Veltroni «torna» e prova a insidiare
il leader Bersani sulla premiership
Strategie divergenti, il governo Monti rimescola le carte anche a sinistra
ROMA - Raccontano che l'altro ieri sera, quando la Lega, a mò di scherno nei confronti di Bersani, ha cominciato a urlare nell'aula di Montecitorio «Veltroni, Veltroni», il segretario del Pd non abbia gradito e abbia avuto un moto di stizza.
Non è dato sapere il grado di consapevolezza che i deputati del Carroccio hanno messo nella loro malizia. Chissà se erano consci del fatto che in questo particolare periodo Bersani soffre l'improvviso attivismo dell'ex leader. Risvegliatosi da un lungo letargo Veltroni è più che mai determinato a tornare a condizionare la linea del partito. Ed è per questa ragione che con ancor maggiore slancio degli altri compagni del Pd ha sposato la linea del governo Monti. Certo, non è riuscito a raggiungere l'obiettivo massimo che si era prefisso. Ovverosia la gestione collegiale del partito. Quella è una richiesta che Bersani si guarda bene dall'esaudire. Ma intanto un primo risultato lo ha raggiunto. Come spiegava Ermete Realacci il giorno del voto della manovra: «La rottura con Di Pietro è un fatto acquisito. Pensate che poteva succedere se andavamo alle elezioni, vincevamo e dovevamo governare questa crisi economica con Idv e Sel».
Nichi Vendola che è furbo ha capito il gioco ed evita di polemizzare con il Pd per la scelta di appoggiare Monti, Di Pietro, invece, si è messo fuori da solo. E la strategia bersaniana immortalata nella foto di Vasto è ormai un sogno del passato. Rischia di diventarlo anche la candidatura del segretario alla premiership del centrosinistra. Anche su quella Veltroni sta già lavorando. E, ancora una volta, questo suo progetto dipende dal governo Monti. O meglio dalla sua durata. Se si arriva sino a fine legislatura, l'ex leader ha molte più chance di mandare in porto i suoi piani. Ma se invece si va alle elezioni anticipate Veltroni dovrà dire addio alla sua strategia. E un piccolo rischio, stando a Beppe Fioroni, c'è: «Tutti quelli che si rendono conto che se questo governo dura gli attuali equilibri politici verranno modificati e si apriranno molti nuovi giochi, potrebbero avere interesse a staccare la spina a Monti. E non parlo solo di Berlusconi, anche dalla nostra parte c'è chi potrebbe pensarla così, sbagliando perché chi stacca la spina perde le elezioni».
Ma se la legislatura va avanti, nel Pd muterà inevitabilmente il quadro. Congresso o non congresso, che per statuto dovrebbe svolgersi nell'ottobre del 2013, cioè dopo le elezioni di fine legislatura. Veltroni e i suoi, in un primo tempo avevano pensato di mettere in pista Matteo Renzi. Ma il sindaco di Firenze appare all'ex segretario un candidato difficile da far accettare al «corpaccione» del Pd, composto da ex Ds, e agli apparati. Archiviata questa ipotesi, ora Veltroni guarda con un certo interesse a Enrico Letta. Il vicesegretario ha dalla sua molte carte: è giovane, è un moderato a cui la foto di Vasto non è mai piaciuta, ed è già stato al governo. Potrebbe essere lui il candidato ideale per la premiership del centrosinistra nel segno del Pd riformista e non socialista d'antan. Insomma di quel Partito democratico che Veltroni aveva immaginato nel 2008, quando lo ha messo al mondo.
Maria Teresa Meli
Veltroni «torna» e prova a insidiare il leader Bersani sulla premiership - Corriere della Sera
Che ne pensate? A me la prospettiva di una resa dei conti interna al Pd adombrata dal corriere sembra molto verosimile...




Rispondi Citando
ostridicolo:
gli vuole particolarmente bene si vede XD
