Quarantanove anni, nota ex-giornalista radiotelevisiva, Bouthaina Kamel ad aprile ha ufficializzato la corsa alle elezioni presidenziali egiziane per un Egitto “libero, indipendente, civile e democratico”. La sua candidatura, nonostante l’alto profilo e il seguito sproporzionato dei suoi avversari, reca in sé una portata effettivamente rivoluzionaria.
Immediatamente colpisce il fatto che Kamel sia una donna, la prima donna − oltre alla scrittrice Nawal El-Saadawi che si presentò nel 2005, ma si ritirò al momento del voto − a correre per la presidenza del Paese.
«Mettendomi in gioco sto trasformando questo diritto democratico – il diritto di una donna di essere Presidente – in una realtà concreta, che cambia le prospettive» afferma Kamel. Una dichiarazione fondata, soprattutto prendendo in considerazione quanto successo solo un mese prima, quando un generale è riuscito a legittimare l’aver sottoposto alcune manifestanti di Piazza Tahrir al test di verginità!
Ma Kamel, la cui candidatura è del tutto indipendente dai partiti, non vuole rappresentare solo le donne. Pur essendo musulmana, agisce come laica, vuole dar voce ai giovani di piazza Tahrir, senza il discriminante religioso. A metà maggio, infatti, mentre in un’intervista alla tv di Stato tentava di spiegare l’evolversi degli scontri tra copti e musulmani a Imbaba – quartiere de Il Cairo – venne censurata. Un’esperienza destinata a ripetersi più volte anche attraverso il boicottaggio delle sue apparizioni pubbliche.
Egitto: una donna si candida alle elezioni presidenziali. Bothaina Kamel




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