado di assicurare? (enfasi su assicurare).

    Risposta: niente, a parte qualche fumoso discorso su minorenni quotati in borsa e ragazzini finalmente "liberati" dallo studio.

    idem per l'acqua, io oggi la pago X e non ho mai avuto problemi con il servizio. Se mi assicuri che domani la pagherò 0,9*X (o meno) il lavoro è tuo, altrimenti piglia i tuoi discorsi sul libero mercato e vattene in Somalia.

    idem per pensioni, sanità, sicurezza, ecc...

 

 
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