Originale
«Il fenomeno corruttivo, in costante crescita in Italia, si è dimostrato essersi insediato e annidato dentro le pubbliche amministrazioni e rappresenta la terza fonte di danno erariale in ordine di importanza, stando ai dati riscontrati nelle citazioni emesse dalle procure regionali nell'anno 2010 (17,7%)». È quanto ha affermato il presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino, nel corso di un'audizione alla I e II Commissione, alla Camera dei Deputati [continua a leggere].
A quanto pare almeno un settore in Italia è in crescita e non conosce crisi.
Secondo il luogo comune, da noi e all'estero, l'Italia è il paese dei furbi, della mafia, della corruzione appunto.
E nel tempo le misure che si sono succedute (ammesso che fossero concepite per colpire con coerenza il problema) non sembrano aver conseguito alcun risultato.
In particolare il malcostume della corruzione in una pubblica amministrazione, magari in uno specifico settore particolarmente vicino al territorio e al cittadino, non implica solo, come si legge nel'articolo citato, un danno economico per le entrate (che viene poi compensato dai soliti scemi che pagano le tasse per tutti) ma determina anche un senso di sfiducia, scollamento ed estraneità degli italiani verso le proprie istituzioni.
Certo, si potrebbe ragionare sul rapporto di causa/effetto di questa distorsione, poiché non è escluso che una classe politco-amministrativa corrotta non sia estranea al popolo italiano ma ne sia invece un prodotto naturale, ma questo è un altro capitolo, perché nell'immediato la conseguenza è che anche il cittadino meglio disposto finisce col rassegnarsi.
Questo in particolare perché la sensazione è che anche chi si volesse scontrare con questo sistema di cose trova soltanto porte chiuse e alzate di spalle da parte di chi si dovrebbe occupare di giustizia e legalità, esluse rare e lodevoli eccezioni.
Come se le varie personalità, i vari uffici, le varie istituzioni deviate fossero tutte magicamente legate in filiera.





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