
Originariamente Scritto da
Heidi
E’ di pochi giorni fa la notizia che l’OCSE ha posizionato la scuola italiana tra le peggiori e questa "sentenza" merita, a parer mio, una riflessione.
Alcuni dati:
1) Lo Stato investe troppo poco sull’istruzione. Peggio di noi solo la Slovacchia e la Repubblica Ceca.
2) I docenti non sono incentivati e guadagnano il 40 % in meno, rispetto agli altri Paesi pur lavorando più ore. Dal 2000 al 2009, la retribuzione si è ridotta dell’1%, mentre negli altri Paesi è aumentata del 7%.
3) Il numero dei laureati e diplomati è inferiore agli altri Stati. Abbiamo in coda soltanto Turchia e Brasile.
Ricercare le cause di questa situazione richiede un’analisi approfondita e “sincera”.
Non si può certo dire che le responsabilità siano un’esclusiva del Ministro Gelmini. Decretare un giudizio simile sarebbe come rivelare incompetenza e cecità nei confronti di un problema che è cominciato molti anni fa.
Si sono succeduti Governi sia di destra, che di sinistra, ma ogni Ministro in carica ha contribuito a demolire questa istituzione, che dovrebbe invece essere prioritaria per l’evoluzione del Paese.
Già Bassanini, con l’autonomia ha posto le basi per una scuola-azienda, dove la nuova figura del Dirigente sembra più concentrata a salvaguardare il bilancio che gli obiettivi educativi.
Non parliamo poi della riforma Berlinguer, portata a termine dalla Moratti, che ha rivoluzionato i cicli scolastici, in nome di una continuità tra scuola elementare e media, che in realtà è servita soltanto ad impoverire entrambe di contenuti, a danno della formazione culturale degli studenti.
Si è dato sempre maggiore spazio a nuove attività, penalizzando le discipline di base.
Consideriamo anche l’esagerato permissivismo, al quale sono state aperte le porte delle nostre aule, togliendo alla scuola l’autorevolezza necessaria alla formazione di individui dotati, oltre che di istruzione, di rispetto e buona educazione.
La sensazione che aleggia è quella che esista una volontà “sotterranea”, mirata a seppellire le menti, a privarle di personalità, a computerizzarle.
La scuola non più stimolo per sviluppare cervelli e fucina di potenziali eccellenze, ma una scuola-macchina, limitata a produrre in serie, individui piatti e privi di giudizio critico.
Poco importa se siamo gli eredi di una cultura che il mondo ci invidia, ciò che conta, oggi, è che il prodotto finito, che esce dalla fabbrica-scuola, possa essere facilmente gestito, commercializzato o, peggio ancora mercificato.
Si discute di orari e di maestri unici, ma non una parola sui contenuti.
Cosa offre in realtà la scuola italiana ai nostri ragazzi?
Quanto è capace di accendere interessi, di stimolare il desiderio di apprendere?
Eppure, li ho visti, in questi primi giorni di scuola, quei piccoli studenti, che si affacciavano ai cancelli, con i loro zaini nuovi e gli occhi scrutatori, che rivelavano l’attesa e l’entusiasmo per qualcosa di importante, che li avrebbe coinvolti da quel momento fino all’età adulta.
Mostravano, ancora integra, la loro voglia di conoscere, ignari che le loro intelligenze potrebbero rimanere sepolte, perché nella “stanza dei bottoni” non è richiesto pensare, né, tanto meno, sono ammesse rivendicazioni ideologiche o difese dei diritti umani.